Vai direttamente al contenuto

Vai direttamente al menu secondario

Vai direttamente al sommario

Testimoni di Geova

Italiano

Svegliatevi!  |  gennaio 2014

 L’INTERVISTA | FENG-LING YANG

Una microbiologa parla della sua fede

Una microbiologa parla della sua fede

Feng-Ling Yang è assistente di ricerca senior presso l’“Academia Sinica” di Taipei, a Taiwan. Le sue ricerche sono state pubblicate in riviste specializzate. Un tempo credeva alla teoria dell’evoluzione, ma poi ha cambiato idea. In questa intervista parla a Svegliatevi! del suo rapporto con la scienza e la fede.

Ci parli della sua infanzia.

La mia famiglia era molto povera, e mia madre non ha mai imparato a leggere. Eravamo contadini e allevavamo maiali in una zona soggetta a inondazioni vicino a Taipei. I miei genitori mi hanno insegnato l’importanza di lavorare sodo e aiutare il prossimo.

La sua famiglia era religiosa?

A casa si praticava il taoismo. Offrivamo sacrifici al “dio-Cielo”, ma non sapevamo nulla di lui. Mi chiedevo il perché delle sofferenze e dell’egoismo delle persone. Lessi libri su taoismo e buddismo nonché manuali di storia orientale e occidentale. Andai anche in un paio di chiese. Ma le mie domande non trovarono risposta.

Perché ha scelto studi scientifici?

Mi piaceva la matematica ed ero affascinata dal modo in cui le leggi fisiche e chimiche determinano la struttura di tutto ciò che ci circonda. Tutto, dall’immenso universo ai minuscoli microbi, ha una struttura che risponde a regole ben precise. E io le volevo capire.

Perché pensava che l’evoluzione fosse un fatto assodato?

Non mi era mai stato insegnato altro. Durante tutto il periodo degli studi ogni cosa veniva spiegata in chiave evoluzionistica. E poi si dava per scontato che come ricercatrice nel campo delle scienze naturali accettassi l’evoluzione.

Si dava per scontato che come ricercatrice nel campo delle scienze naturali accettassi l’evoluzione

Cosa l’ha spinta a leggere la Bibbia?

Dopo essermi laureata, nel 1996 mi trasferii in Germania per frequentare un corso di specializzazione. L’anno seguente conobbi una signora di nome  Simone. Era testimone di Geova e si offrì di rispondere alle mie domande con la Bibbia. Quando mi disse che la Bibbia spiegava lo scopo della vita, mi incuriosii. Cominciai ad alzarmi alle quattro e mezza ogni mattina: leggevo la Bibbia per un’ora e poi andavo a fare una camminata per meditare. Nel corso dell’anno successivo lessi la Bibbia per intero. Rimasi colpita dall’accuratezza delle sue profezie. Finii per convincermi che l’autore della Bibbia è Dio.

Che idea aveva circa l’origine della vita?

Alla fine degli anni ’90, quando cominciai a pensare seriamente all’argomento, i biologi molecolari si stavano rendendo conto che la chimica degli esseri viventi era molto più complessa di quanto si pensasse. Ovviamente da molto tempo gli scienziati sapevano che dal punto di vista chimico le proteine presenti nelle cellule sono le molecole più sofisticate in assoluto. Ma adesso scoprivano che interi assemblaggi di proteine erano organizzati per formare macchine ingegnose dotate di parti in movimento. Una macchina molecolare può essere composta da più di 50 proteine. E persino la più semplice delle cellule ha bisogno di vari tipi di macchine, ad esempio per generare energia, duplicare informazioni e regolare il passaggio di sostanze attraverso le membrane.

A che conclusione giunse?

Mi chiedevo: “Come hanno fatto le macchine proteiche ad arrivare ad avere un progetto così sofisticato?” A quel tempo la sorprendente complessità della chimica cellulare indusse diversi scienziati a farsi la stessa domanda. Negli Stati Uniti un professore di biochimica pubblicò un libro in cui sosteneva che le macchine molecolari delle cellule sono talmente complesse da escludere la possibilità di un’origine casuale. Ero d’accordo. Conclusi che la vita doveva essere stata creata.

Mi chiedevo: “Come hanno fatto le macchine proteiche ad arrivare ad avere un progetto così sofisticato?”

Perché è diventata testimone di Geova?

Il fatto che Simone, nonostante i suoi problemi di salute, ogni settimana facesse 56 chilometri per venire a insegnarmi la Bibbia mi faceva pensare. Venni a sapere che nella Germania nazista alcuni Testimoni erano stati internati nei campi di concentramento a motivo della loro posizione neutrale. Il loro coraggio mi toccò profondamente. L’amore dei Testimoni nei confronti di Dio mi ha spinto a diventare una di loro.

Credere in Dio ha avuto un effetto positivo su di lei?

I colleghi dicono che adesso sono più felice. Essendo cresciuta in una famiglia povera, in passato mi sentivo inferiore, per cui non dicevo a nessuno dove avevo trascorso l’infanzia e non parlavo mai dei miei genitori. Ma grazie alla Bibbia ho capito che per Dio il ceto sociale non ha importanza. Basti pensare che Gesù crebbe in una famiglia che probabilmente era povera quanto la mia. Adesso mi prendo cura dei miei genitori e mi fa piacere presentarli agli amici.