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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  marzo 2014

La diffusione della Parola di Dio nella Spagna medievale

La diffusione della Parola di Dio nella Spagna medievale

“Quando sarò diretto in Spagna, spero [...] di vedervi e di esservi scortato da voi per un tratto dopo essermi prima in qualche misura saziato della vostra compagnia” (Romani 15:24)

L’APOSTOLO Paolo scrisse queste parole ai cristiani di Roma verso l’anno 56. La Bibbia non dice se Paolo andò effettivamente in Spagna; in ogni caso, grazie ai suoi sforzi o a quelli di altri missionari cristiani, la buona notizia della Parola di Dio, la Bibbia, raggiunse la Spagna entro il II secolo.

Presto iniziarono a svilupparsi e a fiorire comunità cristiane. La popolazione cominciò così ad avvertire la necessità di avere una traduzione della Bibbia in latino. Infatti nel II secolo la Spagna era ormai da molto tempo sotto il dominio romano e il latino era diventato la lingua comune in tutto quel vasto impero.

LE BIBBIE IN LATINO SODDISFANO IL BISOGNO

I primi cristiani della Spagna produssero diverse traduzioni latine conosciute nel loro insieme come Vetus Latina Hispana. Queste Bibbie in latino circolavano in Spagna già molti anni prima che Girolamo completasse la sua rinomata Vulgata latina agli inizi del V secolo.

La traduzione di Girolamo — completata a Betleem, in Palestina — raggiunse la Spagna a tempo di record. Quando Lucinio Betico, un facoltoso cultore della Bibbia, venne a sapere che Girolamo stava realizzando una traduzione in latino, ne volle una copia nel minor tempo possibile. Mandò sei scribi a Betleem perché copiassero il testo e lo portassero in Spagna. Nei secoli successivi la Vulgata soppiantò gradualmente la Vetus Latina Hispana. Queste versioni latine permisero alla gente in Spagna di leggere la Bibbia e afferrarne il messaggio. Ma con la fine dell’impero romano sorsero nuove necessità di natura linguistica.

LA BIBBIA SU LASTRE DI ARDESIA

Nel V secolo i visigoti e altre tribù germaniche invasero la Spagna, portando con sé una nuova lingua: il gotico. Gli invasori professavano una forma di cristianesimo nota come arianesimo, il quale respingeva la dottrina della Trinità. Portarono con sé anche la loro traduzione delle Scritture: la Bibbia gotica di Ulfila. Questa Bibbia venne letta in Spagna sino alla fine del VI secolo, quando Recaredo, re dei visigoti, si convertì al cattolicesimo rinnegando l’arianesimo. Recaredo fece raccogliere e distruggere tutti i libri ariani, inclusa la Bibbia di Ulfila. Di conseguenza i testi in gotico sparirono del tutto dalla Spagna.

Lastra di ardesia contenente del testo biblico in un dialetto latino, VI secolo

Eppure la Parola di Dio continuò a diffondersi in Spagna. A parte il gotico, si usava ancora estesamente un dialetto latino da cui in seguito nacquero le lingue romanze parlate nella penisola iberica. * I documenti più antichi in questo dialetto latino sono noti come “pizarras visigodas” (ardesie visigote), in quanto erano scritti su lastre di ardesia. Risalgono al VI-VII secolo e alcuni contengono passi  dei Salmi e dei Vangeli. Una lastra contiene il sedicesimo Salmo per intero.

L’esistenza di testi delle Scritture su umili lastre d’ardesia indica che a quel tempo la gente comune leggeva e copiava la Parola di Dio. Sembra che gli insegnanti usassero questi testi della Bibbia per far esercitare gli alunni che stavano imparando a leggere e scrivere. A differenza della costosa pergamena usata nei monasteri medievali per produrre Bibbie miniate, le lastre di ardesia erano un materiale scrittorio a buon mercato.

Particolare della decoratissima Bibbia di León. Per quanto preziose, Bibbie come questa contribuirono ben poco alla diffusione del messaggio della Parola di Dio

Una Bibbia miniata di inestimabile valore è conservata nella chiesa di San Isidoro in León, in Spagna. Risalente al 960, è composta di 516 fogli che misurano 47 centimetri per 34, e pesa all’incirca 18 chili. Un’altra, che si trova ora nella Biblioteca Vaticana, è la Bibbia di Ripoll, che risale al 1020. È una delle Bibbie più riccamente miniate del Medioevo. Nella realizzazione di tali opere d’arte un monaco poteva impiegare un giorno intero solo per disegnare un capolettera, o una settimana intera solo per preparare un frontespizio. Per quanto preziose, però, quelle Bibbie contribuirono ben poco alla diffusione del messaggio della Parola di Dio tra la gente.

LA BIBBIA IN ARABO

In seguito all’invasione islamica della Spagna, entro l’VIII secolo cominciò ad affermarsi un’altra lingua. Nelle aree colonizzate dai musulmani l’arabo guadagnò terreno sul latino e così sorse la necessità di avere una Bibbia anche in quest’altra lingua.

Dal V all’VIII secolo la Bibbia in latino e quella in arabo permisero al popolo spagnolo di leggere la Parola di Dio

Nella Spagna medievale circolarono senza dubbio molte versioni in arabo della Bibbia, in particolar modo dei Vangeli. A quanto sembra, nell’VIII secolo Giovanni, vescovo di Siviglia, tradusse l’intera Bibbia in arabo. Purtroppo quelle traduzioni in arabo sono andate in gran parte perdute. Una versione in arabo dei Vangeli risalente alla metà del X secolo è conservata nella cattedrale di León.

Traduzione in arabo dei Vangeli, X secolo

 COMPAIONO VERSIONI SPAGNOLE

Nel corso del tardo Medioevo nella penisola iberica cominciò a prendere forma il castigliano, o spagnolo. Questa nuova lingua era destinata a diventare un importante veicolo per la diffusione della Parola di Dio. * La più antica traduzione di parte del testo biblico in spagnolo apparve agli inizi del XIII secolo nella Fazienda de Ultra Mar (Fatti d’oltremare). Quest’opera contiene il resoconto di un viaggio in Israele e include materiale tratto dal Pentateuco e da altri libri delle Scritture Ebraiche, oltre che dai Vangeli e dalle Epistole.

Re Alfonso X favorì la traduzione della Bibbia in spagnolo

Le autorità ecclesiastiche non guardarono con favore a questa traduzione. Nel 1234 il Concilio di Tarragona decretò che tutti i libri biblici in volgare venissero consegnati al clero locale perché fossero bruciati. Fortunatamente questo decreto non riuscì a impedire la realizzazione di ulteriori traduzioni della Bibbia. Re Alfonso X (1252-1284), reputato il padre della prosa spagnola, voleva la traduzione delle Scritture nella nuova lingua e la favorì. Le traduzioni in spagnolo di questo periodo includono la cosiddetta Bibbia pre-alfonsina e la Bibbia Alfonsina, apparsa poco dopo, che fu la più estesa traduzione in spagnolo dell’epoca.

Una pagina della Bibbia pre-alfonsina (a sinistra) e una dell’Alfonsina (a destra), entrambe del XIII secolo

Entrambe queste opere contribuirono a formare e ad arricchire la nascente lingua spagnola. Riguardo alla Bibbia pre-alfonsina, lo studioso Thomas Montgomery afferma: “Il traduttore di questa Bibbia produsse un’opera encomiabile per quanto riguarda l’accuratezza e l’eleganza della lingua. [...] La lingua è semplice e chiara, cosa necessaria per una Bibbia preparata per persone che non conoscevano bene il latino”.

Tuttavia queste prime Bibbie in spagnolo furono tradotte dalla Vulgata latina, invece che dalle lingue originali. A partire dal XIV secolo studiosi ebrei redassero diverse traduzioni in spagnolo delle Scritture Ebraiche direttamente dall’ebraico. All’epoca, la Spagna ospitava la più grande comunità ebraica d’Europa, così i traduttori ebrei potevano consultare manoscritti ebraici di buona qualità per le loro traduzioni. *

Un esempio degno di nota è quello della Bibbia di Alba, completata nel XV secolo. Luis de Guzmán, nobile spagnolo molto in vista, incaricò il rabbi Moisés Arragel di tradurre la Bibbia in spagnolo castizo (puro). Disse di aver commissionato questa nuova traduzione per due ragioni. Innanzitutto affermò: “Le Bibbie nella lingua romanza che si trovano al giorno d’oggi sono molto corrotte”, e poi aggiunse: “Persone come noi necessitano moltissimo di note marginali per i passi oscuri”. Le parole di Arragel rivelano che la gente del suo tempo nutriva un forte desiderio di leggere e capire la Bibbia. Indicano, inoltre, che in Spagna le Scritture in lingua volgare erano già ampiamente diffuse.

Grazie a traduttori e a copisti, nella Spagna medievale chi possedeva un’istruzione poteva leggere  la Bibbia nella propria lingua senza grosse difficoltà. Di conseguenza, come osserva lo storico Juan Orts González, “il popolo di Spagna conosceva la Bibbia molto meglio del popolo di Germania o d’Inghilterra prima dell’epoca di Lutero”.

“Il popolo di Spagna conosceva la Bibbia molto meglio del popolo di Germania o d’Inghilterra prima dell’epoca di Lutero” (Juan Orts González, storico)

Entro la fine del XV secolo, comunque, l’Inquisizione spagnola vietò la traduzione e il possesso delle Scritture in lingua volgare, qualsiasi essa fosse. In Spagna era iniziato per la Bibbia un lungo periodo di tenebre che si protrasse per ben tre secoli. Durante quel periodo difficile, altre versioni in spagnolo furono prodotte all’estero da alcuni traduttori coraggiosi che le introdussero in Spagna clandestinamente. *

Come rivela la storia della Bibbia nella Spagna medievale, gli oppositori hanno tentato di sopprimere la Parola di Dio in molti modi. Eppure non sono stati in grado di mettere a tacere l’Onnipotente (Salmo 83:1; 94:20).

L’instancabile lavoro di molti studiosi fece sì che la Bibbia si affermasse e si diffondesse nella Spagna medievale. I traduttori moderni hanno seguito le orme dei pionieri che tradussero le Scritture in latino, gotico, arabo e spagnolo. Così oggi milioni di ispanofoni possono leggere la Parola di Dio nella lingua che va dritta al loro cuore.

^ par. 10 Queste includono il castigliano, il catalano, il gallego e il portoghese.

^ par. 17 Oggi lo spagnolo è la prima lingua di 540 milioni di persone.

^ par. 20 Vedi l’articolo “Il nome divino e la ricerca dell’accuratezza di Alfonso di Zamora”, nel numero del 1° dicembre 2011 di questa rivista.

^ par. 23 Vedi l’articolo “La lotta di Casiodoro de Reina per una Bibbia in spagnolo”, nel numero del 1° giugno 1996 di questa rivista.