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Testimoni di Geova

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Svegliatevi!  |  novembre 2012

Non hanno mai perso le speranze con me

Non hanno mai perso le speranze con me

Amavo l’alcol e la violenza. Poi un giorno ricevetti una tragica notizia che mi spinse a rimettere in discussione la mia vita. Lasciate che vi racconti.

SONO nato a Rubottom, in Oklahoma, nel 1943. Fin da bambino sono sempre stato un violento. All’ultimo anno delle superiori cominciai a bere, e questo creò tra me e mio padre, anche lui alcolizzato e violento, una strana complicità. Andavamo insieme a ballare e alle feste solo per bere e fare a botte.

Nel 1966 sposai Shirley, con la quale ebbi due figli, Angela e Shawn. Ciò nonostante non smisi di bere. Per arrotondare mi misi a coltivare e vendere marijuana. Facevo anche il buttafuori nei locali, il che mi permetteva di continuare a bere e dare libero sfogo alla violenza. A quel punto della mia vita, non avevo paura di niente e di nessuno, e non mi importava granché dei sentimenti degli altri.

“È inutile che fai venire qualcuno a parlare con me”

Un cugino di Shirley si trasferì in California, dove, dopo aver studiato la Bibbia, diventò testimone di Geova. Al suo ritorno in Oklahoma le parlò di quello che aveva imparato, e lei si rese immediatamente conto che si trattava della verità. Dopo uno studio accurato della Bibbia, anche Shirley decise di diventare Testimone, così nel 1976 si battezzò. Io non volevo avere niente a che fare con la sua religione. “È inutile che fai venire qualcuno a parlare con me”, dicevo. “Tanto non funziona”.

Shirley si attenne sempre ai princìpi della Bibbia e continuò a manifestarmi il suo amore. Anzi, prima di uscire con i bambini per assistere alle riunioni cristiane nella locale Sala del Regno, con garbo mi invitava ad accompagnarla. Anche Angela mi diceva: “Papà, perché non vieni con noi?”

Essendo coinvolto in affari loschi, spesso portavo la pistola. Inoltre sparivo per giorni, cosa che creava qualche tensione con Shirley. Quando rientravo, cercavo di rimediare assistendo a qualche riunione dei Testimoni. Loro mi trattavano sempre bene, e quello che insegnavano sembrava avere una logica.

Ad un certo punto accettai di studiare la Bibbia con un anziano della congregazione. Purtroppo, però, quello che imparavo influiva poco su di me, soprattutto perché frequentavo ancora le mie vecchie amicizie. L’anziano, che era al  corrente della situazione, mi fece notare alcuni princìpi biblici sui pericoli delle cattive compagnie. (1 Corinti 15:33) Anche se i suoi consigli si basavano sulla Bibbia, me la presi, smisi di studiare e mi impelagai ancora di più nei loschi affari di un tempo. Con il mio stupido orgoglio ho fatto tanto male a Shirley e ai bambini!

“Ti vogliamo ancora bene”

Nel 1983 ricevetti una tragica notizia: mio nipote, al quale ero particolarmente legato, era morto. La cosa mi sconvolse e mi spinse a riflettere sulla vita che stavo conducendo. Mi resi conto che stavo rovinando tutto quello che contava per me: il mio matrimonio e la mia famiglia. Questa presa di coscienza segnò la svolta. Al funerale di mio nipote, un Testimone avanti con gli anni di nome John mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Volevo solo dirti che noi ti vogliamo ancora bene”. Era proprio quello che avevo bisogno di sentire! Il giorno dopo chiamai John per dirgli che volevo riprendere lo studio della Bibbia, nella speranza che questa volta avrei fatto i cambiamenti che avevo rimandato a lungo.

L’argomento del nostro primo incontro fu la preghiera: dissi a John che avrei provato a fare quanto avevamo studiato. Il giorno seguente mi misi in cerca di un lavoro onesto, ma senza risultati. Mentre ero alla guida del mio pick-up pregai ad alta voce: “Geova, se vuoi che rimanga in questa zona devi trovarmi un lavoro”. Poi pensai: ‘Ma quanto sono stupido; ora parlo da solo mentre guido’. Chiaramente avevo ancora molta strada da fare per consolidare la mia fede in Dio, l’“Uditore di preghiera”, e migliorare il modo in cui mi rivolgevo a lui. (Salmo 65:2) Con mia sorpresa, comunque, proprio il giorno dopo ricevetti un’offerta di lavoro.

Constatare di persona il potere della preghiera accrebbe il mio amore per Geova e consolidò la mia fiducia nella sua guida

Da quel momento in poi cominciai a pregare più frequentemente e sul serio. In più occasioni avvertii la benedizione di Geova. Avevo sempre creduto in Dio, ma quelle esperienze mi fecero comprendere quanto siano vere le parole di 1 Giovanni 5:14, che dice: “Qualunque cosa chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. Constatare di persona il potere della preghiera accrebbe il mio amore per Geova e consolidò la mia fiducia nella sua guida. — Proverbi 3:5, 6.

Quando ripresi a frequentare le loro riunioni, i Testimoni mi accolsero calorosamente. Inoltre cominciai a rendermi conto che davvero si ‘amavano di cuore gli uni gli altri intensamente’, e la cosa mi toccò nel profondo. (1 Pietro 1:22) Cominciai anche a capire la verità insita  in Proverbi 13:20, che afferma: “Chi cammina con le persone sagge diverrà saggio, ma chi tratta con gli stupidi se la passerà male”.

Per anni avevo causato difficoltà e sofferenze alla mia famiglia, ma ora cercavo di essere una persona pacifica, un marito e un padre migliore, capace di comunicare meglio. Cominciai a mettere in pratica questi consigli biblici: “I mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi”; “padri, non esasperate i vostri figli, affinché non si scoraggino”. — Efesini 5:28; Colossesi 3:21.

I cambiamenti che stavo facendo ebbero un effetto estremamente positivo sulla mia famiglia. Per questo motivo le parole di Gesù riportate in Matteo 5:3 mi sembrarono più vere che mai: “Felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale”. Finalmente ero davvero felice!

Nel giugno del 1984 mia figlia Angela fu intervistata a un’assemblea dei testimoni di Geova. Raccontò che tipo di persona ero stato un tempo e poi parlò dei cambiamenti che avevo fatto. Concluse dicendo quanto fosse emozionata a vedermi seduto in prima fila tra quelli che si sarebbero battezzati quel giorno.

Con mia moglie Shirley

Sono profondamente grato a Geova per il fatto che non perde mai le speranze con persone come me. E per lo stesso motivo sono molto grato anche a Shirley e ai nostri figli. Da brava cristiana Shirley ha seguito l’esortazione di 1 Pietro 3:1: “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, affinché, se alcuni non sono ubbidienti alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli”. Durante i difficili anni in cui non volevo cambiare vita, con la sua lealtà, la sua pazienza e il suo ottimo comportamento ha lasciato la porta aperta fino a quando non mi sono ravveduto.

Da quando mi sono battezzato menziono spesso il suo esempio per incoraggiare chi ha un coniuge non Testimone a non perdere le speranze. “Al momento giusto”, dico loro, “Geova può servirsi della sua Parola, la Bibbia, e della vostra buona condotta per aiutare il vostro coniuge a cambiare, anche se all’inizio può sembrare improbabile”.