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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio, facile lettura)  |  marzo 2015

Impariamo dalla parabola dei talenti

Impariamo dalla parabola dei talenti

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro ancora uno (MATTEO 25:15)

1, 2. Perché Gesù raccontò la parabola dei talenti?

GESÙ raccontò la parabola dei talenti per spiegare ai suoi unti discepoli la loro responsabilità. Ma la parabola riguarda tutti i discepoli di Gesù. Quindi, sia che abbiamo la speranza di vivere in cielo, sia che abbiamo la speranza di vivere sulla terra, dobbiamo capire il significato di questa parabola.

2 Quand’è che Gesù raccontò questa parabola? Mentre parlava con i suoi discepoli del segno che avrebbe dimostrato che lui era diventato Re e che il tempo della fine era iniziato (Matteo 24:3). Quindi la parabola dei talenti fa parte di quel segno e si riferisce ai nostri giorni.

3. Cosa impariamo dalle parabole riportate in Matteo capitoli 24 e 25?

3 Quando Gesù raccontò la parabola dei talenti, raccontò altre tre parabole che pure facevano parte del segno del tempo della fine. Tutte queste parabole sono riportate in Matteo da 24:45 a 25:46 e descrivono specifiche qualità che i suoi discepoli devono manifestare. La prima parabola parla dello schiavo fedele, il piccolo gruppo di cristiani unti che ha la responsabilità di insegnare ai servitori di Geova. Chi  appartiene a questo gruppo deve essere fedele e discreto. * (Vedi la nota in calce.) La seconda parabola è quella delle dieci vergini. Con questa parabola Gesù raccomanda a tutti i cristiani unti di essere preparati e vigilanti perché non sanno né il giorno né l’ora in cui lui arriverà. * (Vedi la nota in calce.) La parabola successiva è quella dei talenti. Attraverso questa parabola Gesù insegna a tutti gli unti che avrebbero dovuto impegnarsi al massimo per assolvere le loro responsabilità cristiane. L’ultima parabola è quella delle pecore e dei capri, che riguarda le persone che avrebbero avuto la speranza di vivere sulla terra. Gesù sottolinea il fatto che queste persone devono essere leali e fare tutto quello che possono per aiutare i suoi fratelli unti. * (Vedi la nota in calce.) In questo articolo ci concentreremo sul significato della parabola dei talenti.

UN UOMO AFFIDA MOLTI SOLDI AI SUOI SCHIAVI

4, 5. Chi rappresenta l’uomo della parabola, e quanto valeva un talento?

4 Leggi Matteo 25:14-30. Nella parabola dei talenti, Gesù parlò di un uomo che partì per un viaggio. Anche in un’altra parabola di Gesù troviamo un uomo che partì, questa volta per diventare re (Luca 19:12). * (Vedi la nota in calce.) Le nostre pubblicazioni spiegano da molti anni che in entrambe le parabole l’uomo che partì per un viaggio rappresenta Gesù, che andò in cielo nell’anno 33. Ma Gesù non divenne immediatamente Re quando andò in cielo. Dovette aspettare fino al 1914, quando i suoi nemici furono “posti a sgabello dei suoi piedi” (Ebrei 10:12, 13).

5 L’uomo della parabola aveva otto talenti, che erano moltissimi soldi! * (Vedi la nota in calce.) Prima di partire, l’uomo affidò questi soldi ai suoi schiavi. Si aspettava che li usassero per far aumentare la sua ricchezza. Quei soldi avevano grande valore per l’uomo, quindi devono rappresentare qualcosa che ha grande valore per Gesù. Che cosa? L’opera che Gesù svolse quando era sulla terra.

“Alzate gli occhi e guardate i campi, che sono bianchi da mietere”

6, 7. Cosa rappresentano i talenti?

6 L’opera di predicazione era davvero importante per Gesù. Grazie alla sua predicazione molti divennero suoi discepoli. (Leggi Luca 4:43.) Ma Gesù sapeva che il lavoro da fare era ancora tanto e che molti altri avrebbero ascoltato la buona notizia. Infatti disse ai suoi discepoli: “Alzate gli occhi e guardate i  campi, che sono bianchi da mietere” (Giovanni 4:35-38). Un bravo contadino non abbandona il campo che è pronto per la mietitura. Anche Gesù la pensava così. Per questo poco prima di tornare in cielo diede questo comando ai suoi seguaci: “Andate dunque e fate discepoli” (Matteo 28:18-20). In questo modo Gesù affidò loro un tesoro prezioso: l’importante responsabilità di predicare (2 Corinti 4:7).

7 Proprio come l’uomo della parabola affidò i suoi soldi agli schiavi, così Gesù affidò ai suoi seguaci unti l’opera di fare discepoli (Matteo 25:14). Perciò i talenti rappresentano la responsabilità di predicare e fare discepoli.

8. Anche se ogni schiavo ricevette una somma diversa, cosa si aspettava il signore da ognuno di loro?

8 Gesù disse che il signore diede cinque talenti al primo schiavo, due al secondo schiavo e uno al terzo schiavo (Matteo 25:15). Quindi il signore diede una somma diversa a ognuno degli schiavi, ma si aspettava da tutti la stessa cosa: che si impegnassero per fare aumentare la sua ricchezza. Allo stesso modo, Gesù si aspettava che i suoi discepoli unti si impegnassero al massimo nell’opera di predicazione (Matteo 22:37; Colossesi 3:23). I suoi seguaci iniziarono a fare discepoli di persone di tutte le nazioni alla Pentecoste dell’anno  33, e basta leggere il libro degli Atti per capire con quanto impegno si dedicarono a quest’opera (Atti 6:7; 12:24; 19:20). * (Vedi la nota in calce.)

GLI SCHIAVI USANO BENE I TALENTI NEL TEMPO DELLA FINE

9. (a) Cosa fecero i primi due schiavi con i soldi, e cosa ci insegna questo? (b) Cosa devono fare quelli che hanno la speranza di vivere sulla terra?

9 I primi due schiavi usarono bene i soldi del signore e rappresentano i fedeli fratelli e sorelle unti che vivono nel tempo della fine. Infatti, soprattutto dal 1919 in poi, gli unti si stanno impegnando al massimo nell’opera di predicazione. Anche se nella parabola i primi due schiavi ricevono somme diverse, questo non vuol dire che rappresentano due gruppi diversi di fedeli cristiani unti. Entrambi si sono impegnati al massimo e hanno raddoppiato la somma che avevano ricevuto. Ma gli unti sono forse gli unici che devono impegnarsi nel predicare e insegnare? No. Nella parabola delle pecore e dei capri Gesù ci insegna che quelli che hanno la speranza di vivere per sempre sulla terra devono aiutare i suoi fratelli unti nell’opera di predicazione e devono manifestare loro lealtà. Per chi ha la speranza di vivere sulla terra è un onore aiutare gli unti. È proprio vero: i servitori di Geova sono “un solo gregge”, e tutti si impegnano al massimo nel predicare e fare discepoli (Giovanni 10:16).

10. Quale parte del segno dimostra che stiamo vivendo nel tempo della fine?

10 Gesù si aspetta che tutti i suoi seguaci si impegnino al massimo per fare discepoli. Nel primo secolo i suoi discepoli lo fecero. Ma noi viviamo nel tempo della fine, che è il periodo a cui si riferisce la parabola. I discepoli di  Gesù stanno continuando a compiere quest’opera anche nei nostri giorni? Certo! Mai come oggi così tanti uomini e donne stanno ascoltando la buona notizia e stanno diventando discepoli. Grazie all’opera che i seguaci di Gesù svolgono con impegno, ogni anno si battezzano centinaia di migliaia di persone. E anche questi nuovi partecipano all’opera di predicazione. L’impegno mostrato dai discepoli di Gesù e i risultati raggiunti dimostrano chiaramente una cosa: la predicazione è una parte importante del segno che Gesù diede riguardo al tempo della fine. Possiamo essere certi che Gesù è contento dei suoi discepoli.

Gesù ha affidato ai suoi servitori un tesoro prezioso: l’importante responsabilità di predicare (Vedi il paragrafo 10)

QUANDO VERRÀ IL SIGNORE?

11. Come sappiamo che Gesù verrà durante la grande tribolazione?

11 Gesù disse: “Dopo molto tempo il signore di quegli schiavi venne e fece i conti con loro” (Matteo 25:19). Il Signore, Gesù, verrà verso la fine della grande tribolazione. Come lo sappiamo? Nella sua profezia riportata nei capitoli 24 e 25 di Matteo, Gesù parlò molte volte della sua venuta. Ad esempio disse che le persone “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo”. Questo si riferisce al momento della grande tribolazione in cui Gesù verrà a giudicare l’umanità. Inoltre, Gesù raccomandò ai suoi discepoli in vita nel tempo della fine di rimanere vigilanti. Infatti disse: “Non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore”; e disse pure: “In un’ora che non pensate viene il Figlio dell’uomo” (Matteo 24:30, 42, 44). Quindi anche nella parabola dei talenti Gesù si stava riferendo al momento in cui verrà per giudicare le persone e distruggere il mondo di Satana. * (Vedi la nota in calce.)

12, 13. (a) Cosa dice il signore ai due schiavi, e perché? (b) Quando gli unti riceveranno il loro suggello finale? (Vedi anche il riquadro “ Giudicati degni quando muoiono”.) (c) Come saranno ricompensati quelli che avranno sostenuto gli unti?

12 Quando il signore tornò dal viaggio vide che lo schiavo che aveva ricevuto cinque talenti ne aveva guadagnati altri cinque, e lo schiavo che aveva  ricevuto due talenti ne aveva guadagnati altri due. Quindi il signore disse a ognuno di loro: “Ben fatto, schiavo buono e fedele! Sei stato fedele su poche cose. Ti costituirò su molte cose” (Matteo 25:21, 23). Cosa farà il Signore, Gesù, quando verrà in futuro?

13 Appena prima dell’inizio della grande tribolazione, Dio darà il suo suggello finale agli zelanti unti che saranno ancora sulla terra. Questo suggello indica la sua approvazione definitiva (Rivelazione 7:1-3). Poi, prima di Armaghedon, Gesù li ricompenserà portandoli in cielo. Ma cosa succederà a quelli che hanno la speranza di vivere sulla terra e avranno sostenuto gli unti nell’opera di predicazione? Questi saranno giudicati pecore. E saranno ricompensati con la vita sulla terra sotto il Regno di Dio (Matteo 25:34).

UNO SCHIAVO MALVAGIO E PIGRO

14, 15. Gesù voleva forse dire che molti unti sarebbero diventati malvagi e pigri? Spiegate.

14 La parabola menziona anche uno schiavo che ricevette un talento. Questo schiavo non usò il talento per far aumentare la ricchezza del suo signore, né lo mise in banca per avere degli interessi. Semplicemente lo mise sotto terra. Il signore disse che questo schiavo era malvagio e pigro. Gli tolse il talento e lo diede al primo schiavo. Poi fece gettare lo schiavo malvagio “nelle tenebre”, dove lo schiavo avrebbe pianto disperato (Matteo 25:24-30; Luca 19:22, 23).

15 Quando Gesù disse che uno dei tre schiavi era malvagio e pigro non intendeva che un terzo degli unti sarebbe  stato come quello schiavo. Lo sappiamo confrontando questa parabola con altre due. Nella parabola dello schiavo fedele e discreto, Gesù menziona uno schiavo malvagio che maltratta gli altri schiavi. Ma Gesù non voleva dire che quelli che avrebbero fatto parte dello schiavo fedele e discreto sarebbero diventati malvagi. Gesù stava solo avvertendo lo schiavo fedele di non diventare come lo schiavo malvagio. Poi, nella parabola delle dieci vergini, Gesù menziona cinque vergini stolte. Ma non voleva dire che la metà degli unti sarebbe stata stolta. Gesù stava semplicemente spiegando cosa sarebbe successo se gli unti non fossero rimasti preparati e vigilanti. * (Vedi la nota in calce.) Come in questi casi, anche nella parabola dei talenti Gesù non voleva dire che negli ultimi giorni molti unti sarebbero diventati malvagi e pigri. Stava solo dicendo agli unti di non diventare come lo schiavo malvagio, ma anzi di continuare a impegnarsi al massimo nell’opera di predicazione (Matteo 25:16).

Gesù ricompenserà tutti i suoi discepoli che si impegnano al massimo nell’opera di predicazione

16. (a) Quali due lezioni possiamo imparare dalla parabola dei talenti? (b) Come ci ha aiutato questo articolo a capire meglio la parabola dei talenti? (Vedi il riquadro “ Qual è il significato della parabola dei talenti?”)

16 Quali due lezioni possiamo imparare dalla parabola dei talenti? Primo, Gesù ha affidato ai suoi seguaci unti un tesoro prezioso, cioè l’importante responsabilità di predicare e fare discepoli. Secondo, Gesù si aspetta da tutti noi che ci impegniamo al massimo nell’opera di predicazione. Se continuiamo fedelmente a svolgere quest’opera e rimaniamo ubbidienti e leali a Gesù, possiamo star certi che lui ci ricompenserà (Matteo 25:21, 23, 34).

^ par. 3 Il precedente articolo di questa rivista spiega chi sono le dieci vergini.

^ par. 3 La parabola delle pecore e dei capri è spiegata nella Torre di Guardia del 15 ottobre 1995, pagine 23-28, e nel prossimo articolo di questa rivista.

^ par. 5 Ai giorni di Gesù un talento era la somma di denaro che un operaio guadagnava in 20 anni.

^ par. 8 Poco dopo la morte degli apostoli, l’apostasia si diffuse in tutte le congregazioni. Per molti secoli si fece ben poco per predicare la buona notizia. Ma durante la “mietitura”, ovvero nel tempo della fine, l’opera di predicazione sarebbe ricominciata (Matteo 13:24-30, 36-43). Vedi La Torre di Guardia del 15 luglio 2013, pagine 9-12.

^ par. 15 Vedi il paragrafo 13 dell’articolo “Rimarremo ‘vigilanti’?” di questa rivista.