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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  novembre 2012

Perdoniamoci liberalmente gli uni gli altri

Perdoniamoci liberalmente gli uni gli altri

“Continuate a sopportarvi gli uni gli altri e a perdonarvi liberalmente gli uni gli altri”. — COL. 3:13.

1, 2. Perché dovremmo chiederci se siamo disposti a perdonare?

LA PAROLA scritta di Geova ci spiega come egli considera il peccato e come reagisce quando pecchiamo. Ci dice molto anche sulla sua disponibilità a perdonare. Nell’articolo precedente abbiamo parlato di come l’atteggiamento di Davide e Manasse permise loro di ottenere il perdono di Geova. Il profondo dispiacere per ciò che avevano fatto li spinse a confessare le proprie azioni malvage, a ripudiarle e a pentirsi sinceramente. Geova, a sua volta, concesse nuovamente loro il suo favore.

2 Ora, però, esaminiamo l’argomento del perdono da un altro punto di vista. Che sentimenti avremmo nutrito per Manasse se fra le sue vittime innocenti ci fosse stato un nostro familiare? Saremmo riusciti a perdonarlo? Questa non è una domanda fuori luogo, dato che viviamo in un mondo in cui regnano illegalità, violenza ed egoismo. Perché, dunque, un cristiano dovrebbe imparare a perdonare? E se dovessimo subire un’offesa o un’ingiustizia, cosa ci aiuterebbe a mantenere il controllo delle nostre emozioni, a reagire in una maniera approvata da Geova e a perdonare?

PERCHÉ DOBBIAMO ESSERE DISPOSTI A PERDONARE

3-5. (a) Quale parabola narrò Gesù per far riflettere i suoi ascoltatori sulla necessità di perdonare? (b) Cosa impariamo dalla parabola di Gesù riportata in Matteo 18:21-35?

3 Se vogliamo mantenere rapporti pacifici con i familiari, con gli amici, con le persone in generale e con Geova, dobbiamo essere disposti a perdonare chi ci offende, che sia un membro della congregazione cristiana o no. Le Scritture indicano che essere pronti a perdonare gli altri, a prescindere da quante volte ci offendono, è un obbligo cristiano. Per illustrare la ragionevolezza di  questo requisito, Gesù narrò una parabola su uno schiavo che aveva un grosso debito.

4 Lo schiavo doveva al suo signore l’equivalente di quanto un bracciante avrebbe guadagnato in 60.000.000 di giorni; eppure il signore gli annullò il debito. Lo schiavo, uscito, incontrò un suo compagno che gli doveva una cifra corrispondente alla paga di soli 100 giorni di lavoro. Il debitore lo supplicò di avere pazienza, ma egli lo fece gettare in prigione. Quel modo di agire fece infuriare il loro signore. “Non dovevi . . . avere misericordia del tuo compagno di schiavitù, come anch’io ebbi misericordia di te?”, chiese al primo schiavo. “Allora il suo signore, spinto all’ira, lo consegnò ai carcerieri, finché non avesse pagato tutto ciò che doveva”. — Matt. 18:21-34.

Qual è il senso della parabola narrata da Gesù?

5 Cosa voleva insegnare Gesù con questa parabola? La sua conclusione fu: “In maniera simile anche il mio Padre celeste agirà con voi, se non perdonate di cuore ciascuno al proprio fratello”. (Matt. 18:35) Il concetto è chiaro: i peccati che commettiamo nel corso di una vita segnata dall’imperfezione dimostrano che non abbiamo nessuna speranza di rispettare perfettamente le norme di Geova. Eppure egli è disposto a perdonarci e, per così dire, a voltare pagina. Perciò chiunque desidera l’amicizia di Geova è tenuto a perdonare gli errori commessi dagli altri. Per dirla con le parole pronunciate da Gesù nel Sermone del Monte: “Se voi perdonate agli uomini i loro falli, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; mentre se voi non perdonate agli uomini i loro falli, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli”. — Matt. 6:14, 15.

6. Perché non è sempre facile perdonare?

6 Qualcuno però potrebbe dire: ‘In teoria tutto questo non fa una grinza, ma è più facile a dirsi che a farsi’. Ciò è dovuto al fatto che alle offese personali si reagisce in maniera emotiva: ci si arrabbia, ci si sente traditi, si vorrebbe giustizia o magari vendetta. Alcuni pensano addirittura che non riusciranno mai a perdonare chi li ha feriti. Se questi sono anche i nostri sentimenti, come possiamo imparare a perdonare, visto che Geova lo richiede?

 ANALIZZIAMO LE NOSTRE EMOZIONI

7, 8. Cosa può aiutarci a perdonare quando qualcuno si comporta male con noi?

7 Le emozioni che proviamo davanti a un’offesa, vera o presunta, possono essere molto forti. Prendiamo ad esempio la reazione di un giovane riportata in uno studio sulla rabbia: “Una volta, . . . in un accesso di collera, uscii di casa gridando che non vi avrei più fatto ritorno. Era una bellissima giornata d’estate e camminai a lungo per viali incantevoli finché, gradualmente, la tranquillità e la bellezza che mi circondavano ebbero su di me un effetto calmante e confortante, e dopo qualche ora tornai pentito e alquanto ammorbidito”. * Come mostra questo episodio, concedersi un po’ di tempo per calmarsi e vedere la situazione in modo più distaccato può aiutare a non dire o fare cose di cui poi ci si potrebbe pentire. — Sal. 4:4; Prov. 14:29; Giac. 1:19, 20.

8 Cosa dobbiamo fare, invece, se le emozioni negative persistono? Cerchiamo di capire perché siamo adirati. È forse perché siamo stati trattati in maniera ingiusta o sgarbata? O pensiamo che l’altra persona abbia deliberatamente voluto ferirci? Si è davvero comportata così male? Capire i motivi della nostra reazione ci permetterà di stabilire qual è il modo di agire migliore e scritturalmente corretto. (Leggi Proverbi 15:28; 17:27). Tali riflessioni possono aiutarci a essere più obiettivi e inclini a perdonare. Anche se non è facile, quando affrontiamo il problema in questo modo permettiamo alla parola di Dio di esaminare “i pensieri e le intenzioni del [nostro] cuore” e di guidarci così che possiamo imitare l’atteggiamento misericordioso di Geova. — Ebr. 4:12.

NON PRENDIAMOLA SUL PERSONALE

9, 10. (a) Come si può reagire di fronte a quella che viene percepita come un’offesa? (b) Come può cambiare il nostro atteggiamento verso la vita se impariamo a essere aperti e pronti a perdonare?

9 Nella vita sono molte le situazioni che suscitano reazioni negative. Per fare un esempio, immaginiamo che mentre siamo alla guida un’altra automobile ci venga quasi addosso. Come reagiamo? Abbiamo senz’altro letto notizie di episodi di violenza sulla strada in cui un automobilista, in preda alla rabbia, ne ha aggredito un altro. Ovviamente, essendo cristiani, non vorremmo mai fare una cosa del genere.

10 Sarebbe molto meglio fermarsi un attimo ad analizzare la situazione. Forse anche noi abbiamo la nostra parte di colpa perché ci eravamo distratti. O magari l’auto dell’altra persona aveva un guasto. Il punto è che rabbia, delusione e altri sentimenti negativi si possono attenuare con la perspicacia, l’apertura mentale e la prontezza a perdonare. “Non ti affrettare nel tuo spirito a offenderti”, dice Ecclesiaste 7:9, “poiché l’offendersi è ciò che riposa nel seno degli stupidi”. Non prendiamola sul personale. Molte volte quello che può sembrare un attacco deliberato nei nostri confronti in realtà non lo è affatto; è solo il risultato dell’imperfezione o di un malinteso. Quando un gesto o una frase ci sembra scortese, cerchiamo di essere di mente aperta e di perdonare con amore. Se ci riusciamo, saremo più felici. — Leggi 1 Pietro 4:8.

‘LA VOSTRA PACE TORNI A VOI’

11. Indipendentemente dalla reazione delle persone alla nostra predicazione, quale dovrebbe essere il nostro stato d’animo?

11 Come possiamo mantenere l’autocontrollo se nel servizio di campo qualcuno si comporta in modo scortese con noi? Quando Gesù inviò i 70 discepoli a predicare, disse loro di augurare la pace a ogni casa a  cui facevano visita. “Se lì c’è un amico della pace, la vostra pace riposerà su di lui”, osservò. “Ma se non c’è, tornerà a voi”. (Luca 10:1, 5, 6) Ci fa piacere quando le persone reagiscono positivamente alla nostra predicazione, perché così possono trarre beneficio dal messaggio che portiamo. Talvolta, però, la reazione è tutt’altro che pacifica. Cosa dovremmo fare in casi del genere? Gesù disse che la pace che abbiamo augurato alla casa dovrebbe rimanere con noi. Comunque ci trattino le persone, dovremmo sempre essere in grado di andarcene con la pace nel cuore. Se dovessimo arrabbiarci davanti a una provocazione, perderemmo tale pace.

12. Quale linea di condotta ci raccomanda Paolo in Efesini 4:31, 32?

12 Dobbiamo cercare di mantenere la nostra pace interiore in ogni situazione, e non soltanto nel ministero. È chiaro che essere disposti a perdonare non significa dover approvare comportamenti sbagliati o ignorare le conseguenze negative che ne derivano. È anche vero, però, che perdonare significa non lasciare spazio al risentimento per tali comportamenti e non perdere la propria pace. Alcuni si soffermano su pensieri negativi e rimuginano su come sono stati trattati male, e così facendo permettono che qualcun altro, con la sua condotta, li privi della felicità. Non facciamoci dominare da pensieri del genere. Ricordiamo che quando nutriamo risentimento non possiamo essere felici. Perciò, dimostriamoci disposti a perdonare! — Leggi Efesini 4:31, 32.

REAGIAMO IN UN MODO CHE FA PIACERE A GEOVA

13. (a) In che modo un cristiano può ‘accumulare carboni ardenti’ sulla testa del suo nemico? (b) Quali frutti può dare una risposta mite di fronte a una provocazione?

13 A volte potrebbe essere possibile aiutare chi ci ha fatto un torto ad apprezzare i princìpi cristiani. L’apostolo Paolo scrisse: “‘Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli qualcosa da bere; poiché facendo questo accumulerai carboni ardenti sulla sua testa’. Non farti vincere dal male, ma continua a vincere il male col bene”. (Rom. 12:20, 21) Rispondendo alle provocazioni con gentilezza, possiamo ammorbidire anche le persone più ostili e far emergere ciò che di buono c’è in loro. Mostrando comprensione, empatia, e magari anche compassione a chi ci ha offeso potremmo aiutarlo a conoscere le verità bibliche. E in ogni caso, una risposta mite gli darebbe la possibilità di riflettere sulla nostra condotta eccellente. — 1 Piet. 2:12; 3:16.

14. A prescindere da quanto profondamente qualcuno possa averci ferito, perché non dovremmo serbargli rancore?

14 Ci sono persone di cui è bene non cercare la compagnia; è questo il caso, ad esempio, di chi apparteneva alla congregazione ma poi, avendo peccato e non essendosi pentito, è stato disassociato. Se siamo stati feriti da una di queste persone, anche se dovesse pentirsi potrebbe essere estremamente difficile perdonarla, perché le ferite emotive guariscono lentamente. In una situazione del genere dovremmo continuare a chiedere a Geova di aiutarci a perdonare il peccatore pentito. In fin dei conti non possiamo sapere cosa c’è nel suo cuore. Geova però lo sa. Egli esamina le inclinazioni più recondite ed è paziente con chi pecca. (Sal. 7:9; Prov. 17:3) È per questo che le Scritture ci esortano: “Non rendete a nessuno male per male. Provvedete cose eccellenti davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini. Non vi vendicate, diletti, ma fate posto all’ira; poiché è scritto: ‘La vendetta è mia; io ricompenserò, dice Geova’”. (Rom. 12:17-19) Non possiamo sapere tutto quello che sa Geova, e la Bibbia ci dice di non giudicare gli altri. (Matt. 7:1, 2) Tuttavia possiamo star certi che Geova giudica con giustizia.

15. Cosa dovremmo tenere presente quando qualcuno ci fa un torto?

 15 Se riteniamo di essere stati vittime di un’ingiustizia e troviamo difficile perdonare chi ci ha fatto del male sebbene sia pentito, dovremmo tenere presente che anche lui è una vittima. Anche lui subisce le conseguenze dell’imperfezione ereditata. (Rom. 3:23) Geova prova compassione per l’intera umanità imperfetta. Perciò è appropriato che preghiamo per quella persona. Difficilmente rimarremmo adirati con qualcuno per cui stiamo pregando. Inoltre, che nutrire risentimento sia sbagliato perfino nei confronti di chi ci maltratta è evidente dalle seguenti parole di Gesù: “Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano”. — Matt. 5:44.

16, 17. Cosa dovremmo fare quando gli anziani giungono alla conclusione che un peccatore è pentito, e perché?

16 Geova ha affidato agli anziani cristiani la responsabilità di trattare i casi di trasgressione che si verificano nella congregazione. Questi fratelli non possono conoscere e comprendere pienamente la situazione come Geova, ma cercano comunque di giungere a una conclusione che sia in armonia con le istruzioni contenute nella Parola di Dio e con la guida dello spirito santo. Pertanto, le decisioni che prendono in casi del genere dopo aver chiesto l’aiuto di Geova in preghiera riflettono il suo punto di vista. — Matt. 18:18.

Essere pronti a perdonare è un obbligo cristiano

17 È qui che entra in gioco la lealtà. Quando gli anziani concludono che una persona è pentita, siamo disposti a perdonarla e a confermarle il nostro amore? (2 Cor. 2:5-8) Può non essere facile, specialmente se noi o un nostro familiare siamo stati danneggiati dalla trasgressione. Nondimeno, se confideremo in Geova e nel suo modo di affrontare i problemi per mezzo della congregazione agiremo con saggezza, e dimostreremo davvero che perdoniamo liberalmente. — Prov. 3:5, 6.

18. Quali benefìci si hanno quando si perdona liberalmente?

18 Gli esperti di igiene mentale riconoscono i benefìci derivanti dall’essere disposti a perdonare: permette di liberarsi di emozioni represse e magari debilitanti, che sono nocive per l’organismo, e favorisce rapporti interpersonali più sani e felici. D’altra parte, problemi di salute, rapporti in crisi, stress e difficoltà a comunicare sono il prezzo che si paga quando non si è disposti a perdonare. Comunque, il più grande beneficio che deriva dalla prontezza a perdonare è una buona relazione con il nostro Padre celeste, Geova. — Leggi Colossesi 3:12-14.

^ par. 7 D. Goleman, Intelligenza emotiva, trad. di I. Blum e B. Lotti, RCS Libri, Milano, 1999, p. 87.