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Testimoni di Geova

Italiano

La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  giugno 2014

Domande dai lettori

Domande dai lettori

I cristiani possono ricorrere alla cremazione?

Non c’è nulla nelle Scritture che induca a considerare la cremazione in modo negativo.

In alcuni passi biblici si parla di corpi e ossa di persone decedute che vennero bruciati (Gios. 7:25; 2 Cron. 34:4, 5). Questo fatto potrebbe indicare che tali persone non furono ritenute meritevoli di una degna sepoltura. Ma tale trattamento, che in sostanza equivaleva alla cremazione, non sempre aveva quel significato.

Ciò si comprende dalla narrazione relativa alla morte di Saul e dei suoi tre figli, caduti in battaglia contro i filistei. Uno di loro era Gionatan, il grande amico e leale sostenitore di Davide. Quando appresero dell’accaduto, valorosi israeliti che vivevano a Iabes-Galaad recuperarono i quattro corpi, li bruciarono e poi ne seppellirono le ossa. In seguito Davide li lodò per il loro gesto (1 Sam. 31:2, 8-13; 2 Sam. 2:4-6).

La speranza biblica per i morti è la risurrezione, grazie alla quale Geova riporta in vita la persona. Il fatto che le sue spoglie vengano cremate o meno non incide minimamente sulla sua capacità di riportarla in vita con un corpo nuovo. I tre ebrei fedeli che, per ordine del re Nabucodonosor, si trovarono a un passo dalla morte in una fornace ardente non avevano motivo di temere che, se le fiamme li avessero ridotti in cenere, Dio non avrebbe potuto risuscitarli (Dan. 3:16-18). Lo stesso può dirsi di tutti i fedeli servitori di Geova che morirono nei campi di concentramento nazisti e finirono nei forni crematori. Diversi suoi servitori, inoltre, sono morti in esplosioni o in altri modi che non hanno lasciato traccia dei loro corpi; ciò nondimeno la loro risurrezione è certa (Riv. 20:13).

Per risuscitare una persona, Geova non ha bisogno del corpo che questa aveva prima di morire. Lo dimostra il caso dei cristiani unti che vengono risuscitati alla vita celeste. Come Gesù, che fu “reso vivente nello spirito”, l’unto risuscitato è la stessa persona, ma con un corpo spirituale. Nessuna parte del suo corpo fisico ascende al cielo (1 Piet. 3:18; 1 Cor. 15:42-53; 1 Giov. 3:2).

La nostra speranza nella risurrezione non dipende da ciò che accade al corpo fisico; poggia invece sulla fede nel fatto che Dio ha sia la capacità che il desiderio di adempiere le sue promesse (Atti 24:15). È vero che forse non comprendiamo appieno il modo in cui Geova ha realizzato il miracolo della risurrezione in passato o come lo farà in futuro. Questo però non ci impedisce di riporre la nostra fiducia in lui, che ha dato una “garanzia” risuscitando Gesù (Atti 17:31; Luca 24:2, 3).

I cristiani fanno bene a tener conto delle consuetudini e dei modi di pensare locali, oltre che delle norme di legge in merito al trattamento delle salme (2 Cor. 6:3, 4). Detto questo, però, disporre che al decesso il corpo di una persona venga cremato o meno è una decisione che spetta alla persona stessa o alla famiglia.