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Svegliatevi!  |  settembre 2012

La fine del mondo: uno spettro minaccioso

La fine del mondo: uno spettro minaccioso

LE IPOTESI menzionate fin qui sono piuttosto fantasiose. Comunque ci sono anche questioni che meritano di essere prese in seria considerazione. Molte persone sono preoccupate a causa dell’eccessivo aumento della popolazione e della mancanza di cibo e acqua che potrebbe derivarne. Altri si chiedono cosa succederebbe se ci fosse un crack finanziario di portata mondiale. E che dire dei disastri naturali, delle epidemie o di una guerra nucleare? Eventi di questo tipo potrebbero causare una catastrofe globale?

Esaminiamo brevemente alcuni degli scenari apocalittici più comunemente ipotizzati. Anche se in base a questi scenari non sempre l’umanità correrebbe il rischio di sparire dalla faccia della terra, il mondo in cui viviamo potrebbe essere messo in ginocchio.

 Supervulcani

Nel 1991 ci fu l’eruzione del Pinatubo, un vulcano delle Filippine: oltre 700 persone persero la vita e circa 100.000 rimasero senza casa. Un’enorme nube di cenere si innalzò nel cielo per circa 30 chilometri e poi cadde al suolo seppellendo i raccolti e facendo crollare i tetti degli edifici. Eruzioni simili generano cambiamenti climatici che continuano a farsi sentire anche a distanza di anni.

Un’eruzione supervulcanica, come quelle avvenute in epoche lontane, sarebbe centinaia di volte più grande e devastante di qualsiasi eruzione di cui si ha notizia e causerebbe danni assai più ingenti. A parte l’incredibile potenza distruttiva, ne deriverebbero cambiamenti climatici a livello planetario che causerebbero la perdita dei raccolti, comprometterebbero le scorte alimentari e ridurrebbero alla fame un’enorme quantità di persone.

“I vulcani uccidono piante e animali nel raggio di chilometri; i supervulcani possono portare intere specie all’estinzione e modificare il clima del pianeta”. — “National Geographic”, agosto 2009, p. 46.

Asteroidi

Una mattina del 1908 un uomo era seduto sotto un portico a Vanavara, in Siberia quando un’esplosione lo sbalzò dalla sedia. Il calore era così intenso che all’uomo sembrò che gli avesse preso fuoco la camicia. L’epicentro dell’esplosione si trovava a oltre 60 chilometri di distanza. L’onda d’urto era stata scatenata da un asteroide del diametro di circa 35 metri che pesava approssimativamente 100.000 tonnellate. Entrato nell’atmosfera terrestre, l’asteroide era esploso a causa della pressione e del calore che si erano generati durante la caduta. L’energia liberata nella deflagrazione fu pari a quella di 1.000 bombe di Hiroshima e rase al suolo ben 2.000 chilometri quadrati di foresta siberiana. Un asteroide più grande causerebbe ovviamente danni molto più rilevanti, provocando enormi incendi seguiti da un drastico abbassamento delle temperature e dall’estinzione di molte forme di vita.

“Nel corso della storia la terra è già stata bombardata da comete e asteroidi. Questi fenomeni erano più frequenti in passato, ma si verificheranno ancora. È solo questione di tempo”. — Chris Palma, docente di astronomia e astrofisica all’Università Statale di Penn.

 Cambiamenti climatici

Gli scienziati credono che l’innalzamento della temperatura media della terra, condizioni meteorologiche estreme, lo scioglimento del ghiaccio polare e dei ghiacciai nonché la scomparsa di barriere coralline e di specie importanti siano tutti fenomeni da attribuire al cambiamento climatico globale. Anche se la questione è controversa molti ritengono che la causa sia la combustione — da parte dei mezzi di trasporto e delle industrie — di carbone, petrolio e gas naturale, tutti combustibili fossili che producono alte emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

Alcuni esperti sostengono che queste emissioni si comportino un po’ come una serra, ovvero che rallentino la dispersione del calore terrestre nell’atmosfera e facciano innalzare le temperature. Dato che gli alberi assorbono l’anidride carbonica, anche la deforestazione di grandi aree del pianeta potrebbe contribuire al cambiamento del clima.

“Se il riscaldamento globale continua al ritmo attuale e l’emissione di anidride carbonica non viene ridimensionata, molti scienziati ritengono che la temperatura media della terra continuerà a crescere. Ne risulteranno variazioni climatiche più drammatiche e imprevedibili oltre all’innalzamento del livello dei mari che rappresenterà una minaccia per le zone costiere basse dove vive una considerevole parte della popolazione mondiale”. — “A Mind for Tomorrow: Facts, Values, and the Future”.

Pandemie

Nel XIV secolo la peste nera falcidiò un terzo della popolazione europea in soli due anni. Fra il 1918 e il 1920 l’influenza spagnola fece almeno 50 milioni di vittime. All’epoca la diffusione di quelle malattie fu ostacolata dalla lentezza dei mezzi di trasporto. Ma al giorno d’oggi, visto che molte persone vivono in grandi città e si recano spesso all’estero, simili flagelli potrebbero diffondersi rapidamente da un continente all’altro.

Una pandemia del genere potrebbe verificarsi per cause naturali. Ma si registrano anche crescenti timori per le armi biologiche, con cui l’uomo può diffondere malattie. Gli esperti del settore dicono che un piccolo gruppo di persone con le giuste competenze potrebbe procurarsi il materiale necessario tramite Internet e realizzare armi biologiche letali.

“Il naturale insorgere di malattie continua a rappresentare una seria minaccia biologica; tuttavia dei malintenzionati armati degli stessi agenti patogeni — oppure di agenti patogeni farmacoresistenti o prodotti in laboratorio — potrebbero scatenare una catastrofe”. — The Bipartisan WMD Terrorism Research Center.

 Estinzione di specie importanti

Negli scorsi cinque anni gli apicoltori statunitensi hanno perso ogni anno circa il 30 per cento delle api a causa della sindrome dello spopolamento degli alveari, un fenomeno globale che consiste nella scomparsa improvvisa e misteriosa di intere colonie di api. Le api fanno molto più che semplicemente produrre miele. Dalla loro impollinazione dipendono prodotti fondamentali come uva, mele, soia e cotone. Le api sono indispensabili per l’uomo.

Un altro elemento indispensabile per l’uomo è il fitoplancton. Senza di esso non ci sarebbero neppure i pesci. E se non ci fossero vermi ad aerare il suolo i raccolti scarseggerebbero. L’estinzione di queste specie fondamentali porterebbe carestie e fame, il che a sua volta scatenerebbe violenza e rivolte. Inquinamento, sovrappopolazione, eccessivo sfruttamento agricolo, distruzione degli habitat naturali e cambiamenti climatici contribuiscono all’estinzione di specie animali a un ritmo forse anche 1.000 volte maggiore del normale.

“Ogni anno si estinguono dalle 18.000 alle 55.000 specie. La causa? Le attività umane”. — Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.

Guerra nucleare

Un’esplosione nucleare può spazzare via all’istante un’intera città, come tristemente dimostrato per due volte nell’agosto del 1945. È terribilmente potente, e l’onda d’urto, il vento, il calore, il fuoco e le radiazioni che produce seminano morte e distruzione. Inoltre le radiazioni contaminano il cibo e l’acqua. Un conflitto nucleare solleverebbe in aria tonnellate di polvere, impedendo alla luce solare di penetrare e facendo precipitare le temperature. Le piante morirebbero e i raccolti andrebbero perduti. Privati del cibo, uomini e animali morirebbero di fame. Si dice che le nazioni in grado di lanciare un attacco nucleare siano nove e sembra che anche altre nazioni stiano sviluppando armi nucleari. Le organizzazioni terroristiche non vedono l’ora di impadronirsene.

“Le armi nucleari continuano a essere la minaccia più seria e immediata per la civiltà umana . . . Nel mondo ci sono ancora niente meno che 25.000 ordigni nucleari . . . Alla fine i terroristi riusciranno a procurarsi la bomba”. — Union of Concerned Scientists.