La Roccia, la sua attività è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia (DEUTERONOMIO 32:4)

CANTICI: 12, 135

1. In che modo Abraamo dimostrò di confidare nella giustizia di Geova? (Vedi l’immagine iniziale.)

“NON farà il Giudice di tutta la terra ciò che è giusto?” (Genesi 18:25). Abraamo era un uomo di fede e non fece questa domanda perché avesse dei dubbi sulla giustizia di Geova. La sua domanda, invece, ci fa capire che lui era sicuro che Geova avrebbe giudicato con giustizia perfetta le città di Sodoma e Gomorra. Era sicuro che Geova non avrebbe mai messo “a morte il giusto col malvagio”. Per Abraamo questo era “impensabile”, cioè impossibile. In seguito, Geova disse di sé stesso: “La Roccia, la sua attività è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. Un Dio di fedeltà, presso cui non è ingiustizia; egli è giusto e retto” (Deuteronomio 31:19; 32:4).

2. Perché è impossibile che Geova sia ingiusto?

2 Perché Abraamo era sicuro che Geova avrebbe sempre fatto ciò che è giusto? Perché Geova è il più grande  esempio di giustizia e diritto. In effetti, le parole “giustizia” e “diritto” spesso sono usate insieme nelle Scritture Ebraiche perché hanno un significato simile. Geova giudicherà sempre ogni situazione in modo corretto, visto che le sue norme sono sempre giuste. La Bibbia dice: “Egli ama giustizia e diritto” (Salmo 33:5).

3. Fate un esempio di ingiustizia che può capitare nel mondo di oggi.

3 Siamo felici di sapere che Geova è sempre giusto. Però, il mondo oggi è pieno di ingiustizia. Ad esempio, ci sono persone che sono state condannate e mandate in prigione per crimini che non avevano commesso. Grazie al test del DNA, alla fine si è scoperto che alcune di queste persone erano innocenti, ma ormai avevano già passato diversi anni in prigione. Queste ingiustizie causano delusione e rabbia. Ma c’è un tipo di ingiustizia che può essere ancora più difficile da sopportare. Quale?

LE INGIUSTIZIE ALL’INTERNO DELLA CONGREGAZIONE

4. Come potrebbe essere messa alla prova la fede di un cristiano?

4 I cristiani non si sorprendono di subire delle ingiustizie fuori dalla congregazione. Ma, se ci sembra di aver notato o subìto qualche ingiustizia all’interno della congregazione, la nostra fede potrebbe essere messa alla prova. Chiediamoci: “Se dovesse succedere a me, come reagirei? Inciamperei?”

5. Se notiamo o subiamo un’ingiustizia all’interno della congregazione, perché non dovremmo sorprenderci?

5 Tutti noi siamo imperfetti e facciamo errori, quindi nella congregazione può succedere che qualcuno ci tratti in modo ingiusto o che siamo noi a trattare qualcuno in modo ingiusto (1 Giovanni 1:8). Anche se questo non capita spesso, quando c’è un’ingiustizia i cristiani fedeli non inciampano e non sono sorpresi. Attraverso la Bibbia, Geova ci ha dato consigli pratici per rimanere fedeli quando subiamo un’ingiustizia da parte di un fratello o di una sorella (Salmo 55:12-14).

6, 7. Quale ingiustizia subì un fratello all’interno della congregazione, e quali qualità gli furono utili?

6 Pensiamo a quello che successe al fratello Willi Diehl, che dal 1931 aveva servito fedelmente alla Betel di Berna, in Svizzera. Nel 1946 frequentò l’ottava classe della Scuola di Galaad, nello stato di New York. Dopo aver ricevuto il diploma, fu mandato in Svizzera come sorvegliante di circoscrizione. Nella sua biografia, il fratello Diehl raccontò che nel maggio del 1949 aveva scritto alla filiale della Svizzera, dicendo che aveva deciso di sposarsi. I fratelli che coordinavano le attività della filiale gli risposero che gli avrebbero tolto tutti i privilegi. Avrebbe potuto servire solo come pioniere. “Non mi era permesso pronunciare discorsi”, raccontò il fratello Diehl. “Molti non ci salutavano più, trattandoci come dei disassociati”.

 7 Come reagì il fratello Diehl? Disse: “Sapevamo che sposarsi non era antiscritturale, per cui trovavamo rifugio nella preghiera e confidavamo in Geova”. Anche se alcuni fratelli non avevano compreso il punto di vista di Geova sul matrimonio, col tempo furono aiutati a comprenderlo e il fratello Diehl ebbe di nuovo i suoi privilegi. Geova lo ricompensò per la sua lealtà. * (Vedi la nota in calce.) Chiediamoci: “Se dovessi subire un’ingiustizia di questo tipo, aspetterei anch’io con pazienza che sia Geova a correggere la situazione? Oppure cercherei di lottare da solo contro quell’ingiustizia?” (Proverbi 11:2; leggi Michea 7:7).

È importante ricordare che siamo imperfetti e che forse non abbiamo capito bene la situazione

8. Perché potremmo sbagliarci se pensiamo che ci sia stata un’ingiustizia nei nostri confronti o nei confronti di qualcun altro?

8 Se pensiamo che in congregazione ci sia stata un’ingiustizia, dobbiamo ricordare che potremmo esserci sbagliati. Perché? Perché siamo imperfetti e forse non abbiamo capito bene la situazione, o non conosciamo tutti i fatti. In ogni caso, sia che abbiamo capito bene oppure no, dobbiamo pregare Geova riguardo a quella situazione, confidare in lui e rimanergli leali. Così eviteremo che il nostro cuore divenga “furente contro Geova”, cioè non ci arrabbieremo con lui. (Leggi Proverbi 19:3.)

9. Quali esempi considereremo in questo articolo e nel prossimo?

9 Vediamo cosa possiamo imparare da tre casi d’ingiustizia in cui furono coinvolti dei servitori di Geova del passato. In questo articolo considereremo quello che Giuseppe, il pronipote di Abraamo, subì da parte dei suoi fratelli. Nel prossimo articolo vedremo come si comportò Geova con il re Acab e cosa successe quando l’apostolo Pietro era ad Antiochia di Siria. Mentre esamineremo questi esempi, cerchiamo di capire cosa possiamo fare per rimanere concentrati sulla nostra relazione con Geova e per proteggerla. Questo ci aiuterà soprattutto se pensiamo di aver subìto un’ingiustizia.

GIUSEPPE FU VITTIMA DI UN’INGIUSTIZIA

10, 11. (a) Quali ingiustizie subì Giuseppe? (b) Mentre si trovava in prigione, di quale occasione approfittò Giuseppe?

10 Giuseppe era un fedele servitore di Geova che subì delle ingiustizie da parte di estranei. Ma quello che lo fece soffrire più di ogni altra cosa fu l’ingiustizia che subì da parte dei suoi fratelli. Quando aveva 17 anni, Giuseppe fu rapito e venduto come schiavo dai suoi fratelli. Poi fu portato in  Egitto (Genesi 37:23-28; 42:21). In seguito, mentre si trovava in quel paese straniero, Giuseppe fu accusato falsamente di aver cercato di violentare una donna e fu mandato in prigione senza aver subìto un processo (Genesi 39:17-20). Giuseppe soffrì tantissimo durante il periodo di circa 13 anni in cui visse come schiavo e prigioniero. In quali modi quello che successe a Giuseppe può aiutarci se subiamo un’ingiustizia da parte dei fratelli?

11 In seguito, anche il capo dei coppieri del re fu mandato nella prigione dove si trovava Giuseppe. Una notte, il coppiere fece un sogno e Geova aiutò Giuseppe a interpretare quel sogno. Giuseppe spiegò che il coppiere sarebbe stato liberato e che sarebbe tornato al servizio del faraone. Poi Giuseppe approfittò dell’occasione per parlare a quell’uomo della sua situazione. Possiamo imparare molto non solo da quello che Giuseppe disse ma anche da quello che non disse (Genesi 40:5-13).

12, 13. (a) Da cosa capiamo che Giuseppe non si rassegnò all’ingiustizia che aveva subìto? (b) Cosa non disse Giuseppe al coppiere?

12 Leggi Genesi 40:14, 15. È interessante notare che Giuseppe disse di  essere stato “rapito”. È evidente che Giuseppe era stato vittima di un’ingiustizia. Inoltre, lui disse in modo chiaro che non aveva commesso l’azione di cui era stato accusato. Giuseppe voleva uscire di prigione. Ecco perché chiese al coppiere di parlare di lui al faraone.

13 Giuseppe non si rassegnò senza cercare di risolvere il problema. Si rendeva conto di aver subìto molte ingiustizie. Parlò quindi della sua situazione al coppiere, perché sperava che quell’uomo potesse aiutarlo in qualche modo. Dalle Scritture, però, capiamo che Giuseppe non disse mai a nessuno, neanche al faraone, che erano stati i suoi fratelli a rapirlo. Infatti, quando poi questi andarono da Giuseppe e fecero pace con lui, il faraone li accolse, li invitò a vivere in Egitto e a provare “il buono di tutto il paese” (Genesi 45:16-20).

Il pettegolezzo può rendere una situazione ancora più grave (Vedi il paragrafo 14)

14. Se subiamo un’ingiustizia nella congregazione, quale qualità ci aiuterà a non dire cose che feriscono?

14 Se pensiamo di aver subìto un’ingiustizia all’interno della congregazione, dobbiamo stare molto attenti a non spettegolare sulla situazione. Ovviamente, nel caso in cui un fratello abbia commesso un peccato grave, dovremmo dirlo agli anziani e chiedere il loro aiuto (Levitico 5:1). Comunque, in molti casi che non riguardano un peccato grave, forse è possibile fare pace con il fratello senza raccontare niente a nessuno, neanche agli anziani. (Leggi Matteo 5:23, 24; 18:15.) In queste situazioni facciamo di tutto per essere leali e applicare i princìpi biblici. Qualche volta potremmo renderci conto di aver capito male e che, in realtà, non siamo stati vittima di un’ingiustizia. In quel caso, saremo contenti di non aver peggiorato la situazione dicendo qualcosa di negativo sui nostri fratelli! Non dimentichiamo che, sia che abbiamo ragione oppure no, dire cose che feriscono non servirà a migliorare la situazione. La lealtà a Geova e ai nostri fratelli ci aiuterà a non commettere questo errore. Lo scrittore di un salmo disse che chi “cammina senza difetto” è una persona che “non ha calunniato con la sua lingua” e che “al suo compagno non ha fatto nulla di male” (Salmo 15:2, 3; Giacomo 3:5).

NON DIMENTICHIAMO LA NOSTRA RELAZIONE PIÙ IMPORTANTE

15. Perché la relazione che aveva con Geova fu di grande aiuto a Giuseppe?

15 C’è un’altra cosa importante che possiamo imparare da Giuseppe: durante tutti i 13 anni in cui sopportò questa ingiustizia, dimostrò di vedere  le cose come le vedeva Geova (Genesi 45:5-8). Non diede mai la colpa a Geova della situazione in cui si trovava. Sicuramente, Giuseppe non dimenticò l’ingiustizia che aveva subìto, ma non provò risentimento. E, soprattutto, non permise che i difetti e le cattive azioni degli altri lo allontanassero da Geova. Giuseppe rimase leale, e riuscì così a vedere come Geova corresse quell’ingiustizia e benedisse lui e la sua famiglia.

Giuseppe non permise che i difetti e le cattive azioni degli altri lo allontanassero da Geova

16. Perché dovremmo avvicinarci ancora di più a Geova se subiamo un’ingiustizia all’interno della congregazione?

16 In modo simile, anche noi dobbiamo fare di tutto per proteggere la nostra relazione con Geova. Non dovremmo mai permettere che i difetti dei nostri fratelli ci facciano allontanare dal Dio che amiamo e adoriamo (Romani 8:38, 39). Piuttosto, se subiamo un’ingiustizia all’interno della congregazione, imitiamo Giuseppe e avviciniamoci ancora di più a Geova. Cerchiamo di vedere le cose dal Suo punto di vista. Dopo che abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere il problema applicando i princìpi biblici, dobbiamo lasciare le cose nelle mani di Geova. Possiamo essere sicuri che lui correggerà la situazione nel modo e nel momento che considera giusti.

CONFIDIAMO NEL “GIUDICE DI TUTTA LA TERRA”

17. Come possiamo dimostrare di confidare nel “Giudice di tutta la terra”?

17 Finché vivremo in questo mondo malvagio, non ci sorprenderemo di subire delle ingiustizie. In rari casi, a noi o a qualcuno che conosciamo potrebbe sembrare di aver visto o subìto un’ingiustizia all’interno della congregazione. Ma non lasciamo che questo ci faccia inciampare (Salmo 119:165). Piuttosto, rimaniamo leali a Dio, chiediamo il suo aiuto in preghiera e confidiamo in lui. Ricordiamo che, visto che siamo imperfetti, forse non abbiamo capito bene la situazione o non conosciamo tutti i fatti. Imitiamo l’esempio di Giuseppe ed evitiamo di parlare in maniera negativa, perché questo peggiorerebbe solo le cose. Infine, invece di confidare in noi stessi, facciamo di tutto per rimanere leali e aspettiamo con pazienza che Geova corregga la situazione. Così avremo l’approvazione di Geova e la sua benedizione, come Giuseppe. Possiamo essere certi che Geova, “il Giudice di tutta la terra”, farà sempre ciò che è giusto “poiché tutte le sue vie sono giustizia” (Genesi 18:25; Deuteronomio 32:4).

18. Cosa considereremo nel prossimo articolo?

18 Nel prossimo articolo, considereremo altri due casi di ingiustizia in cui furono coinvolti dei servitori di Geova del passato. Grazie a questi esempi, capiremo in che modo l’umiltà e il perdono ci aiuteranno ad avere lo stesso senso di giustizia che ha Geova.

^ par. 7 Vedi la biografia di Willi Diehl, intitolata “‘Geova è il mio Dio in cui di sicuro confiderò’”, nella Torre di Guardia del 1° novembre 1991.