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Svegliatevi!  |  settembre 2014

 UNA FINESTRA SUL PASSATO

L’espulsione dei moriscos dalla Spagna

L’espulsione dei moriscos dalla Spagna

A quanto pare in questa triste storia quasi ogni mossa compiuta dagli spagnoli è stata influenzata dalla Chiesa. Si tratta di una vicenda che vale la pena leggere.

LA MONARCHIA spagnola desiderava creare uno stato cristiano con un unico ordinamento. I moriscos venivano considerati infedeli, questo era il pensiero comune, per cui la loro presenza costituiva una grave offesa agli occhi di Dio. Dopo parecchi anni venne presa una decisione: i moriscos sarebbero stati espulsi. *

CONVERSIONE FORZATA

Per secoli in Spagna una minoranza musulmana nota come mudejar visse relativamente in pace in regioni sotto il controllo cattolico. Per un periodo, in alcune aree furono riconosciuti ai mudejar alcuni diritti, come la possibilità di mantenere leggi e tradizioni proprie e di praticare la propria religione.

Tuttavia nel 1492 i re cattolici Isabella e Ferdinando II conquistarono Granada, ultimo baluardo musulmano nella penisola iberica. I termini della capitolazione dovevano garantire ai mori di quelle zone diritti simili a quelli di un tempo. Ben presto, però, i sovrani cattolici intensificarono la persecuzione e le pressioni ai danni della minoranza musulmana all’interno dei loro confini. I mori  si ribellarono per la violazione dei precedenti accordi e nel 1499 scoppiò la rivolta. Le truppe governative soffocarono l’insurrezione, e in seguito, in un territorio dopo l’altro, i musulmani furono costretti a scegliere tra conversione ed espulsione. Gli spagnoli chiamarono moriscos coloro che si convertirono e rimasero in Spagna.

“NÉ BUONI CRISTIANI, NÉ SUDDITI LEALI”

Entro il 1526 l’Islam era stato bandito in tutta la Spagna, eppure molti moriscos continuavano in segreto a praticare la loro religione. Perlopiù, mantennero la loro identità culturale come popolo.

All’inizio l’adesione meramente formale dei moriscos al cattolicesimo venne tollerata. Dopotutto avevano un ruolo importante come artigiani e contadini e pagavano anche le tasse. Eppure i moriscos cominciarono a essere odiati a causa del loro rifiuto di integrarsi e divennero oggetto di discriminazione sia da parte del governo che della gente comune. Con tutta probabilità tale pregiudizio era alimentato dalla Chiesa, che nutriva sospetti sempre più forti sulla sincerità della loro conversione.

Ben presto la tolleranza lasciò il posto alla coercizione. Nel 1567 venne emanato un decreto dal re Filippo II che vietava la lingua, l’abbigliamento e le tradizioni dei moriscos. Questo provvedimento fu nuovamente causa di ribellione e spargimento di sangue.

Si stima che circa 300.000 moriscos furono obbligati a fuggire dalla Spagna fra indicibili sofferenze

Secondo gli storici, i sovrani spagnoli si convinsero che “i moriscos non erano né buoni cristiani, né sudditi leali”. Per questa ragione furono accusati di cospirare insieme agli altri nemici della Spagna, ovvero i corsari berberi, i protestanti francesi e i turchi, per favorire un’invasione straniera. Sia il pregiudizio che il timore che i moriscos alla fine diventassero traditori indussero Filippo III a sancire la loro espulsione nel 1609. * Negli anni che seguirono, le persone sospettate di essere moriscos furono perseguitate. Con questi metodi ignobili, la Spagna divenne un paese interamente cattolico.

^ par. 4 In spagnolo moriscos significa “piccoli mori”. Gli storici usano il termine, in modo non dispregiativo, per riferirsi ai musulmani convertiti al cattolicesimo che rimasero nella penisola iberica dopo la caduta dell’ultima roccaforte della dominazione islamica nel 1492.

^ par. 12 Tra l’altro gli storici ritengono che almeno uno dei sovrani spagnoli ricavò ingenti guadagni confiscando le proprietà dei moriscos.