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Testimoni di Geova

Italiano

La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  giugno 2016

“Geova nostro Dio è un solo Geova”

“Geova nostro Dio è un solo Geova”

“Ascolta, o Israele: Geova nostro Dio è un solo Geova” (DEUT. 6:4)

CANTICI: 138, 112

1, 2. (a) Perché le parole di Deuteronomio 6:4 sono conosciute? (b) Perché Mosè pronunciò quelle parole?

DA SECOLI le sei parole del testo ebraico di Deuteronomio 6:4 fanno parte di una preghiera liturgica che gli aderenti all’ebraismo recitano tutti i giorni, la mattina e la sera. Questa preghiera è chiamata Shemà, dalla prima parola del versetto. Recitandola gli ebrei devoti professano la loro esclusiva devozione a Dio.

2 Queste parole furono fra le ultime pronunciate da Mosè alla nazione di Israele radunata nelle pianure di Moab nel 1473 a.E.V. Gli israeliti stavano per attraversare il Giordano e conquistare la Terra Promessa (Deut. 6:1). Mosè, che era il loro condottiero da 40 anni, voleva che fossero coraggiosi nell’affrontare le difficoltà future. Gli israeliti dovevano confidare nel loro Dio, Geova, e rimanergli fedeli. Non è difficile immaginare il profondo impatto che ebbero su di loro le ultime parole di Mosè. Dopo aver citato i Dieci Comandamenti e altre norme che Geova aveva dato alla nazione di Israele,  Mosè fece la vigorosa dichiarazione riportata in Deuteronomio 6:4, 5. (Leggi.)

3. Quali domande esamineremo in questo articolo?

3 Ovviamente gli israeliti radunati insieme a Mosè sapevano che il loro Dio Geova era “un solo Geova”. Gli israeliti fedeli conoscevano e adoravano un solo Dio, quello dei loro antenati Abraamo, Isacco e Giacobbe. Perché allora Mosè sottolineò il fatto che il loro Dio Geova era “un solo Geova”? Che relazione c’è fra l’unicità di Geova e il comando di amarlo con tutto il cuore, l’anima e la forza, come si legge nel versetto 5? E quale significato hanno per noi oggi le parole di Deuteronomio 6:4, 5?

“UN SOLO GEOVA”

4, 5. (a) Qual è un significato dell’espressione “un solo Geova”? (b) Perché Geova era diverso dagli dèi degli altri popoli?

4 Unico. In ebraico, come anche in diverse altre lingue, la parola tradotta “un solo” non indica semplicemente un numero, ma contiene anche l’idea di unicità. Non sembra che Mosè stesse confutando insegnamenti religiosi falsi relativi a un dio trino. Geova è il Creatore del cielo e della terra, il Sovrano dell’universo. Non esiste alcun vero Dio eccetto Geova e nessun altro dio è simile a lui (2 Sam. 7:22). Quindi Mosè stava ricordando agli israeliti che dovevano rendere a Geova esclusiva devozione. Non dovevano imitare i popoli vicini, che adoravano varie divinità. Quei popoli credevano che alcuni dei loro falsi dèi controllassero certi fenomeni naturali e che altri fossero manifestazioni di una particolare divinità.

5 Per esempio, gli antichi egizi veneravano il dio-sole Ra, la dea-cielo Nut, il dio-terra Geb, il dio-Nilo Hapi e numerosi animali sacri. Con le dieci piaghe Geova inflisse un’umiliante sconfitta a molti di quei falsi dèi. Il principale dio dei cananei invece era Baal, il dio della fertilità, che era anche considerato il dio del cielo, della pioggia e della tempesta. Baal era anche la divinità protettrice di molte località (Num. 25:3). Gli israeliti dovevano ricordare che il loro Dio, il “vero Dio”, era “un solo Geova” (Deut. 4:35, 39).

6, 7. Cos’altro può significare l’espressione “un solo Geova”, e come Geova ha dimostrato di esserlo?

6 Coerente e leale. Il termine tradotto “un solo” suggerisce anche l’idea di unità d’intenti e d’azione. Geova Dio non è incoerente o imprevedibile. Al contrario, è sempre affidabile, coerente, leale e di parola. Geova promise ad Abraamo che i suoi discendenti avrebbero ereditato la Terra Promessa e fece opere potenti per tener fede alla sua parola. A distanza di 430 anni, Geova era ancora determinato a mantenere quella promessa (Gen. 12:1, 2, 7; Eso. 12:40, 41).

7 Secoli dopo, quando definì gli israeliti suoi testimoni, Geova disse loro: “Io sono lo stesso. Prima di me non fu formato nessun Dio, e dopo di me continuò a non essercene nessuno”. Mettendo in risalto che il suo proposito non cambia, aggiunse: “In ogni tempo io sono lo stesso” (Isa. 43:10, 13; 44:6; 48:12). Proprio come noi oggi, gli israeliti avevano lo straordinario privilegio di servire Geova, un Dio sempre coerente e leale (Mal. 3:6; Giac. 1:17).

8, 9. (a) Cosa richiede Geova dai suoi adoratori? (b) Cosa disse Gesù per sottolineare l’importanza delle parole di Mosè?

8 Mosè ricordò agli israeliti che l’amore e l’interesse di Geova nei loro riguardi  erano costanti e immutabili. Di conseguenza gli israeliti avrebbero dovuto rendergli esclusiva devozione e amarlo senza riserve, con tutto il cuore, l’anima e la forza. E dato che i genitori dovevano istruire i figli in ogni occasione, anche i giovani avrebbero servito Geova con tutto loro stessi (Deut. 6:6-9).

9 Dal momento che la volontà e il proposito di Geova non cambiano mai, è chiaro che i requisiti fondamentali che i veri adoratori devono soddisfare sono gli stessi anche oggi. Se vogliamo adorare Geova come lui desidera, anche noi dobbiamo rendergli esclusiva devozione e amarlo con tutto il cuore, la mente e la forza, proprio come disse Gesù Cristo in risposta a uno scriba. (Leggi Marco 12:28-31.) Vediamo quindi come possiamo dimostrare con le nostre azioni che per noi “Geova nostro Dio è un solo Geova”.

RENDIAMO A GEOVA ESCLUSIVA DEVOZIONE

10, 11. (a) Cosa vuol dire rendere esclusiva devozione a Geova? (b) In che modo alcuni giovani ebrei a Babilonia resero esclusiva devozione a Geova?

10 Se vogliamo che Geova sia il nostro solo e unico Dio dobbiamo rendergli esclusiva devozione. Non possiamo adorare lui e nello stesso tempo altri dèi, né mischiare la sua adorazione con idee e pratiche false. Dobbiamo ricordare che Geova non è soltanto uno fra i tanti dèi e non è nemmeno il più eccelso o il più potente fra di loro: Geova è l’unico vero Dio. Quindi solo lui deve essere adorato. (Leggi Rivelazione 4:11.)

11 Nel libro di Daniele si parla di alcuni giovani ebrei, Hanania, Misael, Azaria e Daniele stesso, che resero esclusiva devozione a Geova. Lo fecero evitando di mangiare cibi impuri e rifiutando di inchinarsi davanti all’immagine d’oro di Nabucodonosor. Sapevano bene chi meritava di essere adorato, e nella loro adorazione non c’era spazio per i compromessi (Dan. 1:1–3:30).

12. A cosa dobbiamo stare attenti se vogliamo rendere a Geova esclusiva devozione?

12 Per rendere a Geova esclusiva devozione dobbiamo stare attenti che nella nostra vita nulla prenda il posto che gli spetta, o lo occupi anche solo in parte. Cosa potrebbe sostituirsi a Geova? Nei Dieci Comandamenti Geova disse chiaramente ai suoi servitori che non dovevano avere altri dèi eccetto lui né praticare in nessun modo l’idolatria (Deut. 5:6-10). Oggi l’idolatria può assumere diverse forme, alcune delle quali potrebbero essere difficili da riconoscere. Ciò che Geova richiede non è cambiato perché lui è ancora “un solo Geova”. Cosa significa questo per noi?

13. Quali cose potremmo iniziare ad amare più di Geova?

13 In Colossesi 3:5 troviamo un consiglio energico su ciò che potrebbe danneggiare la speciale relazione che abbiamo con Geova. (Leggi.) Qui la concupiscenza, o avidità, è messa in relazione all’idolatria perché l’oggetto del desiderio, per esempio denaro o beni di lusso, può controllare a tal punto la nostra vita da diventare per noi un dio potente. Ma analizzando l’intero versetto capiamo che tutte le altre pratiche errate di cui si parla sono in qualche modo legate all’avidità, e quindi all’idolatria. Il desiderio smodato delle cose menzionate nel versetto può facilmente prendere il posto del nostro amore per Geova. Non possiamo assolutamente correre questo rischio, altrimenti Geova non sarebbe più “un solo Geova” per noi.

14. Quale avvertimento diede l’apostolo Giovanni?

 14 L’apostolo Giovanni parlò di qualcosa di simile quando disse che se uno ama le cose del mondo, cioè “il desiderio della carne e il desiderio degli occhi e la vistosa ostentazione dei propri mezzi di sostentamento”, allora “l’amore del Padre non è in lui” (1 Giov. 2:15, 16). Dobbiamo dunque esaminare regolarmente il nostro cuore per vedere se siamo influenzati dal mondo per quanto riguarda divertimenti, compagnie o mode in fatto di abbigliamento e aspetto in generale. L’amore del mondo potrebbe anche includere la ricerca di “grandi cose”, ad esempio per mezzo dell’istruzione universitaria (Ger. 45:4, 5). Siamo a un passo dal nuovo mondo promesso da Dio: è davvero importante ricordare le vigorose parole di Mosè! Se comprendiamo chiaramente che “Geova nostro Dio è un solo Geova” e ne siamo davvero convinti, faremo del nostro meglio per rendergli esclusiva devozione, servendolo come lui richiede (Ebr. 12:28, 29).

MANTENIAMO L’UNITÀ CRISTIANA

15. Perché Paolo ricordò ai cristiani che Dio è “un solo Geova”?

15 Il fatto che Geova sia “un solo Geova” contiene l’idea di avere unità d’intenti, una caratteristica che anche i suoi adoratori devono dimostrare nel servirlo. La congregazione cristiana del I secolo era formata da ebrei, greci, romani e persone di altri paesi. Provenivano da contesti religiosi diversi e avevano abitudini e sensibilità altrettanto diverse. Per questo alcuni non trovavano facile accettare il nuovo modo di adorare o abbandonare del tutto il loro vecchio stile di vita. L’apostolo Paolo ritenne dunque opportuno ricordare ai cristiani che avevano un solo Dio, Geova. (Leggi 1 Corinti 8:5, 6.)

16, 17. (a) Quale profezia si sta adempiendo nei nostri giorni, e con quale risultato? (b) Cosa potrebbe rovinare la nostra unità?

 16 Che dire della congregazione cristiana oggi? Isaia profetizzò che “nella parte finale dei giorni” persone di tutte le nazioni sarebbero affluite all’elevato luogo della pura adorazione di Geova e avrebbero detto: “[Geova] ci istruirà intorno alle sue vie, e noi certamente cammineremo nei suoi sentieri” (Isa. 2:2, 3). Siamo molto felici di vedere con i nostri occhi l’adempimento di questa profezia! Molte congregazioni sono diventate multietniche, multiculturali e multilingue, e questo rende lode a Geova. Tale varietà, però, può presentare delle sfide a cui è necessario prestare attenzione.

Stiamo contribuendo all’unità della congregazione? (Vedi i paragrafi da 16 a 19)

17 Per esempio, cosa pensiamo di quei compagni di fede che provengono da una cultura distante dalla nostra? La loro lingua, la loro cucina o il loro modo di vestire e di comportarsi potrebbero essere molto diversi da quelli a cui siamo abituati noi. Siamo restii a stare con loro, preferendo la compagnia di chi viene da un contesto simile al nostro? E che dire se gli anziani della nostra zona appartengono a un’etnia o a una cultura diversa o sono più giovani di noi? Permettiamo a cose come queste di compromettere l’unità che dovrebbe esistere fra il popolo di Geova?

18, 19. (a) Quale consiglio è riportato in Efesini 4:1-3? (b) Cosa possiamo fare per mantenere l’unità della congregazione?

18 Cosa può aiutarci a evitare atteggiamenti di questo genere? Paolo diede dei consigli pratici ai cristiani che vivevano a Efeso, una città fiorente e multiculturale. (Leggi Efesini 4:1-3.) Prima di tutto Paolo menzionò qualità come modestia di mente, mitezza, longanimità e amore. Queste qualità possono essere paragonate ai pilastri che sostengono una casa. Una casa, però, con il tempo può deteriorarsi. Quindi, oltre a forti pilastri, è necessaria una regolare manutenzione. Per questo Paolo incoraggiò i cristiani di Efeso a sforzarsi di “osservare premurosamente l’unità dello spirito”.

19 Ognuno di noi dovrebbe assumersi la propria responsabilità di contribuire all’unità della congregazione. In che modo? Primo, coltivando e manifestando le qualità menzionate da Paolo, cioè modestia di mente, mitezza, longanimità e amore. Secondo, facendo ogni sforzo per promuovere l’“unificante vincolo della pace”. Dovremmo cercare, per così dire, di riparare qualsiasi crepa possa incrinare la nostra unità. In questo modo contribuiremo a mantenere la pace e l’unità a cui teniamo tanto.

20. Come possiamo dimostrare che per noi “Geova nostro Dio è un solo Geova”?

20 “Geova nostro Dio è un solo Geova”: questa vigorosa affermazione rafforzò gli israeliti in vista delle difficoltà che avrebbero incontrato per entrare nella Terra Promessa e conquistarla. Se terremo a mente queste parole, anche noi avremo la forza necessaria per affrontare la grande tribolazione ormai vicina e potremo contribuire alla pace e all’unità del futuro Paradiso. Continuiamo dunque a rendere esclusiva devozione a Geova amandolo, servendolo di tutto cuore e facendo del nostro meglio per mantenere l’unità cristiana. In questo modo potremo guardare con fiducia al futuro e assistere all’adempimento delle parole di Gesù rivolte a quelli che saranno giudicati come pecore: “Venite, voi che siete stati benedetti dal Padre mio, ereditate il regno preparato per voi dalla fondazione del mondo” (Matt. 25:34).