MATTEO 5:1–7:29 LUCA 6:17-49

  • GESÙ PRONUNCIA IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

Gesù dev’essere stanco. Ha trascorso l’intera notte a pregare e poi ha scelto 12 apostoli tra i suoi discepoli. Ormai si è fatto giorno, ma ha ancora le energie e il desiderio di aiutare le persone. Per farlo si reca sulle pendici di un monte in Galilea, probabilmente non lontano da Capernaum, il centro delle sue attività.

Tantissime persone sono arrivate da lontano per incontrare Gesù. Alcune vengono da sud, da Gerusalemme e da altre zone della Giudea. Altre da nord-ovest, dalle città costiere di Tiro e Sidone. Queste persone sono venute da Gesù “per ascoltarlo ed essere guarite dalle malattie”. In effetti, Gesù “[guarisce] tutti”. Immaginate: vengono guariti tutti quelli che stanno male. Gesù viene in aiuto anche di quelli che sono “tormentati da spiriti impuri”, ovvero afflitti dagli angeli malvagi di Satana (Luca 6:17-19).

Gesù trova quindi un luogo pianeggiante lungo le pendici del monte, e la folla si raduna intorno a lui. Con tutta probabilità gli uomini che gli stanno accanto sono i suoi discepoli, in particolar modo i 12 apostoli. I presenti non vedono l’ora di ascoltare le parole di questo maestro che è in grado di compiere opere tanto straordinarie. Gesù pronuncia un discorso che si rivela molto utile a tutti coloro che lo ascoltano e da cui moltissimi altri impareranno importanti lezioni. Anche noi possiamo trarre beneficio dalla profondità degli argomenti spirituali trattati e dal modo semplice e chiaro in cui vengono esposti. Gesù fa riferimento a situazioni comuni e a cose che i suoi ascoltatori conoscono bene. Di conseguenza, chi cerca di migliorare la propria vita seguendo i princìpi di Dio può capire facilmente i concetti che Gesù spiega. Quali insegnamenti di Gesù rendono il suo discorso così ricco di significato?

DA COSA DIPENDE LA VERA FELICITÀ?

Tutti desiderano essere felici. Consapevole di ciò, Gesù inizia il suo discorso spiegando chi è veramente felice. Questa introduzione cattura di certo l’attenzione degli ascoltatori. Sentendo alcune affermazioni, però, forse qualcuno rimane perplesso.

Gesù dice: “Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. Felici quelli che sono afflitti, perché saranno confortati. [...] Felici quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. [...] Felici quelli che vengono perseguitati a motivo della giustizia, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. Felici voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni tipo di cose malvagie per causa mia. Rallegratevi ed esultate” (Matteo 5:3-12).

Cosa intende dire Gesù con il termine “felici”? Non si sta riferendo all’essere allegri o di buon umore, come quando si trascorrono momenti divertenti. La vera felicità implica molto di più. Significa provare vera soddisfazione, un senso di appagamento e gratificazione.

Gesù dice che le persone veramente felici sono quelle consapevoli del loro bisogno spirituale, che si rattristano per la loro condizione peccaminosa e che conoscono e servono Dio. Anche se vengono odiate e perseguitate perché fanno la sua volontà, queste persone sono felici perché sanno che lo stanno rallegrando e che verranno ricompensate con la vita eterna.

 Molti invece credono che la felicità dipenda dalla ricchezza e dai piaceri. Per spiegare che le cose non stanno così, Gesù fa un contrasto che dovrebbe indurre molti suoi ascoltatori a riflettere: “Guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini parleranno bene di voi, perché questo è il modo in cui i loro antenati trattavano i falsi profeti” (Luca 6:24-26).

Per quale motivo essere ricchi, ridere e ricevere lodi dovrebbe procurare guai? Perché una persona che si concentra su queste cose potrebbe mettere in secondo piano il servizio a Dio, perdendo così la vera felicità. Ovviamente Gesù non sta dicendo che essere poveri o non avere da mangiare renda felici. Comunque, spesso sono proprio le persone che hanno poco a livello economico a rispondere favorevolmente agli insegnamenti di Gesù e a trovare la vera felicità.

Pensando ai suoi discepoli, Gesù dichiara: “Voi siete il sale della terra” (Matteo 5:13). Chiaramente queste parole non vanno intese alla lettera. Il sale è un conservante. Nel tempio di Dio ce n’è una grande quantità vicino all’altare e viene usato per salare le offerte. Rappresenta anche assenza di corruzione (Levitico 2:13; Ezechiele 43:23, 24). I discepoli di Gesù sono “il sale della terra” nel senso che contribuiscono a preservare la vita delle persone e le aiutano a evitare la corruzione a livello spirituale e morale. Il messaggio che portano può davvero conservare in vita tutti coloro che lo accettano.

Sempre riferendosi ai suoi discepoli, Gesù aggiunge: “Voi siete la luce del mondo”. Una lampada non si mette sotto un recipiente, ma si appoggia sopra un piedistallo perché illumini la stanza. Pertanto Gesù esorta: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre opere eccellenti e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:14-16).

NORME ELEVATE PER I SUOI DISCEPOLI

I capi religiosi giudei pensano che Gesù trasgredisca la Legge di Dio e hanno da poco cospirato contro di lui per ucciderlo. Perciò Gesù dice apertamente: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la  Legge o i Profeti. Non sono venuto ad abolire, ma ad adempiere” (Matteo 5:17).

Gesù mostra il massimo rispetto per la Legge di Dio e incoraggia anche altri a fare lo stesso, come si comprende dalle parole: “Chiunque viola uno di questi minimi comandamenti e insegna agli altri a fare altrettanto sarà considerato minimo in relazione al Regno dei cieli”. Gesù vuole dire che chi si comporta in questo modo non entrerà affatto nel Regno. “Ma chiunque li osserva e li insegna”, prosegue Gesù, “sarà considerato grande in relazione al Regno dei cieli” (Matteo 5:19).

Gesù condanna anche gli atteggiamenti che possono portare a infrangere la Legge di Dio. Dopo aver citato il comandamento “Non devi assassinare”, aggiunge: “Chiunque continua a essere adirato con il proprio fratello dovrà rendere conto al tribunale” (Matteo 5:21, 22). Rimanere adirati con un’altra persona è una cosa seria, e potrebbe persino spingere a commettere un omicidio. Perciò Gesù spiega quello che si dovrebbe essere disposti a fare pur di ristabilire la pace: “Se quindi porti la tua offerta all’altare e lì ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì davanti all’altare e va’ via. Prima fa’ pace con tuo fratello, poi torna e presenta la tua offerta” (Matteo 5:23, 24).

Riferendosi al comandamento della Legge contro l’adulterio, Gesù commenta: “Avete sentito che fu detto: ‘Non devi commettere adulterio’. Ma io vi dico che chiunque continua a guardare una donna in modo da provare passione per lei ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:27, 28). Gesù non sta parlando semplicemente di un fugace pensiero immorale; piuttosto, vuole sottolineare che la situazione diventa pericolosa quando qualcuno “continua a guardare”. Spesso questo genera desideri molto forti che potrebbero spingere a commettere adulterio, qualora se ne presentasse l’occasione. Per evitare di arrivare a tanto, potrebbe essere necessario intervenire in modo drastico. Gesù dice: “Se dunque il tuo occhio destro ti porta a peccare, cavalo e gettalo via da te. [...] Se la tua mano destra ti porta a peccare, tagliala e gettala via da te” (Matteo 5:29, 30).

Per aver salva la vita, alcune persone hanno accettato di perdere un arto irrimediabilmente compromesso. Comprensibilmente, quindi, Gesù afferma che è meglio ‘gettare via’ qualsiasi cosa, anche se preziosa quanto un occhio o una mano, pur di evitare i pensieri immorali e le azioni che ne possono derivare. “È meglio che tu perda una parte del tuo corpo”, spiega Gesù, “piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna”. Questo è il luogo in cui si bruciavano i rifiuti fuori dalle mura di Gerusalemme ed è simbolo di distruzione eterna.

Gesù dà anche consigli su cosa fare quando si subiscono torti e offese. Infatti dice: “Non opponete resistenza a chi è malvagio; anzi, a chi ti  schiaffeggia sulla guancia destra, porgi anche l’altra” (Matteo 5:39). Questo non significa che se una persona venisse aggredita non potrebbe difendere sé stessa o la sua famiglia. Gesù menziona uno schiaffo, un gesto che non ha lo scopo di ferire gravemente o di uccidere, ma di offendere. Ciò che intende dire, quindi, è che se qualcuno cercasse di far scoppiare una lite o una discussione con uno schiaffo o un insulto non si dovrebbe reagire allo stesso modo.

Questo consiglio è in armonia con la legge di Dio di amare il prossimo. Gesù infatti rivolge ai suoi ascoltatori l’invito: “Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano”. Poi spiega qual è una ragione molto importante per farlo: “Per dimostrarvi figli del Padre vostro che è nei cieli, perché egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni” (Matteo 5:44, 45).

Gesù riassume questa parte del suo discorso con le parole: “Voi dovete dunque essere perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste” (Matteo 5:48). Ovviamente non sta dicendo che si possa essere perfetti in senso assoluto. Comunque, se si imita Dio, è possibile arrivare ad amare perfino i nemici. Per dirla in altri termini: “Continuate a essere misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Luca 6:36).

PREGHIERA E FIDUCIA IN DIO

Continuando il suo discorso, Gesù rivolge ai suoi ascoltatori l’esortazione: “Badate di non compiere le vostre opere giuste davanti agli uomini per essere notati da loro”. Poi condanna l’atteggiamento ipocrita di chi ostenta la propria devozione: “Quando dunque fai doni di misericordia, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti” (Matteo 6:1, 2). In altre parole, i doni di misericordia dovrebbero essere fatti in privato.

Gesù prosegue: “Quando pregate, non fate come gli ipocriti, a cui piace pregare in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle strade principali per farsi vedere dagli uomini”. Al contrario, aggiunge: “Quando preghi, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto” (Matteo 6:5, 6). Gesù non vuole dire che sia sempre sbagliato pregare in pubblico; d’altra parte, anche lui lo ha fatto. Piuttosto sta condannando le preghiere declamate per far colpo su altri e ricevere lodi.

Ora Gesù dà un consiglio ai presenti: “Quando pregate, non ripetete sempre le stesse cose come fanno le persone delle nazioni” (Matteo 6:7). Questo non significa che non si possa fare più volte la stessa richiesta. Gesù vuole far capire che non si devono ripetere in modo meccanico sempre le stesse frasi imparate a memoria. Poi enuncia una preghiera modello che contiene sette richieste. Le prime tre si concentrano sul diritto di Dio di governare e sui suoi propositi: la santificazione del suo nome, la venuta del suo Regno e il compimento della sua volontà. Solo dopo aver pregato per queste  cose si dovrebbe passare alle richieste personali per il cibo quotidiano, per il perdono dei peccati, per non essere tentati oltre ciò che si può sopportare e per essere liberati dal Malvagio.

Come si dovrebbero considerare i beni materiali? Gesù dà ai suoi ascoltatori un saggio consiglio: “Smettete di accumularvi tesori sulla terra, dove le tarme e la ruggine consumano, e dove i ladri sfondano e rubano”. In effetti c’è sempre la possibilità, a volte molto concreta, di perdere i propri beni, che per di più non fanno acquistare valore agli occhi di Dio. Di conseguenza Gesù dice: “Accumulatevi piuttosto tesori in cielo”. Com’è possibile farlo? Mettendo il servizio a Dio al primo posto nella propria vita. Nessuno può cancellare la buona reputazione di cui si gode agli occhi di Dio né far perdere la ricompensa della vita eterna. Quanto sono vere le successive parole di Gesù: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”! (Matteo 6:19-21).

Per sottolineare il concetto, Gesù fa una metafora: “La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è concentrato su una cosa sola, tutto il tuo corpo sarà luminoso. Se invece il tuo occhio è invidioso, tutto il tuo corpo sarà pieno di tenebre” (Matteo 6:22, 23). Un occhio simbolico che funziona bene è come una lampada che illumina il corpo. Per svolgere questa funzione, però, deve essere concentrato su una sola cosa, altrimenti potrebbe sviluppare una visione distorta della vita. Se ci si concentra sui beni materiali anziché sul servizio che si rende a Dio, “tutto il [...] corpo sarà pieno di tenebre”, nel senso che si potrebbe essere attratti da cose ambigue e oscure.

Gesù prosegue facendo un esempio molto efficace: “Nessuno può essere schiavo di due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si legherà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete essere schiavi di Dio e della Ricchezza” (Matteo 6:24).

 Alcuni dei presenti forse si preoccupano di capire come dovrebbero considerare i loro bisogni materiali. Gesù li rassicura dicendo che, se mettono il servizio a Dio al primo posto, non hanno motivo di essere ansiosi. “Osservate attentamente gli uccelli del cielo: non seminano né mietono né raccolgono in granai, eppure il vostro Padre celeste li nutre” (Matteo 6:26).

E che dire dei gigli dei campi che sono lì sul monte? Gesù fa notare che “nemmeno Salomone in tutta la sua gloria si adornò come uno di loro”. Cosa indica questo? Gesù spiega: “Se Dio veste così la vegetazione dei campi, che oggi c’è e domani viene gettata nel forno, non vestirà a maggior ragione voi?” (Matteo 6:29, 30). Gesù conclude con questa saggia esortazione: “Non siate mai ansiosi, dicendo: ‘Che cosa mangeremo?’, ‘Che cosa berremo?’ o ‘Che cosa indosseremo?’ [...] Il vostro Padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Continuate dunque a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio, e tutte queste altre cose vi saranno date in aggiunta” (Matteo 6:31-33).

COME OTTENERE LA VITA

Gli apostoli e altre persone di cuore sincero desiderano vivere come piace a Dio, ma nelle loro circostanze non è facile farlo. Infatti, molti farisei sono critici e giudicano severamente gli altri. Quindi Gesù avverte i suoi ascoltatori: “Smettete di giudicare affinché non siate giudicati, perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati” (Matteo 7:1, 2).

Per far capire quanto sia pericoloso farsi guidare da questi capi religiosi ipercritici, Gesù fa un esempio: “Un cieco può forse guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un fosso?” Quindi, come vanno considerati gli altri? Si dovrebbe evitare il grave errore di guardarli con occhio critico. Gesù infatti chiede: “Come puoi dire a tuo fratello: ‘Fratello, permettimi di togliere la pagliuzza che è nel tuo occhio’, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita! Prima togli la trave dal tuo occhio, e poi vedrai chiaramente come togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello” (Luca 6:39-42).

Questo comunque non significa che i discepoli non debbano mai emettere alcun giudizio. Per esempio, Gesù dice: “Non date ciò che è santo ai cani, né gettate le vostre perle ai porci” (Matteo 7:6). Le verità contenute nella Parola di Dio sono paragonate a perle preziose. Al pari degli animali, alcuni potrebbero dimostrare di non apprezzarle. In tal caso, i discepoli non dovrebbero concentrarsi su di loro, ma su chi è sensibile al messaggio.

Ritornando al tema della preghiera, Gesù dice: “Continuate a chiedere e vi sarà dato”. Mette così in evidenza l’importanza di non arrendersi. Poi, per spiegare che Dio è pronto a rispondere alle preghiere, aggiunge: “Chi di voi darebbe una pietra al figlio che chiede del pane? [...] Se dunque voi, pur essendo malvagi, sapete dare doni buoni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!” (Matteo 7:7-11).

A questo punto Gesù enuncia quella che è diventata una famosa regola di comportamento: “Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro”. È importante far tesoro di questa valida esortazione e seguirla nei rapporti con gli altri. A volte però potrebbe non essere così  facile, come risulta chiaro dalle successive istruzioni di Gesù: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la strada che conduce alla distruzione, e sono molti quelli che vi entrano; mentre stretta è la porta e angusta la strada che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano” (Matteo 7:12-14).

Alcuni vorrebbero indurre i discepoli ad abbandonare la strada che conduce alla vita. Gesù quindi avverte: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono da voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi famelici” (Matteo 7:15). Poi osserva che è possibile capire se un albero è buono o no in base ai frutti che produce. In modo analogo, i falsi profeti si possono riconoscere da ciò che insegnano e da come si comportano. In realtà, come spiega Gesù, non è solo ciò che qualcuno dice a renderlo un suo discepolo ma anche ciò che fa. Alcuni a parole affermano che Gesù sia il loro Signore, ma cosa accadrà se non fanno la volontà di Dio? Gesù risponde: “Dichiarerò loro: ‘Non vi ho mai conosciuto! Andatevene via da me, voi che praticate l’illegalità!’” (Matteo 7:23).

In conclusione Gesù dice: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. E cadde la pioggia, arrivarono le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono contro quella casa, ma essa non cedette, perché era stata fondata sulla roccia” (Matteo 7:24, 25). Perché la casa rimase in piedi? Perché l’uomo “scavò e andò in profondità e pose le fondamenta sulla roccia” (Luca 6:48). Quindi non basta semplicemente ascoltare le parole di Gesù. È essenziale fare di tutto per ‘metterle in pratica’.

Che dire invece di chi “ascolta queste [...] parole” ma “non le mette in pratica”? È “simile a un uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia” (Matteo 7:26). Una casa del genere crollerebbe se colpita da piogge, venti e inondazioni.

Le persone sono stupite del modo di insegnare di Gesù. Pronuncia questo discorso come una persona che ha autorità, non come i capi religiosi. Probabilmente tra i presenti molti diventano suoi discepoli.