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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  agosto 2008

 Per avere una famiglia felice

Il dialogo con gli adolescenti

Il dialogo con gli adolescenti

“Parlare con mio figlio prima era facile, ma ora che ha 16 anni è difficile per me e mio marito capire cosa pensa. Si chiude nella sua stanza e a malapena ci rivolge la parola”. — MIRIAM, MESSICO.

“I miei bambini ascoltavano volentieri tutto quello che avevo da dire. Pendevano dalle mie labbra. Ora che sono adolescenti pensano che io non capisca il loro mondo”. — SCOTT, AUSTRALIA.

SE AVETE un figlio adolescente, probabilmente avete provato le stesse esperienze di questi genitori. Forse in passato conversare con vostro figlio era come percorrere una strada quando il traffico è scorrevole. Ora, invece, sembra che quella strada sia bloccata. Angela, una madre italiana, dice di suo figlio: “Quando era più piccolo, era lui a cercarmi e a tempestarmi di domande. Ora devo essere io a farlo”. E aggiunge: “Ho provato ad aspettare, ma trascorreva anche un’intera giornata senza che avessimo una conversazione significativa”.

Come Angela, forse avete riscontrato che vostro figlio, una volta estroverso, si è trasformato in un adolescente cupo. Malgrado i vostri sforzi per comunicare, vi risponde a monosillabi. “Com’è andata la giornata?”, gli chiedete. “Bene”, dice lui bruscamente. Oppure chiedete a vostra figlia: “Cosa avete fatto di bello a scuola?” Lei si stringe nelle spalle e vi risponde: “Niente”. Quando tentate di avviare la conversazione con un “dai, raccontami qualcosa”, venite accolti da un silenzio glaciale.

Ovviamente non tutti gli adolescenti hanno problemi a dire quello che pensano, anche se non è ciò che i loro genitori vorrebbero sentire. Edna, una madre nigeriana, ricorda: “Quando chiedevo a mia figlia di fare qualcosa, la risposta consueta era: ‘Lasciami in pace’”. A Ramón, del Messico, succede qualcosa di simile col figlio di 16 anni. “Discutiamo quasi tutti i giorni”, dice. “Ogni volta che gli chiedo di fare qualcosa, cerca di svicolare”.

Tentare di comunicare con un adolescente che non collabora può mettere a dura prova la pazienza di un genitore. La Bibbia riconosce che “i piani sono frustrati dove non si parla in maniera confidenziale”. (Proverbi 15:22) “Quando non so cosa passa per la testa di mio figlio, mi irrito così tanto che vorrei urlare”, ammette Anna, una madre sola che vive in Russia. Sembra quasi che ragazzi e genitori non riescano più a dialogare proprio quando ce ne sarebbe tanto bisogno. Come mai?

Riconoscere gli ostacoli

Comunicare è più che parlare. Gesù disse che ‘dall’abbondanza del cuore la bocca parla’. (Luca 6:45) Un buon dialogo ci permette   di conoscere gli altri e di rivelare loro qualcosa di noi stessi. Quest’ultimo aspetto può rappresentare una sfida per gli adolescenti: raggiunta la pubertà, anche il figlio più estroverso può improvvisamente diventare timido. Secondo gli studiosi, di norma gli adolescenti si sentono costantemente sotto i riflettori, davanti a un pubblico immaginario che non perdona. Invece di affrontare questo pubblico, talvolta gli adolescenti imbarazzati calano il sipario, per così dire, e si rifugiano in un mondo tutto loro, un mondo a cui i genitori riescono difficilmente ad accedere.

La ricerca di indipendenza da parte degli adolescenti rappresenta un altro ostacolo al dialogo. Non potete farci nulla: vostro figlio sta crescendo, il che comporta fra le altre cose un distacco dalla famiglia. Questo non significa che sia pronto per andarsene di casa; sotto molti aspetti ha più che mai bisogno di voi. Ma il distacco inizia anni prima dell’età adulta. Man mano che crescono, molti adolescenti preferiscono maturare le idee nella loro mente prima di esternarle.

Non è detto che gli adolescenti siano altrettanto riservati con i loro coetanei, come ha notato Jessica, una madre che vive in Messico. “Da piccola mia figlia veniva sempre da me quando aveva un problema”, dice. “Ora va dalle sue amiche”. Se vivete una situazione simile, non concludete che vostro figlio vi abbia “scaricato” come genitore. In realtà, le ricerche indicano che gli adolescenti, anche quando non lo ammettono, danno più peso ai consigli dei genitori che a quelli degli amici. Ma come potete fare in modo che la porta del dialogo rimanga sempre aperta?

Cosa fare: abbattete le barriere

Immaginatevi alla guida di un’auto su una lunga strada diritta. Per molti chilometri non avete dovuto far altro che tenere il volante apportando minime correzioni. Poi, all’improvviso, la strada curva bruscamente. L’unico modo per non uscire di carreggiata è sterzare. Lo stesso accade quando vostro figlio entra nell’adolescenza. Per alcuni anni forse avete mantenuto con lui più o meno lo stesso approccio. Ora, però, nella sua vita sta avvenendo una svolta e voi dovete ‘dare una sterzata’ modificando i vostri metodi. Chiedetevi:

‘Sono pronto a dialogare nel momento in cui mio figlio è disposto ad aprirsi?’ La Bibbia dice: “Come mele d’oro in cesellature d’argento è una parola pronunciata al tempo giusto”. (Proverbi 25:11) Come mostra questa scrittura, spesso il segreto sta nel tempismo. Facciamo un esempio: un contadino non può né anticipare né ritardare il tempo della raccolta. Può solo darsi da fare quando è il momento propizio. Forse ci sono circostanze in cui vostro figlio è più disposto a parlare. Non lasciatevi scappare quelle opportunità. “Spesso mia figlia veniva nella mia camera da letto la sera tardi, e ci restava anche per un’ora”, dice Frances, una madre sola che vive in Australia. “Non amo fare le ore piccole, quindi non è stato facile, ma durante quelle chiacchierate notturne parlavamo di tutto”.

PROVATE QUESTO: Se vostro figlio sembra restio a parlare, fate qualcosa insieme: una passeggiata, un giro in macchina, una partita o qualche lavoretto intorno a casa. Queste occasioni informali spesso fanno sentire gli adolescenti più liberi di aprirsi.

‘Capisco cosa c’è dietro le parole?’ Giobbe 12:11 dice: “Non prova l’orecchio stesso le parole come il palato gusta il cibo?” Ora più che mai dovete ‘provare’, ovvero soppesare, le parole di vostro figlio o vostra figlia. Spesso gli adolescenti esagerano quando parlano. Per esempio, vostro figlio potrebbe dirvi: “Mi tratti sempre come un bambino!”, oppure: “Non mi ascolti mai!” Anziché cavillare sull’inesattezza tecnica di parole come “sempre” o “mai”, ricordate che non tutto quello che vostro figlio dice è da prendere alla lettera. La frase “mi tratti sempre come un bambino”  potrebbe significare “sembra che non ti fidi di me”; “non mi ascolti mai” potrebbe equivalere a “voglio dirti quello che provo”. Cercate di capire cosa c’è dietro le parole.

PROVATE QUESTO: Quando vostro figlio fa affermazioni forti, dite qualcosa come: “Mi dispiace che questa cosa ti faccia star male, parliamone. Perché pensi che ti tratti come un bambino?” Poi ascoltate senza interrompere.

‘Scoraggio involontariamente il dialogo cercando di far parlare mio figlio ad ogni costo?’ La Bibbia dice: “Il frutto della giustizia si semina in condizioni pacifiche per quelli che fanno la pace”. (Giacomo 3:18) Con le vostre parole e il vostro modo di fare cercate di creare “condizioni pacifiche”, così che vostro figlio si senta libero di esprimersi. Ricordatevi che siete dalla sua parte. Perciò, quando parlate di un problema, non comportatevi come la pubblica accusa che durante un processo cerca di screditare una testimonianza. “Un bravo genitore non fa commenti come: ‘Quand’è che cresci?’, oppure: ‘Quante volte te l’ho detto?’”, afferma un padre coreano di nome Ahn. “Dopo ripetuti sbagli mi sono accorto che i miei figli si irritavano non solo per come dicevo loro le cose ma anche per cosa dicevo”.

PROVATE QUESTO: Se con i vostri figli le domande non funzionano, tentate un approccio diverso. Ad esempio, invece di chiedere a vostra figlia com’è andata la giornata, raccontatele cosa avete fatto voi e vedete se dice qualcosa. Oppure, se volete scoprire cosa pensa di una certa questione, fatele domande che non la chiamino direttamente in causa. Chiedetele cosa ne pensano le sue amiche e quale consiglio darebbe loro.

Comunicare con gli adolescenti non è impossibile. Adattate i vostri metodi in base alle necessità. Parlate con altri genitori che hanno avuto buoni risultati. (Proverbi 11:14) Quando dialogate con i vostri figli, ‘siate pronti a udire, lenti a parlare, lenti all’ira’. (Giacomo 1:19) E soprattutto non rinunciate mai a educarli “nella disciplina e nella norma mentale di Geova”. — Efesini 6:4.

CHIEDETEVI . . .

  • Che cambiamenti ho notato in mio figlio da quando è entrato nell’adolescenza?
  • Come posso migliorare il dialogo con mio figlio?