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Testimoni di Geova

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Svegliatevi!  |  febbraio 2011

Una vita piena di soddisfazioni

Una vita piena di soddisfazioni

 Una vita piena di soddisfazioni

Narrato da Herawati Neuhardt

Sono nata a Cirebon, città indonesiana famosa per le sue stoffe batik che hanno motivi sgargianti realizzati a mano. In un certo senso la mia vita come missionaria è stata altrettanto vivace, ricca di incontri interessanti con diverse culture dell’Asia sud-orientale e del Pacifico meridionale. Lasciate che vi racconti.

NEL 1962, quando avevo dieci anni, mia madre iniziò a studiare la Bibbia con i testimoni di Geova. Col tempo lei, mio padre (entrambi cinesi nati in Indonesia), quattro dei miei fratelli e io diventammo Testimoni.

A casa ospitavamo sempre i missionari e i sorveglianti viaggianti che venivano nella nostra congregazione per dare incoraggiamento spirituale. Il loro ottimo esempio e le conversazioni edificanti che facevano mi colpirono profondamente. A 19 anni decisi di intraprendere il ministero cristiano a tempo pieno. Più o meno un anno dopo sposai Josef Neuhardt, un missionario tedesco che era arrivato in Indonesia nel 1968. Dopo la luna di miele ci trasferimmo a Sumatra, che delle 17.000 isole dell’Indonesia è la seconda per grandezza. Lì accompagnai Josef nell’opera di ministro viaggiante, che consisteva nel visitare le congregazioni dei testimoni di Geova.

Predicazione a Sumatra

La zona a cui eravamo stati assegnati, chiamata circoscrizione, andava dall’afosa e movimentata città di Padang, nella provincia di Sumatra Occidentale, al bellissimo lago Toba, un grande lago vulcanico situato tra le montagne di Sumatra Settentrionale. Poi prestammo servizio nel Sud dell’isola. Sul nostro vecchio Maggiolino eravamo sempre in viaggio: sobbalzavamo lungo strade sterrate piene di buche, attraversavamo ponti traballanti di legno di cocco e viaggiavamo lungo le pendici di imponenti vulcani, alcuni quiescenti e altri attivi. Di notte dormivamo sul pavimento di capanne che ovviamente non avevano elettricità, tubature e servizi igienici. Ci lavavamo nei laghi e nei fiumi. Era una vita semplice. Inoltre ci piaceva la gente, che ci accoglieva calorosamente e ci offriva da mangiare. Molti mostravano interesse per la Bibbia.

 I minangkabau, che vivono nei pressi di Padang e sono per la maggior parte musulmani, rimanevano piacevolmente sorpresi quando mostravamo loro dalla Bibbia che Dio è uno, e non una Trinità come affermano le chiese della cristianità. (Deuteronomio 6:4) Molti accettavano volentieri le riviste La Torre di Guardia e Svegliatevi! e in seguito alcuni interessati fecero ottimi progressi sul piano spirituale. I batak, che vivono nei pressi del lago Toba e perlopiù si professano cristiani, conoscevano il nome di Dio, Geova, perché lo avevano letto nella loro traduzione della Bibbia. (Salmo 83:18) Tuttavia avevano bisogno di conoscere meglio Dio e il suo proposito per l’umanità. Molti di loro accettarono uno studio biblico e divennero zelanti evangelizzatori.

Portiamo il messaggio biblico a Giava

Nel 1973 io e Josef fummo mandati nell’isola di Giava, grande quanto la metà della Gran Bretagna, dove c’erano più di 80 milioni di abitanti. * Predicammo la buona notizia a giavanesi, sundanesi e cinesi.

Essendo cresciuta in una famiglia cinese in Indonesia parlavo diverse lingue, tra cui il giavanese, il sundanese e l’indonesiano, oltre all’inglese. Pertanto avevo molte interessanti conversazioni bibliche con le persone nella loro madrelingua.

A Jakarta, la capitale dell’Indonesia, che si trova sull’isola di Giava, parlai della speranza di vivere per sempre su una terra paradisiaca a una ragazza di 19 anni che sembrava molto triste. Quando le lessi qualche passo biblico scoppiò a piangere. “Grazie zia di avermi spiegato queste cose”, mi disse, chiamandomi zia in segno di affetto e rispetto. E aggiunse: “Entro domani ho bisogno di un milione e mezzo di rupie [circa 115 euro] per pagarmi la retta dell’università, e per procurarmi i soldi avevo pensato di vendere la mia verginità. Prima che tu arrivassi stavo pregando per capire cosa fare. Ora ho avuto la risposta. Sono decisa a rimandare gli studi e a rimanere casta”. La ragazza fu felicissima di ricevere ulteriore aiuto spirituale.

Da allora molti altri abitanti di Giava, tra cui sundanesi e cinesi, hanno messo la loro vita in armonia con le sane norme della Parola di Dio. Questo ha dato loro vera pace interiore e felicità, come promesso da Dio. — Isaia 48:17, 18.

Il Kalimantan e i daiacchi

Da Giava io e Josef ci trasferimmo nel Kalimantan, territorio indonesiano del Borneo, che per grandezza è la terza isola del mondo  dopo Groenlandia e Nuova Guinea. Paese di fitte giungle, impervie montagne e possenti fiumi, il Borneo ospita cinesi, malesi musulmani e la popolazione aborigena dei daiacchi, che abitano prevalentemente presso i corsi d’acqua e che un tempo erano feroci cacciatori di teste.

Per raggiungere le comunità daiacche più isolate viaggiavamo di solito in barca o in canoa lungo fiumi incontaminati nel cuore della giungla. Vedevamo enormi coccodrilli che si crogiolavano al sole sulle rive, scimmie che ci fissavano dalle cime degli alberi e uccelli che sfoggiavano il loro piumaggio variopinto. Il servizio missionario in quella zona era davvero avventuroso!

La maggioranza delle famiglie daiacche viveva su palafitte costruite con materiali locali. Alcune abitazioni erano piccole. C’erano poi le cosiddette “case lunghe”, che ospitavano diverse famiglie. Molti non avevano mai visto un europeo, per cui Josef era praticamente una celebrità. I bambini correvano per il villaggio gridando: “C’è il pastore! C’è il pastore!” Allora la gente si radunava per sentire cosa aveva da dire quel ministro bianco. Josef parlava con l’aiuto di Testimoni del posto che facevano da interpreti e che poi prendevano accordi per condurre studi biblici con i numerosi interessati.

In Papua Nuova Guinea

Nel dicembre 1976, a motivo delle pressioni di esponenti religiosi, il governo dell’Indonesia vietò l’opera dei testimoni di Geova. Di conseguenza io e Josef fummo mandati in Papua Nuova Guinea.

Arrivati a Port Moresby, la capitale, frequentammo un corso di due mesi per imparare l’hiri motu, una lingua franca locale. Poi ci trasferimmo a Daru, isoletta di una remota provincia occidentale. Lì conobbi Eunice, una donna adorabile di corporatura robusta con tutti i denti marroni perché da anni masticava betel. Quando capì che Dio vuole che i suoi servitori siano puri dal punto di vista fisico, morale e spirituale, Eunice abbandonò quel vizio e divenne una cristiana fedele. (2 Corinti 7:1) Ogni volta che vedevamo una di queste persone umili mettere in pratica la verità della Bibbia comprendevamo meglio le parole di Salmo 34:8: “Gustate e vedete che Geova è buono”.

Col tempo riprendemmo l’attività di ministri viaggianti. Così visitammo quasi ogni parte di Papua Nuova Guinea, nazione in cui si parlano circa 820 lingue. Per poter contattare un maggior numero di persone imparammo un’altra lingua ancora: il tok pisin, che era la lingua franca locale. Per raggiungere i paesi e i villaggi viaggiavamo a piedi, in auto, in barca, in canoa e con piccoli aeroplani, sfidando il caldo soffocante, le zanzare e i frequenti attacchi di malaria.

Poi, nel 1985, accettammo un altro incarico missionario nelle Isole Salomone, a est di Papua Nuova Guinea. Lì lavorammo presso la filiale locale dei testimoni di Geova e viaggiammo anche in tutto l’arcipelago per incoraggiare le congregazioni e assistere ad assemblee cristiane. Dovemmo cimentarci con una nuova lingua, questa volta il pidgin delle Salomone. Ma che bello conversare con gli abitanti delle Salomone che apprezzavano tanto la Bibbia!

Il viaggio più difficile

Nel 2001 l’opera dei testimoni di Geova in Indonesia fu di nuovo libera, così io e Josef tornammo a Jakarta. Tuttavia, poco dopo, a mio marito fu diagnosticato un melanoma maligno, un tumore della pelle particolarmente aggressivo. Andammo in Germania, il paese d’origine di Josef, perché potesse curarsi. Purtroppo però nel 2005, il giorno del nostro 33° anniversario, si è addormentato nella morte, in attesa della risurrezione in un nuovo mondo paradisiaco. (Giovanni 11:11-14) Aveva 62 anni e ne aveva trascorsi 40 nel ministero a tempo pieno.

Io sono ancora a Jakarta, dove continuo a prestare servizio come missionaria. Mio marito mi manca moltissimo. Tuttavia, insegnare ad altri le preziose verità che si trovano nella Parola di Dio mi aiuta ad andare avanti, visto che il ministero mi dà un senso di profonda soddisfazione e uno scopo nella vita. Posso senz’altro dire che Geova mi ha permesso di avere una vita intensa e soddisfacente.

[Nota in calce]

^ par. 10 Oggi la popolazione di Giava supera i 120 milioni di abitanti.

[Cartina a pagina 25]

(Per la corretta impaginazione, vedi l’edizione stampata)

INDONESIA

Giava

JAKARTA

Cirebon

Sumatra

Padang

Lago Toba

Borneo

PAPUA NUOVA GUINEA

PORT MORESBY

Daru

ISOLE SALOMONE

[Illustrazione a pagina 26]

Herawati con una studentessa biblica delle Isole Salomone e i suoi figli

[Illustrazione a pagina 26]

Con Josef nei Paesi Bassi nel 2005, poco prima della sua morte