GIOVANNI 6:25-48

  • GESÙ È “IL PANE DAL CIELO”

Dall’altro lato del Mar di Galilea, sulla riva orientale, Gesù ha sfamato in modo miracoloso migliaia di persone e poi se n’è andato via quando volevano farlo re. Durante la notte ha camminato sul mare in burrasca e ha invitato Pietro a raggiungerlo; poi lo ha salvato quando la fede di Pietro si è indebolita e quest’ultimo ha iniziato ad affondare. Gesù ha anche calmato il vento, forse salvando in tal modo i discepoli dal naufragio.

Adesso Gesù si trova di nuovo sulla riva occidentale del mare, vicino a Capernaum. Coloro che sono stati miracolosamente sfamati lo trovano e gli chiedono: “Quando sei arrivato qui?” Gesù li rimprovera dicendo che sono lì solo perché sperano di ricevere altro cibo. Poi li esorta: “Datevi da fare non per il cibo che si deteriora, ma per il cibo che dura e porta alla vita eterna”. A questo punto gli domandano: “Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” (Giovanni 6:25-28).

È probabile che stiano pensando alle opere richieste dalla Legge, invece Gesù fa riferimento all’opera più importante in assoluto: “Questa è l’opera di Dio, che esercitiate fede in colui che egli ha mandato”. Nonostante tutto quello che ha fatto, le persone non esercitano fede in Gesù. Per credergli vogliono vedere da lui un segno e quindi gli chiedono: “Cosa farai?” Poi proseguono: “I nostri antenati mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: ‘Diede loro da mangiare pane dal cielo’” (Giovanni 6:29-31; Salmo 78:24).

In merito alla loro richiesta di un segno, Gesù identifica in maniera chiara chi è colui che può soddisfare miracolosamente i bisogni delle persone spiegando: “Vi dico: Mosè non vi diede il pane dal cielo. Il Padre mio vi dà il vero pane dal cielo. Infatti il pane di Dio è quello che scende dal cielo e dà vita al mondo”. Siccome non afferrano il punto, lo supplicano: “Signore, dacci sempre questo pane” (Giovanni 6:32-34). Ma di quale “pane” sta parlando Gesù?

“Io sono il pane della vita”, afferma Gesù. “Chi viene da me non avrà affatto fame, e chi esercita fede in me non avrà mai sete. Ma, come vi ho detto, voi mi avete visto eppure non credete. [...] Sono sceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque riconosce il Figlio ed esercita fede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 6:35-40).

Queste parole creano molto subbuglio e i giudei iniziano a mormorare. Come può Gesù sostenere di essere “il pane che è sceso dal cielo”? (Giovanni 6:41). Per loro non è altro che il figlio di una coppia di Nazaret come tante altre. Le persone quindi dicono: “Ma questo non è Gesù, il figlio di Giuseppe? Conosciamo suo padre e sua madre” (Giovanni 6:42).

“Smettete di mormorare fra voi”, interviene Gesù. “Nessuno può venire da me a meno che non lo attiri il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Nei Profeti è scritto: ‘Saranno tutti istruiti da Geova’. Chiunque ascolta il Padre e impara da lui viene da me. Non che qualche uomo abbia visto il Padre, eccetto colui che proviene da Dio; egli ha visto il Padre. In verità, sì, in verità vi dico: chi crede ha vita eterna” (Giovanni 6:43-47; Isaia 54:13).

In precedenza Gesù aveva spiegato a Nicodemo la relazione che c’è tra la vita eterna e la fede nel Figlio dell’uomo dicendo che “chiunque esercita fede in lui”, ovvero nel Figlio unigenito di Dio, ‘non sarà distrutto ma avrà vita eterna’ (Giovanni  3:15, 16). Ora però si rivolge a molte più persone e illustra anche a loro il ruolo che ha nell’aiutarle a ottenere la vita eterna, cosa che né la manna né il pane disponibile in Galilea possono garantire. Quindi come si può ottenere la vita eterna? Gesù ripete loro queste parole: “Io sono il pane della vita” (Giovanni 6:48).

Questa discussione riguardo al pane dal cielo prosegue e raggiunge il culmine mentre Gesù insegna presso una sinagoga a Capernaum.