GIOVANNI 10:1-21

  • GESÙ PARLA DEL PASTORE ECCELLENTE E DEGLI OVILI

Mentre sta ancora predicando in Giudea, Gesù descrive una scena familiare ai suoi ascoltatori: parla di pecore e di ovili. Tuttavia sta usando un linguaggio figurato. I giudei probabilmente ricordano le parole di Davide: “Geova è il mio Pastore. Non mi mancherà nulla. Mi fa riposare in pascoli erbosi” (Salmo 23:1, 2). E in un altro salmo Davide aveva esortato l’intera nazione dicendo: “Inginocchiamoci davanti a Geova, colui che ci ha fatto. Egli è il nostro Dio e noi siamo il popolo del suo pascolo” (Salmo 95:6, 7). In effetti gli israeliti sotto la Legge sono da tempo paragonati a un gregge di pecore.

Queste “pecore” si trovano in un “ovile” nel senso che sono nate sotto il patto della Legge mosaica. Proprio come un recinto, la Legge ha tenuto separato il popolo dalle pratiche corrotte delle nazioni che non erano sotto lo stesso patto. Alcuni israeliti, comunque, hanno maltrattato il gregge di Dio. Perciò Gesù afferma: “In verità, sì, in verità vi dico: chi non entra nell’ovile dalla porta ma passando da qualche altra parte è un ladro e un delinquente. Chi invece entra dalla porta è il pastore delle pecore” (Giovanni 10:1, 2).

Forse questo fa venire in mente ai presenti quegli uomini che in passato hanno asserito di essere il Messia, o Cristo. La gente non dovrebbe lasciarsi ingannare da questi impostori, simili a ladri e delinquenti. Piuttosto dovrebbe seguire “il pastore delle pecore”, a proposito del quale Gesù dice:

“È a lui che apre il guardiano, e le pecore ascoltano la sua voce. Lui chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha portato fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno mai, anzi fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei” (Giovanni 10:3-5).

In precedenza Giovanni Battista, al pari del “guardiano”, aveva identificato Gesù come colui che le simboliche pecore, cioè le persone sotto la Legge, avrebbero dovuto seguire. Alcune di queste, sia in Galilea che qui in Giudea, hanno riconosciuto la voce di Gesù. Ma dove entreranno quando verranno ‘condotte fuori’? E che benefìci otterranno seguendolo? Dato che ‘non comprendono il senso di ciò che dice’ Gesù, alcuni dei presenti potrebbero farsi domande del genere (Giovanni 10:6).

Gesù spiega: “In verità, sì, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti quelli che sono venuti al posto mio sono ladri e delinquenti, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta. Chi entra attraverso me sarà salvato, ed entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Giovanni 10:7-9).

Gesù sta evidentemente introducendo un nuovo concetto. Coloro che lo ascoltano sanno che lui non è “la porta” che conduce al patto della Legge, dato che questo esiste ormai da secoli. Gesù quindi intende dire che le pecore che “conduce fuori” dovranno entrare in un altro ovile. Che ricompensa le attende?

Per spiegare ulteriormente il suo ruolo, Gesù osserva: “Io sono venuto affinché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza. Io sono il pastore eccellente. Il pastore eccellente cede la vita per le pecore” (Giovanni 10:10, 11). Gesù ha da poco rassicurato i suoi discepoli con le parole: “Non aver timore, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha deciso di darvi il Regno” (Luca 12:32). I componenti del “piccolo gregge” sono coloro che Gesù guiderà in un nuovo ovile affinché “abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza”. Che privilegio appartenere a questo gregge!

Gesù, comunque, non ha ancora concluso il suo ragionamento. Infatti prosegue: “Ho altre pecore,  che non sono di questo ovile; anche quelle devo guidare, e loro ascolteranno la mia voce, e diventeranno un solo gregge con un solo pastore” (Giovanni 10:16). Il fatto che le “altre pecore” non siano “di questo ovile” significa che fanno parte di un ovile diverso da quello del “piccolo gregge” che erediterà il Regno. Le pecore divise in questi due ovili, o recinti, hanno due speranze differenti. Tuttavia, entrambi i gruppi trarranno beneficio dal ruolo di Gesù, che aggiunge: “Per questo motivo il Padre mi ama, perché cedo la vita” (Giovanni 10:17).

Molti dei presenti commentano: “Ha un demonio ed è fuori di sé”. Altri invece lo ascoltano con interesse; desiderano seguire il Pastore eccellente. “Queste non sono le parole di un indemoniato”, affermano. Poi, riferendosi a quanto pare alla recente guarigione dell’uomo nato cieco, aggiungono: “Secondo voi un demonio potrebbe aprire gli occhi ai ciechi?” (Giovanni 10:20, 21).