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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  agosto 2015

 BIOGRAFIA

Geova mi ha dato più di quello che meritavo

Geova mi ha dato più di quello che meritavo

Ero solo un ragazzo di 17 anni, con le aspirazioni e gli interessi della maggioranza degli adolescenti. Mi piaceva molto stare con gli amici, nuotare e giocare a calcio. Ma una sera la mia vita cambiò drasticamente. Fui coinvolto in un terribile incidente motociclistico che mi lasciò paralizzato dal collo in giù. Questo accadeva circa 30 anni fa e da allora sono costretto a letto.

Sono cresciuto nella città di Alicante, sulla costa orientale della Spagna. La mia era una famiglia disastrata, quindi da ragazzo passavo la maggior parte del tempo per strada. Vicino a casa c’era un gommista. Feci amicizia con uno dei dipendenti, José María. Era una persona molto calorosa, e da lui ricevevo quelle attenzioni che mi mancavano tanto in famiglia. Quando attraversavo momenti difficili si dimostrava un vero fratello, un vero amico, anche se aveva 20 anni più di me.

José María aveva iniziato a studiare la Bibbia con i Testimoni di Geova. Devo dire che amava le Scritture; spesso mi parlava delle verità della Bibbia. Io lo ascoltavo rispettosamente, ma non ero veramente interessato a quello che diceva. La mia testa di adolescente pensava ad altro. Comunque, le cose stavano per cambiare.

UN INCIDENTE HA CAMBIATO LA MIA VITA

Non amo parlare molto di quell’incidente. Dirò semplicemente che ero un incosciente e uno spericolato. Da un giorno all’altro la mia vita fu completamente stravolta. Dal ragazzo pieno di vita che ero, mi ritrovai improvvisamente paralizzato, immobile nella corsia di un ospedale. Imparare a convivere con questa situazione fu estremamente difficile. Non facevo che pensare: “Che senso ha continuare a vivere?”

José María venne a trovarmi e si attivò subito perché i testimoni di Geova della congregazione locale mi facessero visita all’ospedale. Quelle visite regolari mi toccarono il cuore. Non appena lasciai l’unità di terapia intensiva, iniziai a studiare la Bibbia. Scoprii il vero motivo per cui si soffre e si muore, e perché Dio permette che accadano cose spiacevoli. Imparai anche ciò che Dio promette per il futuro, quando l’intera terra sarà abitata da esseri umani perfetti e nessuno di loro dirà mai: “Sono malato” (Isaia 33:24). Per la prima volta nella vita avevo davanti una speranza meravigliosa.

Una volta uscito dall’ospedale feci rapidi progressi nello studio della Bibbia. Usando una particolare sedia a rotelle frequentavo persino alcune adunanze dei Testimoni e partecipavo all’opera di predicazione. Il 5 novembre 1988, all’età di 20 anni, mi battezzai in una vasca da bagno speciale. Geova Dio mi aveva dato una visione totalmente nuova della vita. Ma cosa avrei potuto fare per mostrare la mia gratitudine?

 LA PARALISI NON MI HA FERMATO

Non volevo permettere che la mia situazione mi impedisse di fare tutto il possibile per servire Geova. Volevo continuare a progredire spiritualmente (1 Timoteo 4:15). All’inizio questo non fu facile a causa dell’opposizione della mia famiglia. Ma avevo i miei compagni di fede, veri fratelli e sorelle spirituali. Si assicuravano che non perdessi neanche un’adunanza e che partecipassi attivamente alla predicazione.

Man mano che il tempo passava, però, era evidente che avrei avuto bisogno di assistenza specializzata 24 ore su 24. Dopo una lunga ricerca, trovai una struttura per disabili adatta a me nella città di Valencia, 160 chilometri a nord di Alicante. Quella struttura è diventata la mia casa.

Anche se costretto a letto, sono deciso a parlare della mia fede ad altri

Anche se costretto a letto, ero deciso a non rimanere fermo spiritualmente. Usando la pensione di invalidità e altri sussidi sono riuscito ad avere un computer che ho fatto installare vicino al mio letto. Ho anche comprato un cellulare. Ogni mattina un assistente accende il computer e attiva il cellulare. Uso il computer attraverso un joystick che controllo con il mento. Ho anche un pennino particolare che tengo con la bocca; lo uso per digitare le lettere su una tastiera e per comporre i numeri sul cellulare.

Uso un pennino per comporre i numeri sul cellulare

Questi strumenti tecnologici mi sono stati molto utili. Innanzitutto mi danno la possibilità di accedere al sito jw.org e alla BIBLIOTECA ONLINE Watchtower, che si sono rivelati davvero meravigliosi per me. Ci sono giorni in cui trascorro diverse ore a studiare e a fare ricerche nelle pubblicazioni basate sulla Bibbia per continuare a imparare intorno a Geova e alle sue splendide qualità. E quando mi sento solo o un po’ scoraggiato trovo sempre qualcosa nel nostro sito che mi tira su di morale.

Il computer mi permette anche di seguire le adunanze di congregazione e di prendervi parte. Posso commentare, pronunciare preghiere e discorsi, e persino leggere la rivista La Torre di Guardia quando ricevo questo incarico. Anche se non posso essere presente di persona, sento comunque che faccio davvero parte della mia congregazione.

Il cellulare e il computer mi aiutano anche a partecipare pienamente all’opera di predicazione. È vero, non posso andare di casa in casa come la maggioranza dei testimoni di Geova, ma questo non mi ferma. Usando gli strumenti tecnologici sono in grado di parlare della mia fede ad altri. Mi piace così tanto fare conversazioni per telefono che gli anziani della mia congregazione mi hanno chiesto di organizzare campagne per la testimonianza telefonica. Queste iniziative sono particolarmente utili per quei componenti della congregazione che non possono uscire di casa.

Conduco uno studio biblico

 Ma la mia vita non ruota solo intorno alla tecnologia. Ogni giorno ricevo visite dai miei cari amici. Vengono con parenti o conoscenti interessati alla Bibbia e spesso chiedono a me di condurre lo studio. In altre occasioni alcune famiglie vengono a trovarmi e mi invitano a partecipare alla loro adorazione in famiglia. Mi piace specialmente quando i bambini si siedono accanto al mio letto e mi spiegano perché amano Geova.

Partecipo all’adorazione in famiglia con alcuni amici

Sono grato di ricevere così tante visite. Spesso la mia stanza è piena di persone, di amici che vengono anche da lontano. Come potete immaginare, queste amorevoli attenzioni lasciano stupiti gli assistenti della struttura in cui vivo. Ringrazio Geova ogni giorno per il privilegio di far parte di una famiglia spirituale meravigliosa.

CONTINUO A COMBATTERE

Quando qualcuno mi saluta e mi chiede come sto, rispondo: “Eccomi qui, continuo a combattere!” Comunque, so di non essere solo in questa lotta. Tutti i cristiani, in qualunque circostanza o difficoltà si trovino, affrontano un combattimento, “l’eccellente combattimento della fede” (1 Timoteo 6:12). Cosa mi ha aiutato a tener duro in tutti questi anni? Prego ogni giorno, ringraziando Geova per aver dato uno scopo alla mia vita. Inoltre, cerco di tenermi impegnato il più possibile nel servire Dio, concentrando lo sguardo sulla speranza che ho davanti.

José María

Spesso penso al nuovo mondo e a come sarà tornare a correre e a saltare. A volte io e il mio amico José María, che è affetto da poliomielite, scherziamo parlando di una maratona da correre insieme. “Chi dei due vincerebbe?”, gli chiedo. “E che importanza ha?”, risponde lui. “Quello che conta veramente è essere lì, nel Paradiso, a correre insieme”.

Non è stato facile accettare la mia invalidità. So che da adolescente mi sono comportato da stupido, e l’ho pagata cara. Ma sono molto grato del fatto che Geova non mi abbia abbandonato. Mi ha dato così tanto: una grande famiglia spirituale, la voglia di vivere, la gioia di aiutare altri e una meravigliosa speranza per il futuro. Se dovessi riassumere i miei sentimenti in una sola frase, direi che Geova mi ha dato davvero più di quello che meritavo.

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