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Testimoni di Geova

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Svegliatevi!  |  febbraio 2011

Cercando l’oro hanno trovato una casa

Cercando l’oro hanno trovato una casa

 Cercando l’oro hanno trovato una casa

CHINATOWN: in molte città di tutto il mondo questa parola evoca vivaci immagini di negozi, ristoranti e feste cinesi con tanto di danze di dragoni. Eppure ogni Chinatown ha una storia a sé. Le Chinatown odierne dell’Australia devono molto alle prime generazioni di coraggiosi immigrati cinesi che, in seguito alla scoperta di vari giacimenti auriferi, approdarono in queste terre del Sud in cerca di ricchezza.

La “Nuova montagna dell’oro”

Quello che era stato un lieve flusso di immigrazione cinese in Australia, a partire dal 1851, quando fu scoperto l’oro, divenne una vera fiumana. Migliaia di uomini lasciarono il delta del Fiume delle Perle, nella provincia cinese di Guangdong, per cimentarsi in un’estenuante traversata verso sud. In precedenza l’oro era stato scoperto in California e i cinesi che parlavano cantonese avevano soprannominato quel luogo “Montagna dell’oro”. Così, i giacimenti australiani presero il nome di “Nuova montagna dell’oro”.

A spingere quegli uomini a lasciare il loro paese non fu solo la prospettiva di trovare l’oro. La Cina era stata piagata da guerra civile e disastri naturali e la povertà imperversava, pertanto la vita era molto difficile.

Sfortunatamente alcuni dei pionieri diretti in Australia non ne videro nemmeno le coste. Morirono a motivo delle malattie che si diffondevano nelle navi sovraffollate durante il lungo viaggio. E chi sopravviveva, una volta giunto a destinazione, non aveva certo vita facile.

La dura vita nelle miniere

Per i nuovi arrivati la solitudine divenne ben presto una compagna inseparabile: infatti per tradizione le mogli e i figli rimanevano in Cina per preservare la linea di discendenza della famiglia. Nel 1861 vivevano in Australia più di 38.000  cinesi di cui solo 11 erano donne. Pochi tuttavia intendevano stabilirsi lì. La maggioranza era decisa a tornare al proprio paese dalla famiglia con onore e ricchezza.

Fu quest’ambizione che li indusse a impegnarsi nella ricerca dell’oro. I minatori dormivano in tende e lavoravano per molte ore sotto il sole cocente. Alcuni, almeno inizialmente, a motivo di certe superstizioni avevano paura di lavorare nel sottosuolo. Quindi cercavano l’oro in superficie scavando e usando il setaccio e poi passando di nuovo al vaglio i residui in canali di legno. I loro sforzi furono premiati. Da alcuni documenti emerge che tra il 1854 e il 1862 furono inviati in Cina dallo stato di Victoria oltre 18.000 chilogrammi d’oro.

Purtroppo parte dei nuovi guadagni venne dilapidata a causa del gioco d’azzardo e della dipendenza dall’oppio, trappole in cui cadevano facilmente gli uomini soli. Spesso si rovinavano la salute e perdevano sia il denaro guadagnato che la possibilità di tornare in patria. Alcuni ricevevano aiuto da enti cinesi e da persone generose, altri morivano prematuramente in miseria e solitudine.

I cinesi dovevano anche sopportare la gelosia e la diffidenza degli altri minatori, che vedevano  gli stranieri come un gruppo compatto e competitivo nell’attività estrattiva. Questo clima di tensione sfociava in rivolte e assalti ai danni dei cinesi. Il loro oro veniva saccheggiato, le tende e i beni bruciati. Alla fine questa ostilità si placò. Tuttavia nel 1901, circa 50 anni dopo che fu scoperto l’oro, venne promulgata in Australia una legge per limitare l’immigrazione asiatica che rimase in vigore fino al 1973.

Quando l’oro si esaurì

Quando le vene aurifere si esaurirono alcuni cinesi decisero di rimanere in Australia. Così le città sorte in seguito alla febbre dell’oro videro il proliferare di lavanderie, ristoranti e aziende ortofrutticole cinesi. I cinesi si fecero apprezzare anche come fabbricanti di mobili e venditori di frutta e verdura fresche. Come risultato, entro la fine del XIX secolo molte città australiane avevano la loro Chinatown, per esempio Atherton, Brisbane, Broome, Cairns, Darwin, Melbourne, Sydney e Townsville.

Dal momento che poche donne cinesi erano giunte in Australia molti uomini rimasero da soli. Alcuni invece, nonostante i pregiudizi delle persone del posto, sposarono donne australiane. Col tempo i discendenti di queste coppie miste divennero parte integrante della società australiana.

Oggi gli immigrati cinesi in Australia sono più numerosi che in qualsiasi altra epoca. La maggioranza vi si reca per farsi un’istruzione o in cerca di opportunità di lavoro. È da notare che ora c’è anche una notevole presenza femminile. Inoltre, a motivo di cambiamenti inaspettati del mercato mondiale molti uomini che si erano stabiliti con la famiglia in Australia adesso vanno in Asia per lavorare in Cina, Hong Kong, Singapore o Taiwan.

I tempi sono cambiati ma in tutto il mondo le persone continuano a emigrare sostanzialmente per gli stessi motivi: la ricerca di sicurezza e affermazione in un paese straniero.

[Riquadro/Illustrazione a pagina 20]

PIÙ LONTANO DI QUANTO PENSASSERO

Per evitare di pagare le tasse portuali i cinesi sbarcavano sulle coste dell’Australia lontano dai porti principali e a centinaia di chilometri di distanza dai giacimenti d’oro. Uno dei luoghi in cui approdavano era Robe, nell’Australia Meridionale. La popolazione di Robe oscillava tra le 100 e le 200 persone ma nel 1857, nel giro di soli cinque mesi, vi transitarono almeno 12.000 cinesi.

Dando prova di straordinaria tenacia e cooperazione, gruppi di centinaia di uomini si inoltravano nell’entroterra scarsamente popolato per raggiungere le miniere d’oro. Il tragitto era molto più lungo di quanto pensassero e poteva richiedere anche cinque settimane. Durante il viaggio mangiavano alghe che avevano raccolto e marsupiali come canguri e vombati. Scavavano anche pozzi e lasciavano sentieri per coloro che sarebbero venuti in seguito.

Gli uomini avanzavano spesso in fila indiana portando il tradizionale cappello largo con codino e cantando. Lungo il tragitto sono state trovate monete cinesi. I nuovi arrivati, infatti, gettavano via il denaro appena si accorgevano che in Australia non valeva nulla.

[Fonte]

Image H17071, State Library of Victoria

[Riquadro/Illustrazione a pagina 21]

QUALCOSA DI MEGLIO DELL’ORO

Wayne Qu lavorava come scienziato ambientale per l’Accademia cinese delle Scienze. Per fare carriera, negli anni ’90 si trasferì con la moglie Sue in Europa, dove si specializzò ulteriormente. Lì Wayne e Sue conobbero i testimoni di Geova, con cui fecero delle conversazioni basate sulla Bibbia. Nel 2000 si trasferirono in Australia, dove entrambi continuarono i loro studi (Sue in biologia molecolare). Inoltre ripresero lo studio della Bibbia.

Wayne spiega: “Avevamo dedicato molti anni della nostra vita a conseguire prestigiosi titoli accademici. Eppure ragionavo fra me: ‘Alla fine tutti invecchiamo, ci ammaliamo e moriamo. È questo lo scopo della vita?’ Sembrava che tutto fosse senza senso. Grazie alla Bibbia, invece, io e Sue ricevemmo risposte logiche e soddisfacenti ai più importanti interrogativi dell’esistenza.

“Lo studio della Bibbia ci fece anche riflettere su qualcosa che non avevamo mai preso in considerazione: l’esistenza di un Creatore. Lessi Come ha avuto origine la vita? Per evoluzione o per creazione?, pubblicato dai Testimoni, e un’opera di Charles Darwin sull’evoluzione. Queste letture, insieme alle mie ricerche scientifiche, mi convinsero dell’esistenza di un Creatore. Sue giunse alla stessa conclusione.

“Un’altra cosa che ci convinse che Dio esiste è il potere della Bibbia di cambiare in meglio la vita delle persone. Grazie a questo libro straordinario io e Sue ora abbiamo non solo una speranza per il futuro ma anche veri amici e siamo più uniti. Ci siamo battezzati nel 2005, felici di aver trovato qualcosa di molto più prezioso dell’istruzione di alto livello e ‘dell’oro che perisce’”. — 1 Pietro 1:7.

[Illustrazione a pagina 19]

Minatore cinese, 1860 circa

[Fonti delle illustrazioni a pagina 19]

Chinatown di Sydney: © ARCO/G Müller/age fotostock; minatore: John Oxley Library, Image 60526, State Library of Queensland