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Testimoni di Geova

Italiano

La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  ottobre 2013

Cosa impariamo da una preghiera preparata con cura

Cosa impariamo da una preghiera preparata con cura

“Benedicano il tuo glorioso nome” (NEE. 9:5)

1. Quale assemblea del popolo di Dio prenderemo in considerazione, e quali domande possiamo farci?

“LEVATEVI, benedite Geova vostro Dio da tempo indefinito a tempo indefinito”. Con questo entusiastico appello i leviti invitano il popolo di Dio, radunato in assemblea, a unirsi a loro in quella che è una delle preghiere più lunghe riportate nella Bibbia (Nee. 9:4, 5). Siamo a Gerusalemme; corre l’anno 455 a.E.V. ed è il ventiquattresimo giorno di tishri, il settimo mese del calendario ebraico. Mentre analizziamo alcuni avvenimenti verificatisi prima di questo giorno speciale, chiediamoci: “Quale buona abitudine contribuisce al successo dell’assemblea? Cosa posso imparare da questa preghiera preparata con cura?” (Sal. 141:2).

UN MESE SPECIALE

2. Che esempio diedero gli israeliti all’assemblea tenuta dopo la ricostruzione delle mura di Gerusalemme?

2 Un mese prima della succitata assemblea, gli ebrei avevano completato la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Nee. 6:15). Erano riusciti a farlo in soli 52 giorni, dopodiché si erano concentrati sui propri bisogni spirituali. Così, il primo giorno del mese successivo, tishri per l’appunto, si erano radunati nella pubblica piazza per ascoltare Esdra e altri leviti leggere e spiegare la Legge di Dio. Intere famiglie, bambini compresi, erano rimaste lì in piedi “dall’alba fino a mezzogiorno”. Che bell’esempio per quelli di noi che oggi assistono alle adunanze in comode Sale del Regno! Ci capita a volte di essere lì ma di vagare con la mente e di pensare ad altro? Allora prendiamo a modello quegli israeliti che non si limitarono ad ascoltare, ma presero talmente sul serio quello che venne detto da iniziare a piangere perché come nazione non avevano ubbidito alla Legge di Dio (Nee. 8:1-9).

3. A quale comando ubbidirono gli israeliti?

3 Quello, comunque, non era il momento di  confessare pubblicamente i peccati. Era un giorno di festa, un’occasione gioiosa per adorare Geova (Num. 29:1). Perciò Neemia aveva rivolto al popolo queste parole: “Andate, mangiate le cose grasse e bevete le cose dolci, e mandate porzioni a colui per il quale non è stato preparato nulla; poiché questo giorno è santo al nostro Signore, e non vi contristate, poiché la gioia di Geova è la vostra fortezza”. Il popolo aveva ubbidito e quello si era trasformato in un giorno di “grande allegrezza” (Nee. 8:10-12).

4. (a) Cosa fecero i capi delle tribù di Israele, e cosa scoprirono in questo modo? (b) Quale fu un aspetto saliente di quella festa delle capanne?

4 Il giorno successivo i capi delle tribù si erano incontrati di nuovo per capire come la nazione avrebbe potuto aderire maggiormente alla Legge di Dio. Esaminandola avevano scoperto che nel settimo mese, dal quindicesimo al ventiduesimo giorno, avrebbero dovuto celebrare la festa delle capanne e concluderla con l’assemblea solenne, perciò avevano iniziato a fare i preparativi. Quella che era seguita era stata la più bella festa delle capanne dai giorni di Giosuè, e aveva generato “grandissima allegrezza”. “Di giorno in giorno, dal primo giorno fino all’ultimo giorno”, la lettura ad alta voce della Legge era stata un aspetto saliente della festa (Nee. 8:13-18).

IL GIORNO DELLA CONFESSIONE

5. Cosa fecero gli israeliti prima che i leviti innalzassero la loro preghiera?

5 Due giorni dopo per la nazione era arrivato il momento di confessare pubblicamente la propria disubbidienza alla Legge di Dio. Non trattandosi più di un giorno di festa, gli israeliti avevano digiunato e si erano vestiti di sacco in segno di dolore. La mattina, per circa tre ore, i leviti avevano letto di nuovo la Legge. Nel pomeriggio il popolo ‘aveva fatto confessione e si era inchinato dinanzi a Geova suo Dio’. Fu a quel punto che a nome dei presenti i leviti innalzarono la loro preghiera (Nee. 9:1-4).

6. Cosa permise ai leviti di fare una preghiera significativa, e che lezione ne traiamo?

6 È indubbio che la lettura regolare della Legge di Dio mise i leviti in condizione di preparare questa preghiera significativa. Nella prima parte si concentrarono sulle opere e sulle gesta di Geova, nonché sulle sue qualità. Poi evidenziarono più volte la sua “abbondante misericordia” e ammisero che gli israeliti in realtà non la meritavano (Nee. 9:19, 27, 28, 31). Anche noi, come i leviti, dovremmo prenderci il tempo di meditare quotidianamente sulla Parola di Dio. In tal modo permetteremo a Geova di parlarci, e questo renderà le nostre preghiere più spontanee e significative (Sal. 1:1, 2).

7. Cosa chiesero a Dio i leviti, e cosa impariamo da questo?

 7 Verso la fine della loro preghiera, i leviti fecero una sola umile richiesta: “Ora, o Dio nostro, l’Iddio grande, potente e tremendo, che osserva il patto e l’amorevole benignità, non sembrino piccole dinanzi a te tutte le difficoltà che hanno trovato noi, i nostri re, i nostri principi e i nostri sacerdoti e i nostri profeti e i nostri antenati e tutto il tuo popolo dai giorni dei re d’Assiria fino a questo giorno” (Nee. 9:32). I leviti ci hanno dato un buon esempio: quando preghiamo dobbiamo prima lodare e ringraziare Geova e poi fare richieste personali.

LODATO IL GLORIOSO NOME DI DIO

8, 9. (a) Come iniziarono la loro preghiera i leviti? (b) A quali due eserciti celesti si riferirono evidentemente i leviti?

8 Nonostante l’avessero preparata con cura, i leviti si rendevano umilmente conto che la loro preghiera non avrebbe mai potuto esprimere appieno la lode che Geova merita. Perciò all’inizio, invitando il popolo a benedire il “glorioso nome” di Dio, osservarono che tale nome “è esaltato al di sopra di ogni benedizione e lode” (Nee. 9:5).

9 La preghiera prosegue: “Tu solo sei Geova; tu stesso hai fatto i cieli, sì, il cielo dei cieli, e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che è su di essa, i mari e tutto ciò che è in loro; e li conservi tutti in vita; e l’esercito dei cieli si inchina davanti a te” (Nee. 9:6). Geova Dio ha creato l’intero universo e il suo “esercito”, le innumerevoli galassie che lo formano. Ha creato anche tutto ciò che si trova sul pianeta in cui viviamo con la sua straordinaria capacità di sostentare un’incredibile varietà di forme di vita, che continuano a riprodursi secondo le loro specie. Testimoni oculari dell’attività creativa di Dio sono gli angeli, e anch’essi possono essere definiti un esercito, “l’esercito dei cieli” (1 Re 22:19; Giob. 38:4, 7). Gli angeli, inoltre, compiono umilmente la volontà divina venendo in aiuto degli esseri umani peccatori “che erediteranno la salvezza” (Ebr. 1:14). Che splendido esempio ci danno! Imitiamoli mentre continuiamo a servire Geova compatti, come un esercito ben addestrato (1 Cor. 14:33, 40).

10. Cosa impariamo da ciò che Dio fece per Abraamo?

10 I leviti si soffermarono poi su ciò che Dio aveva fatto per Abramo, il quale, a causa della sterilità della moglie Sarai, a 99 anni non aveva ancora figli. Geova aveva allora cambiato il suo nome in Abraamo, che significa “padre di una folla” (Gen. 17:1-6, 15, 16). Gli aveva inoltre promesso che il suo seme avrebbe ereditato il paese di Canaan. Le persone spesso dimenticano quello che promettono; Geova invece no. I leviti ben espressero il  concetto rievocando quegli eventi: “Tu sei Geova il vero Dio, che scegliesti Abramo e lo facesti uscire da Ur dei caldei e gli ponesti nome Abraamo. E trovasti il suo cuore fedele dinanzi a te; fu dunque concluso il patto con lui per dargli il paese dei cananei, [...] per darlo al suo seme; ed eseguivi le tue parole, perché sei giusto” (Nee. 9:7, 8). Facendo il possibile per mantenere la parola data possiamo imitare il nostro giusto Dio (Matt. 5:37).

RIEVOCATE LE GESTA DI GEOVA

11, 12. Cosa significa il nome Geova? Cosa fece Geova per il suo popolo, dimostrando così di essere all’altezza del suo nome?

11 Il nome Geova significa “Egli fa divenire”. Questo si riferisce al fatto che Dio agisce in modo progressivo per adempiere le sue promesse. Ciò che fece per i discendenti di Abraamo schiavi in Egitto lo attesta in modo magistrale. A quel tempo sembrava impossibile che un’intera nazione potesse essere liberata per poi stanziarsi nella Terra Promessa. Dio però compì una serie di passi per mantenere la sua parola, dimostrando così di essere all’altezza del nome unico ed eccelso che ha.

12 La preghiera messa per iscritto da Neemia parla di Geova in questi termini: “Vedesti dunque l’afflizione dei nostri antenati in Egitto, e udisti il loro grido al Mar Rosso. Quindi desti segni e miracoli contro Faraone e tutti i suoi servitori e tutto il popolo del suo paese, poiché sapevi che avevano agito con presunzione contro di loro; e ti facevi un nome come in questo giorno. E dividesti davanti a loro il mare, così che passarono in mezzo al mare sull’asciutto; e gettasti i loro inseguitori nelle profondità come una pietra nelle forti acque”. Per gli israeliti Geova aveva fatto anche dell’altro, come si evince ancora dalla preghiera dei leviti: “Tu sottomettevi davanti a loro gli abitanti del paese, i cananei [...]. Ed essi catturavano città fortificate e un suolo grasso e prendevano possesso di case piene di ogni cosa buona, cisterne scavate, vigne e oliveti e alberi da cibo in abbondanza, e mangiavano e si saziavano e ingrassavano e vivevano agiatamente nella tua grande bontà” (Nee. 9:9-11, 24, 25).

13. In che modo Geova si occupò dei bisogni spirituali degli israeliti, ma come lo ricambiarono questi ultimi?

13 Geova aveva agito in molti altri modi per mantenere le sue promesse. Per esempio, poco dopo aver liberato gli israeliti dall’Egitto si era preoccupato di soddisfare i loro bisogni spirituali. “Scendesti sul monte Sinai”, menzionarono i leviti nella preghiera, “e parlasti con loro dal cielo e continuasti a dar loro rette decisioni giudiziarie e leggi di verità, buoni regolamenti e comandamenti” (Nee. 9:13). Avendoli scelti come suo popolo e intendendo dar loro la Terra Promessa, Geova aveva cercato di insegnare agli israeliti a portare in modo degno il suo santo nome. Loro, però, non avevano ubbidito ai suoi comandi. (Leggi Neemia 9:16-18.)

BISOGNO DI DISCIPLINA

14, 15. (a) In che modo Geova mostrò misericordia agli israeliti peccatori? (b) Cosa impariamo dal modo in cui Dio trattò la sua nazione eletta?

14 Nella loro preghiera i leviti fecero riferimento a due peccati di cui gli israeliti si erano macchiati subito dopo aver promesso di attenersi alla Legge di Dio presso il Sinai. Per questi peccati avrebbero meritato di essere abbandonati a se stessi nel deserto, ma Geova aveva deciso diversamente, come ricorda la preghiera: “Nella tua abbondante misericordia non li lasciasti nel deserto. [...] Per quarant’anni provvedesti al loro sostentamento [...]. Non mancò loro nulla. Le loro medesime  vesti non si consumarono, e i loro stessi piedi non si gonfiarono” (Nee. 9:19, 21). Anche oggi Geova ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno per servirlo fedelmente. Di certo non vogliamo fare la fine delle migliaia di israeliti che morirono nel deserto per la loro disubbidienza e mancanza di fede. Non a caso ciò che fecero fu scritto “per avvertimento a noi sui quali sono arrivati i termini dei sistemi di cose” (1 Cor. 10:1-11).

15 Purtroppo, dopo essersi stabiliti nella Terra Promessa gli israeliti avevano iniziato ad adorare gli dèi cananei, il che li aveva portati a praticare riti immorali e crudeli. Geova allora li aveva lasciati nelle mani delle nazioni circostanti. Quando si pentivano, mostrava loro misericordia perdonandoli e salvandoli dai nemici. Questo era accaduto “più volte”. (Leggi Neemia 9:26-28, 31.) “Tu”, ammisero i leviti, “fosti indulgente con loro per molti anni e rendevi testimonianza contro di loro mediante il tuo spirito per mezzo dei tuoi profeti, ed essi non prestarono orecchio. Infine li desti in mano ai popoli dei paesi” (Nee. 9:30).

16, 17. (a) Che differenza c’era tra la condizione degli israeliti tornati dall’esilio e quella dei loro antenati che si erano stanziati nella Terra Promessa? (b) Quale ammissione fecero gli israeliti, e quale impegno presero?

16 Dopo essere tornati dall’esilio gli israeliti erano ricaduti nella disubbidienza. I leviti nella loro preghiera fecero notare quali erano state le conseguenze: “Ecco, oggi noi siamo schiavi; e in quanto al paese che desti ai nostri antenati perché ne mangiassero il frutto e le cose buone, ecco, siamo schiavi in esso, e il suo prodotto abbonda per i re che hai posto su di noi a causa dei nostri peccati, [...] e noi siamo in grande angustia” (Nee. 9:36, 37).

17 I leviti intendevano forse dire che Dio era ingiusto a permettere questa “angustia”? Assolutamente no. “Tu sei giusto”, riconobbero, “riguardo a tutto ciò che è venuto su di noi, poiché hai agito fedelmente, ma noi siamo quelli che ci siamo comportati in modo malvagio” (Nee. 9:33). Questa devota preghiera si concluse con la promessa solenne da parte della nazione di ubbidire alla Legge di Dio da quel momento in poi (leggi Neemia 9:38; 10:29). Questo impegno fu messo per iscritto, e 84 rappresentanti della nazione sigillarono il documento (Nee. 10:1-27).

18, 19. (a) Di cosa abbiamo bisogno se vogliamo essere idonei per entrare nel giusto nuovo mondo di Dio? (b) Per cosa dobbiamo continuare a pregare, e perché?

18 Se vogliamo essere idonei per entrare nel giusto nuovo mondo di Geova abbiamo bisogno della sua disciplina. “Qual è il figlio che il padre non disciplina?”, chiese l’apostolo Paolo (Ebr. 12:7). Dimostriamo di accettare la disciplina di Geova continuando a servirlo fedelmente e permettendo al suo spirito di raffinarci. Nel caso poi dovessimo commettere un peccato grave, possiamo star certi che egli ci perdonerà se siamo sinceramente pentiti e accettiamo la disciplina umilmente.

19 Presto Geova si farà conoscere per qualcosa di ancor più eclatante rispetto a ciò che fece per liberare gli israeliti dall’Egitto (Ezec. 38:23). E proprio come anticamente il suo popolo ereditò la Terra Promessa, è altrettanto certo che tutti i cristiani che persevereranno fedelmente erediteranno la vita nel suo giusto nuovo mondo (2 Piet. 3:13). Pensando a questa meravigliosa prospettiva, continuiamo a pregare che il glorioso nome di Dio sia santificato. C’è un’altra preghiera che ci indica cosa fare se vogliamo godere delle benedizioni di Geova ora e per sempre. Ne parleremo nel prossimo articolo.