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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  settembre 2014

La Pescitta siriaca: una finestra sul mondo delle prime traduzioni della Bibbia

La Pescitta siriaca: una finestra sul mondo delle prime traduzioni della Bibbia

Nel 1892 le gemelle Agnes Smith Lewis e Margaret Dunlop Gibson viaggiarono per nove giorni su cammelli attraverso il deserto fino al monastero di Santa Caterina ai piedi del monte Sinai. Cos’ha spinto due donne vicine alla cinquantina a intraprendere un viaggio del genere, in un tempo in cui attraversare quello che chiamavano Oriente era molto pericoloso? La risposta può convincervi maggiormente che la Bibbia è accurata.

Agnes Smith Lewis e il monastero di Santa Caterina

POCO prima di tornare in cielo, Gesù affidò ai suoi discepoli il compito di dare testimonianza riguardo a lui a “Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra” (Atti 1:8). I discepoli fecero questo con zelo e coraggio. Ben presto, però, il ministero che svolsero a Gerusalemme sollevò una forte opposizione che culminò con il martirio di Stefano. Molti discepoli di Gesù si rifugiarono ad Antiochia, in Siria, una delle più grandi città dell’impero romano, circa 550 chilometri a nord di Gerusalemme (Atti 11:19).

Ad Antiochia i discepoli continuarono a predicare “la buona notizia” su Gesù e molti non ebrei divennero credenti (Atti 11:20, 21). Anche se dentro le mura di Antiochia la lingua comune era il greco, nel circondario e nella provincia le persone parlavano siriaco.

LA BUONA NOTIZIA TRADOTTA IN SIRIACO

Dal momento che nel II secolo il numero dei cristiani che parlavano siriaco cresceva, c’era sempre più bisogno che la buona notizia venisse tradotta nella loro lingua. Quindi sembra che parti delle Scritture Greche Cristiane furono tradotte in siriaco ancor prima che in latino.

 Intorno al 170 E.V. (o d.C.) lo scrittore siro Taziano (ca. 120-173 E.V.) realizzò una fusione armonica dei quattro Vangeli canonici e produsse, in greco o in siriaco, l’opera comunemente chiamata Diatessaron, una parola greca che significa “attraverso i quattro”, in riferimento ai Vangeli. In seguito Efrem Siro (ca. 310-373 E.V.) scrisse un commentario sul Diatessaron, confermando quindi che era ampiamente usato tra i cristiani siri.

Il Diatessaron riveste grande interesse per noi oggi. Per quale motivo? Nel XIX secolo alcuni studiosi sostenevano che i Vangeli fossero stati scritti non prima del II secolo, tra il 130 E.V. e il 170 E.V., e che quindi non potessero essere autentiche narrazioni della vita di Gesù. Ma grazie agli antichi manoscritti del Diatessaron venuti alla luce, da allora è stato dimostrato che i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni circolavano già ampiamente sin dalla metà del II secolo. Quindi dovevano essere stati scritti prima. Inoltre dal momento che Taziano, durante la stesura del Diatessaron, non si servì di nessun cosiddetto vangelo apocrifo nel modo in cui invece si servì dei quattro Vangeli accettati, è evidente che i vangeli apocrifi non erano considerati né affidabili né canonici.

Versione Pescitta siriaca del Pentateuco (464 E.V.), il secondo più antico manoscritto datato del testo biblico

All’inizio del V secolo, nella Mesopotamia settentrionale era diffusa una traduzione della Bibbia in siriaco. Probabilmente realizzata tra il II e il III secolo E.V., questa traduzione includeva tutti i libri della Bibbia eccetto 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni, Giuda e Rivelazione, o Apocalisse. È conosciuta come Pescitta, che significa “semplice” o “chiara”. La Pescitta è uno dei più antichi e importanti testimoni della trasmissione del testo biblico.

Fatto interessante, un manoscritto della Pescitta riporta una data corrispondente al 459/460 E.V., e questo lo rende il più antico manoscritto biblico datato con precisione. Intorno al 508 E.V. fu realizzata una revisione della Pescitta che includeva i cinque libri mancanti. Divenne nota come la Filosseniana.

SCOPERTI ALTRI MANOSCRITTI SIRIACI

Fino al XIX secolo, quasi tutte le copie greche che si conoscevano delle Scritture Greche Cristiane risalivano al V secolo o erano molto più recenti. Per questa ragione i biblisti erano particolarmente interessati ad antiche versioni come la Vulgata latina e la Pescitta siriaca. A quel tempo alcuni credevano che la Pescitta fosse il risultato della revisione di una versione siriaca precedente. Ma non c’era traccia di questo testo. Dal momento che la Bibbia siriaca affondava le sue radici nel II secolo, una simile versione sarebbe stata una finestra sull’antico testo biblico e si sarebbe rivelata di valore inestimabile per i biblisti. Esisteva davvero un’antica versione siriaca? Si poteva rintracciare?

Il palinsesto chiamato Sinaitico siriaco. Nel margine è visibile l’originale con il testo dei Vangeli

In effetti furono ritrovati due preziosi manoscritti siriaci. Il primo risale al V secolo. Si trovava tra molti altri manoscritti siriaci acquistati dal British Museum nel 1842 e provenienti da un monastero nel deserto di Nitria in Egitto. Era chiamato Curetoniano siriaco perché era stato scoperto e pubblicato da William Cureton, l’assistente curatore dei manoscritti all’interno del museo. Questo prezioso documento contiene i quattro Vangeli nel seguente ordine: Matteo, Marco, Giovanni e Luca.

Il secondo manoscritto sopravvissuto fino ai nostri giorni è il Sinaitico siriaco. La sua scoperta è legata alle imprese delle impavide gemelle menzionate all’inizio dell’articolo. Anche se non era laureata Agnes conosceva otto lingue, tra cui il siriaco. Nel 1892 Agnes fece una straordinaria scoperta nel monastero di Santa Caterina in Egitto.

Fu in quel monastero, in uno sgabuzzino buio, che trovò il manoscritto siriaco. Come lei stessa  racconta, “aveva un aspetto sgradevole: era molto sporco e le pagine erano quasi tutte appiccicate dal momento che non veniva sfogliato” da secoli. Si trattava di un palinsesto * il cui testo originale era stato cancellato e le pagine erano state riscritte con una serie in siriaco di biografie di sante. Tuttavia Agnes riuscì a notare che sotto c’era scritto qualcosa, e riconobbe in alto le parole “di Matteo”, “di Marco” e “di Luca”. Quello che aveva tra le mani era un codice siriaco quasi completo dei quattro Vangeli! Ora gli studiosi ritengono che questo codice sia stato scritto verso la fine del IV secolo.

Il Sinaitico siriaco è considerato uno dei più importanti manoscritti biblici scoperti, alla stregua dei manoscritti greci come il codice Sinaitico e il codice Vaticano. Oggi in genere il Curetoniano e il Sinaitico siriaco sono considerate copie degli antichi Vangeli siriaci della fine del II o degli inizi del III secolo.

LA PAROLA DEL NOSTRO DIO DURA PER SEMPRE

Per chi studia la Bibbia, questi manoscritti possono essere senz’altro utili. Consideriamo per esempio la cosiddetta conclusione lunga del Vangelo di Marco, che in alcune Bibbie è riportata dopo Marco 16:8. Compare nel codice greco Alessandrino del V secolo, nella Vulgata latina e in altre versioni. Tuttavia, i due autorevoli manoscritti greci del IV secolo (il codice Sinaitico e il codice Vaticano) si concludono entrambi con Marco 16:8. Nemmeno il Sinaitico siriaco ha la conclusione lunga, a riprova del fatto che questa conclusione è un’aggiunta posteriore e che in origine non faceva parte del Vangelo di Marco.

Consideriamo un altro esempio. Nel XIX secolo quasi tutte le traduzioni della Bibbia avevano in 1 Giovanni 5:7 un’aggiunta spuria a sostegno della Trinità. Quest’aggiunta però non compare nei manoscritti greci più antichi. Nemmeno la Pescitta la riporta, a dimostrazione del fatto che l’aggiunta di 1 Giovanni 5:7 è in realtà un’alterazione del testo biblico.

Pertanto è chiaro che, come promesso, Geova Dio ha preservato la sua Sacra Parola, che ci rassicura in questo modo: “L’erba verde si è seccata, il fiore è appassito; ma in quanto alla parola del nostro Dio, durerà a tempo indefinito” (Isaia 40:8; 1 Pietro 1:25). Pur senza clamore, la versione conosciuta come Pescitta gioca un ruolo importante nel trasmettere in modo accurato il messaggio della Bibbia a tutta l’umanità.

^ par. 15 La parola greca palìmpsestos significa “raschiato di nuovo”.

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