“Siate tutti concordi, mostrate empatia, affetto fraterno, tenera compassione e umiltà” (1 PIET. 3:8)

CANTICO 107 Imitiamo l’amore di Dio

IN QUESTO ARTICOLO *

1. Come possiamo imitare il nostro amorevole Padre, Geova?

GEOVA ci ama profondamente (Giov. 3:16). E noi vogliamo imitare il nostro amorevole Padre. Per questo motivo cerchiamo di mostrare “empatia, affetto fraterno [e] tenera compassione” a tutti, ma soprattutto “a quelli che appartengono alla nostra famiglia della fede” (1 Piet. 3:8; Gal. 6:10). Quando un fratello è alle prese con molte preoccupazioni, desideriamo aiutarlo.

2. Cosa vedremo in questo articolo?

2 Tutti noi che facciamo parte della famiglia spirituale di Geova dobbiamo affrontare momenti difficili (Mar. 10:29, 30). E man mano che la fine di questo sistema si avvicina, i problemi probabilmente aumenteranno. Come possiamo sostenerci gli uni gli altri? Vediamo cosa possiamo imparare dai racconti della Bibbia che riguardano Lot, Giobbe e Naomi. Esamineremo anche alcune difficoltà che affrontano oggi i fratelli e le sorelle, e capiremo come possiamo aiutarli.

MOSTRIAMO PAZIENZA

3. Come dimostra 2 Pietro 2:7, 8, quale decisione sbagliata prese Lot, e con quali conseguenze?

3 Lot prese una decisione davvero sbagliata quando scelse di vivere a Sodoma, in mezzo a persone estremamente immorali. (Leggi 2 Pietro 2:7, 8.) Anche se la regione in cui si trasferì era prospera, Lot pagò a caro prezzo la sua scelta (Gen. 13:8-13; 14:12). A quanto pare sua moglie era così attaccata alla città o ad alcune persone che vivevano lì che,  quando fuoco e zolfo piovvero su quella regione, lei disubbidì a Geova e perse la vita. Pensiamo anche alle due figlie di Lot: i loro fidanzati morirono a Sodoma. Lot perse la sua casa, i suoi beni e, cosa ancor più dolorosa, perse sua moglie (Gen. 19:12-14, 17, 26). Durante quel periodo così critico, Geova fu paziente con lui.

Geova nella sua compassione mandò degli angeli a salvare Lot e la sua famiglia (Vedi il paragrafo 4)

4. In che modo Geova dimostrò di essere paziente con Lot? (Vedi l’immagine in copertina.)

4 Anche se quella di vivere a Sodoma era stata una scelta di Lot, Geova nella sua compassione mandò degli angeli a salvare lui e la sua famiglia. Ma, invece di ubbidire al comando degli angeli di lasciare immediatamente Sodoma, Lot “indugiava”. Gli angeli dovettero prenderlo per mano e aiutare lui e la sua famiglia ad abbandonare la città (Gen. 19:15, 16). Poi gli angeli gli dissero di fuggire verso la regione montuosa. Ma invece di ubbidire a Geova, Lot chiese di andare in una città vicina (Gen. 19:17-20). Geova lo ascoltò con pazienza e gli permise di rifugiarsi in quella città. In seguito Lot cominciò ad avere paura di vivere lì e si trasferì nella regione montuosa, proprio dove Geova gli aveva detto di andare fin dall’inizio (Gen. 19:30). Geova fu davvero paziente con Lot! Come possiamo imitarlo?

5-6. In che modo possiamo mettere in pratica le parole di 1 Tessalonicesi 5:14, imitando così l’esempio di Dio?

5 Come Lot, un componente della nostra famiglia spirituale potrebbe prendere una decisione sbagliata e mettersi seriamente nei guai. Cosa faremmo in un caso del genere? Potremmo essere tentati di dirgli che sta solo raccogliendo quello che ha seminato, il che sarebbe vero (Gal. 6:7). Questa però non sarebbe certo la cosa migliore da fare. Dovremmo piuttosto imitare il modo in cui Geova aiutò Lot. Come possiamo farlo?

6 Geova mandò gli angeli non solo ad avvertire Lot, ma anche ad aiutarlo a sfuggire al disastro che avrebbe colpito Sodoma. Allo stesso modo, se vedessimo che un fratello si sta mettendo nei guai, potremmo doverlo avvertire. Ma potremmo anche essere in grado di aiutarlo. Anche se non dovesse mettere subito in pratica i consigli scritturali che gli vengono dati, dovremmo essere pazienti. Come i due angeli, non dovremmo gettare la spugna e prendere le distanze dal fratello, ma cercare di aiutarlo in modi pratici (1 Giov. 3:18). Potrebbe essere necessario prenderlo per mano, per così dire, e aiutarlo a mettere in pratica i consigli che ha ricevuto. (Leggi 1 Tessalonicesi 5:14.)

7. Come possiamo imitare il modo in cui Geova considerava Lot?

7 Geova avrebbe potuto concentrarsi sugli errori di Lot. Invece, successivamente ispirò l’apostolo Pietro a scrivere che Lot era stato un uomo giusto. Siamo davvero contenti che Geova passi sopra ai nostri sbagli! (Sal. 130:3). Consideriamo gli altri come Geova considerava Lot? Se ci concentriamo sulle belle qualità dei fratelli e delle sorelle, saremo più pazienti con loro. Di conseguenza, per loro sarà più facile accettare il nostro aiuto.

MOSTRIAMO COMPASSIONE

8. Cosa ci spingerà a fare la compassione?

8 A differenza di Lot, Giobbe non soffrì per qualche sua decisione sbagliata. Subì comunque una serie di disgrazie: perse i suoi beni, la reputazione che aveva nella comunità e la salute. Peggio ancora, lui e sua moglie dovettero affrontare la perdita di tutti i loro figli. Giobbe dovette anche sopportare  le accuse di tre falsi amici. Qual è un motivo per cui questi tre falsi confortatori non mostrarono compassione a Giobbe? Non si sforzarono di capire davvero la sua situazione. Quindi arrivarono a delle conclusioni sbagliate e lo giudicarono severamente. Come possiamo evitare un errore simile? Teniamo presente che solo Geova conosce tutti i dettagli relativi alla situazione di una persona. Quando un fratello che sta soffrendo ci parla, ascoltiamolo con attenzione. Non si tratta solo di ascoltare quello che dice, ma di immedesimarci nella sua situazione e capire i suoi sentimenti. In questo modo riusciamo a mostrare vera empatia.

9. Cosa ci impedirà di fare la compassione, e perché?

9 La compassione ci impedirà di diffondere pettegolezzi sui problemi che gli altri stanno affrontando. Chi è pettegolo non rafforza la congregazione, ma la indebolisce (Prov. 20:19; Rom. 14:19). Non è premuroso; anzi, le sue “parole sconsiderate” possono ferire chi sta già soffrendo (Prov. 12:18; Efes. 4:31, 32). Facciamo molto meglio a concentrarci sulle belle qualità degli altri e sui modi in cui aiutarli a far fronte ai loro problemi.

Se un fratello inizia a parlare in maniera avventata, ascoltiamolo con pazienza e al momento giusto usiamo parole di conforto (Vedi i paragrafi 10 e 11) *

10. Cosa ci insegnano le parole riportate in Giobbe 6:2, 3?

10 Leggi Giobbe 6:2, 3. Giobbe a volte usò parole “avventate”. Comunque, in seguito ammise che alcune delle cose che aveva detto erano sbagliate (Giob. 42:6). Come Giobbe, anche oggi una persona che sta affrontando un problema angosciante potrebbe parlare in modo avventato e dire cose di cui poi si pentirà. Come dovremmo reagire? Piuttosto che criticarla, mostriamo compassione. Ricordiamo che Geova non ci  ha creato perché avessimo i problemi e le preoccupazioni che invece abbiamo oggi. Quindi è comprensibile che un suo servitore fedele parli senza riflettere quando si trova sotto forte pressione. Anche se quel fratello dicesse cose non del tutto vere su Geova o su di noi, non dovremmo arrabbiarci con lui né giudicarlo per le sue parole (Prov. 19:11).

11. In che modo gli anziani possono imitare Eliu quando danno consigli?

11 A volte una persona che è sotto stress a causa di un problema può aver bisogno di ricevere consigli (Gal. 6:1). In che modo gli anziani possono riuscire a darle questo tipo di aiuto? Dovrebbero imitare Eliu, che ascoltò Giobbe con grande empatia (Giob. 33:6, 7). Gli diede dei consigli solo dopo aver capito il suo punto di vista. Gli anziani che imitano l’esempio di Eliu ascoltano con attenzione la persona che hanno davanti e cercano di capire la sua situazione. Così, quando poi le daranno consigli, riusciranno più facilmente ad arrivare al suo cuore.

DIAMO CONFORTO

12. Quale effetto ebbe su Naomi la morte di suo marito e dei suoi due figli?

12 Naomi era una donna leale che amava Geova. Ma quando suo marito e i suoi due figli morirono, volle essere chiamata “Mara”, che significa “amara” (Rut 1:3, 5, 20, nt., 21). In quel periodo difficile, sua nuora Rut le rimase sempre accanto. Non solo la aiutò in modo pratico, ma la confortò con quello che le disse. Con parole semplici e sincere le espresse il suo affetto e il suo desiderio di sostenerla (Rut 1:16, 17).

13. Perché chi ha perso il coniuge ha bisogno del nostro sostegno?

13 I componenti della nostra famiglia spirituale che hanno perso il coniuge hanno bisogno del nostro sostegno. Marito e moglie possono essere paragonati a due alberi che crescono vicini. Col passare degli anni le loro radici si intrecciano. Se uno dei due alberi viene sradicato e muore, l’altro può subire seri danni. In modo simile, quando un coniuge muore, l’altro potrebbe subirne gli strascichi emotivi per molto tempo. Paula, * che perse improvvisamente il marito, racconta: “La mia vita venne completamente stravolta, e mi sentivo impotente. Avevo perso il mio migliore amico. Con lui parlavo di tutto. Quello che rendeva felice me rendeva felice anche lui, e nei momenti difficili potevo contare sul suo appoggio. Avevo una spalla su cui piangere. Quando morì fu come se avessi perso una parte di me”.

Come possiamo dare sostegno a chi ha perso il coniuge? (Vedi i paragrafi 14 e 15) *

14-15. Come possiamo dare conforto a chi ha perso il coniuge?

14 Come possiamo confortare chi ha perso il coniuge? Innanzitutto è importante non evitare di parlare con lui o con lei, anche se forse ci sentiamo in imbarazzo o non sappiamo bene cosa dire. Paula, menzionata prima, dice: “Capisco che gli altri si sentano a disagio con chi ha perso una persona amata. Hanno paura di dire qualcosa di sbagliato. Ma è meglio sentirsi dire qualcosa di sbagliato che non sentirsi dire niente”. Una persona che soffre probabilmente non si aspetta che le diciamo cose profonde. Paula dice: “Mi sentivo meglio quando gli amici mi dicevano anche solo: ‘Mi dispiace per quello che è successo’”.

15 William, che ha perso la moglie alcuni anni fa, dice: “Quando gli altri mi raccontano dei bei ricordi che hanno di mia moglie, penso a quanto era amata e rispettata. Questo mi è di grande aiuto. Le loro parole mi confortano molto, perché lei era tutta la mia  vita”. Una vedova di nome Bianca spiega: “Trovo confortante che gli altri preghino con me e mi leggano uno o due versetti. Mi sento meglio quando parlano di mio marito o mi ascoltano mentre io parlo di lui”.

16. (a) Cosa dovremmo fare per chi ha perso una persona amata? (b) Quale responsabilità abbiamo secondo Giacomo 1:27?

16 Proprio come Rut rimase al fianco di Naomi dopo che questa era rimasta vedova, noi dobbiamo continuare a dare sostegno a chi ha perso una persona amata. Paula, menzionata prima, dice: “Subito dopo la morte di mio marito ricevetti tanto sostegno. Poi, col passare del tempo, la vita di tutti gli altri sembrò tornare alla normalità. La mia vita invece non era più la stessa. Quando gli altri capiscono che chi ha subìto un lutto continua ad aver bisogno di sostegno per mesi, o anche per anni, possono essere di grande aiuto”. Naturalmente, non siamo tutti uguali. Alcuni forse riescono ad adattarsi abbastanza velocemente alle nuove circostanze. Altri, invece, ogni volta che fanno qualcosa che prima facevano insieme al coniuge provano un grande vuoto. Ogni persona elabora il lutto in modo diverso. Non dimentichiamo che Geova ci ha affidato il compito di prenderci cura di chi ha subìto la perdita del coniuge, e questo per noi è un onore e una responsabilità. (Leggi Giacomo 1:27.)

17. Perché chi è stato lasciato dal coniuge ha bisogno del nostro sostegno?

17 Alcuni devono affrontare momenti di angoscia e profondo dolore quando vengono  abbandonati dal proprio coniuge. Il marito di Joyce, ad esempio, l’ha lasciata per un’altra donna. Joyce dice: “Il dolore che ho provato a causa del divorzio mi è sembrato quasi più forte di quello che avrei provato se mio marito fosse morto. Se fosse morto in un incidente o per una malattia, non sarebbe stata una sua decisione. Mio marito invece ha deciso di lasciarmi. Mi sono sentita umiliata e rifiutata”.

18. Cosa possiamo fare per aiutare chi non ha più il coniuge?

18 Con piccoli gesti gentili possiamo far sapere a chi non ha più il coniuge che gli vogliamo bene. Chi è rimasto solo ha più che mai bisogno di buoni amici (Prov. 17:17). Come possiamo essere degli amici per lui? Ad esempio potremmo invitarlo a mangiare qualcosa. Oppure potremmo offrirci di stare un po’ con lui nel tempo libero o in servizio. Di tanto in tanto potremmo anche chiedergli di partecipare alla nostra adorazione in famiglia. Facendo queste cose rendiamo felice Geova, che “è vicino a quelli che hanno il cuore affranto” ed è il “difensore delle vedove” (Sal. 34:18; 68:5).

19. Tenendo presenti le parole di 1 Pietro 3:8, cosa siete decisi a fare?

19 Presto, quando il Regno di Dio governerà la terra, tutte “le sofferenze [...] saranno dimenticate”. Aspettiamo davvero con ansia il tempo in cui “le cose passate non torneranno in mente né saliranno in cuore” (Isa. 65:16, 17). Nel frattempo, sosteniamoci gli uni gli altri e dimostriamo con le parole e le azioni di amare tutti quelli che fanno parte della nostra famiglia spirituale. (Leggi 1 Pietro 3:8.)

CANTICO 111 I nostri motivi di gioia

^ par. 5 Lot, Giobbe e Naomi erano fedeli servitori di Geova, ma dovettero comunque affrontare momenti difficili. Questo articolo spiega cosa possiamo imparare da alcune situazioni che vissero. Capiremo anche perché, per aiutare i fratelli e le sorelle che affrontano difficoltà, è importante mostrare pazienza e compassione, e dare loro conforto con le nostre parole.

^ par. 13 In questo articolo i nomi sono stati cambiati.

^ par. 57 DESCRIZIONE DELL’IMMAGINE. Un anziano ascolta con pazienza un fratello molto turbato che sta parlando in maniera avventata. In seguito, dopo che il fratello si è calmato, l’anziano gli dà dei consigli in modo gentile.

^ par. 59 DESCRIZIONE DELL’IMMAGINE. Una giovane coppia passa del tempo con un fratello a cui è da poco morta la moglie. Guardando delle foto, parlano di alcuni ricordi piacevoli che hanno di lei.