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Testimoni di Geova

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La Torre di Guardia  |  N. 3 2017

 IMITIAMO LA LORO FEDE | SARA

“Una donna di bell’aspetto”

“Una donna di bell’aspetto”

SARA sta in piedi in mezzo alla stanza e si guarda intorno. Ce la immaginiamo come una donna mediorientale con due occhi neri particolarmente espressivi. Nel suo sguardo si intravede forse un velo di tristezza? Se è così, non sarebbe difficile capirne il motivo. Quella casa è piena di ricordi. Sara ha trascorso così tanti momenti felici tra quelle mura con il suo caro marito Abraamo! * Insieme ne hanno fatto il loro nido.

Vivono a Ur, una prospera città piena di artigiani e mercanti. Sicuramente quindi la loro è una vita agiata. Sara però non considera quella casa solo un posto in cui tenere le proprie cose. Per anni qui ha condiviso gioie e dolori con il marito. Qui hanno pregato innumerevoli volte il loro amato Dio, Geova. Sara ha davvero motivo di amare questo posto.

Eppure Sara è decisa a lasciare tutto quello che le è familiare. Anche se forse ha circa 60 anni, partirà per luoghi sconosciuti e vivrà una vita piena di pericoli e difficoltà, senza la prospettiva di ritornare. Cosa l’ha portata a questo grosso cambiamento? E cosa possiamo imparare oggi dalla sua fede?

“ESCI DAL TUO PAESE”

Sara probabilmente era cresciuta a Ur. Oggi di quella città rimangono solo delle rovine desolate. Ma al tempo di Sara le acque dell’Eufrate erano solcate da navi mercantili cariche di beni preziosi, provenienti da terre lontane e dirette a questa fiorente città. Le strette e tortuose strade di Ur pullulavano di gente, nel porto si accalcavano le barche, e i banchi dei bazar erano stracolmi di merce. Immaginiamoci Sara mentre cresce in questa città piena di vita, dove impara a conoscere molti dei suoi abitanti per nome. Di sicuro anche loro si ricordavano di lei, perché era una donna straordinariamente bella. E in quella città c’era anche la sua grande famiglia.

La Bibbia descrive la grande fede di Sara, ma non nel dio della luna ampiamente adorato a Ur, dove una torre dedicata a quella divinità dominava la città. Sara invece adorava il vero Dio, Geova. Il racconto ispirato non spiega come sviluppò questa fede. Suo padre, almeno per un po’, era stato un idolatra. Ad ogni modo, Sara sposò Abraamo, un uomo più grande di lei di 10 anni (Genesi 17:17). * In seguito Abraamo divenne noto come “il padre di tutti quelli che hanno fede” (Romani 4:11). Insieme si erano impegnati per rendere la loro unione bella e forte. Il loro matrimonio era caratterizzato da rispetto, buona comunicazione e volontà da parte di entrambi di affrontare insieme i problemi difficili. Soprattutto, però, la loro unione era contrassegnata dall’amore per Dio.

 Sara amava molto il marito, e i due si stabilirono vicino ai loro parenti a Ur. Poco dopo, però, si scontrarono con una delusione. La Bibbia ci racconta che Sara “continuava ad essere sterile; non aveva alcun figlio” (Genesi 11:30). In quella cultura e a quel tempo, la condizione di Sara era particolarmente difficile. Ma Sara rimase leale al suo Dio e al marito. Evidentemente il loro nipote Lot, che era orfano, divenne come un figlio per loro. Ma un giorno la loro vita cambiò.

Abraamo andò da Sara tutto elettrizzato. A stento riusciva a credere a quello che era appena successo. Il Dio che adoravano gli aveva appena parlato. Gli era addirittura apparso, di sicuro attraverso un angelo. Immaginiamoci Sara mentre con i suoi begli occhi fissa il marito e attonita gli chiede: “Che cosa ti ha detto? Dimmelo, per favore!” Forse Abraamo per prima cosa si sedette per raccogliere le idee; poi le riferì le parole di Geova: “Esci dal tuo paese e dai tuoi parenti e vieni nel paese che io ti mostrerò” (Atti 7:2, 3). Superata l’emozione iniziale, insieme analizzarono l’incarico che Geova stava proponendo loro. Dovevano lasciare la loro vita stabile e comoda per vivere come nomadi! Come avrebbe reagito Sara? Di sicuro Abraamo la osservava con attenzione. Sarebbe stata disposta a sostenerlo in questo grande cambiamento?

Il dilemma davanti a cui si trovava Sara potrebbe sembrarci strano. Potremmo pensare: “Dio non ha mai chiesto né a me né al mio coniuge di fare una cosa del genere!” Eppure, non si presenta a tutti noi una scelta simile? Viviamo in un mondo materialistico, che potrebbe spingerci a mettere al primo posto nella nostra vita le comodità, i beni e il nostro senso di sicurezza. Ma la Bibbia ci esorta a fare un’altra scelta: cercare prima le cose spirituali, far piacere a Dio prima di far piacere a noi stessi (Matteo 6:33). Mentre osserviamo quello che fece Sara, potremmo chiederci: “Cosa deciderò di fare nella mia vita?”

USCIRONO DAL PAESE

Mentre Sara faceva i pacchi, si chiedeva che cosa portare e cosa lasciare a Ur. Con sé non poteva portare nessuna cosa troppo ingombrante per una carovana di asini e cammelli o inadatta a una vita nomade. Di sicuro avrebbe dovuto vendere o regalare molti dei suoi beni. Avrebbe anche dovuto dire addio alle comodità della città: i mercati o i bazar dove poteva comprare cereali, frutta e alimenti vari, vestiti e altri generi di prima necessità e di lusso.

La fede spinse Sara a lasciare le comodità della sua casa

Forse per Sara la cosa più dura fu lasciare la sua casa. Se era come tante case che gli archeologi hanno scoperto a Ur, Sara dovette rinunciare a delle vere comodità. Alcune di quelle case avevano una dozzina di stanze e fontane con l’acqua corrente, ed erano dotate di un impianto idraulico. Persino una casa modesta offriva un tetto e muri solidi, e una porta  che poteva essere serrata. Poteva una tenda proteggere in questo modo dai ladri o da bestie comuni all’epoca nei paesi biblici, come leoni, leopardi, orsi e lupi?

E che dire della famiglia? Da chi si sarebbe dovuta separare Sara? Il comando di Dio “esci dal tuo paese e dai tuoi parenti” può essere stato particolarmente difficile per lei da seguire. Era una donna affettuosa e calorosa, e forse avrà avuto fratelli, sorelle, nipoti, zii e zie a cui era molto legata e che forse non avrebbe più rivisto. Eppure Sara continuò con coraggio, giorno dopo giorno, a prepararsi per la partenza.

Nonostante le difficoltà, Sara si fece trovare pronta il giorno stabilito. Tera, essendo il patriarca, doveva andare con Abraamo e Sara, anche se aveva circa 200 anni (Genesi 11:31). Sara di sicuro avrebbe avuto molto da fare con l’anziano padre. Anche Lot sarebbe andato con loro mentre ubbidivano a Geova e uscivano “dal paese dei caldei” (Atti 7:4).

La carovana fece tappa prima ad Haran, viaggiando per quasi mille chilometri in direzione nord-ovest, lungo il corso dell’Eufrate. La famiglia si stabilì lì per un periodo. Probabilmente a questo punto Tera era sofferente, impossibilitato a continuare il viaggio. La famiglia si fermò là finché Tera non morì, all’età di 205 anni. Prima del successivo spostamento, Geova parlò di nuovo ad Abraamo e gli ripeté di lasciare quel paese e di andare nel paese che gli avrebbe mostrato. A questo punto, però, Dio fece una promessa emozionante: “Farò di te una grande nazione” (Genesi 12:2-4). Ma, quando lasciarono Haran, Abraamo aveva 75 anni e Sara 65, e non avevano figli. Come poteva venire una nazione da Abraamo? Avrebbe dovuto prendere un’altra moglie? La poligamia era comune a quel tempo, quindi forse Sara avrà pensato a questa possibilità.

Ad ogni modo, lasciarono Haran e proseguirono il viaggio. È da notare, però, chi c’era adesso con loro. Il racconto ci dice che la famiglia di Abraamo ripartì con le ricchezze che avevano accumulato e con “le persone acquistate in Haran” (Genesi 12:5, La Sacra Bibbia, a cura del Pontificio Istituto Biblico). Chi erano queste persone? Molto probabilmente erano servitori. Comunque, Abraamo e Sara di sicuro avevano parlato della loro fede a chi avesse voluto ascoltare. Alcune antiche parafrasi ebraiche quindi affermano che le persone a cui si riferisce il versetto erano proseliti, persone che si erano unite ad Abraamo e Sara nell’adorare Geova. In tal caso, la profonda fede di Sara l’avrà resa sicuramente molto convincente nel parlare ad altri del suo Dio e della sua speranza. Per noi è utile meditare su questo aspetto, perché viviamo in un’epoca in cui la fede e la speranza stanno tristemente scomparendo. Quando impariamo qualcosa di bello dalla Bibbia, perché non ne parliamo ad altri?

VERSO L’EGITTO

Dopo che ebbero attraversato l’Eufrate, probabilmente il 14 nisan 1943 a.E.V., Abraamo e Sara si diressero verso sud, verso il paese che Geova aveva promesso loro (Esodo 12:40, 41). Immaginiamoci Sara mentre si guarda intorno, rapita dalla bellezza, dalla varietà e dal clima piacevole di quella terra. Vicino ai grandi alberi di More, nei pressi di Sichem, Geova apparve di nuovo ad Abraamo, e questa volta gli disse: “Darò questo paese al tuo seme”. Quest’espressione, “seme”, sarà stata piena di significato per Abraamo! Di sicuro lo fece tornare con la mente al giardino di Eden, dove Geova aveva predetto che un giorno un seme avrebbe distrutto Satana. Geova aveva già detto ad Abraamo che la nazione che sarebbe venuta da lui avrebbe aperto la strada a grandi benedizioni per le persone di tutta la terra (Genesi 3:15; 12:2, 3, 6, 7).

Eppure, la famiglia non fu immune dai problemi di questo mondo. Il paese di Canaan fu colpito da una carestia e Abraamo decise di portare la sua famiglia a sud, in Egitto. Egli percepì, però, che avrebbero incontrato un particolare pericolo in quella zona. Quindi disse a Sara: “Ora, ti prego! So bene che sei una donna di bell’aspetto. Così di sicuro accadrà che gli egiziani ti vedranno e diranno: ‘Questa è sua moglie’. E certamente uccideranno me, ma conserveranno te in vita. Ti prego, di’ che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo tuo, e certamente la mia anima vivrà grazie a te” (Genesi 12:10-13). Perché Abraamo fece questa richiesta insolita?

 Abraamo non era né un bugiardo né un codardo, come sostengono alcuni critici. Sara in effetti era la sua sorellastra. E la prudenza di Abraamo era ben motivata. Abraamo e Sara sapevano che la cosa più importante era il proposito di Dio di produrre un seme e una nazione speciali attraverso Abraamo, quindi l’incolumità di Abraamo divenne di primaria importanza. Inoltre l’archeologia ha dimostrato che non era inaudito che uomini al potere in Egitto rapissero una donna sposata e ne uccidessero il marito. Quindi Abraamo agì con saggezza e Sara sostenne umilmente la sua decisione.

Ben presto gli avvenimenti dimostrarono che le paure di Abraamo erano ben fondate: alcuni principi del faraone notarono la sorprendente bellezza di Sara, soprattutto nonostante la sua età. Parlarono di lei al faraone, il quale ordinò di andare a prendere la donna. È difficile immaginare l’angoscia di Abraamo o le paure di Sara. Comunque, a quanto pare Sara fu trattata non come una prigioniera ma come un’ospite di riguardo. Forse il faraone aveva in mente di corteggiarla e fare colpo su di lei con le sue ricchezze, e poi contrattare con il “fratello” per averla in moglie (Genesi 12:14-16).

Pensiamo a Sara, mentre da una finestra o da un balcone del palazzo guarda il paesaggio egiziano. Come si sarà sentita a vivere di nuovo all’interno di mura, con un tetto sopra la testa e buon cibo sulla tavola? Fu tentata da questa vita di lussi, forse anche più opulenta di qualsiasi cosa avesse mai visto a Ur? Immaginiamo quanto sarebbe stato felice Satana se Sara avesse pensato di lasciare Abraamo per diventare la moglie del faraone! Ma Sara non fece niente del genere. Fu leale al marito, al suo matrimonio e al suo Dio. Che bell’esempio di lealtà per chi è sposato in questo mondo immorale! Possiamo imitare la lealtà di Sara nei rapporti con le persone che amiamo e con i nostri amici?

Nonostante le tentazioni nel palazzo del faraone, Sara rimase leale a suo marito

Geova intervenne per proteggere questa donna che amava, mandando delle piaghe contro il faraone e la sua casa. Quando il faraone scoprì che Sara era la moglie di Abraamo, la rimandò dal marito e chiese all’intero gruppo familiare di lasciare l’Egitto (Genesi 12:17-20). Come fu felice Abraamo di riavere sua moglie! Ricordiamo che con amore le aveva detto: “So bene che sei una donna di bell’aspetto”. Ma c’era un’altra bellezza che Abraamo apprezzava ancora di più in Sara, una bellezza che andava oltre le apparenze. Sara aveva la vera bellezza interiore, quella che per Geova ha tanto valore (1 Pietro 3:1-5). È una bellezza che tutti noi possiamo coltivare. Se alle cose materiali preferiamo le cose spirituali, se cerchiamo di parlare ad altri di ciò che sappiamo su Dio, e se davanti alle tentazioni ci atteniamo lealmente alle norme morali di Dio, vuol dire che stiamo imitando la fede di Sara.

^ par. 3 Inizialmente i loro nomi erano Abramo e Sarai, ma sono meglio conosciuti con i nomi dati loro in seguito da Geova (Genesi 17:5, 15).

^ par. 8 Sara era sorellastra di Abraamo. Avevano lo stesso padre, Tera, ma due madri diverse (Genesi 20:12). Al giorno d’oggi un simile matrimonio non sarebbe contemplato, ma è importante ricordare che a quel tempo le cose erano molto diverse. Gli esseri umani erano più vicini alla perfezione che Adamo ed Eva avevano perso. Dato che le persone avevano una costituzione molto forte, i matrimoni tra parenti stretti evidentemente non causavano problemi genetici ai figli. Circa 400 anni dopo, però, l’aspettativa di vita era simile alla nostra. A quel punto la Legge mosaica proibì tutti i rapporti sessuali tra parenti stretti (Levitico 18:6).

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