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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  settembre 2012

“Non sapete né il giorno né l’ora”

“Non sapete né il giorno né l’ora”

“Siate vigilanti dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. — MATT. 25:13.

1-3. (a) Quali situazioni ipotetiche illustrano il senso di due parabole di Gesù? (b) A quali domande dobbiamo rispondere?

IMMAGINIAMO che un alto funzionario ci chieda di portarlo a un importante appuntamento. Pochi minuti prima di andare a prenderlo, però, ci accorgiamo che il serbatoio dell’automobile è quasi vuoto e corriamo immediatamente al primo distributore. Nel frattempo il funzionario arriva, si guarda attorno senza trovarci e, non potendo aspettare, chiede a qualcun altro di accompagnarlo. Quando arriviamo ci rendiamo conto che se n’è già andato. Come ci rimaniamo?

2 Ora immaginiamo di essere quel funzionario e di aver scelto tre uomini in gamba a cui affidare un compito importante. Spieghiamo loro in cosa consiste l’incarico, e tutti e tre lo accettano con entusiasmo. Eppure al nostro ritorno scopriamo che solo due l’hanno portato a termine, e come se non bastasse il terzo accampa delle scuse. Per dirla tutta, non ha neppure provato a fare quello che gli avevamo chiesto. Come ci rimaniamo?

3 Nelle sue parabole delle vergini e dei talenti Gesù descrisse situazioni simili per spiegare perché, nel tempo della fine, alcuni cristiani unti si sarebbero dimostrati fedeli e discreti, mentre altri non lo avrebbero fatto. * (Matt. 25:1-30) Gesù mise chiaramente in luce il punto con queste parole: “Siate vigilanti dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè il tempo in cui egli avrebbe effettivamente eseguito il giudizio di Dio sul mondo di Satana. (Matt. 25:13) Anche noi dobbiamo ‘essere vigilanti’. Di che beneficio ci è ascoltare questa esortazione di Gesù? Chi si è dimostrato pronto così da poter sopravvivere? E cosa dobbiamo fare per rimanere vigilanti?

 PERCHÉ ESSERE VIGILANTI

4. Perché si può dire che essere vigilanti non significa guardare l’orologio?

4 Se lavoriamo in fabbrica, abbiamo un appuntamento con il medico o dobbiamo prendere un treno, è necessario che rispettiamo degli orari. Ma chi è impegnato a spegnere un incendio o partecipa alle operazioni di soccorso dopo una calamità non può guardare continuamente l’orologio: farlo costituirebbe una distrazione, o addirittura un pericolo vero e proprio. In casi del genere è decisamente più importante concentrarsi sul lavoro da fare che attenersi a un programma. Ora che la fine di questo sistema è così vicina, far conoscere i provvedimenti che Geova ha preso per darci la salvezza è più importante che mai. Essere cristiani desti non significa stare con gli occhi fissi sul quadrante dell’orologio. In effetti ci sono cinque ragioni per cui non sapere esattamente il giorno e l’ora è un bene.

5. Perché non sapere il giorno e l’ora ci permette di dimostrare cos’abbiamo nel cuore?

5 In primo luogo, non sapere quando arriverà la fine ci permette di dimostrare cos’abbiamo davvero nel cuore. Non rivelandoci questo particolare Geova ci tratta con rispetto, perché in questo modo ci dà la possibilità di esercitare il nostro libero arbitrio decidendo di essergli leali. Anche se vogliamo sopravvivere alla fine di questo sistema, serviamo Geova perché lo amiamo, non semplicemente per avere la vita eterna. (Leggi Salmo 37:4). Fare la sua volontà ci dà gioia, e siamo coscienti del fatto che egli ci insegna per il nostro bene. (Isa. 48:17) Per noi i suoi comandamenti non sono gravosi. — 1 Giov. 5:3.

6. Cosa prova Dio quando lo serviamo spinti dall’amore, e perché?

6 Il secondo beneficio del non sapere il giorno e l’ora è che questo ci dà la possibilità di rallegrare il cuore di Geova. Quando lo serviamo spinti dall’amore, e non semplicemente in vista di una data o per una ricompensa, aiutiamo Geova a rispondere alle accuse infondate del suo avversario, Satana. (Giob. 2:4, 5; leggi Proverbi 27:11). Pensando a tutte le sofferenze causate dal Diavolo, rigettiamo il suo malvagio dominio e siamo lieti di difendere la sovranità di Geova.

7. Perché pensate che sia bene coltivare uno spirito di sacrificio?

7 In terzo luogo, servire senza avere una data precisa in mente ci aiuta a coltivare uno spirito di sacrificio. Perfino alcune persone che non conoscono Dio sono convinte che la società attuale non possa andare avanti così ancora per molto. Temendo l’imminenza di un disastro, seguono la filosofia del “mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo”. (1 Cor. 15:32) Noi, invece, non abbiamo paura. Ci rifiutiamo di isolarci al solo scopo di soddisfare i nostri desideri egoistici. (Prov. 18:1) Al contrario, rinneghiamo noi stessi e impieghiamo generosamente tempo, energie e altre risorse per diffondere la buona notizia del Regno di Dio. (Leggi Matteo 16:24). Proviamo gioia nel servire Dio, e soprattutto nell’aiutare le persone a conoscerlo.

8. Quale esempio contenuto nella Bibbia spiega perché dobbiamo confidare maggiormente in Geova e nella sua Parola?

8 Il quarto beneficio dell’ignorare il giorno e l’ora è che questo ci aiuta a confidare maggiormente in Geova e a mettere scrupolosamente in pratica la sua Parola nella nostra vita. Una caratteristica saliente della nostra natura peccaminosa è la tendenza a contare su noi stessi. Paolo rivolse a tutti i cristiani il seguente monito: “Chi pensa di stare in piedi badi di non cadere”. Poco prima che Giosuè conducesse il popolo di Dio nella Terra Promessa, 23.000 israeliti persero il favore di Geova per avergli disubbidito. “Queste  cose . . . furono scritte per avvertimento a noi sui quali sono arrivati i termini dei sistemi di cose”, osservò Paolo. — 1 Cor. 10:8, 11, 12.

9. In che modo le difficoltà possono raffinarci e avvicinarci a Dio?

9 Il quinto vantaggio del non sapere quando verrà la fine è che in questo modo le difficoltà che affrontiamo adesso ci raffinano. (Leggi Salmo 119:71). Gli ultimi giorni di questo sistema sono davvero “tempi difficili”. (2 Tim. 3:1-5) Nel mondo di Satana sono in molti a odiarci, per cui è possibile che veniamo perseguitati per la nostra fede. (Giov. 15:19; 16:2) Se nell’affrontare queste prove ci umiliamo e cerchiamo la guida di Dio, la nostra fede ne uscirà raffinata, o purificata, come col fuoco. Non verremo meno. Al contrario, ci avvicineremo a Geova più di quanto avremmo mai immaginato fosse possibile. — Giac. 1:2-4; 4:8.

10. Quand’è che il tempo sembra volare?

10 La nostra percezione del tempo è relativa. Quando siamo presi dalle nostre attività e non guardiamo l’orologio, sembra che le ore volino. Allo stesso modo, se ci impegniamo a fondo nell’entusiasmante opera che Geova ci ha affidato, il giorno e l’ora potrebbero anche arrivare prima che ce ne rendiamo conto. Da questo punto di vista la maggior parte degli unti ha dato un esempio eccellente. Vediamo brevemente cosa accadde dopo che Gesù fu intronizzato come Re nel 1914 e come alcuni si fecero trovare pronti, a differenza di altri.

GLI UNTI SI FANNO TROVARE PRONTI

11. Perché dopo il 1914 alcuni unti giunsero alla conclusione che il Signore stesse tardando?

11 Torniamo alle parabole delle vergini e dei talenti. Se avessero saputo quando sarebbe tornato lo sposo o il signore, le vergini o gli schiavi non avrebbero avuto bisogno di essere vigilanti. Però non lo sapevano, e quindi dovevano tenersi pronti. Sebbene da decenni considerassero il 1914 un anno segnato, gli unti non avevano capito chiaramente cosa sarebbe successo. Quando le loro aspettative non si realizzarono, poteva sembrare che lo Sposo tardasse. Riferendosi all’autunno del 1914, un fratello in seguito ricordò: “Alcuni di noi pensavano seriamente che saremmo andati in cielo durante la prima settimana di quell’ottobre”.

12. In che modo gli unti si dimostrarono fedeli e discreti?

12 Non è difficile immaginare quanto poteva essere scoraggiante aspettare la fine in un dato momento e non vederla arrivare. Oltretutto durante la prima guerra mondiale i fratelli subirono una dura opposizione. Iniziò un periodo di relativa inattività paragonabile al sonno. Ma nel 1919 suonò la sveglia! Gesù era venuto al tempio spirituale di Dio, ed era il momento di fare un’ispezione. Alcuni però non la superarono e perciò persero il privilegio di continuare a ‘negoziare’ per il Re. (Matt. 25:16) Come le vergini stolte, avevano mancato, spiritualmente parlando, di rifornire di olio le loro lampade. E come lo schiavo pigro non erano disposti a fare sacrifici per amore del Regno. Comunque la maggior parte degli unti diede prova di incrollabile lealtà e di un forte desiderio di servire il Signore anche durante i difficili anni della guerra.

13. Quale fu l’atteggiamento della classe dello schiavo dopo il 1914, e cosa si può dire di quello attuale?

13 La Torre di Guardia inglese del 1° febbraio 1916 fece queste significative osservazioni: “Fratelli, quelli di noi che sono giustamente disposti nei confronti di Dio non sono delusi da alcuno dei Suoi provvedimenti. Non desideravamo che fosse fatta la nostra volontà; perciò, quando  abbiamo scoperto che aspettavamo la cosa sbagliata nell’ottobre del 1914, siamo stati felici che il Signore non abbia cambiato il Suo Piano per accontentare noi. Non desideravamo che facesse questo. Desideriamo solo essere in grado di comprendere i Suoi piani e i Suoi propositi”. Lo stesso atteggiamento umile e devoto contraddistingue gli unti del Signore anche oggi. Essi non sostengono di essere ispirati, ma sono risoluti a ‘negoziare’ per il Signore qui sulla terra. E ora una “grande folla” di “altre pecore”, composta da cristiani con la speranza terrena, imita il loro spirito vigile e zelante. — Riv. 7:9; Giov. 10:16.

LE ALTRE PECORE SI FANNO TROVARE PRONTE

Cerchiamo il cibo spirituale anche nelle situazioni difficili

14. In che modo saremo protetti tenendoci stretti al canale stabilito da Dio per provvedere cibo spirituale?

14 Proprio come i cristiani unti, i componenti della grande folla che sono desti si tengono stretti al canale stabilito da Dio per provvedere cibo spirituale, e quindi è come se rifornissero di olio le loro lampade attingendo alla Parola e allo spirito di Dio. (Leggi Salmo 119:130; Giovanni 16:13). Essendo così rafforzati, anch’essi sono pronti per il ritorno di Cristo, e riescono a essere attivi anche quando subiscono prove difficili. Ad esempio, in un campo di concentramento nazista i fratelli inizialmente avevano una sola copia della Bibbia, perciò pregarono per avere più cibo spirituale. Dopo non molto seppero che un fratello internato da poco era riuscito a introdurre nel campo alcuni nuovi numeri della Torre di Guardia nascondendoli nella sua gamba di legno. In seguito uno dei sopravvissuti, un fratello unto di nome Ernst Wauer, ricordò: “Geova ci aiutò in maniera meravigliosa a memorizzare i pensieri rafforzanti contenuti negli articoli”. E aggiunse: “Oggi è molto facile ottenere cibo spirituale, ma lo apprezziamo sempre? Io sono certo che Geova ha in serbo grandi benedizioni per coloro che confidano in lui, che rimangono fedeli e che si cibano alla sua tavola”.

15, 16. In che modo una coppia è stata ricompensata per lo zelo manifestato nel ministero cristiano, e cosa impariamo da esperienze del genere?

15 Le altre pecore, inoltre, si tengono impegnate nell’opera del Signore, dando il loro pieno sostegno ai fratelli di Cristo. (Matt. 25:40) A differenza dello schiavo  malvagio e pigro della parabola di Gesù, sono disposte a fare sacrifici e a profondere sforzi per mettere il Regno al primo posto. Prendiamo il caso di Jon e Masako. Quando fu chiesto loro di dare una mano in Kenya nel campo di lingua cinese, inizialmente ebbero qualche remora. Poi, però, dopo aver valutato le loro circostanze in preghiera, decisero di accettare l’invito.

16 I loro sforzi sono stati ampiamente ricompensati. “Qui il ministero è fantastico”, hanno detto. Hanno cominciato sette studi biblici, e hanno avuto molte altre esperienze emozionanti. Questa è la loro conclusione: “Ringraziamo Geova ogni giorno per averci permesso di venire qui”. Naturalmente ci sono molti altri fratelli e sorelle che con le loro decisioni hanno dimostrato di essere risoluti a impegnarsi completamente nel servizio di Dio indipendentemente da quando arriverà la fine. Pensate alle migliaia di fratelli che hanno frequentato la Scuola di Galaad e hanno intrapreso l’opera missionaria. Perché non farsi un’idea di questo servizio speciale leggendo l’articolo “Facciamo del nostro meglio!” pubblicato nella Torre di Guardia del 15 ottobre 2001? Mentre leggiamo questo affascinante resoconto di una giornata trascorsa nell’opera missionaria, pensiamo a come possiamo accrescere il nostro servizio così da dare gloria a Dio e, di conseguenza, provare più gioia.

MOSTRIAMOCI VIGILANTI ANCHE NOI

Il tempo vola quando siamo impegnati in attività cristiane

17. In che modo non sapere il giorno e l’ora si è rivelato un bene?

17 Non sapere con esattezza il giorno e l’ora della fine di questo sistema si è chiaramente rivelato un bene. Anziché essere frustrati o delusi, ci sentiamo ancora più vicini a Geova mentre ci impegniamo completamente nel fare la sua volontà. Mantenere, per così dire, la presa sull’aratro ed evitare di farci distrarre ci ha permesso di provare grande gioia nel servizio che rendiamo al nostro Signore. — Luca 9:62.

18. Perché non vogliamo che la nostra fede venga meno?

18 Il giorno del giudizio di Dio si avvicina rapidamente. Nessuno di noi vuole deludere Geova e Gesù, che in questi ultimi giorni ci hanno affidato preziosi privilegi di servizio. Quanto apprezziamo la fiducia che hanno nei nostri confronti! — Leggi 1 Timoteo 1:12.

19. Come possiamo dimostrarci pronti?

19 Che la nostra speranza sia di vivere in cielo o nel Paradiso sulla terra, siamo decisi ad assolvere fedelmente l’incarico di predicare e fare discepoli che Dio ci ha affidato. In fin dei conti non abbiamo bisogno di sapere con esattezza quando arriverà il giorno di Geova. Possiamo continuare a dimostrarci pronti, e lo faremo. (Matt. 24:36, 44) Siamo sicuri che finché avremo piena fiducia in Geova e metteremo il suo Regno al primo posto non rimarremo delusi. — Rom. 10:11.

^ par. 3 Vedi La Torre di Guardia del 1° marzo 2004, pp. 14-18.