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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  febbraio 2013

Mosè: Un esempio di umiltà

Mosè: Un esempio di umiltà

COS’È L’UMILTÀ?

L’umiltà è il contrario dell’arroganza e dell’orgoglio. Chi è umile non pensa che gli altri siano inferiori a lui. Se un essere umano imperfetto è umile dovrebbe anche essere modesto, cioè consapevole dei propri limiti.

IN CHE MODO MOSÈ MANIFESTÒ UMILTÀ?

Mosè non si montò la testa a causa dell’autorità conferitagli. Spesso, quando a un uomo viene concessa una certa autorità, appare subito evidente se è umile o no. Robert G. Ingersoll, scrittore del XIX secolo, espresse il concetto in questi termini: “Se desiderate conoscere la vera natura di un uomo, dategli potere”. Mosè diede in questo uno straordinario esempio di umiltà. In che modo?

Mosè ricevette grande autorità, dal momento che Geova gli affidò l’incarico di guidare Israele. Quel potere, comunque, non lo fece mai insuperbire. Notate ad esempio con quanta modestia risolse una difficile questione in cui erano implicati i diritti di successione (Numeri 27:1-11). Si trattava di una questione importante dato che la decisione avrebbe costituito un precedente legale per le generazioni avvenire.

Come avrebbe reagito Mosè? Avrebbe pensato che, essendo lui a guidare Israele, poteva benissimo decidere da solo? Avrebbe forse fatto affidamento sulle sue capacità, sui suoi anni di esperienza o sulla profonda conoscenza che aveva del pensiero divino?

Forse un uomo orgoglioso si sarebbe comportato così. Ma non Mosè. La Bibbia ci dice: “Mosè presentò la [...] causa dinanzi a Geova” (Numeri 27:5). Pensate, anche se era il leader della nazione di Israele da circa 40 anni, non fece assegnamento su di sé ma su Geova: che dimostrazione di umiltà!

Mosè non tenne gelosamente per sé tutta la sua autorità. Si rallegrò quando Geova permise che anche altri israeliti agissero in qualità di profeti (Numeri 11:24-29). Quando suo suocero gli suggerì di delegare ad altri un po’ delle sue responsabilità, Mosè seguì umilmente il consiglio (Esodo 18:13-24). E verso la fine della sua vita, benché ancora in forze, fu proprio lui a chiedere a Geova di nominare un successore. Quando Geova scelse Giosuè, Mosè appoggiò con tutto il cuore quell’uomo più giovane di lui esortando il popolo a seguirne la guida nella Terra Promessa (Numeri 27:15-18; Deuteronomio 31:3-6; 34:7). Mosè considerò senz’altro un privilegio guidare gli israeliti nell’adorazione, ma non mise l’autorità di cui era investito prima del benessere altrui.

QUALI LEZIONI TRAIAMO?

Non permettiamo mai che potere, autorità o doti naturali ci facciano montare la testa. Se vogliamo essere impiegati da Geova, le nostre capacità devono sempre essere superate dalla nostra umiltà (1 Samuele 15:17). Se siamo veramente umili faremo del nostro meglio per seguire questo saggio consiglio biblico: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento” (Proverbi 3:5, 6).

L’esempio di Mosè ci insegna inoltre a non attribuire troppa importanza alla nostra posizione o all’autorità che potremmo avere.

È importante imitare l’esempio di Mosè? Senz’altro. Coltivando vera umiltà, renderemo la vita più facile alle persone che ci stanno intorno e ci faremo benvolere da loro. Soprattutto, però, ci faremo benvolere da Geova Dio, che è il primo a manifestare questa meravigliosa qualità (Salmo 18:35). “Dio si oppone ai superbi, ma dà immeritata benignità agli umili” (1 Pietro 5:5). Non è questa una ragione più che valida per imitare l’umiltà di Mosè?