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Testimoni di Geova

Italiano

La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  ottobre 2013

Si sono offerti volenterosamente: nelle Filippine

Si sono offerti volenterosamente: nelle Filippine

UNA decina di anni fa Gregorio e Marilou, una coppia sulla trentina, prestavano servizio come pionieri a Manila pur lavorando a tempo pieno. Non era facile, ma ci riuscivano. Poi Marilou ottenne una promozione: diventò dirigente della banca in cui lavorava. “Avevamo entrambi un buon lavoro”, racconta, “il che ci consentiva un tenore di vita elevato”. Le cose andavano così bene, economicamente parlando, che decisero di costruire la casa dei loro sogni in una zona esclusiva una ventina di chilometri a est di Manila. Stipularono un contratto con un’impresa edile, impegnandosi a pagare rate mensili per i dieci anni successivi.

“MI SENTIVO COME SE STESSI DERUBANDO GEOVA”

“Il mio nuovo lavoro richiedeva così tanto tempo ed energie”, continua Marilou, “che poi mi restava ben poca voglia di dedicarmi alle attività spirituali. Mi sentivo come se stessi derubando Geova”. E spiega così quel che intende dire: “Non riuscivo più a dare a Geova il tempo che gli avevo promesso”. Insoddisfatti, un giorno Gregorio e Marilou si misero a sedere e parlarono della direzione che aveva preso la loro vita. “Volevamo cambiare la situazione”, dice Gregorio, “ma non sapevamo esattamente cosa fare. Cercammo di capire come potevamo  incentrare maggiormente la nostra vita sul servizio, soprattutto considerando che non abbiamo figli. Pregammo Geova di guidarci”.

In quel periodo i due ascoltarono diversi discorsi che incoraggiavano a servire dove c’è più bisogno di proclamatori. “Per noi quei discorsi erano la risposta di Geova alle nostre preghiere”, racconta Gregorio. Lui e sua moglie pregarono chiedendo più fede, così da avere il coraggio di fare le scelte giuste. Uno degli ostacoli principali era la casa nuova: pagavano le rate già da tre anni. Cosa dovevano fare? Marilou spiega: “Se avessimo receduto dal contratto avremmo perso tutto quello che avevamo pagato fino a quel momento, ed era una bella cifra. Ma per noi si trattava di decidere se dare la precedenza alla volontà di Geova o ai nostri desideri”. Pensando al fatto che l’apostolo Paolo aveva “accettato la perdita di tutte le cose”, rinunciarono alla casa, lasciarono il lavoro, vendettero la maggior parte dei loro beni e si trasferirono in un piccolo centro sperduto sull’isola di Palawan, quasi 500 chilometri a sud di Manila (Filip. 3:8).

HANNO “IMPARATO IL SEGRETO”

Prima di trasferirsi Gregorio e Marilou avevano cercato di prepararsi a vivere in maniera semplice, ma fu solo una volta giunti a destinazione che capirono quanto sarebbe stata spartana la loro nuova vita. “Fu uno shock”, ricorda Marilou. “Niente elettricità e nessuna delle comodità a cui eravamo abituati. Invece di premere l’interruttore della cuociriso, per cucinare dovevamo tagliare la legna e accendere il fuoco. Mi mancavano i centri commerciali, le cene fuori e tutto quello che ti offre la città”. Comunque lei e Gregorio non smisero di ricordare a se stessi il motivo per cui si erano trasferiti, e ben presto si abituarono alle nuove circostanze. “Ora mi piace contemplare le bellezze della natura, come il cielo stellato di notte”, dice Marilou. “Ma soprattutto è stupendo vedere la felicità sul volto della gente a cui predichiamo. Servendo qui abbiamo ‘imparato il segreto’ per essere soddisfatti” (Filip. 4:12).

“Non c’è nulla che si possa paragonare alla gioia che si prova nel vedere la crescita spirituale. La nostra vita non è mai stata così piena di significato” (Gregorio e Marilou)

Gregorio racconta: “Al nostro arrivo c’erano solo quattro Testimoni. Furono così contenti quando cominciai a pronunciare un discorso pubblico ogni settimana e ad accompagnare i cantici con la mia chitarra!” Nel giro di un anno la coppia vide il piccolo gruppo trasformarsi in una bella congregazione di 24 proclamatori. “L’amore che ci dimostrano i fratelli è davvero toccante”, aggiunge Gregorio. Oggi, ripensando ai sei anni trascorsi in questa regione isolata, lui e sua moglie affermano: “Non c’è nulla che si possa paragonare alla gioia che si prova nel vedere la crescita spirituale. La nostra vita non è mai stata così piena di significato”.

 “HO ‘GUSTATO E VISTO CHE GEOVA È BUONO’”

Nelle Filippine quasi 3.000 fratelli e sorelle si sono trasferiti in zone dove c’è particolarmente bisogno di proclamatori del Regno. Di questi, circa 500 sono sorelle single. Karen è una di loro.

Karen

Karen ha sui 25 anni ed è cresciuta a Baggao, nella provincia di Cagayan. Quando era ancora adolescente pensava spesso alla possibilità di impegnarsi di più nel ministero. “Sapendo che il tempo rimasto è ridotto e che il messaggio del Regno deve raggiungere persone di ogni sorta”, narra, “volevo servire dove il bisogno di proclamatori è maggiore”. In famiglia qualcuno la esortava a proseguire gli studi invece di andare a predicare chissà dove, ma Karen pregò Geova di guidarla. Inoltre parlò con chi serviva in regioni remote. All’età di 18 anni si trasferì in una zona isolata a una sessantina di chilometri da casa.

La piccola congregazione che era andata a sostenere predica in una zona montuosa prospiciente la costa del Pacifico. Karen ricorda: “Solo per raggiungere la mia nuova congregazione da Baggao camminammo tre giorni; superammo montagne e attraversammo fiumi oltre 30 volte”. E aggiunge: “Per andare da alcuni dei miei studenti cammino per sei ore, trascorro la notte a casa loro e il giorno dopo cammino altre sei ore per tornare a casa”. Ne vale la pena? “Qualche volta mi fanno male le gambe”, dice ancora Karen con un largo sorriso, “ma ho condotto ben 18 studi biblici! Ho ‘gustato e visto che Geova è buono’” (Sal. 34:8).

“HO IMPARATO A CONTARE SU GEOVA”

Sukhi

Come mai Sukhi, una sorella single poco più che quarantenne, si è trasferita dagli Stati Uniti nelle Filippine? Nel 2011, all’assemblea di circoscrizione, ascoltò l’intervista di una coppia che raccontò di aver venduto quasi tutto e di essersi trasferita in Messico per dare una mano nella predicazione. “Grazie a quell’intervista”, dice, “cominciai a pensare a mete che non avevo mai preso in considerazione”. Quando seppe che nelle Filippine c’era bisogno di aiuto per contattare le persone di lingua punjabi, Sukhi, che è di origine indiana, decise di partire. Che difficoltà dovette affrontare?

“Decidere cosa vendere e cosa tenere fu più difficile di quanto pensassi”, racconta Sukhi. “Senza contare che, dopo essere vissuta comodamente 13 anni in un appartamento per conto mio, andai a vivere con la mia famiglia, con tutte le mie cose negli scatoloni. Non fu facile, ma è stata una buona palestra per imparare a condurre una vita semplice”. Quali ostacoli ha incontrato dopo il trasferimento nelle Filippine? “I problemi più grandi  sono stati il terrore di insetti e animaletti vari e la nostalgia di casa”, risponde Sukhi. “Ho imparato a contare su Geova come mai prima”. Ne è valsa la pena? A questo punto sorride: “Geova ci dice di metterlo alla prova e di vedere come vuota su di noi la sua benedizione. Nel mio caso queste parole si avverano ogni volta che una padrona di casa mi chiede: ‘Quando torna? Ho molte altre domande da farle’. Aiutare persone spiritualmente affamate mi dà tanta gioia e soddisfazione!” (Mal. 3:10). E aggiunge: “Il passo più difficile è stato decidere di trasferirmi. Una volta presa la decisione, è stato incredibile vedere come Geova ha pensato a tutto il resto”.

“FELICE DI AVER SUPERATO LA MIA PAURA”

Sime, un fratello sposato che ora è vicino alla quarantina, lasciò le Filippine per un lavoro ben rimunerato in un paese dell’Asia sud-occidentale. Mentre era lì, grazie all’incoraggiamento da parte di un sorvegliante di circoscrizione e a un discorso pronunciato da un membro del Corpo Direttivo, decise di mettere Geova al primo posto. “Il pensiero di lasciare il mio lavoro non mi faceva dormire”, dice Sime, che comunque alla fine rinunciò al suo impiego e tornò nelle Filippine. Oggi serve insieme a sua moglie Haidee nella provincia di Davao del Sur, nella parte meridionale del paese, il cui vasto territorio necessita di un numero maggiore di proclamatori del Regno. “Guardando indietro”, afferma Sime, “sono felice di aver superato la mia paura di perdere il lavoro e di aver messo Geova al primo posto. Nella vita non c’è nulla di più soddisfacente del dare a Geova il meglio di ciò che si ha”.

Sime e Haidee

“CI DÀ PROFONDA SODDISFAZIONE”

Quando seppero che una congregazione distante solo una trentina di chilometri aveva bisogno di aiuto, Ramilo e Juliet, una coppia di pionieri poco più che trentenni, si offrirono di dare una mano. Da allora più volte a settimana, che il tempo sia bello o brutto, montano sulla loro motocicletta per andare alle adunanze e in servizio. Anche se percorrere strade dissestate e ponti sospesi non è uno scherzo, sono felici della decisione presa. “Tra me e mia moglie conduciamo 11 studi biblici”, racconta Ramilo. “Servire dove il bisogno è maggiore richiede sacrifici, ma ci dà profonda soddisfazione” (1 Cor. 15:58).

Juliet e Ramilo

Vorreste altre informazioni sulla possibilità di servire dove c’è più bisogno di proclamatori nel vostro paese o all’estero? In tal caso parlate con il vostro sorvegliante di circoscrizione e leggete l’articolo “Potete ‘passare in Macedonia’?”, pubblicato nel Ministero del Regno dell’agosto 2011.

Per saperne di più

CHI STA FACENDO LA VOLONTÀ DI GEOVA OGGI?

Quali scuole sono organizzate per i pionieri?

Quale speciale corso di studi è previsto per chi si dedica a tempo pieno all’opera di predicazione?