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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  novembre 2014

Dobbiamo essere ‘santi in tutta la nostra condotta’

Dobbiamo essere ‘santi in tutta la nostra condotta’

“Divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta” (1 PIET. 1:15)

1, 2. (a) Cosa ci si aspetta dai servitori di Dio riguardo alla condotta? (b) A quali domande risponderà questo articolo?

GEOVA ispirò l’apostolo Pietro a mettere in relazione la santità, a cui viene data tanta importanza nel libro di Levitico, con la necessità di tenere una condotta santa quali cristiani. (Leggi 1 Pietro 1:14-16.) Geova, “il Santo”, si aspetta che gli unti e le “altre pecore” facciano tutto il possibile per divenire santi in tutta la loro condotta, e non solo in qualche aspetto d’essa (Giov. 10:16).

2 Esaminare altre gemme spirituali contenute in Levitico ci sarà di grande utilità, e mettere in pratica ciò che impareremo ci aiuterà a dimostrarci santi in tutta la nostra condotta. Risponderemo a domande quali: Come dobbiamo considerare i compromessi? Cosa ci insegna Levitico in quanto al sostenere la sovranità di Geova? Cosa possiamo imparare dai sacrifici che venivano offerti?

ATTENTI AI COMPROMESSI

3, 4. (a) Perché i cristiani non devono fare compromessi riguardo alle leggi e ai princìpi della Bibbia? (b) Perché è sbagliato vendicarsi o serbare rancore?

3 Se vogliamo far piacere a Geova, dobbiamo attenerci fermamente alle sue leggi e ai suoi princìpi, e non assumere mai  un atteggiamento disposto al compromesso, che sarebbe contrario alla santità. Sebbene non siamo soggetti alla Legge mosaica, le sue norme ci permettono di capire ciò che è ammissibile agli occhi di Dio e ciò che non lo è. Per esempio, gli israeliti ricevettero questo comando: “Non devi far vendetta né nutrire rancore contro i figli del tuo popolo; e devi amare il tuo prossimo come te stesso. Io sono Geova” (Lev. 19:18).

4 Geova si aspetta che non ci vendichiamo e che non serbiamo rancore (Rom. 12:19). Se ignorassimo le leggi e i princìpi divini rischieremmo di disonorarlo e faremmo felice il Diavolo. Anche quando qualcuno ci fa deliberatamente del male, non trasformiamoci in “vasi” pieni di astio. Dio ci ha concesso il privilegio di essere “vasi di terra” che contengono quel tesoro che è il ministero (2 Cor. 4:1, 7). Il corrosivo risentimento non si addice a tali vasi!

5. Cosa ci insegna la condotta di Aaronne di fronte alla morte dei suoi figli? (Vedi l’illustrazione iniziale.)

5 In Levitico 10:1-11 si legge di una vicenda straziante che colpì Aaronne e la sua famiglia. Dovettero essere sconvolti quando fuoco dal cielo consumò Nadab e Abiu, figli di Aaronne, presso il tabernacolo. Per il sommo sacerdote e i suoi familiari fu una vera prova di fede non poterli piangere. Che dire di ognuno di noi? Ci stiamo dimostrando santi evitando di stare in compagnia di disassociati, siano essi familiari o altri? (Leggi 1 Corinti 5:11.)

6, 7. (a) Quando dobbiamo decidere se andare a un matrimonio in chiesa, di quali importanti fattori dobbiamo tenere conto? (Vedi la nota in calce.) (b) Cosa potremmo dire a parenti non Testimoni per spiegare la nostra posizione riguardo ai matrimoni in chiesa?

6 Non è detto che a noi capiti una prova difficile quanto quella di Aaronne e della sua famiglia. Ma cosa faremmo se fossimo invitati ad assistere e a prendere parte attiva al matrimonio di un parente non Testimone che si svolge in chiesa? Le Scritture non proibiscono esplicitamente di andarci; possiamo però chiederci se ci sono princìpi biblici di cui tenere conto nel prendere una decisione. *

7 In un caso del genere la nostra determinazione a mostrarci santi a Geova potrebbe sconcertare i parenti non Testimoni (1 Piet. 4:3, 4). Ovviamente non vogliamo offenderli; di solito, però, è meglio parlare con loro in modo gentile ma schietto, e magari con largo anticipo rispetto alla cerimonia. Potremmo ringraziarli e dire che ci ha fatto piacere essere stati invitati al matrimonio. Poi potremmo aggiungere che per via delle questioni religiose implicate, la nostra presenza potrebbe guastare la loro felicità in un giorno tanto speciale ed essere fonte di imbarazzo per loro e per gli altri invitati. Questo è un modo in cui potremmo evitare di tradire le nostre convinzioni e la nostra fede.

SOSTENIAMO LA SOVRANITÀ DI GEOVA

8. In che modo il libro di Levitico dà risalto alla sovranità di Geova?

8 Il libro di Levitico dà risalto alla sovranità di Geova. Più di 30 volte le leggi in esso contenute vengono attribuite a lui. Mosè era consapevole di questo fatto, e faceva quello che Geova gli comandava (Lev. 8:4, 5). Anche noi dovremmo fare sempre ciò che il nostro Sovrano ci chiede, e in questo abbiamo il sostegno della sua organizzazione. Tuttavia potremmo subire una prova di fede quando siamo soli, come successe a Gesù quando fu tentato nel deserto (Luca 4:1-13). Se la nostra attenzione è rivolta alla sovranità  di Dio e confidiamo in lui, nessuno potrà indurci a fare compromessi e non ci lasceremo sopraffare da vili timori (Prov. 29:25).

9. Perché i servitori di Dio sono odiati in “tutte le nazioni”?

9 In quanto seguaci di Cristo e Testimoni di Geova siamo perseguitati in varie parti del mondo. La cosa non ci sorprende, dal momento che Gesù disse ai discepoli: “Vi daranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome” (Matt. 24:9). Nonostante tale odio, perseveriamo nell’opera di predicare il Regno e continuiamo a dimostrarci santi agli occhi di Geova. Ma perché siamo oggetto di tanto odio pur essendo cittadini onesti, irreprensibili e rispettosi della legge? (Rom. 13:1-7). Perché abbiamo riconosciuto Geova come nostro Sovrano Signore. Rendiamo sacro servizio “a lui solo”, e non scenderemo mai a compromessi sulle sue giuste leggi e princìpi (Matt. 4:10).

10. Cosa accadde quando un fratello violò la propria integrità?

10 Inoltre, “non [facciamo] parte del mondo”, e quindi siamo neutrali rispetto alle guerre e alla politica. (Leggi Giovanni 15:18-21; Isaia 2:4.) Alcuni che si erano dedicati a Dio hanno violato la propria neutralità. Molti di questi si sono pentiti e sono tornati ad avere una relazione con il nostro misericordioso Padre celeste (Sal. 51:17). Altri, invece, non si sono pentiti. Per fare un esempio, durante la seconda guerra mondiale 160 nostri fratelli di età inferiore ai 45 anni che erano ingiustamente detenuti in tutta l’Ungheria furono riuniti in una località. Poi fu ordinato loro di prestare servizio militare. I fratelli rimasero tutti fedeli tranne nove, che fecero giuramento e accettarono l’uniforme. Due anni più tardi uno di questi si ritrovò a far parte di un plotone d’esecuzione che doveva giustiziare i Testimoni fedeli, tra cui il suo stesso fratello carnale! Ad ogni modo, le temute esecuzioni non ebbero luogo.

DIAMO A GEOVA IL NOSTRO MEGLIO

11, 12. Cosa possono imparare oggi i cristiani dalle disposizioni di Geova riguardanti i sacrifici al tempo dell’antico Israele?

11 La Legge mosaica prescriveva che gli israeliti offrissero determinati sacrifici (Lev. 9:1-4, 15-21). Questi dovevano essere esenti da difetti, dato che prefiguravano il sacrificio perfetto di Gesù. Oltre a ciò, ogni tipo di offerta prevedeva una procedura specifica. Prendiamo ad esempio ciò che doveva fare una donna dopo aver partorito. Levitico 12:6 dice: “Quando poi si compiranno i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia porterà un giovane montone dell’annata come olocausto e un giovane piccione o una tortora come offerta per il peccato all’ingresso della tenda di adunanza al sacerdote”. Le norme stabilite da Dio erano precise, ma la sua amorevole ragionevolezza traspare nell’intera Legge. Se non poteva permettersi una pecora, la madre poteva offrire due tortore o due giovani piccioni (Lev. 12:8). Anche se era povera, Geova amava e apprezzava questa sua adoratrice quanto chi gli portava un’offerta più costosa. Cosa ci insegna questo?

12 L’apostolo Paolo esortò i compagni di fede a offrire a Dio “un sacrificio di lode” (Ebr. 13:15). Le nostre labbra dovrebbero fare “pubblica dichiarazione” del santo nome di Geova. I fratelli sordi offrono questa lode nella lingua dei segni. I cristiani costretti a casa lodano Dio scrivendo lettere, dando testimonianza per telefono, e predicando a quelli che li assistono e a chi va a trovarli. Il sacrificio  di lode che offriamo a Geova facendo conoscere il suo nome e proclamando la buona notizia deve essere proporzionato alla nostra salute e alle nostre capacità. Deve essere il meglio che possiamo dargli (Rom. 12:1; 2 Tim. 2:15).

13. Perché dovremmo fare rapporto della nostra attività nel ministero di campo?

13 I sacrifici di lode sono offerte volontarie rese personalmente a Dio perché lo amiamo (Matt. 22:37, 38). Eppure ci viene chiesto di fare rapporto della nostra attività nel ministero. Che atteggiamento dovremmo avere per tale disposizione? Il rapporto che consegniamo ogni mese è un’espressione della nostra santa devozione (2 Piet. 1:7). Ovviamente nessuno di noi dovrebbe sentirsi obbligato a dedicare al ministero tante ore solo per consegnare un rapporto più consistente. Ecco perché un proclamatore del Regno che vive in una casa di cura o che ha altri impedimenti legati alla salute o all’età può fare rapporto di 15 minuti o multipli di 15, invece che di ore intere. Geova sa che quei minuti sono il meglio che il proclamatore può offrire, e li considera una dimostrazione di amore per lui e di apprezzamento per l’inestimabile privilegio di servire quale suo Testimone. Proprio come quegli israeliti le cui circostanze non permettevano loro di offrire sacrifici più costosi, i preziosi servitori di Geova che hanno certe limitazioni possono comunque consegnare il rapporto. I nostri singoli rapporti confluiscono in quello mondiale, che aiuta l’organizzazione a pianificare le future attività di predicazione. Tenuto conto di tutto questo, consegnare il rapporto è davvero una richiesta eccessiva?

ABITUDINI DI STUDIO E SACRIFICI DI LODE

14. Perché dovremmo esaminare le nostre abitudini di studio?

14 Dopo aver preso in considerazione alcuni tesori spirituali di Levitico, forse ci è più chiaro perché questo libro è stato incluso nell’ispirata Parola di Dio (2 Tim. 3:16). Ora siamo più determinati a mostrarci santi, non solo perché lo richiede Geova, ma anche perché lui merita gli sforzi sinceri che compiamo per piacergli. È probabile che quello che abbiamo imparato su Levitico in questi due articoli abbia accresciuto in noi il desiderio di scavare più a fondo nelle Scritture. (Leggi Proverbi 2:1-5.) Perciò esaminiamo in preghiera le nostre abitudini di studio. Indubbiamente vogliamo che i nostri sacrifici di lode siano graditi a Geova. La televisione, i videogiochi, lo sport o gli hobby ci stanno distraendo, interferendo così col nostro progresso spirituale? In tal caso sarà davvero utile meditare su ciò che l’apostolo Paolo scrisse nella sua lettera agli Ebrei.

Lo studio della Bibbia e l’adorazione in famiglia hanno la priorità nella vostra vita? (Vedi il paragrafo 14)

15, 16. Perché Paolo fu così schietto quando scrisse ai cristiani ebrei?

15 Paolo mostrò grande schiettezza quando scrisse ai cristiani ebrei. (Leggi Ebrei 5:7, 11-14.) Non usò mezzi termini! Disse loro che erano “divenuti di udito torpido”. Perché fu così forte e diretto?  Rispecchiava l’amore e la preoccupazione di Geova per quei cristiani che tentavano di sopravvivere nutrendosi solo di latte spirituale. Conoscere le dottrine fondamentali del cristianesimo è importante, ma è necessario “il cibo solido” se si vuole crescere spiritualmente verso la maturità cristiana.

16 Invece di progredire al punto di diventare insegnanti, gli ebrei avevano bisogno che qualcuno insegnasse loro. Perché? Perché non si erano nutriti di “cibo solido”. Chiediamoci: “Ho il giusto atteggiamento nei confronti del cibo spirituale solido? Me ne sto nutrendo o sto trascurando la preghiera e lo studio approfondito della Bibbia? Il problema potrebbe essere in parte dovuto alle mie abitudini di studio?” Non dobbiamo solo predicare, ma dobbiamo anche insegnare e fare discepoli (Matt. 28:19, 20).

17, 18. (a) Perché dovremmo nutrirci regolarmente di cibo spirituale solido? (b) Come dovremmo considerare l’uso di bevande alcoliche prima delle adunanze cristiane?

17 Forse per molti di noi studiare la Bibbia non è facile. E Geova non cerca di spingere i suoi servitori a studiare facendo leva sui sensi di colpa. Comunque, sia che ci siamo dedicati a Dio da molto tempo o da poco, dobbiamo nutrirci continuamente di cibo spirituale solido. È essenziale se vogliamo mostrarci santi.

18 Per essere santi dobbiamo meditare attentamente sulle Scritture e fare ciò che Dio richiede da noi. Torniamo alla vicenda dei figli di Aaronne, Nadab e Abiu, che furono messi a morte per aver offerto “fuoco illegittimo”, forse sotto l’effetto dell’alcol (Lev. 10:1, 2). È interessante ciò che Dio disse poi ad Aaronne in Levitico 10:8-11. (Leggi.) Questo brano indica forse che non dobbiamo bere alcolici prima di andare a un’adunanza cristiana? Riflettiamo su alcuni aspetti. Non siamo sotto la Legge (Rom. 10:4). In alcuni paesi i nostri fratelli consumano con moderazione bevande alcoliche ai pasti prima di andare alle adunanze. Durante la Pasqua venivano usati quattro calici di vino. Quando istituì la Commemorazione, Gesù diede ai suoi apostoli del vino come simbolo del suo sangue (Matt. 26:27). La Bibbia condanna l’abuso di alcol e l’ubriachezza (1 Cor. 6:10; 1 Tim. 3:8). Molti cristiani potrebbero ritenere in coscienza di dover evitare del tutto l’alcol prima di svolgere qualsiasi attività legata al sacro servizio. Ma le circostanze variano da paese a paese, e per i cristiani l’importante è “fare una distinzione fra la cosa santa e la profana”, così da avere una condotta santa, che è gradita a Dio.

19. (a) Come possiamo rendere più interessanti l’adorazione in famiglia e lo studio personale? (b) Cosa siete determinati a fare per mostrarvi santi?

19 Sono molte le gemme spirituali che possiamo trovare scavando nella Parola di Dio. Usiamo gli strumenti di ricerca disponibili per rendere più interessanti l’adorazione in famiglia e lo studio personale. Cerchiamo di conoscere meglio Geova e il suo proposito. Avviciniamoci a lui sempre di più (Giac. 4:8). Rivolgiamo a Dio la stessa richiesta del salmista, che cantò: “Scopri i miei occhi, affinché io guardi le cose meravigliose della tua legge” (Sal. 119:18). Non scendiamo mai a compromessi sulle leggi e i princìpi della Bibbia. Seguiamo di cuore la legge suprema del “Santo”, Geova, e partecipiamo con zelo alla “santa opera della buona notizia di Dio” (1 Piet. 1:15; Rom. 15:16). Mostriamoci santi in tutta la nostra condotta durante questi difficili ultimi giorni, sostenendo così la sovranità del nostro santo Dio, Geova.

^ par. 6 Vedi “Domande dai lettori” nella Torre di Guardia del 15 maggio 2002.