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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  dicembre 2016

“Rivolgere la mente allo spirito significa vita e pace”

“Rivolgere la mente allo spirito significa vita e pace”

Quelli che sono secondo lo spirito rivolgono la loro mente alle cose dello spirito (ROM. 8:5)

CANTICI: 57, 52

1, 2. Perché il capitolo 8 di Romani interessa particolarmente ai cristiani unti?

FORSE nel periodo della Commemorazione della morte di Gesù abbiamo letto Romani 8:15-17. Questi importanti versetti spiegano come i cristiani unti sanno di aver ricevuto la chiamata: lo spirito santo rende testimonianza con il loro spirito. Inoltre, il primo versetto del capitolo 8 parla di “quelli che sono uniti a Cristo Gesù”. Dobbiamo quindi concludere che questo capitolo parli solo degli unti? O invece è utile anche per i cristiani che hanno la speranza di vivere sulla terra?

2 È vero che il capitolo 8 è principalmente indirizzato agli unti. Questi cristiani ricevono “lo spirito” mentre aspettano “l’adozione come figli, la liberazione dal [loro] corpo”, cioè il corpo carnale (Rom. 8:23). Hanno la prospettiva di essere figli di Dio in cielo. Tutto ciò è possibile perché si sono battezzati e Dio ha applicato il valore del riscatto a loro favore, ha perdonato i loro peccati e li ha dichiarati giusti come figli spirituali (Rom. 3:23-26; 4:25; 8:30).

3. Perché possiamo dire che il capitolo 8 di Romani è utile anche a chi ha la speranza terrena?

3 Il capitolo 8 di Romani, tuttavia, è interessante anche per i cristiani che hanno la speranza terrena, perché Dio in un  certo senso li considera giusti. Lo capiamo dalle parole di Paolo contenute nel capitolo 4, dove si parla di Abraamo. Quell’uomo di fede visse prima che Geova desse la Legge a Israele e molto prima che Gesù morisse per i nostri peccati. Nonostante ciò, Geova notò la straordinaria fede di Abraamo e lo considerò giusto. (Leggi Romani 4:20-22.) Allo stesso modo, oggi Geova può considerare giusti i cristiani fedeli che hanno la speranza di vivere per sempre sulla terra. Quindi i consigli rivolti ai giusti che sono contenuti nel capitolo 8 di Romani saranno utili anche a loro.

4. Su quale domanda ci porta a riflettere Romani 8:21?

4 Romani 8:21 ci assicura che il nuovo mondo verrà. Questo versetto infatti contiene la promessa che “la creazione stessa sarà pure resa libera dalla schiavitù della corruzione e avrà la gloriosa libertà dei figli di Dio”. Queste parole si avvereranno di certo, ma resta da vedere se ci saremo anche noi. Abbiamo fiducia che ci saremo? Nel capitolo 8 di Romani troviamo utili consigli al riguardo.

“RIVOLGERE LA MENTE ALLA CARNE”

5. Quale grave situazione viene descritta da Paolo in Romani 8:4-13?

5 Leggi Romani 8:4-13. Il capitolo 8 di Romani mette in contrasto chi cammina “secondo la carne” con chi cammina “secondo lo spirito”. Si potrebbe pensare che la contrapposizione sia fra chi non è nella verità e chi lo è, fra chi non è cristiano e chi lo è. Ma Paolo stava scrivendo a “quelli che sono a Roma come diletti di Dio, chiamati ad essere santi” (Rom. 1:7). Quindi stava parlando di cristiani che camminavano secondo la carne e cristiani che camminavano secondo lo spirito. Che differenza c’è fra i due gruppi?

6, 7. (a) Quali sono alcuni dei significati che assume il termine “carne” nella Bibbia? (b) Qual è il senso del termine “carne” nel contesto di Romani 8:4-13?

6 Analizziamo per prima cosa il termine “carne”. A cosa si stava riferendo Paolo? Nella Bibbia questa parola assume diversi significati. A volte si riferisce alla carne del nostro corpo (Rom. 2:28; 1 Cor. 15:39, 50). Altre volte indica parentela. Per esempio, di Gesù si dice che “secondo la carne sorse dal seme di Davide”,  e Paolo descrisse gli ebrei come “parenti secondo la carne” (Rom. 1:3; 9:3).

7 Nel capitolo 7 troviamo un indizio del significato di “carne” nel contesto di Romani 8:4-13. Rivolgendosi ai cristiani di Roma, Paolo mise in relazione l’essere “in armonia con la carne” con “le passioni peccaminose” che un tempo “operavano nelle [loro] membra” (Rom. 7:5). Questo ci aiuta a comprendere chi sono quelli che vivono “secondo la carne”, dei quali si dice che “rivolgono la loro mente alle cose della carne”. Paolo stava parlando di persone dominate da inclinazioni e desideri peccaminosi o concentrate su tali cose. Persone del genere assecondano i loro desideri, i loro impulsi e le loro passioni, che siano di natura sessuale o di altro tipo.

8. Perché era necessario mettere in guardia perfino i cristiani unti contro il pericolo di camminare “secondo la carne”?

8 Ma perché Paolo mise in guardia dei cristiani unti contro il pericolo di vivere “secondo la carne”? E quei cristiani che Dio oggi ha accettato come suoi amici e che considera giusti potrebbero incorrere in un pericolo simile? Triste a dirsi, qualsiasi cristiano potrebbe iniziare a camminare secondo la carne imperfetta. Per esempio, Paolo scrisse che alcuni fratelli di Roma erano schiavi “del loro proprio ventre”, cioè dei loro appetiti, che fossero di natura sessuale o riguardassero il mangiare, il bere o altre cose. Certi fratelli “[seducevano] i cuori dei semplici” (Rom. 16:17, 18; Filip. 3:18, 19; Giuda 4, 8, 12). Inoltre, non dimentichiamo che per un certo periodo di tempo un fratello di Corinto visse con “la moglie del proprio padre” (1 Cor. 5:1). Da queste considerazioni si comprende bene perché Dio, tramite Paolo, mise in guardia i cristiani contro il pericolo di “rivolgere la mente alla carne” (Rom. 8:5, 6).

9. Cosa non significano le parole di Paolo in Romani 8:6?

9 Quell’avvertimento è valido ancora oggi. Anche se serve Dio da anni, un cristiano potrebbe iniziare a rivolgere la mente alle cose della carne. Questo non significa che non si possa mai pensare al cibo, al lavoro, a divertirsi o anche alle relazioni sentimentali. Queste cose fanno parte della vita di tutti i servitori di Dio. Gesù apprezzava il cibo e in alcune  occasioni sfamò delle persone. Si rendeva anche conto del bisogno di riposarsi. E Paolo parlò del giusto posto che hanno nel matrimonio la passione e l’intimità.

Le nostre conversazioni dimostrano che abbiamo la mente rivolta allo spirito o alla carne? (Vedi i paragrafi 10 e 11)

10. Cosa significa l’espressione “rivolgere la mente” che si trova in Romani 8:5, 6?

10 Ma cosa significa “rivolgere la mente alla carne”? La parola greca usata da Paolo significa concentrare tutti i propri pensieri e progetti su qualcosa. Coloro che vivono secondo la carne lasciano che la loro vita sia controllata primariamente dalla loro natura umana imperfetta. Riguardo alle persone di cui si parla in Romani 8:5, uno studioso ha detto: “Concentrano la loro mente sulle cose che hanno a che fare con la carne, hanno verso di esse profondo interesse, ne parlano costantemente, ne sono assorbiti e si vantano di tali cose”.

11. Quali sono alcune cose che potrebbero aver assunto troppa importanza nella nostra vita?

11 I cristiani di Roma facevano bene a chiedersi quale fosse il fulcro della loro vita. È possibile che la loro vita fosse dominata dalle “cose della carne” o incentrata su di esse? Anche noi dovremmo farci un simile autoesame. Cosa ci interessa maggiormente? Su cosa ruotano le nostre conversazioni? Quali obiettivi perseguiamo giorno dopo giorno? Alcuni potrebbero rendersi conto di essere molto occupati a degustare vini, decorare la propria casa, stare al passo con le ultime mode, fare investimenti, organizzare le vacanze e cose del genere. Queste attività di per sé non sono sbagliate; fanno parte della vita. Per esempio, Gesù una volta provvide del vino a una festa di nozze, e Paolo consigliò a Timoteo di bere “un po’ di vino” (1 Tim. 5:23; Giov. 2:3-11). Ma si può dire che Gesù e Paolo parlassero costantemente del vino o fossero assorbiti da questo interesse? Certamente no. Che dire di noi? Quali sono le cose che ci stanno più a cuore?

12, 13. Perché è importante esaminarsi?

12 Esaminarsi è molto importante. Lo capiamo da ciò che Paolo scrisse: “Rivolgere la mente alla carne significa morte” (Rom. 8:6). Si tratta di una cosa seria: morte spirituale ora e morte fisica nel futuro. Comunque, Paolo non voleva dire che se un cristiano inizia a “rivolgere la mente alla carne” andrà inevitabilmente incontro alla morte. Cambiare è possibile. Pensiamo all’uomo immorale di Corinto che agì secondo la carne e fu disassociato. Poteva cambiare, e lo fece. Smise di camminare secondo la carne e riprese a vivere rettamente (2 Cor. 2:6-8).

13 Se quell’uomo, che aveva agito secondo la carne in modo così palese, riuscì a cambiare, tutti i cristiani possono riuscirci. L’avvertimento di Paolo sulle possibili conseguenze per chi ‘rivolge la mente alla carne’ spronerà sicuramente i cristiani a fare i necessari cambiamenti.

“RIVOLGERE LA MENTE ALLO SPIRITO”

14, 15. (a) A cosa dovremmo “rivolgere la mente”? (b) Cosa non significa “rivolgere la mente allo spirito”?

14 Dopo aver detto cosa comporta “rivolgere la mente alla carne”, l’apostolo Paolo fa questa dichiarazione rassicurante: “Rivolgere la mente allo spirito significa vita e pace”. Che meravigliosa ricompensa! Ma come possiamo ottenerla?

15 “Rivolgere la mente allo spirito” non vuol dire vivere fuori dalla realtà. Un cristiano non deve per forza pensare soltanto alla Bibbia, al suo amore verso Geova o alla sua speranza per il futuro; né deve per forza parlare solo di queste cose.  Non dimentichiamo che Paolo e altri cristiani del I secolo che erano approvati da Dio avevano una vita normale sotto molti aspetti: mangiavano e bevevano, molti avevano una famiglia e lavoravano per mantenersi (Mar. 6:3; 1 Tess. 2:9).

16. Anche se si impegnava nelle normali attività della vita, su cosa si concentrava Paolo?

16 Quei servitori di Dio, però, non permisero alle normali attività quotidiane di occupare il posto più importante nella loro vita. Secondo la Bibbia, Paolo lavorava come fabbricante di tende, ma la sua vita ruotava intorno all’opera di predicazione e di insegnamento, che svolgeva regolarmente. (Leggi Atti 18:2-4; 20:20, 21, 34, 35.) Paolo raccomandò anche ai fratelli di Roma di impegnarsi in queste attività. La sua vita, quindi, era incentrata sull’opera di predicazione e su ciò che Dio provvede a livello spirituale. I fratelli di Roma dovevano imitarlo, e dovremmo farlo anche noi (Rom. 15:15, 16).

17. Che tipo di vita possiamo avere se ‘rivolgiamo la mente allo spirito’?

17 Quale sarà il risultato se rimarremo concentrati sulle cose spirituali? Romani 8:6 afferma: “Rivolgere la mente allo spirito significa vita e pace”. Questo significa fare in modo che la nostra mente sia influenzata e dominata dallo spirito santo, e che sia in armonia con Dio e con il suo modo di pensare. Se “lo spirito” è la cosa più importante per noi, certamente avremo già ora una vita significativa e soddisfacente. E in futuro riceveremo la vita eterna, che sia in cielo o sulla terra.

18. In che modo “rivolgere la mente allo spirito” ci permette di trovare pace?

18 Esaminiamo ora l’affermazione secondo cui “rivolgere la mente allo spirito significa [...] pace”. Molte persone sono alla disperata ricerca della pace interiore, mentre noi l’abbiamo già trovata. Inoltre ci sforziamo di avere rapporti pacifici con i nostri familiari e i nostri fratelli. Riconosciamo saggiamente che siamo tutti imperfetti e che quindi possono sorgere dei problemi. In questo caso seguiamo il consiglio di Gesù: “Fa pace col tuo fratello” (Matt. 5:24). Sarà più facile farlo se teniamo presente che anche i nostri compagni di fede servono “l’Iddio che dà pace” (Rom. 15:33; 16:20).

19. Se ‘rivolgiamo la mente allo spirito’, quale tipo di pace possiamo avere?

19 “Rivolgere la mente allo spirito” ci permette anche di ottenere qualcosa di molto prezioso: essere in pace con il nostro Creatore. Isaia scrisse riguardo a Geova queste parole che ebbero un adempimento allora e che ne hanno uno ancora più grande oggi: “Tu doni la pace a chi è costante e pone in te la sua fiducia” (Isa. 26:3, Parola del Signore; leggi Romani 5:1).

20. Perché apprezziamo i consigli riportati nel capitolo 8 di Romani?

20 In conclusione, sia che siamo cristiani unti con lo spirito o che abbiamo la speranza di vivere per sempre nel Paradiso sulla terra, apprezziamo i consigli ispirati riportati nel capitolo 8 di Romani, in cui siamo incoraggiati a non permettere “alla carne” di occupare il posto più importante nella nostra vita. Inoltre, capiamo quanto sia saggio vivere in armonia con queste rassicuranti parole: “Rivolgere la mente allo spirito significa vita e pace”. In questo modo otterremo una ricompensa eterna, perché Paolo scrisse: “Il salario che il peccato paga è la morte, ma il dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore” (Rom. 6:23).