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Svegliatevi!  |  marzo 2014

 FRUTTO DI UN PROGETTO?

La pelle del serpente

La pelle del serpente

DATO che strisciano, i serpenti hanno bisogno di una pelle che resista allo sfregamento cui è costantemente sottoposta. Alcune specie si spostano lungo ruvidi tronchi d’albero mentre altre si fanno strada nella sabbia, che ha un forte potere abrasivo. Cosa rende la pelle del serpente così resistente?

Riflettete. La pelle dei serpenti varia per spessore e struttura da una specie all’altra. Comunque c’è una cosa che accomuna la pelle di ogni serpente: all’esterno è dura mentre lo strato sottostante diventa sempre più morbido verso l’interno. Questo risulta vantaggioso perché, come dice la ricercatrice Marie-Christin Klein, “un materiale esternamente rigido che diventa sempre più flessibile all’interno distribuisce la forza di un urto su un’area più estesa”. La speciale conformazione della pelle crea sufficiente attrito fra il corpo e il terreno da permettere al serpente di spostarsi, ma allo stesso tempo ripartisce in maniera uniforme la pressione esercitata da oggetti appuntiti o taglienti, riducendo così al minimo i danni cutanei. Una pelle resistente è fondamentale, visto che di solito i serpenti la mutano soltanto una volta ogni due o tre mesi.

Materiali con proprietà simili alla pelle del serpente potrebbero risultare utili in campo medico, per esempio nella produzione di protesi antiscivolo ed estremamente resistenti. Inoltre realizzando macchinari e nastri trasportatori con parti ispirate alla struttura della pelle del serpente si potrebbe usare una minore quantità di lubrificanti inquinanti.

Che ne dite? La pelle del serpente è un prodotto dell’evoluzione? O è frutto di un progetto?