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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  maggio 2016

Quando hanno a che fare con i funzionari pubblici, i cristiani dovrebbero basarsi sulla loro coscienza addestrata secondo la Bibbia

Domande dai lettori

Domande dai lettori

Cosa può aiutare un cristiano a decidere se sia appropriato fare regali o dare somme di denaro a impiegati pubblici?

Ci sono vari fattori da considerare. I cristiani devono essere onesti. Hanno la responsabilità di ubbidire alle leggi del paese in cui si trovano quando queste non sono in conflitto con le leggi di Geova (Matt. 22:21; Rom. 13:1, 2; Ebr. 13:18). Inoltre fanno del loro meglio per rispettare le abitudini locali e la sensibilità della gente del posto, e per ‘amare il prossimo come loro stessi’ (Matt. 22:39; Rom. 12:17, 18; 1 Tess. 4:11, 12). Verosimilmente questi princìpi influiscono sul modo in cui i cristiani di diverse parti del mondo considerano l’elargire denaro o il fare regali agli impiegati pubblici.

In diverse zone del mondo i cittadini non sono tenuti a dare nulla agli impiegati pubblici per ottenere ciò a cui hanno diritto. Gli impiegati pubblici sono pagati dallo Stato per il lavoro che svolgono, e non chiedono né si aspettano di ricevere degli extra oltre al loro regolare stipendio. In molti paesi per legge non possono né chiedere né accettare denaro o cose di valore per un servizio svolto nell’esercizio delle proprie funzioni. Fare un regalo a un impiegato pubblico sarebbe considerato un atto di corruzione, anche se il regalo alla fine non influisse sul servizio offerto. In questi paesi il problema se un cristiano possa o non possa fare regali o dare somme di denaro agli impiegati pubblici non si pone nemmeno: farlo è semplicemente sbagliato.

Al contrario, in zone del mondo dove non vigono leggi simili o dove tali leggi non vengono fatte rispettare rigorosamente, gli impiegati pubblici vedono le cose in modo diverso. In alcuni paesi funzionari e impiegati pubblici approfittano della loro posizione per estorcere denaro o favori a persone alle quali dovrebbero fornire dei servizi, e non fanno nulla a meno che non venga dato loro qualcosa. Questa è una prassi adottata da funzionari che registrano matrimoni, riscuotono il pagamento delle tasse, concedono permessi edilizi e così via. Se non viene elargito del denaro, i funzionari potrebbero intenzionalmente creare ostacoli per rendere alle persone molto difficile, se non impossibile, ottenere ciò che spetta loro di diritto. È stato riferito perfino che  in un paese i vigili del fuoco non si attivano per spegnere un incendio a meno che prima non abbiano ricevuto una grossa somma di denaro.

In alcuni casi può essere appropriato dare qualcosa in segno di apprezzamento per un servizio a cui si ha diritto

Nei paesi in cui comportamenti di questo genere sono comuni, alcuni pensano che sia inevitabile elargire denaro. Un cristiano potrebbe considerare tale denaro come un costo aggiuntivo da pagare per ottenere un servizio a cui ha diritto. Dove la corruzione è diffusa, tuttavia, per un cristiano è fondamentale aver ben chiaro in mente il confine fra ciò che è accettabile e ciò che non lo è dal punto di vista di Dio. Una cosa è dare una somma di denaro per ottenere ciò a cui si ha diritto, un’altra è farlo per ottenere qualcosa di illecito. In questi paesi alcune persone danno del denaro a un funzionario per ottenere un servizio a cui non avrebbero diritto oppure danno a un poliziotto o a un ispettore una bustarella per evitare una multa assolutamente meritata. Ovviamente sarebbe sbagliato cercare di corrompere qualcuno con un “regalo”, proprio come sarebbe sbagliato accettarlo. Entrambe le cose sarebbero contrarie ai princìpi di giustizia (Eso. 23:8; Deut. 16:19; Prov. 17:23).

In generale i cristiani maturi, in base alla loro coscienza addestrata secondo la Bibbia, non si sentono di elargire il denaro richiesto da funzionari o impiegati pubblici. Per loro equivarrebbe a condonare o promuovere la corruzione. Per questo motivo non accettano assolutamente di fare questo genere di regali.

I cristiani maturi riconoscono che fare regali per ottenere qualcosa di illecito potrebbe costituire corruzione; tuttavia, in base alle circostanze locali e alla sensibilità delle persone del posto, alcuni si possono sentire legittimati a dare qualcosa in segno di apprezzamento per un servizio a cui hanno diritto o per evitare ritardi ingiustificati. In altri casi, dopo aver ricevuto un trattamento medico gratuito in un ospedale pubblico, alcuni cristiani fanno un regalo ai dottori e agli infermieri per ringraziarli delle cure prestate; comunque decidono di farlo dopo le cure, non prima, così che non ci sia possibilità di intendere il regalo come un tentativo di corruzione o un modo per richiedere un trattamento di favore.

Chiaramente non si può prendere in considerazione ogni possibile situazione di ogni singolo paese. A prescindere dalle circostanze locali, quindi, i cristiani dovrebbero prendere una decisione che non turbi la loro coscienza (Rom. 14:1-6). Dovrebbero rispettare le leggi (Rom. 13:1-7). E dovrebbero anche evitare qualsiasi comportamento che possa recare biasimo sul nome di Geova o far inciampare altri (Matt. 6:9; 1 Cor. 10:32). Infine, dovrebbero prendere decisioni che dimostrino amore per il prossimo (Mar. 12:31).

 In che modo la congregazione può esprimere gioia quando viene fatto un annuncio di riassociazione?

Il capitolo 15 di Luca riporta un significativo esempio di Gesù, quello di un uomo che ha un gregge di 100 pecore. Quando una delle pecore si smarrisce, l’uomo lascia le altre 99 nel deserto e va a cercare quella smarrita ‘finché non la trova’. Gesù aggiunge: “Trovatala, se la mette sulle spalle, rallegrandosi. E giunto a casa, raduna gli amici e i vicini, dicendo loro: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era smarrita’”. Gesù conclude con queste parole: “Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi” (Luca 15:4-7).

Dal contesto capiamo che Gesù fece questo esempio per correggere gli scribi e i farisei, che lo criticavano perché stava in compagnia di esattori di tasse e peccatori (Luca 15:1-3). Gesù fece notare che quando un peccatore si pente c’è gioia in cielo. Quindi, quando una persona si pente, cambia condotta e ‘fa sentieri diritti per i suoi piedi’ non dovrebbe esserci gioia anche sulla terra? (Ebr. 12:13).

Quando qualcuno viene riassociato, abbiamo buoni motivi per essere felici. È vero che la persona dovrà continuare a essere leale a Dio, ma per essere riassociata si è già dovuta pentire, e questo ci rende gioiosi. Quando gli anziani fanno un annuncio di riassociazione, quindi, un applauso spontaneo e dignitoso potrebbe essere appropriato.

Quale poteva essere il motivo per cui l’acqua della piscina di Betzata a Gerusalemme si agitava?

Ai giorni di Gesù, alcuni abitanti di Gerusalemme pensavano che, quando “l’acqua si [agitava]”, nella piscina di Betzata potessero avvenire delle guarigioni (Giov. 5:1-7). Per questo motivo, il posto era affollato di malati che volevano essere guariti.

Si pensa che la piscina in questione fosse una riserva d’acqua usata dagli ebrei per le abluzioni rituali. Veniva alimentata attraverso un bacino adiacente che faceva parte della stessa struttura. Alcune indagini archeologiche hanno rivelato che tra le due piscine c’era una parete divisoria con una paratoia. Questa veniva aperta per far fluire l’acqua del bacino attraverso un condotto verso il fondo della vasca per le abluzioni. Quando ciò accadeva, l’afflusso dell’acqua faceva sicuramente agitare la superficie della piscina.

È interessante notare che Giovanni 5:4, in cui si dice che l’acqua era agitata da un angelo, non è presente nei più autorevoli manoscritti greci antichi, come il codice Sinaitico del IV secolo. Comunque, a Betzata Gesù guarì un uomo che era malato da 38 anni: senza nemmeno immergersi nella piscina, l’uomo fu sanato all’istante.