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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  febbraio 2013

Nulla ci impedisca di afferrare la gloria

Nulla ci impedisca di afferrare la gloria

“Chi è umile di spirito afferrerà la gloria” (PROV. 29:23)

1, 2. (a) Cosa significa il termine ebraico reso “gloria”? (b) Quali domande prenderemo in esame in questo articolo?

COSA ci fa venire in mente la parola “gloria”? Il mirabile splendore della creazione? (Sal. 19:1). I riconoscimenti e l’onore accordati a persone di successo o di eccezionale ricchezza, cultura e simili? Nelle Scritture il termine ebraico tradotto “gloria” fondamentalmente significa “pesantezza”. Nell’antichità, quando le monete erano fatte di metalli preziosi, maggiore era il loro peso maggiore risultava il valore. Ecco perché il termine reso “gloria” può riferirsi a qualcosa che ha grande valore o che è veramente importante e prezioso.

2 Anche se forse potremmo rimanere colpiti dal potere, dalla posizione o dal prestigio di una persona, dovremmo chiederci cosa guarda Dio negli uomini. La Bibbia parla di un tipo di gloria che Dio concede agli esseri umani. Per esempio, Proverbi 22:4 afferma: “Il risultato dell’umiltà e del timore di Geova è ricchezze e gloria e vita”. E il discepolo Giacomo scrisse: “Umiliatevi agli occhi di Geova, ed egli vi esalterà” (Giac. 4:10). Cos’è la gloria che Geova conferisce agli esseri umani? Cosa potrebbe impedirci di afferrarla? E cosa possiamo fare per aiutare anche altri ad afferrarla?

3-5. In quali modi Geova ci conduce alla gloria?

3 Il salmista aveva fiducia che Geova avrebbe afferrato la sua mano destra e lo avrebbe portato “fino alla gloria”. (Leggi Salmo 73:23, 24.) A cosa si riferiva? Geova dà gloria ai suoi umili servitori onorandoli in molti modi. Concede loro l’intendimento della sua volontà (1 Cor. 2:7). A chi ascolta la sua parola e gli ubbidisce accorda l’onore di avere con lui un’intima relazione (Giac. 4:8).

4 Geova inoltre affida ai suoi servitori il prezioso  tesoro del ministero cristiano (2 Cor. 4:1, 7). Quest’opera conduce alla gloria. A coloro che svolgono questo servizio alla sua lode e a beneficio di altre persone, egli promette: “Onorerò quelli che mi onorano” (1 Sam. 2:30). Lo fa dando loro un buon nome, cioè la sua approvazione. Per di più, anche nella congregazione si parlerà bene di loro (Prov. 11:16; 22:1).

5 Quale sarà il futuro di chi “spera in Geova e osserva la sua via”? Questa è la promessa: “Egli [Geova] ti esalterà per prendere possesso della terra. Quando i malvagi saranno stroncati, tu lo vedrai” (Sal. 37:34). I servitori di Dio avranno lo straordinario onore di ricevere la vita eterna (Sal. 37:29).

“NON ACCETTO LA GLORIA DAGLI UOMINI”

6, 7. Perché molti non erano disposti a riporre fede in Gesù?

6 Cosa potrebbe impedirci di ricevere la gloria che Geova è disposto ad accordarci? Per esempio il dare troppo peso alle opinioni di chi non ha una buona relazione con Dio. Consideriamo quello che l’apostolo Giovanni scrisse in relazione ad alcuni che erano in posizioni di autorità ai giorni di Gesù: “Molti anche dei governanti riposero effettivamente fede in [Gesù], ma a causa dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; poiché amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio” (Giov. 12:42, 43). Sarebbe stato molto meglio se quei governanti non avessero dato troppa importanza a ciò che pensavano i farisei.

7 Gesù indicò chiaramente il motivo per cui molti non lo avrebbero ‘ricevuto’ e non avrebbero riposto fede in lui. (Leggi Giovanni 5:39-44.) La nazione di Israele aveva atteso per secoli l’arrivo del Messia. All’inizio del ministero di Gesù, grazie alle profezie di Daniele alcuni forse capirono che era arrivato il tempo in cui sarebbe comparso il Cristo. Mesi prima, infatti, vedendo che Giovanni il Battezzatore predicava, alcuni si erano chiesti: “Che sia lui il Cristo?” (Luca 3:15). Ora il tanto atteso Messia era in mezzo a loro. Ma quelli che erano versati nella Legge non lo accettarono. Come mai? Gesù identificò il problema con queste parole: “Come potete credere, quando accettate la gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene dal solo Dio?”

8, 9. Illustrate con un esempio come la gloria umana può eclissare quella divina.

8 Com’è possibile che la gloria che si riceve dagli uomini eclissi quella divina? Possiamo comprenderlo paragonando la gloria alla luce. Il maestoso universo è incredibilmente glorioso. Quand’è stata l’ultima volta che avete rivolto lo sguardo verso il cielo stellato in una notte serena e ne siete rimasti affascinati? “La gloria delle stelle” è impressionante (1 Cor. 15:40, 41). Ma se si prova a guardare il cielo da una città ben illuminata, sarà molto più difficile vedere la luce delle stelle. Significa questo che le luci della città sono più belle o più intense della luce delle stelle? No. Sono solo più vicine a noi e interferiscono su ciò che riusciamo a vedere della creazione di Geova. Per ammirare le meraviglie di un cielo stellato dobbiamo in qualche modo schermare le luci artificiali o evitare che interferiscano.

9 In maniera analoga, la gloria umana può far apparire meno preziosa la gloria che viene da Geova. Molti rifiutano di accettare il messaggio del Regno per timore di ciò che potrebbero pensare conoscenti e familiari. Anche i dedicati servitori di Dio potrebbero preoccuparsi eccessivamente di quello che pensano gli altri. Supponiamo, per esempio,  che un giovane debba predicare in una zona in cui è piuttosto conosciuto, ma non come testimone di Geova. Si lascerà paralizzare dal timore? O supponiamo che qualcuno abbia delle mete teocratiche ma che, a motivo di queste, altri lo prendano in giro. Permetterà a persone poco spirituali di condizionare le sue scelte? Oppure, mettiamo il caso di un cristiano che abbia commesso un grave peccato. Nasconderà la trasgressione per paura di perdere gli incarichi che ha nella congregazione o di deludere familiari e amici? Se la cosa che gli sta più a cuore è ristabilire la sua relazione con Geova, “[chiamerà] gli anziani della congregazione” per ricevere aiuto. (Leggi Giacomo 5:14-16.)

10. (a) In che modo l’eccessiva preoccupazione per come ci vedono gli altri potrebbe offuscare la nostra capacità di giudizio? (b) Se agiamo con umiltà di cosa possiamo essere certi?

10 Facciamo un altro esempio: forse ci stiamo sforzando di crescere spiritualmente ma un fratello ci dà un consiglio. Se evitiamo di metterci sulla difensiva per orgoglio e resistiamo al desiderio di salvare la faccia o alla tentazione di giustificare il nostro comportamento, le sue sincere osservazioni potrebbero aiutarci. Altra possibilità: forse stiamo facendo un lavoro insieme a un compagno di fede. L’apporto che daremo in termini di idee e impegno sarà influenzato dal timore che il merito non sarà attribuito a noi? Se ci troviamo in una di queste situazioni, non dimentichiamo che “chi è umile di spirito afferrerà la gloria” (Prov. 29:23).

11. Come dovremmo reagire interiormente quando veniamo lodati, e perché?

11 Anche gli anziani e coloro che aspirano a ricoprire tale incarico devono guardarsi dal ricercare la lode degli uomini (1 Tess. 2:6; 1 Tim. 3:1). Come dovrebbe reagire un fratello che riceve una lode sincera per un lavoro ben fatto? Probabilmente non si erigerà un monumento come fece il re Saul (1 Sam. 15:12). Ma riconoscerà prontamente che ciò che è riuscito a fare lo deve all’immeritata benignità di Geova e che in futuro potrà avere successo solo se Geova continuerà a benedirlo e aiutarlo? (1 Piet. 4:11). Il modo in cui reagiamo interiormente alle lodi rivela quale gloria desideriamo (Prov. 27:21).

“DESIDERATE COMPIERE I DESIDERI DEL PADRE VOSTRO”

12. Perché certi ebrei non ascoltarono Gesù?

12 Anche i desideri errati possono impedirci di afferrare la gloria di Dio, in quanto ci distolgono dal prestare ascolto alla verità. (Leggi Giovanni 8:43-47.) A certi ebrei, Gesù disse che non ascoltavano il suo messaggio perché ‘desideravano compiere i desideri del padre loro’, il Diavolo.

13, 14. (a) Cosa dicono i ricercatori sul modo in cui il cervello percepisce le voci? (b) Sulla base di cosa decidiamo chi ascoltare?

13 Ciò che desideriamo influisce su quello che ascoltiamo (2 Piet. 3:5). Geova ci ha creati con la straordinaria capacità di ignorare i suoni indesiderati. Provate per un momento a concentrarvi e a distinguere quanti suoni riuscite a percepire. È probabile che, fino a un attimo fa, a molti di loro non avevate nemmeno fatto caso. Il sistema limbico, che ha sede nel cervello, vi permetteva di concentrarvi su un solo suono, pur lasciando inalterata la vostra capacità di udire molteplici suoni contemporaneamente. Ma i ricercatori hanno scoperto che è più complesso distinguere molti suoni simultaneamente quando si tratta di voci umane. In altre parole, in presenza di varie voci, riusciamo a concentrarci su una sola.  Siamo noi a decidere quale, in funzione di quella che vogliamo ascoltare. Gli ebrei che desideravano compiere i desideri del padre loro, il Diavolo, non diedero ascolto a Gesù.

14 La Bibbia indica che, in un certo senso, sapienza e stupidità cercano di continuo di catturare la nostra attenzione (Prov. 9:1-5, 13-17). È come se ci parlassero, il che ci mette di fronte a una scelta. Quale delle due ascolteremo? La risposta dipenderà da chi desideriamo compiacere. Le pecore di Gesù ascoltano la sua voce e lo seguono (Giov. 10: 16, 27). Sono “dalla parte della verità” (Giov. 18:37). “Non conoscono la voce degli estranei” (Giov. 10:5). Tali persone umili afferrano la gloria (Prov. 3:13, 16; 8:1, 18).

“SIGNIFICANO LA VOSTRA GLORIA”

15. In che modo le tribolazioni di Paolo ‘significavano gloria’ per gli efesini?

15 La nostra perseveranza nel compiere la volontà di Geova aiuta altri ad afferrare la gloria. Alla congregazione di Efeso, Paolo scrisse: “Vi chiedo di non venire meno a motivo di queste mie tribolazioni a vostro favore, poiché significano la vostra gloria” (Efes. 3:13). In che senso le tribolazioni di Paolo ‘significavano gloria’ per gli efesini? Continuando a servirli malgrado le prove, Paolo dimostrò loro che essere cristiani è il privilegio più prezioso e importante che si possa avere. Se invece si fosse arreso di fronte alle tribolazioni, i fratelli avrebbero potuto concludere che la loro relazione con Geova, il loro ministero e la loro speranza fossero di poco valore. La perseveranza di Paolo esaltò il cristianesimo e dimostrò che essere discepoli di Gesù vale qualunque sacrificio.

16. Quali prove affrontò Paolo a Listra?

16 Riflettiamo sull’effetto che lo zelo e la perseveranza di Paolo ebbero su altri. Atti 14:19, 20 narra: “Dei giudei arrivarono da Antiochia e da Iconio e persuasero le folle, e lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città [di Listra], immaginando che fosse morto. Comunque, avendolo i discepoli circondato, egli si alzò ed entrò nella città. E il giorno dopo partì con Barnaba per Derbe”. Pensate, il giorno prima Paolo viene dato per morto, l’indomani intraprende un viaggio di un centinaio di chilometri, e senza i moderni mezzi di trasporto!

17, 18. (a) In che senso Timoteo aveva “seguito attentamente” le traversie di Paolo a Listra? (b) Che effetto ebbe la perseveranza di Paolo su Timoteo?

17 Timoteo era tra “i discepoli” che soccorsero Paolo? Il libro degli Atti non lo dice in modo esplicito, ma è possibile. Infatti, nella sua seconda lettera a  Timoteo, Paolo scrisse: “Hai seguito attentamente il mio insegnamento, la mia condotta, [...] la sorta di cose che mi accaddero ad Antiochia [l’espulsione dalla città], a Iconio [il tentativo di lapidazione], a Listra [la lapidazione], la sorta di persecuzioni che ho sopportato; eppure il Signore mi ha liberato da esse tutte” (2 Tim. 3:10, 11; Atti 13:50; 14:5, 19).

18 Il giovane Timoteo aveva “seguito attentamente” quegli avvenimenti e conosceva molto bene la perseveranza di Paolo, cose che dovettero avere un profondo effetto su di lui. Quando fece ritorno a Listra, Paolo notò che Timoteo era un cristiano esemplare, “e di lui rendevano buona testimonianza i fratelli di Listra e di Iconio” (Atti 16:1, 2). A suo tempo Timoteo divenne idoneo per ricoprire onerose responsabilità (Filip. 2:19, 20; 1 Tim. 1:3).

19. Che effetto può avere la nostra perseveranza sugli altri?

19 Anche la nostra perseveranza nel fare la volontà di Dio può avere un effetto simile su altri, specie sui ragazzi, molti dei quali una volta cresciuti saranno preziosi servitori di Dio. Osservandoci, i giovani imparano dal modo in cui ci esprimiamo nel ministero di campo e specialmente da come affrontiamo le difficoltà della vita. Paolo disse che ‘continuò a sopportare ogni cosa’ affinché tutti i cristiani fedeli potessero ‘ottenere la salvezza con gloria eterna’ (2 Tim. 2:10).

I giovani apprezzano la perseveranza dei cristiani avanti negli anni

20. Perché dovremmo continuare a cercare la gloria che Dio dà?

20 Non dovremmo perciò anche noi continuare a “[cercare] la gloria che viene dal solo Dio?” (Giov. 5:44; 7:18). Geova dà “vita eterna a quelli che cercano gloria”. (Leggi Romani 2:6, 7.) Inoltre la nostra perseveranza incoraggia altri a rimanere saldi, a loro eterno beneficio. Pertanto, non lasciamo che nulla ci impedisca di afferrare la gloria che Dio dà.