Vai direttamente al contenuto

Vai direttamente al menu secondario

Testimoni di Geova

Italiano

La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  agosto 2006

“Confrontiamo versetto con versetto”

“Confrontiamo versetto con versetto”

IN UN treno diretto a New York un uomo trovò per terra un opuscoletto intitolato ‘L’anima umana è mortale’. Incuriosito, questo ministro metodista cominciò a leggerlo. Rimase sorpreso perché non aveva mai avuto dubbi sulla dottrina dell’immortalità dell’anima. Anche se non sapeva chi avesse scritto l’opuscolo, trovò che le argomentazioni erano plausibili e scritturali e che meritavano un attento studio.

Il ministro era George Storrs. Questo avveniva nel 1837, l’anno in cui Charles Darwin annotò per la prima volta sul suo taccuino alcuni concetti da cui poi sviluppò la teoria dell’evoluzione. Il mondo era ancora religioso e quasi tutti credevano in Dio. Molti leggevano la Bibbia e ne rispettavano l’autorità.

Storrs scoprì che l’opuscolo era stato scritto da Henry Grew di Filadelfia (Pennsylvania, USA). Grew si atteneva scrupolosamente al principio che “la scrittura è la migliore interprete di se stessa”. Lui e il suo gruppo studiavano la Bibbia cercando di seguirne i consigli nella loro vita e nelle loro attività. I loro studi rivelarono alcune splendide verità scritturali.

Stimolato dallo scritto di Grew, Storrs esaminò a fondo quello che le Scritture dicevano dell’anima e ne parlò con alcuni ministri suoi colleghi. Dopo cinque anni di attento studio, Storrs decise di rendere di pubblico dominio la gemma di verità scritturale che aveva scoperto. Inizialmente preparò un sermone da pronunciare una domenica del 1842. Ma sentì la necessità di pronunciarne altri per approfondire l’argomento. Complessivamente furono sei i sermoni sulla mortalità dell’anima umana, che pubblicò con il titolo Six Sermons. Storrs confrontava versetto con versetto per riportare alla luce la splendida verità sepolta sotto le dottrine della cristianità che disonoravano Dio.

La Bibbia insegna l’immortalità dell’anima?

La Bibbia dice che gli unti seguaci di Gesù dovevano “rivestire l’immortalità” come premio per la loro fedeltà. (1 Corinti 15:50-56) Se l’immortalità è un premio per i fedeli, ragionava Storrs, l’anima dei malvagi non può essere immortale. Anziché formulare ipotesi, si rivolse alle Scritture. Prese in esame Matteo 10:28 nella “Bibbia del re Giacomo” (KJ), dove si legge: “Temete colui che può distruggere sia l’anima che il corpo nell’inferno”. L’anima può dunque essere distrutta. Citava anche Ezechiele 18:4 (KJ), che dice: “L’anima che pecca, quella morirà”. Esaminando la Bibbia nel suo insieme, la bellezza della verità fu evidente. “Se la mia  opinione su questo argomento è corretta”, scriveva Storrs, “allora molti passi delle Scritture finora oscuri in base alla teoria comune, diventano chiari, piacevoli e pieni di significato e di forza”.

Ma che dire di versetti come quello di Giuda 7? “Come Sodoma e Gomorra, e pure le città d’intorno, datesi alla fornicazione, e andate dietro ad altra carne, sono messe davanti per esempio, subendo la vendetta del fuoco eterno” (KJ). Leggendo questo versetto qualcuno potrebbe concludere che le anime di coloro che furono uccisi a Sodoma e Gomorra siano tormentate per sempre dal fuoco. “Confrontiamo versetto con versetto”, scrisse Storrs. Quindi citò 2 Pietro 2:5, 6, dove si legge: “E non risparmiò il mondo antico, ma salvò Noè . . . , portando il diluvio sul mondo degli empi; e sovvertì le città di Sodoma e Gomorra riducendole in cenere, facendone un esempio per coloro che poi vivessero empiamente” (KJ). Sodoma e Gomorra furono effettivamente ridotte in cenere, distrutte per sempre insieme ai loro abitanti.

“Pietro fa luce su Giuda”, spiegò Storrs. “Insieme mostrano con la massima chiarezza quale disapprovazione Dio ha manifestato contro i peccatori. . . . Quei giudizi inflitti al mondo antico, Sodoma e Gomorra, sono un permanente, e perpetuo, o ‘eterno’ avvertimento, monito, o ‘esempio’ per tutti gli uomini sino alla fine del mondo”. Quindi Giuda considerava eterno l’effetto del fuoco che distrusse Sodoma e Gomorra. Questo non altera in alcun modo il fatto che l’anima umana è mortale.

Storrs non raccoglieva le scritture che sostenevano la sua tesi ignorandone altre. Teneva conto del contesto di ciascun passo come pure del tenore generale della Bibbia. Se un versetto sembrava contraddirne altri, Storrs esaminava il resto della Bibbia alla ricerca di una spiegazione logica.

Gli studi di Russell sulle Scritture

Tra coloro che si unirono a George Storrs c’era un giovane, Charles Taze Russell, che stava organizzando un gruppo di studio biblico a Pittsburgh, in Pennsylvania. Uno dei suoi primi articoli su temi scritturali fu pubblicato nel 1876 sulla rivista Bible Examiner, edita da Storrs. Russell riconobbe che precedenti studiosi della Bibbia avevano esercitato una certa influenza su di lui. In seguito, come editore della Zion’s Watch Tower, riconobbe che Storrs gli era stato di grande aiuto, sia a voce che per iscritto.

Charles T. Russell aveva 18 anni quando organizzò una classe di studio biblico e stabilì un modello per studiare la Bibbia. Alexander H. Macmillan, uno studioso della Bibbia che si era unito a Russell, ha descritto questo metodo: “Qualcuno proponeva un quesito. Ne parlavano. Cercavano tutti i versetti attinenti e poi, quando erano convinti che fossero tutti in armonia, finalmente traevano la conclusione e ne prendevano nota”.

Russell era convinto che la Bibbia, presa nella sua interezza, doveva rivelare un messaggio armonico e coerente con la stessa e con il carattere del suo Autore Divino. Se qualche parte della Bibbia sembrava difficile da capire, Russell riteneva che doveva essere chiarita e interpretata da altre parti della Bibbia.

Studenti biblici del XIX secolo che lasciarono che la Bibbia si interpretasse da sé: G. Storrs, H. Grew, C. T. Russell, A. H. Macmillan

Un metodo scritturale

Comunque Russell, Storrs e Grew non furono i primi a lasciare che le Scritture si interpretassero da sé. Questo era il metodo del Fondatore stesso del cristianesimo, Gesù Cristo. Egli usava diverse scritture per chiarire il vero significato di un versetto. Per esempio, quando i farisei criticarono i suoi discepoli perché avevano colto spighe di grano di sabato, Gesù, citando 1 Samuele 21:6,  dimostrò come si doveva applicare la legge sabatica. I capi religiosi conoscevano bene il passo in cui si legge che Davide e i suoi uomini mangiarono i pani di presentazione. Quindi Gesù fece riferimento alla parte della Legge che diceva che dovevano mangiarli solo i sacerdoti aaronnici. (Esodo 29:32, 33; Levitico 24:9) Eppure a Davide fu detto di mangiarli. Gesù concluse il suo ragionamento convincente citando dal libro di Osea: “Se aveste compreso che significa questo: ‘Voglio misericordia, e non sacrificio’, non avreste condannato i senza colpa”. (Matteo 12:1-8) Questo è uno splendido esempio di come si confronta versetto con versetto per giungere a un accurato intendimento.

L’apostolo Paolo sosteneva le sue affermazioni con riferimenti scritturali

I seguaci di Gesù seguirono lo stesso metodo usando riferimenti scritturali per far luce su un dato versetto. Quando insegnava agli abitanti di Tessalonica, l’apostolo Paolo “ragionò con loro attingendo dalle Scritture, spiegando e provando con riferimenti come era necessario che il Cristo soffrisse e sorgesse dai morti”. (Atti 17:2, 3) Anche nelle sue lettere ispirate, Paolo lasciò che la Bibbia si interpretasse da sé. Scrivendo la lettera agli Ebrei, per esempio, citò un versetto dopo l’altro per dimostrare che ‘la Legge era un’ombra delle buone cose avvenire’. — Ebrei 10:1-18.

Nel XIX secolo e all’inizio del XX sinceri studiosi della Bibbia non fecero altro che riprendere questo metodo scritturale. La consuetudine di confrontare versetto con versetto è tuttora seguita dalla rivista La Torre di Guardia. (2 Tessalonicesi 2:15) I testimoni di Geova usano questo metodo nell’analizzare una scrittura.

Lasciamo parlare il contesto

Quando leggiamo la Bibbia come possiamo imitare l’ottimo esempio di Gesù e dei suoi fedeli seguaci? Prima di tutto possiamo considerare l’immediato contesto del versetto in questione. In che modo il contesto può aiutarci a capirne il significato? Per esempio, prendiamo le parole di Gesù riportate in Matteo 16:28: “Veramente vi dico che alcuni di quelli che stanno qui non gusteranno affatto la morte prima di aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno”. Qualcuno potrebbe pensare che queste parole non si siano adempiute, perché tutti i discepoli che erano presenti quando Gesù le pronunciò morirono prima che il Regno di Dio fosse stabilito nei cieli. A proposito di questo versetto un commentario biblico dice persino: “La predizione non si adempì, e in seguito i cristiani ritennero necessario spiegare che era metaforica”. — The Interpreter’s Bible.

Tuttavia il contesto di questo versetto, come pure quello dei brani paralleli di Marco e Luca, ci aiutano a capirne il vero significato. Cosa riferì Matteo subito dopo le parole citate sopra? “Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse sopra un alto monte in disparte. E fu trasfigurato davanti a loro”. (Matteo 17:1, 2) Anche Marco e Luca collegarono l’osservazione di Gesù riguardo al Regno con la descrizione della trasfigurazione. (Marco 9:1-8; Luca 9:27-36) La venuta di Gesù nel potere del Regno fu dimostrata con la sua trasfigurazione, quando apparve in gloria alla presenza dei tre apostoli. Pietro conferma questo intendimento menzionando “la potenza e la presenza del nostro Signore Gesù Cristo” riferendosi al fatto di aver assistito alla trasfigurazione di Gesù. — 2 Pietro 1:16-18.

Lasciamo che la Bibbia si interpreti da sé

E se non riusciamo a capire un versetto anche dopo aver considerato il contesto? Potrebbe essere utile confrontarlo con altri versetti,  tenendo presente il tenore generale della Bibbia. Un ottimo strumento per far questo si può trovare nella Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, attualmente disponibile per intero o in parte in 57 lingue. Si tratta dell’elenco di riferimenti marginali, o rimandi, che in molte edizioni compare nella colonna centrale di ogni pagina. Nella Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture con riferimenti potete trovarne più di 125.000. L’“Introduzione” di questa Bibbia spiega: “Un attento confronto dei riferimenti marginali e un esame delle note in calce riveleranno l’armonica interdipendenza dei 66 libri biblici, a conferma del fatto che costituiscono un unico libro ispirato da Dio”.

Vediamo in che modo i riferimenti marginali ci possono aiutare a capire un versetto. Esaminiamo per esempio la storia di Abramo, o Abraamo, e la domanda: chi prese l’iniziativa quando Abramo e la sua famiglia uscirono da Ur? In Genesi 11:31 si legge: “Tera prese Abramo suo figlio e Lot, . . . e Sarai sua nuora, . . . e uscirono con lui da Ur dei caldei per andare nel paese di Canaan. A suo tempo arrivarono ad Haran e presero a dimorarvi”. A una prima lettura si potrebbe concludere che fu Tera, il padre di Abramo, a prendere l’iniziativa. Nella Traduzione del Nuovo Mondo troviamo 11 riferimenti a questo versetto. L’ultimo ci porta ad Atti 7:2, dove leggiamo l’esortazione rivolta da Stefano agli ebrei del I secolo: “L’Iddio della gloria apparve al nostro antenato Abraamo mentre era in Mesopotamia, prima che si stabilisse ad Haran, e gli disse: ‘Esci dal tuo paese e dai tuoi parenti e vieni nel paese che io ti mostrerò’”. (Atti 7:2, 3) Stefano si confondeva forse con la partenza di Abramo da Haran? Ovviamente no, poiché ciò che disse fa parte dell’ispirata Parola di Dio. — Genesi 12:1-3.

Allora perché Genesi 11:31 afferma che “Tera prese Abramo suo figlio” e altri familiari e uscì da Ur? Tera era pur sempre il capo patriarcale. Egli acconsentì ad andare con Abramo, per cui l’iniziativa di trasferire la famiglia ad Haran è attribuita a lui. Confrontando questi due passi biblici, possiamo immaginare esattamente quello che accadde. Abramo avrà convinto in modo rispettoso il padre a uscire da Ur secondo il comando di Dio.

Quando leggiamo le Scritture dovremmo tener conto del contesto e del tenore generale della Bibbia. I cristiani sono esortati: “Noi ricevemmo non lo spirito del mondo, ma lo spirito che è da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state benignamente date da Dio. E queste cose esprimiamo non con parole insegnate da sapienza umana, ma con quelle insegnate dallo spirito, mentre associamo a cose spirituali parole spirituali”. (1 Corinti 2:11-13) Dobbiamo pregare Geova di aiutarci a capire la sua Parola e cercare di ‘associare a cose spirituali parole spirituali’ esaminando il contesto del versetto in questione e cercando versetti pertinenti. Studiando la Parola di Dio potremo continuare a trovare splendenti gemme di verità.