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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  dicembre 2013

Affrontare la perdita del coniuge

Affrontare la perdita del coniuge

LA BIBBIA non dà adito a dubbi: il marito deve ‘amare sua moglie così come se stesso’ e la moglie deve ‘avere profondo rispetto per il marito’; i due devono essere “una sola carne” (Efes. 5:33; Gen. 2:23, 24). Con il passare del tempo il legame tra marito e moglie si rafforza, come pure il loro amore reciproco. Proprio come le radici di due alberi che crescono l’uno a lato dell’altro, le vite di un uomo e di una donna felicemente sposati si uniscono e si intrecciano.

Quando uno dei due muore, però, quel vincolo, indissolubile in vita, si scioglie. Chi rimane vedovo si trova spesso in preda a sentimenti contrastanti: dolore, solitudine e forse anche rabbia o senso di colpa. Nel corso dei suoi 58 anni di matrimonio, Danielle aveva conosciuto diverse persone che erano rimaste vedove. * Ma dopo la morte di suo marito ha detto: “In realtà non mi ero mai resa conto di cosa si provi veramente. Non puoi capirlo finché non ci passi”.

UN DOLORE CHE SEMBRA NON FINIRE MAI

Alcuni ricercatori ritengono che non ci sia stress emotivo più acuto di quello causato dalla morte del coniuge. Molti che sono rimasti vedovi sono d’accordo. Millie ha perso suo marito ormai da diversi anni. Eppure ancora oggi, parlando della sua vita da vedova, dice: “Mi sento menomata”. Esprime così lo stato emotivo in cui si trova da quando è morto l’uomo che è stato al suo fianco per 25 anni.

 Susan era dell’idea che le vedove che continuavano a piangere la perdita del marito per anni esagerassero. Poi, però, morì l’uomo con cui era stata sposata per 38 anni. Ora ne sono passati più di 20, eppure Susan dice: “Non passa giorno senza che pensi a lui”. Piange spesso, perché sente molto la sua mancanza.

Anche la Bibbia descrive il dolore che si prova per la perdita del coniuge come un sentimento devastante e tutt’altro che passeggero. Alla morte della sua amata moglie, le Scritture riferiscono che “Abraamo entrò a fare lamento per Sara e a piangerla” (Gen. 23:1, 2). Nonostante avesse fede nella risurrezione, Abraamo sentì un profondo dolore (Ebr. 11:17-19). Dopo la morte di sua moglie Rachele, Giacobbe non la dimenticò; quando in seguito parlò di lei ai suoi figli, lo fece con molta tenerezza (Gen. 44:27; 48:7).

Cosa impariamo da questi esempi scritturali? Che vedovi e vedove spesso provano dolore per anni. Dovremmo considerare le loro lacrime e i loro momenti di tristezza non come segni di debolezza, ma come una normale conseguenza della grande perdita che hanno subìto. Potrebbero aver bisogno della nostra empatia e del nostro sostegno per molto tempo.

VIVERE GIORNO PER GIORNO

Perdere il coniuge non è come tornare a essere single. Dopo anni di matrimonio, generalmente un marito sa come confortare sua moglie e come tirarle su il morale quando si sente giù o è un po’ malinconica. Se lui non c’è più, vengono a mancare anche il suo amore e il suo conforto. Allo stesso modo, con il passare del tempo una moglie capisce come può infondere fiducia al marito e farlo felice. Il suo tocco gentile, le sue parole rassicuranti e la sua attenzione per gli interessi e i bisogni di lui sono insostituibili. Se lei muore, il marito prova un senso di vuoto. Per questo, a volte, chi ha perso il coniuge non riesce a guardare al futuro con serenità. Quale principio biblico può essere di aiuto in questa situazione?

Dio può aiutarvi a sopportare la vostra perdita giorno per giorno

“Non siate mai ansiosi del domani, poiché il domani avrà le proprie ansietà. Basta a ciascun giorno il proprio male” (Matt. 6:34). Queste parole di Gesù si applicano principalmente ai bisogni materiali, ma hanno anche aiutato molti vedovi ad andare avanti. Qualche mese dopo la perdita di sua moglie, Charles ha scritto: “Monique mi manca ancora enormemente, e certe volte mi sembra che la sofferenza addirittura aumenti. Comunque mi rendo conto che tutto questo è normale e che alla fine, col passare del tempo, il dolore che provo si attenuerà”.

Charles ha dovuto sopportare il “passare del tempo”. Come ci è riuscito? “Con l’aiuto di Geova”, ha detto, “ho iniziato a vivere giorno per giorno”. Charles non si è lasciato sopraffare dal dolore. La sua sofferenza non è sparita da un giorno all’altro, ma lui non ha permesso che questa lo inghiottisse. Se avete perso il coniuge, sforzatevi di affrontare la vostra perdita un giorno alla volta. Non potete sapere quali gioie o quale incoraggiamento può riservarvi un nuovo giorno.

 La morte non faceva parte del proposito originale di Geova; è una delle “opere del Diavolo” (1 Giov. 3:8; Rom. 6:23). Satana usa la morte e il timore che essa incute per tenere schiavi gli esseri umani e privarli della speranza (Ebr. 2:14, 15). Si compiace quando le persone non riescono a trovare vera felicità e soddisfazione, neanche pensando al nuovo mondo di Dio. Pertanto il dolore che si prova per la perdita del coniuge è il risultato del peccato di Adamo e delle astuzie del Diavolo (Rom. 5:12). Geova eliminerà completamente il danno causato da Satana, distruggendo questa terribile arma in suo potere, la morte. Tra quelli che saranno liberati dal timore alimentato da Satana ci sono sicuramente coloro che, come voi, hanno perso il proprio coniuge.

Con la risurrezione sulla terra è ovvio che ci saranno diversi cambiamenti nelle relazioni umane. Pensiamo a genitori, nonni e altri avi che torneranno in vita e progrediranno verso la perfezione insieme ai propri figli e ai propri nipoti. Gli effetti della vecchiaia saranno eliminati. Può darsi che le generazioni più giovani dovranno imparare a vedere i propri antenati in modo ben diverso da come sono abituate a vederli oggi. E non è forse ragionevole pensare che questi cambiamenti contribuiranno al miglioramento dell’umanità?

Ci sono innumerevoli domande che potremmo farci sui risuscitati. Che dire, ad esempio, di chi ha perso due o più coniugi? I sadducei posero a Gesù una domanda su una donna che aveva  perso sette mariti (Luca 20:27-33). Che tipo di rapporto avranno costoro nella risurrezione? Non lo sappiamo, ed è inutile mettersi a fare speculazioni o essere turbati dalla mancanza di risposte certe. Al momento quello che possiamo fare è confidare in Dio. Abbiamo però una certezza: qualunque cosa egli farà in futuro sarà una cosa buona, da sperare e non da temere.

LA SPERANZA DELLA RISURREZIONE: UNA FONTE DI CONFORTO

Uno degli insegnamenti più chiari della Parola di Dio è che i nostri cari che sono morti torneranno in vita. Le risurrezioni narrate nella Bibbia ci danno la garanzia che “tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la [voce di Gesù] e ne verranno fuori” (Giov. 5:28, 29). Allora chi sarà in vita proverà la gioia di riabbracciare coloro che saranno stati liberati dalla morsa della morte. E non possiamo neanche immaginare la felicità che proveranno i risuscitati.

Man mano che miliardi di persone torneranno in vita, sulla terra ci sarà una gioia mai vista prima (Mar. 5:39-42; Riv. 20:13). Meditare su questo miracolo futuro sarà di conforto per tutti quelli che hanno perso qualche persona cara.

Qualcuno avrà forse motivo di essere triste quando avverrà questa grandiosa risurrezione? La Bibbia dice di no. Secondo Isaia 25:8, Geova “effettivamente inghiottirà la morte per sempre”. Questo significherà la completa eliminazione di tutti i dolorosi effetti della morte, perché la profezia prosegue: “Il Sovrano Signore Geova certamente asciugherà le lacrime da ogni faccia”. Il dolore per la morte del vostro coniuge sarà cancellato dalla gioia che proverete dopo la sua risurrezione.

Nessun essere umano può comprendere pienamente quello che Geova realizzerà nel nuovo mondo. Egli dice: “Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie, e i miei pensieri dei vostri pensieri” (Isa. 55:9). Credere nella promessa della risurrezione fatta da Gesù ci dà l’opportunità di dimostrare che confidiamo in Geova, proprio come fece  Abraamo. Ciò che più conta oggi è che ogni cristiano faccia quello che Dio richiede, in modo da essere tra quelli “considerati degni di guadagnare quel sistema di cose” insieme ai risuscitati (Luca 20:35).

UNA RAGIONE PER SPERARE

Anziché essere ansiosi, concentriamoci sulla speranza. Da un punto di vista umano il futuro è buio, ma Geova ci dà la speranza di qualcosa di migliore. Non possiamo sapere esattamente come soddisferà ogni nostro bisogno e desiderio; non dobbiamo però dubitare che lo farà. L’apostolo Paolo scrisse: “La speranza che si vede non è speranza, poiché quando un uomo vede una cosa, la spera egli? Ma se speriamo in ciò che non vediamo, continuiamo ad aspettarlo con perseveranza” (Rom. 8:24, 25). Avere una solida speranza nelle promesse di Dio ci aiuterà a perseverare. Così potremo vivere il meraviglioso futuro in cui Geova ci “darà secondo le richieste del [nostro] cuore” e sazierà “il desiderio di ogni vivente” (Sal. 37:4; 145:16; Luca 21:19).

Confidate nella promessa di Geova di un futuro pieno di gioia

Quando si avvicinava il momento della morte di Gesù, gli apostoli erano sconvolti. Gesù li consolò con queste parole: “Non si turbi il vostro cuore. Esercitate fede in Dio, esercitate fede anche in me. [...] Non vi lascerò orfani. Vengo da voi” (Giov. 14:1-4, 18, 27). Nel corso dei secoli queste parole sarebbero state per i suoi seguaci unti una fonte di speranza e uno sprone a perseverare. Anche chi anela a rivedere i propri cari nella risurrezione non ha motivo di disperare, poiché Geova e suo Figlio non lo abbandoneranno. I morti saranno risuscitati: possiamo esserne certi.

^ par. 3 I nomi sono stati cambiati.