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Testimoni di Geova

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Svegliatevi!  |  maggio 2011

Quando un figlio ha un tumore

Quando un figlio ha un tumore

 Quando un figlio ha un tumore

“Ero in preda alla disperazione. Mi sentivo mancare la terra sotto i piedi. Provavo un enorme dolore, come se avessi già perso la mia bambina”. — Jaílton, riferendosi a quando ha saputo che sua figlia aveva un tumore.

APPRENDERE che il proprio figlio ha un tumore può essere terribile, addirittura sconvolgente! In quanti vivono questa esperienza? Stando all’Unione Internazionale Contro il Cancro (UICC), anche se “i tumori in età pediatrica rappresentano solo una piccola percentuale di tutti i tumori, ogni anno [a livello mondiale] sono più di 160.000 i bambini che ne sono colpiti, tanto che nei paesi industrializzati costituiscono la causa di morte più comune dopo gli incidenti”. Ad esempio, in Brasile “ogni anno ci sono circa 9.000 nuovi casi di tumori infantili”, riferisce l’Istituto Nazionale dei Tumori.

Quando viene diagnosticato un tumore a un bambino, “per tutti i membri della famiglia, senza eccezioni, è un durissimo colpo, una vera mazzata”, come dice un libro sull’argomento. (À margem do leito: a mãe e o câncer infantil) Spesso alla diagnosi fanno seguito interventi chirurgici, chemio o radioterapia, se non entrambe, con i loro effetti collaterali. Per i genitori tutto questo rappresenta un vero e proprio trauma, da cui scaturiscono paure, tristezza, sensi di colpa, rabbia e rifiuto. Come possono affrontare questa terribile esperienza?

Una notevole fonte di conforto è rappresentata ovviamente dagli operatori sanitari premurosi. “Menzionando dati incoraggianti e spiegando i possibili effetti collaterali, possono rendere la situazione meno traumatica”, dice un medico di New York che ha assistito molti pazienti oncologici. Anche i genitori di bambini che hanno vissuto la stessa esperienza possono fare molto. Per questo motivo Svegliatevi! ha intervistato cinque di loro, che vivono in Brasile.

● Jaílton e Néia “A nostra figlia venne diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta quando aveva solo due anni e mezzo”.

Quanto durarono le terapie?

“Fu sottoposta a chemioterapia per due anni e mezzo”.

Quali furono gli effetti collaterali?

“Vomitava molto e le caddero i capelli. Le si scurì lo smalto dei denti. E per tre volte prese la polmonite”.

Come vi sentivate?

“All’inizio fummo presi dal panico, ma quando cominciammo a vedere che la sua salute migliorava capimmo che poteva farcela. Adesso ha quasi nove anni”.

Cosa vi ha aiutato ad affrontare questa situazione traumatica?

“Senz’ombra di dubbio, è stata la nostra fiducia in Geova Dio, ‘che ci ha confortato in tutta la nostra tribolazione’, come dice la Bibbia  in 2 Corinti 1:3, 4. Anche i fratelli cristiani sono stati meravigliosi. Ci hanno scritto lettere di incoraggiamento, ci hanno telefonato, hanno pregato per noi e con noi, e ci hanno persino aiutato economicamente. Poi, quando nostra figlia è stata ricoverata in un ospedale di un altro stato, i Testimoni del posto ci hanno trovato alloggio e a turno ci hanno accompagnato all’ospedale. Non ci sono parole per esprimere la gratitudine che proviamo per tutto l’aiuto che ci è stato dato”.

● Luiz e Fabiana “Nel 1992 scoprimmo che nostra figlia aveva una forma di tumore dell’ovaio rara e molto aggressiva. Aveva 11 anni”.

Quale fu la vostra prima reazione?

“Il rifiuto. Non riuscivamo ad accettare l’idea che la nostra bambina avesse il cancro”.

Quali terapie le furono somministrate?

“Fu operata e poi sottoposta a chemioterapia, il che ci logorò fisicamente ed emotivamente. Per due volte si ammalò di polmonite, e la seconda volta rischiò di morire. Inoltre, a motivo di un abbassamento delle piastrine, aveva spesso sanguinamenti dal naso e dalla cute. Questo problema fu tenuto sotto controllo con i farmaci”.

Quanto durarono le terapie?

“Dalla biopsia iniziale all’ultimo ciclo di chemio passarono più o meno sei mesi”.

Quale fu la reazione di vostra figlia di fronte alla diagnosi e alle terapie?

“All’inizio non sapeva cosa stava succedendo. Il medico le disse che aveva una pallina nello stomaco e che andava tolta. Alla fine lei  capì che la cosa era piuttosto seria, e mi chiese: ‘Papà, ho il cancro?’ Fu davvero difficile trovare le parole giuste per risponderle”.

E voi, come vi sentivate nel vedere vostra figlia soffrire?

“Non è facile descrivere il nostro dolore. Provate solo a pensare cosa significa vedere la vostra bambina che aiuta l’infermiera a trovare la vena per la chemioterapia. Nei periodi peggiori mi chiudevo in bagno a piangere e a pregare. Una notte ero così disperato che arrivai a chiedere a Geova di fare morire me al posto di mia figlia”.

Cosa vi ha aiutato ad affrontare la situazione?

“Fondamentale è stato il sostegno ricevuto dai fratelli cristiani, alcuni dei quali ci telefonarono da varie parti del paese. Un caro fratello mi chiese di prendere la Bibbia e lesse con sentimento alcuni versetti dai Salmi. Dato che stavamo attraversando uno dei periodi più difficili della terapia di nostra figlia, quei versetti erano proprio quello che io e mia moglie avevamo bisogno di sentire”.

● Rosimeri “Mia figlia aveva quattro anni quando le fu diagnosticata una forma di leucemia”.

Quale fu la tua prima reazione?

“Non riuscivo a crederci. Piangevo giorno e notte, e imploravo Dio di aiutarmi. Anche per l’altra mia figlia era una pena vedere quanto fosse malata sua sorella, tant’è vero che la mandai a vivere per un po’ con mia madre”.

Quali furono gli effetti collaterali subiti dalla bambina?

“La chemioterapia, cui si sottoponeva tutti i giorni, la rese anemica, così i medici le somministrarono anche ferro ed eritropoietina per aumentare i globuli rossi. I suoi valori ematici rappresentavano una preoccupazione costante. Inoltre aveva delle crisi convulsive”.

Quanto durarono le terapie?

“La chemioterapia intensiva andò avanti per due anni e quattro mesi. Durante quel periodo le caddero i capelli e mise su parecchi chili. Meno male che non ha mai perso il senso dell’umorismo! Dopo circa sei anni i medici dissero che mia figlia era completamente guarita”.

Cosa vi ha aiutato ad affrontare questa situazione così difficile?

“Io e mia figlia pregavamo spesso e meditavamo su esempi biblici di fedeli servitori di Dio che avevano superato varie prove. In più facemmo nostre le parole di Gesù, riportate in Matteo 6:34, che ci esortano a non lasciare che l’ansia per quello che può accaderci domani aggravi la situazione di oggi. Anche i nostri compagni di fede ci sono stati di grande aiuto, compresi quelli del locale Comitato di assistenza sanitaria, come pure tutto il personale medico che tratta regolarmente situazioni simili e che è stato molto premuroso”.

Conoscete qualcuno che ha un figlio colpito da tumore? Forse addirittura siete voi in questa situazione? In tal caso, speriamo che queste interviste vi aiutino a comprendere che il dolore che provate è normale. La Bibbia infatti dice che c’è “un tempo per piangere”. (Ecclesiaste 3:4) Soprattutto, siate certi che il vero Dio, Geova, chiamato l’“Uditore di preghiera”, conforterà tutti quelli che si rivolgono a lui con cuore sincero. — Salmo 65:2.

[Riquadro a pagina 13]

Passi biblici che recano conforto

“Non siate mai ansiosi del domani, poiché il domani avrà le proprie ansietà. Basta a ciascun giorno il proprio male”. — Matteo 6:34.

“Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle tenere misericordie e l’Iddio di ogni conforto, che ci conforta in tutta la nostra tribolazione”. — 2 Corinti 1:3, 4.

“Non siate ansiosi di nulla, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio con preghiera e supplicazione insieme a rendimento di grazie; e la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero custodirà i vostri cuori e le vostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù”. — Filippesi 4:6, 7.

“Gettate su [Dio] tutta la vostra ansietà, perché egli ha cura di voi”. — 1 Pietro 5:7.

[Riquadro/Illustrazione a pagina 14]

Una disposizione amorevole

I Comitati di assistenza sanitaria dei testimoni di Geova si sforzano di promuovere la cooperazione tra ospedali e pazienti. A tal fine aiutano i Testimoni a trovare medici competenti che rispettino il loro desiderio di ubbidire al comando biblico di “astenersi . . . dal sangue”. — Atti 15:20.

[Illustrazione a pagina 13]

Néia, Sthefany e Jaílton

[Illustrazione a pagina 13]

Luiz, Aline e Fabiana

[Illustrazione a pagina 13]

Aline e Rosimeri