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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  ottobre 2015

Lo sapevate?

Lo sapevate?

Cosa comportò la ricostruzione del tempio di Gerusalemme da parte di Erode?

In origine Salomone eresse il tempio di Gerusalemme su una collina e fece costruire mura di contenimento sul lato orientale e su quello occidentale della collina per creare uno spiazzo intorno alla struttura sacra. Erode voleva superare in magnificenza il tempio di Salomone, per cui iniziò ad abbellire e ampliare quello esistente.

Gli esperti costruttori di Erode ampliarono la superficie piana a nord del tempio per espandere lo spiazzo. Verso sud, la piattaforma fu allargata di 32 metri. A tal fine vennero costruite una serie di volte di sostegno e di spesse mura contenitive. In alcuni punti queste mura raggiungevano i 50 metri di altezza.

Erode cercò di non offendere la sensibilità degli ebrei e di non interrompere le funzioni e i sacrifici nel tempio. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio afferma che Erode fece addestrare persino dei sacerdoti ebrei come muratori e falegnami per evitare che operai non autorizzati accedessero alle aree sacre.

Erode non visse abbastanza a lungo da completare il progetto. Nel 30 E.V. la ricostruzione era in corso già da 46 anni (Giovanni 2:20). Il lavoro venne terminato verso la metà del I secolo dal pronipote di Erode, Agrippa II.

Perché gli abitanti di Malta pensarono che l’apostolo Paolo fosse un assassino?

La dea della giustizia (a sinistra) colpisce la dea dell’ingiustizia

Alcuni maltesi forse erano influenzati dalle idee della religione greca. Consideriamo il racconto riportato nel libro degli Atti. Dopo il naufragio di Paolo a Malta, gli abitanti dell’isola accesero un fuoco per riscaldare l’apostolo e i suoi compagni di naufragio. Mentre Paolo stava ponendo un fascio di rami sul fuoco, una vipera gli si attaccò alla mano. Quindi gli isolani dissero: “Sicuramente quest’uomo è un assassino, e benché si sia salvato dal mare, la giustizia vendicatrice non gli ha permesso di continuare a vivere” (Atti 28:4).

Il termine greco qui reso “giustizia vendicatrice” è dìke. La parola può riferirsi alla giustizia in senso astratto. Nella mitologia greca, tuttavia, Dike era il nome della dea della giustizia. Si riteneva che sorvegliasse le attività umane e riferisse a Zeus le ingiustizie rimaste nascoste, in modo che il colpevole potesse ricevere la giusta punizione. Il Grande Lessico del Nuovo Testamento osserva: “Paolo, sfuggito al mare, è ritenuto dai Maltesi un segnato, che la dea Dike [...] raggiunge mediante il morso della vipera”. * Le persone cambiarono opinione quando si resero conto che non aveva subìto alcun danno.

^ par. 6 G. Kittel, continuato da G. Friedrich, ed. italiana a cura di F. Montagnini, G. Scarpat e O. Soffritti, Paideia, Brescia, 1966, vol. II, col. 1.211.