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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  N. 5 2016

 IMITIAMO LA LORO FEDE | DAVIDE

“La battaglia appartiene a Geova”

“La battaglia appartiene a Geova”

DAVIDE cerca con tutte le sue forze di non farsi travolgere dai soldati che, con gli occhi spalancati dal terrore, corrono nella direzione opposta per fuggire dalle linee di battaglia. Cosa li spaventa così tanto? C’è una parola che Davide continua a sentire sulla bocca di quei soldati impauriti: il nome di un uomo. E là nella vallata si erge con fare provocatorio proprio quell’uomo, forse il più alto e impressionante che Davide abbia mai visto.

Golia! Adesso Davide capisce perché i soldati lo temono: è incredibilmente alto, una montagna d’uomo! Anche senza la sua imponente armatura, forse pesa più di due possenti uomini messi insieme. Ma è pesantemente armato ed è un guerriero esperto e straordinariamente forte. Golia, urlando, ha lanciato una sfida. Immaginiamocelo mentre, con una voce tonante che echeggia in tutta la vallata, schernisce l’esercito di Israele e il suo re, Saul. Per decidere le sorti della guerra, vuole che un uomo venga avanti e combatta contro di lui (1 Samuele 17:4-10).

Gli israeliti si sono tirati indietro. Anche il re Saul si è tirato indietro. Davide viene a sapere che quella situazione va avanti da più di un mese. I due eserciti, quello filisteo e quello israelita, sono bloccati in una situazione di stallo e Golia, giorno dopo giorno, continua a schernire gli avversari. Davide non si dà pace. Trova estremamente umiliante che il re e i soldati di Israele, tra cui i suoi tre fratelli maggiori, tremino per la paura. Agli occhi di Davide, il pagano Golia non sta solo mettendo in ridicolo l’esercito israelita. Fa di peggio: insulta il Dio di Israele, Geova! Ma cosa può fare Davide, che è solo un ragazzo? E cosa possiamo imparare dalla fede che mostrò? (1 Samuele 17:11-14).

“UNGILO, POICHÉ È QUESTO!”

Facciamo un salto indietro di diversi mesi. Davide, sul far della sera, badava alle greggi del padre sulle colline nei pressi di Betleem. Era un ragazzo di bell’aspetto, probabilmente ancora adolescente, con il colorito roseo e lo sguardo sveglio. Nei momenti tranquilli suonava l’arpa. Si emozionava contemplando la creazione di Dio e, in quelle ore passate a esercitarsi in mezzo alla natura, aveva sviluppato un vero talento per la musica. Quella sera, però, Davide era stato convocato da suo padre, che voleva vederlo subito (1 Samuele 16:12).

Vide suo padre Iesse che parlava con un uomo molto anziano, il fedele profeta Samuele. Geova lo aveva mandato lì per ungere uno dei figli di Iesse come prossimo re di Israele. Samuele aveva già visto i sette fratelli maggiori di Davide, ma Geova gli aveva fatto chiaramente capire che non aveva scelto nessuno di loro. Quando invece arrivò Davide, Geova disse a Samuele: “Ungilo, poiché è questo!” Davanti a tutti i fratelli maggiori di Davide, Samuele aprì il corno contenente il sacro olio di unzione e ne versò sulla testa del ragazzo. Dopo quell’unzione, la vita di Davide non sarebbe stata più la stessa. La Bibbia dice: “Lo spirito di Geova era operante su Davide da quel giorno in poi” (1 Samuele 16:1, 5-13).

Davide diede umilmente a Geova il merito di aver sconfitto gli animali feroci

Davide iniziò forse a pensare con ambizione al suo ruolo di futuro re? Niente affatto. Aspettava  serenamente il tempo in cui lo spirito di Geova gli avrebbe indicato che era il momento di assumere maggiori responsabilità. Nel frattempo continuò a svolgere il suo umile lavoro di pastore. Si dedicava a quel lavoro con grande dedizione e coraggio. In due occasioni le greggi di suo padre erano state minacciate: una volta da un leone e un’altra da un orso. Davide non si era limitato ad allontanare quei predatori tenendosi a una distanza di sicurezza. Entrambe le volte, per proteggere le pecore indifese di suo padre, si era lanciato in una lotta contro quegli animali feroci e li aveva uccisi! (1 Samuele 17:34-36; Isaia 31:4).

In seguito Davide fu convocato un’altra volta. La sua buona reputazione era giunta fino alle orecchie del re Saul. Anche se era ancora un guerriero valoroso, Saul si era ribellato contro le istruzioni di Geova e aveva così perso il Suo favore. Geova aveva ritirato il suo spirito da Saul e quindi il re era spesso pervaso da uno spirito cattivo che lo rendeva rabbioso, sospettoso e violento. C’era solo una cosa in grado di placare il suo spirito cattivo: la musica. Alcuni uomini di Saul avevano sentito parlare delle abilità di Davide come musicista e guerriero. Davide fu quindi convocato e divenne presto musicista di corte e scudiero di Saul (1 Samuele 15:26-29; 16:14-23).

Specialmente i giovani possono imparare molto dalla fede di Davide. È da notare che nel tempo libero si dedicava ad attività che lo avvicinavano di più a Geova. Con pazienza, inoltre, sviluppò abilità che gli permisero di ottenere facilmente un impiego. Soprattutto, si lasciò guidare dallo spirito di Geova. Che straordinario esempio per tutti noi! (Ecclesiaste 12:1).

“NON CADA IL CUORE DI NESSUN UOMO”

Mentre era al servizio di Saul, Davide tornava spesso a casa per portare al pascolo le pecore. Durante uno di questi periodi, a volte anche piuttosto lunghi, Iesse mandò Davide a controllare che i tre fratelli più grandi arruolati nell’esercito di Saul stessero bene. Davide ubbidì e, carico di provviste per i suoi fratelli, si diresse verso la valle di Ela. Quando arrivò, rimase sbigottito vedendo la situazione di stallo descritta all’inizio dell’articolo. I due eserciti erano uno di fronte all’altro sui pendii di quell’ampia vallata (1 Samuele 17:1-3, 15-19).

Per Davide quella situazione era intollerabile. Com’era possibile che l’esercito dell’Iddio vivente, Geova, fuggisse perché spaventato da un semplice uomo, e per giunta un pagano? Davide considerava gli scherni di Golia come un insulto verso Geova. Quindi iniziò a parlare con fervore ai soldati della possibilità di sconfiggere Golia. Ben presto suo fratello maggiore, Eliab, sentì quello che Davide stava dicendo. Lo rimproverò duramente e lo accusò di essere lì solo per assistere alla carneficina che avrebbe avuto luogo nella battaglia. Davide però rispose: “Che ho fatto ora? Non è stata solo una parola?” Continuò poi a dire con convinzione che era possibile sconfiggere Golia, finché qualcuno non ripeté le sue parole a Saul. Il re ordinò che Davide fosse condotto da lui (1 Samuele 17:23-31).

Davide cercò di incoraggiare il re dicendo: “Non cada il cuore di nessun uomo”. In effetti, Saul e i suoi uomini si erano lasciati spaventare da Golia. A quanto pare avevano fatto l’errore di paragonarsi a quel gigante, immaginando di arrivargli al massimo  al petto. Vedevano già quell’enorme uomo armato sbarazzarsi di loro in un colpo solo. Davide però non la pensava così. Come vedremo, valutava la situazione da una prospettiva completamente diversa. Quindi, si offrì di combattere lui stesso contro Golia (1 Samuele 17:32).

Saul obiettò: “Tu non puoi andare contro questo filisteo per combattere con lui, poiché non sei che un ragazzo, e lui è un uomo di guerra dalla sua giovinezza”. Ma Davide era tutt’altro che un ragazzino, nonostante fosse giovane d’aspetto e non avesse l’età per combattere nell’esercito. Era già conosciuto come un abile guerriero e a quel tempo poteva essere quasi ventenne (1 Samuele 16:18; 17:33).

Davide rassicurò Saul raccontandogli quello che era accaduto con il leone e con l’orso. Si stava mettendo in mostra? No, Davide sapeva come era riuscito a vincere quelle lotte. Disse: “Geova, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà dalla mano di questo filisteo”. Davanti a queste parole, Saul rispose: “Va, e Geova stesso mostri d’essere con te” (1 Samuele 17:37).

Se desideriamo avere una fede simile a quella di Davide, dobbiamo ricordare che lui non era un idealista o un sognatore. Davide aveva fede nel suo Dio a motivo di quello che conosceva di lui e delle esperienze che aveva vissuto. Sapeva che Geova protegge amorevolmente i suoi servitori e mantiene sempre le sue promesse. Per sviluppare una fede come quella di Davide bisogna continuare a conoscere il Dio di cui parla la Bibbia. Inoltre, applicando nella nostra vita quello che impariamo riscontreremo i benefìci che ne derivano, e questo rafforzerà la nostra fede (Ebrei 11:1).

“GEOVA TI CEDERÀ NELLA MIA MANO”

Inizialmente Saul provò a far indossare a Davide la propria armatura. Era molto simile a quella di Golia, fatta di rame e probabilmente con una grande cotta di maglia a scaglie sovrapposte. Davide azzardò qualche movimento ma fu presto evidente che quell’imponente armatura non era adatta a lui. Non era stato addestrato come soldato, quindi non era abituato a portare un’armatura, men che meno quella di Saul, che era il più alto della nazione di Israele (1 Samuele 9:2). Davide quindi si tolse l’armatura e scelse il solito equipaggiamento, quello di un pastore che protegge il suo gregge (1 Samuele 17:38-40).

Davide prese il suo bastone da pastore, la bisaccia e una fionda. Oggi non si direbbe, ma la fionda era un’arma eccellente. Consisteva di una piccola tasca a cui erano fissate due lunghe cinghie di cuoio: un’arma perfetta per un pastore. Chi la usava posizionava una pietra nella tasca, iniziava a far girare la fionda a gran velocità sopra la testa e poi lasciava una delle due cinghie facendo schizzare fuori la pietra con estrema precisione. Quest’arma era così efficiente che a volte negli eserciti c’erano intere divisioni di frombolieri.

Così equipaggiato, Davide corse incontro al suo nemico. Possiamo solo immaginare le intense preghiere di Davide quando si piegò sul letto asciutto del torrente che attraversava la vallata e raccolse cinque piccole pietre lisce. Si addentrò poi nel campo di battaglia... non camminando, ma correndo!

Cosa pensò Golia quando vide il suo avversario? Leggiamo che “lo disprezzava perché era un ragazzo e di colorito roseo, di bell’aspetto”. Golia esclamò: “Sono io un cane, così che vieni a me con bastoni?” Evidentemente vide il bastone di Davide, ma non notò la fionda. Maledisse Davide in nome delle divinità dei filistei e giurò che avrebbe dato il suo cadavere in pasto agli uccelli e alle bestie del campo (1 Samuele 17:41-44).

La risposta di Davide è tuttora considerata una straordinaria espressione di fede. Immaginiamo quel ragazzo che grida a Golia: “Tu vieni a me con una spada e con una lancia e con un giavellotto, ma io vengo a te nel nome di Geova degli eserciti, l’Iddio delle linee di battaglia di Israele, che tu hai biasimato”. Davide sapeva che la forza di un uomo e le sue armi contano ben poco. Golia aveva disonorato Geova Dio, e Geova gli avrebbe risposto. Come disse Davide, “la battaglia appartiene a Geova” (1 Samuele 17:45-47).

Davide vedeva bene la statura e le armi di Golia. Tuttavia non permise che lo intimorissero. Non commise lo stesso errore di Saul e dei soldati. Davide non paragonò sé stesso a Golia. Paragonò  piuttosto Golia a Geova. Con la sua altezza di quasi tre metri, Golia era molto più grande degli altri uomini. Ma quanto era grande se paragonato al Sovrano dell’universo? Come qualsiasi altro essere umano, era minuscolo come un insetto. E in questo caso Geova era pronto a schiacciarlo.

Davide corse incontro al suo nemico allungando la mano verso la bisaccia per prendere una pietra. Caricò la fionda e la fece girare così velocemente da farla fischiare. Golia, probabilmente stando appena dietro al suo scudiero, avanzò verso Davide. L’altezza di Golia deve aver giocato a suo svantaggio, dato che uno scudiero di statura normale difficilmente sarebbe riuscito a tenere lo scudo abbastanza in alto da proteggere la testa del gigante. E Davide prese la mira per colpire esattamente lì (1 Samuele 17:41).

Agli occhi di Davide perfino un gigante era minuscolo se paragonato a Geova Dio

Davide lanciò la pietra. Immaginate mentre questa, come una scheggia, attraversa il silenzio verso il suo obiettivo. Sicuramente Geova fece in modo che Davide non dovesse lanciarne una seconda. La pietra colpì nel segno, conficcandosi nella fronte di Golia. Quel colosso cadde con la faccia a terra! Con tutta probabilità lo scudiero fuggì terrorizzato. Davide si avvicinò, prese la spada di Golia e gli tagliò la testa (1 Samuele 17:48-51).

A quel punto, Saul e i suoi soldati ritrovarono il coraggio. Con un possente urlo di battaglia si lanciarono contro i filistei. L’esito della battaglia fu esattamente quello annunciato da Davide a Golia: “Geova [...] vi deve dare nella nostra mano” (1 Samuele 17:47, 52, 53).

I servitori di Dio dei nostri tempi non combattono una battaglia letterale. Oggi questo non succede più (Matteo 26:52). Abbiamo comunque bisogno di imitare la fede di Davide. Come lui, dobbiamo considerare Geova una persona reale, l’unico Dio da servire e temere. Forse a volte i nostri problemi ci sembrano enormi in paragone a noi, ma se li paragoniamo all’infinita potenza di Geova, allora ci sembreranno molto piccoli. Se scegliamo Geova come nostro Dio e riponiamo in lui la fede che ebbe anche Davide, nessuna sfida e nessun problema potrà intimorirci. Non c’è niente che Geova non possa vincere con la sua potenza!