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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  marzo 2013

 IN COPERTINA | LA RISURREZIONE DI GESÙ: COSA SIGNIFICA PER VOI?

La risurrezione di Gesù avvenne veramente?

La risurrezione di Gesù avvenne veramente?

ERODOTO, storico greco vissuto 2.500 anni fa, descrisse un’usanza degli egizi del suo tempo: “Durante i banchetti dei ricchi”, scrisse, “quando i convitati si levano da tavola, c’è uno che porta in giro, raffigurata in legno, una mummia nella sua bara, imitata alla perfezione sia per colore che per modellatura, alta, in tutto, uno o due cubiti e, mostrandola a ciascuno dei convitati, gli dice: ‘Guardando questa, bevi e sta’ allegro; poiché, dopo morto, sarai così anche tu’”. *

Gli egizi non erano gli unici ad avere questa visione della vita e della morte. Oggi espressioni come “mangia, bevi e divertiti” sono molto comuni. Se con la morte finisce tutto, perché non godere la vita fino in fondo? Perché tenere una condotta virtuosa? Se la morte è la fine di tutto vivere pensando solo al presente sarebbe perfettamente comprensibile. L’apostolo Paolo disse qualcosa di simile. Descrivendo l’atteggiamento delle persone che non credono nella risurrezione, disse: “Se i morti non sono destati, ‘mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo’” (1 Corinti 15:32).

Naturalmente Paolo non credeva che morire significasse cadere per sempre nell’oblio. Era convinto che i morti potessero tornare in vita per non morire mai più. Tale convinzione si basava su un avvenimento di enorme importanza, avvenimento che Paolo considerava incontestabile: la risurrezione * di Cristo Gesù. Quella risurrezione fu in effetti l’evento che rafforzò maggiormente la fede dei primi discepoli.

Ma cosa significa la risurrezione di Gesù per noi? E come facciamo a sapere che accadde veramente? Vediamo come Paolo ragionò sull’argomento quando scrisse ai cristiani di Corinto.

 SE CRISTO NON FOSSE STATO RISUSCITATO

Alcuni cristiani dell’antica Corinto erano confusi riguardo alla risurrezione letterale, e altri non vi credevano affatto. Nella sua prima lettera a quei cristiani, l’apostolo indicò quali sarebbero state le conseguenze se la risurrezione non fosse stata una realtà. Scrisse: “Se, in realtà, non c’è risurrezione dei morti, nemmeno Cristo è stato destato. Ma se Cristo non è stato destato, la nostra predicazione è certamente vana, e la nostra fede è vana. Inoltre, siamo anche trovati falsi testimoni di Dio [...]. La vostra fede è inutile; voi siete ancora nei vostri peccati. [...] Anche quelli che si sono addormentati nella morte unitamente a Cristo sono periti” (1 Corinti 15:13-18).

“Apparve poi a più di cinquecento fratelli in una volta [...]. Apparve poi a Giacomo, quindi a tutti gli apostoli; ma, ultimo di tutti, apparve anche a me” (1 Corinti 15:6-8)

Le prime parole del ragionamento di Paolo sono inattaccabili: se i morti non possono essere risuscitati, nemmeno Cristo poteva esserlo stato. Se la risurrezione di Cristo non fosse avvenuta, cosa ne sarebbe conseguito? La predicazione della buona notizia sarebbe stata inutile, una farsa di proporzioni colossali. Dopo tutto tale risurrezione era un elemento chiave della dottrina cristiana, strettamente collegato ad alcuni degli insegnamenti basilari relativi alla sovranità di Dio, al suo Regno e alla nostra salvezza. Se la risurrezione non avesse avuto luogo, il messaggio proclamato da Paolo e dagli altri apostoli non avrebbe avuto alcun senso.

Ma c’è dell’altro. Se Cristo non fosse stato risuscitato dai morti, la fede cristiana sarebbe stata vana, vuota, basata su una menzogna. Inoltre Paolo e gli altri avrebbero mentito non solo a proposito della risurrezione di Gesù ma anche riguardo a colui che secondo loro l’aveva resa possibile, Geova Dio. Perfino l’affermazione secondo cui Cristo “morì per i nostri peccati” sarebbe stata falsa. Se infatti il Salvatore stesso non era stato salvato dalla morte, come avrebbe potuto salvare altri? (1 Corinti 15:3). Questo avrebbe significato che i cristiani che erano morti con la speranza di essere risuscitati, alcuni dei quali avevano perfino subìto il martirio, in realtà erano degli illusi.

“Se abbiamo sperato in Cristo solo in questa vita”, concluse Paolo, “siamo i più miserevoli di tutti gli uomini” (1 Corinti 15:19). Paolo, come anche altri cristiani, aveva subìto delle perdite, sopportato la persecuzione e affrontato la morte proprio perché credeva nella risurrezione e in ciò che essa rendeva possibile. Se la risurrezione fosse stata una menzogna tutti i suoi sforzi sarebbero stati inutili.

PERCHÉ DOVRESTE CREDERE

Paolo non credeva che la dottrina cristiana fosse basata su una menzogna. Sapeva che Gesù era stato risuscitato dai morti e ne riassunse le prove a beneficio dei Corinti. Scrisse loro: “Vi ho trasmesso, fra le prime cose, ciò che anch’io ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture; e che fu sepolto, sì, che è stato destato il terzo giorno secondo le Scritture; e che apparve a Cefa, quindi ai dodici”. * E aggiunse: “Apparve poi a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggioranza dei quali rimangono fino al presente, mentre alcuni si sono addormentati nella morte. Apparve poi a Giacomo, quindi a tutti gli apostoli; ma, ultimo di tutti, apparve anche a me” (1 Corinti 15:3-8).

Paolo iniziò dicendo che Cristo morì per i nostri peccati, fu sepolto e poi risuscitato. Come faceva ad esserne così sicuro? Una ragione era la testimonianza di molti testimoni oculari. Una volta risuscitato, Gesù apparve a singoli individui (incluso lo  stesso Paolo), a piccoli gruppi e perfino a una folla di 500 persone, molte delle quali senza dubbio avevano reagito con scetticismo alla notizia della sua risurrezione (Luca 24:1-11). Quei testimoni oculari erano per la maggior parte ancora vivi al tempo di Paolo e chiunque poteva consultarli per avere conferma di quelle apparizioni (1 Corinti 15:6). La testimonianza di uno o due testimoni poteva anche essere ritenuta inattendibile, ma di certo non si poteva ritenere inattendibile quella di 500 o più testimoni oculari!

Si noti inoltre che Paolo disse per due volte che la morte, la sepoltura e la risurrezione di Gesù erano “secondo le Scritture”. Quegli avvenimenti confermavano che le profezie delle Scritture Ebraiche relative al Messia si erano adempiute, dimostrando così che Gesù era davvero il Messia promesso.

Nonostante le prove fornite dai testimoni oculari e dalle Scritture, ancora oggi ci sono persone che dubitano della risurrezione di Gesù. Secondo alcuni, i discepoli trafugarono il suo corpo per poi affermare di essere stati testimoni della risurrezione. I discepoli però non avevano né la forza né l’influenza necessarie per sbarazzarsi delle guardie romane a presidio dell’entrata della tomba. Secondo altri, le apparizioni di Gesù dopo la sua risurrezione erano solo frutto dell’immaginazione dei discepoli. A smentire questa tesi c’è il fatto che Gesù apparve in occasioni diverse a molte persone diverse. È ragionevole credere, inoltre, che il prodotto dell’immaginazione di alcune persone abbia cucinato e servito loro la colazione? Eppure in Galilea il Cristo risorto fece proprio questo (Giovanni 21:9-14). E poi, un prodotto dell’immaginazione avrebbe potuto invitare delle persone a toccarlo? (Luca 24:36-39).

Altri ancora sostengono che la risurrezione fosse una farsa architettata dai discepoli. Ma che benefìci  ne avrebbero tratto? Testimoniare la risurrezione significò scherni, sofferenze e morte per loro. Perché avrebbero rischiato tanto per portare avanti una semplice menzogna? Va detto inoltre che testimoniarono in primo luogo a Gerusalemme, proprio sotto gli occhi dei loro oppositori, i quali erano pronti ad appigliarsi a qualsiasi pretesto pur di condannarli.

La risurrezione fu proprio ciò che diede ai discepoli il coraggio di rendere testimonianza riguardo al loro Signore nonostante la persecuzione più violenta. Il fatto che la risurrezione fosse avvenuta veramente divenne un aspetto centrale della fede cristiana. I primi cristiani non rischiarono la vita semplicemente per trasmettere la memoria di un saggio insegnante che era stato assassinato. Arrivarono a tanto perché la risurrezione di Gesù dimostrava che lui era il Cristo, il Figlio di Dio, una persona reale e potente che li aiutava e li guidava. La sua risurrezione era la prova che anche loro sarebbero stati risuscitati dai morti. In effetti, se Gesù non fosse risorto, il cristianesimo non esisterebbe. Se non fosse stato risuscitato, forse non avremmo mai sentito parlare di lui.

Ma cosa significa la risurrezione di Cristo per noi oggi?

^ par. 3 Le Storie, II, 78, trad. di L. Annibaletto, Mondadori, Milano, 1988.

^ par. 5 Nella Bibbia il termine greco tradotto “risurrezione” significa letteralmente “il rialzarsi” e indica che una persona viene riportata in vita conservando identità, personalità e ricordi passati.

^ par. 13 I “dodici” non sono altro che “gli apostoli”, e questo anche se per qualche tempo dopo la morte di Giuda Iscariota rimasero solo in undici. In un’occasione sembra che solo dieci di loro rappresentassero i “dodici”, dato che Tommaso era assente (Giovanni 20:24).