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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia (edizione per lo studio)  |  aprile 2017

Lodiamo Geova con il nostro spirito volenteroso!

Lodiamo Geova con il nostro spirito volenteroso!

“Per essersi il popolo offerto volontariamente, benedite Geova” (GIUD. 5:2)

CANTICI: 84, 75

1, 2. (a) Secondo Elifaz e Bildad, come considera Dio il servizio che gli rendiamo? (b) In che modo Geova ha reso chiaro ciò che pensa del nostro servizio?

“PUÒ un uomo robusto essere utile a Dio stesso, perché qualcuno che ha perspicacia gli sia utile?”, chiese Elifaz il temanita a Giobbe. “Ha l’Onnipotente qualche diletto in quanto tu sei giusto, o qualche guadagno in quanto rendi la tua via irriprovevole?” (Giob. 22:1-3). Come risponderemmo a domande come queste? Elifaz era convinto che la risposta fosse no. Uno dei suoi amici, Bildad il suhita, suggerì persino che per gli esseri umani fosse impossibile avere una condizione giusta davanti a Dio. (Leggi Giobbe 25:4.)

2 Secondo quei falsi confortatori, per Geova gli sforzi che facciamo per servirlo lealmente non servono a nulla, e ai suoi occhi non valiamo più di una tignola, di un baco o di un verme (Giob. 4:19; 25:6). A prima vista potrebbe sembrare che Elifaz e Bildad stessero mostrando un atteggiamento umile (Giob. 22:29). Dopotutto, viste dalla cima di un monte o dal finestrino di un aereo, le opere dell’uomo potrebbero sembrare irrilevanti. Ma quando ci osserva dalla sua posizione elevata, Geova considera davvero insignificante il nostro contributo all’opera del Regno? Ciò che pensa al riguardo  risulta chiaro dal fatto che rimproverò Elifaz, Bildad e Zofar per aver pronunciato falsità, mentre approvò Giobbe, definendolo “mio servitore” (Giob. 42:7, 8). Da questo capiamo che un essere umano può “essere utile a Dio stesso”.

COSA DAREMO A GEOVA?

3. Cosa disse Eliu riguardo agli sforzi che facciamo per servire Geova, e cosa significano quelle parole?

3 Eliu non venne corretto da Geova per aver chiesto: “Se sei realmente nel giusto, che gli dai, o che riceve [Dio] dalla tua propria mano?” (Giob. 35:7). Eliu non intendeva dire che i nostri sforzi per servire Dio siano inutili. Piuttosto stava dicendo che Geova non ha bisogno della nostra adorazione. Dato che è completo in sé stesso, non possiamo renderlo più ricco o più forte. Al contrario, tutte le buone qualità, le capacità o le doti che possediamo ci sono state affidate da Dio, e lui presta attenzione a come le usiamo.

4. A cosa paragona Geova le opere buone che compiamo a favore degli altri?

4 Geova considera ogni azione motivata dall’amore leale e compiuta a favore dei suoi servitori come un gesto fatto a lui personalmente. In Proverbi 19:17 leggiamo: “Chi mostra favore al misero presta a Geova, ed Egli gli ripagherà il suo trattamento”. Questo versetto indica forse che Geova prenda nota di ogni opera buona che compiamo a favore dei miseri? È possibile che il Creatore dell’universo si senta in debito nei confronti di semplici esseri umani che compiono gesti di misericordia? Dio può davvero considerare gesti del genere come prestiti e ripagarli elargendo il suo favore e la sua benedizione? Come fu confermato dallo stesso Figlio di Dio, la risposta a queste domande è affermativa. (Leggi Luca 14:13, 14.)

5. Quali domande prenderemo in esame?

5 Geova invitò il profeta Isaia a parlare in nome suo; questo indica che è felice di coinvolgere gli esseri umani fedeli nell’adempimento del suo proposito (Isa. 6:8-10). Il profeta accettò di buon grado quell’invito. Anche oggi migliaia di persone sono pronte ad accettare incarichi impegnativi nel servizio a Geova, dimostrando così lo stesso spirito di Isaia, che disse: “Eccomi! Manda me”. Comunque potremmo pensare: “I miei sforzi contano davvero? Sono felice che Geova mi permetta di dimostrare il mio spirito volenteroso e di dare il mio contributo; ma indipendentemente da quanto decido di fare io nel suo servizio, non farà comunque in modo che la sua Parola si adempia?” Daremo risposta a queste domande esaminando alcuni eventi che accaddero ai giorni di Debora e Barac.

DAL TIMORE AL CORAGGIO

6. Che differenza c’era tra gli israeliti e l’esercito di Iabin?

6 Erano ormai 20 anni che il popolo di Israele veniva “oppresso con durezza” dal re cananeo Iabin. Gli abitanti dei villaggi avevano perfino paura di uscire di casa. Da un punto di vista militare gli israeliti erano mal equipaggiati, dato che non avevano né armi né armature. I loro nemici, invece, avevano 900 carri da guerra muniti di falci di ferro (Giud. 4:1-3, 13; 5:6-8). *

7, 8. (a) Quali furono le prime istruzioni che Geova diede a Barac? (b) In che modo Israele sconfisse l’esercito di Iabin? (Vedi l’immagine iniziale.)

7 Ciò nondimeno, Geova diede a Barac questo chiaro comando per mezzo della profetessa Debora: “Va e ti devi spargere sul monte Tabor, e devi prendere con te  diecimila uomini dai figli di Neftali e dai figli di Zabulon. E certamente attirerò verso di te, alla valle del torrente Chison, Sisera capo dell’esercito di Iabin e i suoi carri da guerra e la sua folla, e in realtà te lo darò in mano” (Giud. 4:4-7).

8 La notizia si diffuse rapidamente. I volontari si radunarono sul monte Tabor, e Barac seguì prontamente le istruzioni di Geova. (Leggi Giudici 4:14-16.) Durante la battaglia principale, che si svolse a Taanac, un improvviso nubifragio trasformò il terreno in un pantano. Barac inseguì l’esercito di Sisera per circa 25 chilometri, fino ad Aroset. A un certo punto Sisera abbandonò il suo carro, ormai inutile, e fuggì a Zaanannim. Cercò quindi rifugio nella tenda di Iael, la moglie di Heber il chenita. La donna lo invitò a entrare. Stremato dalla battaglia, Sisera si addormentò, diventando così un facile bersaglio. Iael si fece coraggio e lo mise a morte senza esitare (Giud. 4:17-21). Il nemico di Israele era stato sconfitto! *

DUE DIVERSI ATTEGGIAMENTI

9. Quali ulteriori dettagli troviamo in Giudici 5:20, 21 riguardo alla battaglia contro Sisera?

9 I capitoli 4 e 5 di Giudici dovrebbero essere studiati insieme, perché in ognuno troviamo dettagli che non sono presenti nell’altro. Per esempio, in Giudici 5:20, 21 leggiamo: “Dal cielo combatterono le stelle, dalle loro orbite combatterono contro Sisera. Il torrente Chison li spazzò via”. Queste parole fanno forse riferimento a un aiuto angelico o a una pioggia di meteoriti? Il racconto non lo rivela, ma sembra ragionevole concludere che ci sia stato un intervento divino. Infatti le piogge torrenziali che misero fuori uso 900 carri da guerra si abbatterono proprio nel posto giusto e al momento giusto. Inoltre, per tre volte in Giudici 4:14, 15 la vittoria viene attribuita a Geova. Nessuno dei 10.000 israeliti che si erano offerti volontari poteva vantarsi di aver liberato il popolo.

10, 11. Cos’era Meroz, e perché venne maledetta?

10 Barac e Debora intonarono un cantico per lodare Geova, che aveva dato loro la vittoria in modo miracoloso. È interessante notare che a un certo punto cantarono: “‘Maledite Meroz’, disse l’angelo di Geova, ‘maledite incessantemente i suoi abitanti, poiché non vennero in aiuto di Geova, in aiuto di Geova con i potenti’” (Giud. 5:23).

11 A quanto pare Meroz fu maledetta in modo così efficace che oggi non sappiamo con certezza cosa fosse. Poteva essere una città i cui abitanti non risposero all’invito e non si offrirono volontari. Come è possibile che non avessero sentito la richiesta di volontari da parte di Geova, visto che ben 10.000 uomini provenienti dalla loro stessa regione si erano radunati per la battaglia? Se quella città si trovava sulla via lungo la quale Sisera stava fuggendo, gli abitanti si lasciarono forse sfuggire l’occasione di fermarlo? Immaginiamo che gli abitanti di Meroz abbiano visto quel guerriero crudele mentre correva solo e disperato attraverso le vie della città. Sarebbe stata un’ottima occasione per agire a favore del proposito di Geova e ricevere la sua benedizione. In un momento così cruciale, pur avendo l’opportunità di fare qualcosa, scelsero forse di non fare nulla? Un atteggiamento del genere sarebbe stato davvero in contrasto con il coraggioso atto di Iael, di cui si parla proprio nei versetti successivi (Giud. 5:24-27).

12. Quali diversi atteggiamenti sono descritti in Giudici 5:9, 10, e cosa impariamo noi oggi?

12 In Giudici 5:9, 10 troviamo un ulteriore  contrasto tra coloro che marciarono insieme a Barac e quelli che non lo fecero. Debora e Barac lodarono “i comandanti d’Israele, che furono volontari fra il popolo”. Che contrasto con coloro che ‘cavalcavano asine rosso-giallastre’, troppo orgogliosi per partecipare, e con coloro che ‘sedevano su ricchi tappeti’, vivendo nel lusso! A differenza di quelli che ‘camminavano per la strada’, scegliendo la via più comoda, gli uomini che andarono con Barac furono disposti a combattere sulle pendici rocciose del monte Tabor e nella paludosa valle del torrente Chison. A tutti gli israeliti amanti dei piaceri fu detto: “Considerate!” Dovevano meditare sul fatto che avevano perso un’occasione per sostenere la causa di Geova. Anche oggi chi non sta servendo Dio pienamente dovrebbe fare simili riflessioni.

13. Quale atteggiamento mostrarono le tribù di Ruben, Dan e Aser, a differenza di quelle di Zabulon e Neftali?

13 Coloro che si offrirono volenterosamente sperimentarono in prima persona il modo in cui Geova esalta la sua sovranità. Poterono “[raccontare] i giusti atti di Geova” parlando per esperienza diretta (Giud. 5:11). D’altro canto, in Giudici 5:15-17 vengono menzionate le tribù di Ruben, Dan e Aser perché si concentrarono più sui loro interessi materiali, rappresentati da greggi, navi e porti, che sull’opera di Geova. Al contrario, Zabulon e Neftali “[disprezzarono] la propria anima fino al punto della morte” per sostenere Debora e Barac (Giud. 5:18). Possiamo imparare un’importante lezione da questi due diversi atteggiamenti.

“BENEDITE GEOVA”

14. In quali modi possiamo sostenere la sovranità di Geova oggi?

14 Oggi non ci viene chiesto di combattere una guerra vera e propria, ma abbiamo il privilegio di mostrarci coraggiosi partecipando con zelo all’opera di predicazione. Il bisogno di volontari nell’organizzazione di Geova è più grande che mai. Milioni di fratelli e sorelle si stanno  offrendo volenterosamente per svolgere varie forme di servizio a tempo pieno, ad esempio servendo come pionieri, beteliti o volontari che lavorano alla costruzione di Sale del Regno. E molti, sia giovani che meno giovani, prestano servizio volontario alle assemblee e ai congressi. Pensiamo anche agli anziani che hanno gravose responsabilità all’interno dei Comitati di assistenza sanitaria e nell’organizzazione dei congressi. Sicuramente Geova apprezza molto il nostro spirito volenteroso e non dimenticherà quello che facciamo per lui (Ebr. 6:10).

Prima di prendere una decisione, pensiamo agli effetti che avrà sulla nostra famiglia e sulla congregazione (Vedi il paragrafo 15)

15. Quali domande possono aiutarci a capire se stiamo perdendo lo zelo per l’opera di Geova?

15 Ciascuno di noi dovrebbe chiedersi: “Lascio agli altri la maggior parte del carico di lavoro? Sto permettendo alle cose materiali di diventare così importanti da ostacolare il mio spirito volenteroso? Sto imitando la fede e il coraggio di Barac, Debora, Iael e dei 10.000 volontari, impiegando tutte le risorse a mia disposizione per servire Geova? Se ho in mente di trasferirmi in un’altra città o nazione sperando di migliorare la mia situazione economica, sto riflettendo in preghiera sugli effetti che questa decisione avrà sulla mia famiglia e sulla congregazione?” *

16. Cosa possiamo dare a Dio che non abbia già?

16 Geova ci conferisce dignità permettendoci di dare il nostro contributo a favore della sua sovranità. Fin dal tempo di Adamo ed Eva, il Diavolo ha cercato di indurre gli esseri umani a schierarsi al suo fianco. Ma sostenendo la sovranità di Geova facciamo chiaramente capire a Satana da che parte stiamo. La fede e l’integrità che stanno alla base del nostro spirito volenteroso fanno piacere a Geova (Prov. 23:15, 16). Dio si avvale del sostegno che gli diamo per rispondere alle accuse di Satana (Prov. 27:11). In effetti, con la nostra leale ubbidienza stiamo dando a Geova qualcosa che lui considera prezioso, e questo lo rallegra profondamente.

17. Cosa preannuncia Giudici 5:31 circa il futuro?

17 Presto la terra sarà piena di persone che metteranno la sovranità di Geova al di sopra di ogni altra cosa. Non vediamo l’ora che arrivi quel giorno! Siamo d’accordo con le parole che Debora e Barac intonarono: “Periscano, o Geova, tutti i tuoi nemici, e siano quelli che ti amano come quando il sole sorge nella sua potenza” (Giud. 5:31). Geova esaudirà questa richiesta quando porrà fine al malvagio mondo di Satana. Ad Armaghedon non sarà necessario che degli esseri umani si offrano volontari per sgominare il nemico. In quel tempo dovremo ‘stare fermi e vedere la salvezza di Geova’ (2 Cron. 20:17). Ma ora abbiamo molte opportunità di sostenere la causa di Geova con zelo e coraggio.

18. Quale effetto avrà sugli altri il nostro spirito volenteroso?

18 “Per essersi il popolo offerto volontariamente, benedite Geova”: con queste parole Debora e Barac iniziarono il loro cantico di vittoria, lodando non degli esseri umani, ma l’Altissimo (Giud. 5:1, 2). Se anche noi mostriamo uno spirito volenteroso, altri saranno spinti a ‘benedire Geova’!

^ par. 6 Una falce è una lunga lama affilata, a volte ricurva. Le falci sporgevano dai carri, probabilmente dai mozzi delle ruote. Chi avrebbe osato affrontare quelle spaventose macchine da guerra in movimento?

^ par. 8 Per ulteriori dettagli su questo emozionante racconto, vedi l’articolo “‘Sorsi come madre in Israele’”, nella Torre di Guardia del 1° agosto 2015.

^ par. 15 Vedi l’articolo “In ansia per il denaro”, nella Torre di Guardia del 1° luglio 2015.