LUCA 10:25-37

  • COSA FARE PER EREDITARE LA VITA ETERNA

  • IL BUON SAMARITANO

Mentre Gesù si trova ancora vicino a Gerusalemme, vari giudei vanno da lui, alcuni per ascoltare i suoi insegnamenti, altri invece per metterlo alla prova. Uno di questi ultimi, un esperto della Legge, pone a Gesù la domanda: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” (Luca 10:25).

Gesù capisce che l’uomo non è semplicemente interessato alla sua risposta ma che probabilmente sta tentando di indurlo a dire qualcosa di offensivo per i giudei. Rendendosi conto che quest’uomo ha già un’opinione ben precisa, Gesù saggiamente risponde in modo da fargli rivelare ciò che pensa.

Gesù chiede: “Che cosa c’è scritto nella Legge? Cosa leggi?” Dato che ha studiato la Legge di Dio, l’uomo risponde citando Deuteronomio 6:5 e Levitico 19:18: “‘Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente’ e ‘il tuo prossimo come te stesso’” (Luca 10:26, 27). È la risposta corretta?

Gesù dice: “Hai risposto bene. Continua a far questo e avrai la vita”. La questione però non è risolta, perché l’uomo non sta cercando una semplice risposta diretta alla sua domanda. Piuttosto vuole “mostrarsi giusto”, ovvero avere conferma che il suo modo di pensare è corretto e che di conseguenza tratta gli altri in maniera irreprensibile. Quindi chiede: “Chi è davvero il mio prossimo?” (Luca 10:28, 29). Sembra una domanda banale, ma in realtà nasconde profonde implicazioni. Quali?

I giudei sono convinti che la parola “prossimo” si riferisca solo a chi osserva le tradizioni ebraiche, come sembrerebbe indicare Levitico 19:18. Potrebbero arrivare a dire che “non è lecito” nemmeno stare in compagnia di chi non è giudeo (Atti 10:28). Perciò quest’uomo e forse alcuni discepoli di Gesù pensano di mostrarsi giusti quando trattano altri giudei con gentilezza. Ma non si farebbero problemi a maltrattare chi non è giudeo, dato che non credono sia davvero loro prossimo.

Per correggere questo pensiero errato senza offendere l’uomo e gli altri ascoltatori, Gesù decide di narrare una parabola. “Un uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico”, racconta Gesù, “cadde vittima di briganti che lo spogliarono, lo picchiarono e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada, ma quando vide l’uomo passò oltre dal lato opposto. Anche un levita, quando giunse in quel punto e lo vide, passò oltre dal lato opposto. Invece un samaritano che viaggiava su quella strada, quando fu lì e lo vide, si impietosì” (Luca 10:30-33).

Senza dubbio l’uomo a cui si rivolge Gesù sa che a Gerico vivono molti sacerdoti e molti dei leviti che li assistono. Per tornare a casa dal tempio devono scendere per più di 20 chilometri percorrendo un tragitto potenzialmente pericoloso, dato che potrebbero esserci briganti appostati lungo la strada. Se si imbattessero in un altro giudeo in difficoltà, non dovrebbero soccorrerlo? Quelli del racconto di Gesù non lo fanno. Solo un samaritano, un uomo appartenente a un popolo che i giudei disprezzano, si ferma ad aiutarlo (Giovanni 8:48).

In che modo il samaritano presta soccorso al giudeo ferito? Gesù prosegue: “Andò da lui e fasciò le sue ferite, versandovi sopra olio e vino. Poi lo mise sulla sua bestia da soma, lo portò in una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo tirò fuori 2 denari, li diede al locandiere e gli disse: ‘Abbi cura di lui; e se spenderai qualcosa in più, te lo darò al mio ritorno’” (Luca 10:34, 35).

Concluso il racconto, Gesù, il Maestro, pone all’uomo una domanda che lo induce a riflettere: “Chi di questi tre ti sembra che si sia comportato da prossimo nei confronti dell’uomo che cadde vittima  dei briganti?” Forse l’uomo trova imbarazzante rispondere direttamente: “Il samaritano”. Così dice: “Quello che agì con misericordia verso di lui”. Per chiarire in modo inequivocabile la morale della parabola, Gesù rivolge all’uomo la seguente esortazione: “Va’, e anche tu fa’ la stessa cosa” (Luca 10:36, 37).

Che modo di insegnare efficace! Se Gesù si fosse limitato a dire all’uomo che anche i non giudei erano suo prossimo, che reazione avrebbe ottenuto? Probabilmente l’uomo e gli altri giudei presenti non sarebbero stati d’accordo. Invece, narrando un racconto semplice e descrivendo dettagli familiari ai suoi ascoltatori, Gesù rende ovvia la risposta alla domanda: “Chi è davvero il mio prossimo?” La persona che dimostra di comportarsi da vero prossimo è quella che tratta gli altri con amore e gentilezza, proprio come comandano le Scritture.