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Testimoni di Geova

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Svegliatevi!  |  maggio 2014

 L’INTERVISTA | GUILLERMO PEREZ

Un primario di chirurgia parla della sua fede

Un primario di chirurgia parla della sua fede

Il dott. Guillermo Perez ha concluso la sua carriera di primario di chirurgia in un ospedale sudafricano da 700 posti letto. Per molti anni ha creduto nell’evoluzione. In seguito però si è convinto che il corpo umano è stato progettato da Dio. Svegliatevi! lo ha intervistato in merito alla sua fede.

Una volta lei credeva nell’evoluzione. Ci spieghi perché.

Nonostante avessi ricevuto un’educazione cattolica nutrivo dei dubbi su Dio. Per esempio, non potevo credere in un Dio che fa bruciare le persone all’inferno. E così, quando i miei professori universitari mi hanno insegnato che gli esseri viventi sono frutto dell’evoluzione e quindi non sono stati creati da Dio, l’ho accettato, pensando che questa teoria fosse sostenuta da prove. La mia chiesa, tra l’altro, non respingeva l’evoluzione ma riteneva che fosse Dio ad averla guidata.

Com’è nato il suo interesse per la Bibbia?

Mia moglie, Susana, iniziò a studiare la Bibbia con i Testimoni di Geova, i quali le mostrarono con le Scritture che Dio non tortura le persone in un inferno di fuoco. * Le mostrarono inoltre che Dio promette di trasformare il nostro pianeta in un paradiso. * Finalmente avevamo trovato insegnamenti che avevano senso! Nel 1989 un Testimone di nome Nick iniziò a farmi visita. Mentre parlavamo del corpo umano e di come ha avuto origine, rimasi impressionato dalla semplice logica racchiusa nelle parole di Ebrei 3:4: “Ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”.

Lo studio del corpo umano ha contribuito a farle accettare la creazione?

Sì. Ad esempio il modo in cui il nostro corpo si ripara da solo è stato progettato con cura. La cicatrizzazione infatti si svolge in quattro fasi sovrapposte, ognuna delle quali mi ricorda che, in qualità di chirurgo, non faccio altro che lavorare con un sistema di riparazione già esistente nell’organismo.

Vuole raccontarci cosa avviene quando ci feriamo?

Nel giro di pochi secondi scatta la prima fase di una serie di processi estremamente complessi ed efficienti, che bloccano il  sanguinamento. Aggiungo anche che il nostro sistema circolatorio, costituito da circa 100.000 km di vasi sanguigni, è molto avanti rispetto a qualsiasi impianto idraulico per la sua capacità di bloccare le perdite e ripararsi da solo.

In cosa consiste la seconda fase di riparazione?

Il sanguinamento si arresta entro poche ore e ha inizio l’infiammazione, che chiama in causa una sorprendente sequenza di eventi. Per prima cosa i vasi sanguigni che inizialmente si erano ristretti per ridurre la perdita di sangue ora fanno l’opposto: si dilatano per aumentare il flusso sanguigno nella zona della ferita. Poi un fluido ricco di proteine fa gonfiare la parte interessata. Questo fluido è fondamentale per combattere l’infezione, dato che diluisce le tossine e rimuove il tessuto danneggiato. Ogni passo richiede la produzione di milioni di molecole e cellule specializzate seguendo una precisa successione di eventi, alcuni dei quali danno inizio a una fase successiva; dopodiché terminano.

Come continua il processo di guarigione?

Entro un paio di giorni, l’organismo dà il via al processo di riparazione dei tessuti, che caratterizza l’inizio della terza fase e culmina in circa due settimane. Cellule che formano fibre sulla ferita migrano verso la parte danneggiata e si moltiplicano. Inoltre, minuscoli nuovi capillari si diramano in direzione della ferita, dove rimuovono impurità e provvedono ulteriori sostanze nutritive durante la demolizione e riparazione. Nella complessa serie di eventi che segue, vengono generate cellule specifiche che chiudono la ferita.

Quanto lavoro! Quanto ci vuole prima che la guarigione sia completa?

La fase finale, di rimodellamento, può durare mesi. Le ossa fratturate riacquistano la loro forza originale e le fibre formate sui tessuti molli lesionati vengono sostituite da materiali più resistenti. Nel complesso la guarigione di una ferita è un esempio strabiliante di coordinamento programmato con estrema cura.

C’è un caso che le è rimasto particolarmente impresso?

Quando vedo come il corpo si ripara da sé, resto sbalordito

Sì. Ricordo quando una sedicenne è rimasta vittima di un terribile incidente d’auto. La ragazza era in condizioni critiche con lesioni alla milza e un’emorragia interna. Anni prima saremmo intervenuti chirurgicamente e forse avremmo asportato la milza. Oggi invece i medici fanno più affidamento sulla capacità dell’organismo di autoripararsi. Quindi mi sono soltanto concentrato sull’infezione, la perdita di sangue, l’anemia e il dolore. Poche settimane dopo, gli esami hanno mostrato che la milza era guarita! Quando vedo come il corpo si ripara da sé, resto sbalordito. E mi convinco ancora di più che siamo stati progettati da Dio.

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi ai Testimoni di Geova?

Li trovavo molto amichevoli e rispondevano sempre alle mie domande con la Bibbia. Ammiravo anche il modo coraggioso in cui parlavano delle loro credenze e aiutavano altri a conoscere Dio.

Diventare un Testimone l’ha aiutata nel suo lavoro?

Sì. Da un lato, mi ha aiutato a gestire la “fatica da compassione”, una forma di affaticamento emotivo che spesso colpisce medici e infermieri, che si trovano costantemente a confrontarsi con persone sofferenti. Dall’altro, ogni volta che i pazienti hanno avuto bisogno di parlare, sono stato in grado di spiegare che il Creatore ha promesso di porre fine alle malattie e alle sofferenze * e di creare un mondo in cui nessuno dirà “sono malato”. *