GIOVANNI 15:1-27

  • LA “VERA VITE” E I “TRALCI”

  • COME RIMANERE NELL’AMORE DI GESÙ

Gesù sta incoraggiando i suoi fedeli apostoli in modo aperto e sincero. È tardi, forse oltre la mezzanotte, quando narra una parabola con l’intento di motivarli.

“Io sono la vera vite, e il Padre mio è l’agricoltore”, inizia Gesù (Giovanni 15:1). Questa parabola ricorda ciò che era stato detto centinaia di anni prima riguardo alla nazione di Israele, definita la vite di Geova (Geremia 2:21; Osea 10:1, 2). Tuttavia Geova sta rigettando questa nazione (Matteo 23:37, 38). Gesù sta quindi introducendo un concetto nuovo: lui stesso è la vite che Geova sta coltivando da quando lo ha unto con lo spirito santo nel 29. Ma Gesù fa capire che la vite non rappresenta solo lui, infatti dice:

“[Il Padre mio] toglie ogni tralcio che in me non porta frutto, ma tutti quelli che portano frutto li purifica, così che ne portino ancora di più. [...] Proprio come il tralcio non può portare frutto da solo, se non resta attaccato alla vite, così nemmeno voi potete riuscirci se non rimanete uniti a me. Io sono la vite e voi siete i tralci” (Giovanni 15:2-5).

Gesù ha promesso ai suoi fedeli discepoli che quando non ci sarà più manderà un soccorritore, lo spirito santo. Gli apostoli e altri riceveranno questo spirito 51 giorni dopo e diventeranno così i “tralci” della vite. Tutti loro dovranno rimanere uniti a Gesù. Con quale obiettivo?

Gesù spiega: “Chi rimane unito a me — e io unito a lui — porta molto frutto, perché separati da me non potete fare nulla”. I “tralci”, ovvero i fedeli discepoli di Gesù, porteranno molto frutto imitando le sue qualità, impegnandosi a parlare ad altri del Regno di Dio e facendo altri discepoli. Cosa accadrà invece a chi non rimarrà unito a Gesù e non porterà frutto? Gesù dice: “Se qualcuno non rimane unito a me viene buttato via”. D’altra parte assicura: “Se rimanete uniti a me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che desiderate e vi sarà concesso” (Giovanni 15:5-7).

Adesso Gesù ritorna su un argomento di cui ha già parlato due volte: l’importanza di osservare i suoi comandamenti (Giovanni 14:15, 21). Indica un modo fondamentale in cui i discepoli possono dimostrare che lo stanno facendo: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, proprio come io ho osservato i comandamenti del Padre e rimango nel suo amore”. Ma non basta amare Geova Dio e suo Figlio, infatti Gesù aggiunge: “Questo è il mio comandamento: amatevi gli uni gli altri come vi ho amato io. Nessuno ha un amore più grande di chi cede la vita per i suoi amici. Voi siete miei amici se fate quello che vi comando” (Giovanni 15:10-14).

Ancora poche ore, e Gesù dimostrerà il suo amore cedendo la vita per tutti coloro che esercitano fede in lui. Il suo esempio dovrebbe spingere i discepoli a mostrare lo stesso tipo di amore altruistico. E sarà proprio questo tipo di amore a contraddistinguerli, come aveva già preannunciato Gesù dicendo: “Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi” (Giovanni 13:35).

Gli apostoli dovrebbero riflettere sul fatto che Gesù li chiami “amici”. Come mai li considera tali? “Vi ho chiamato ‘amici’”, spiega, “perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho sentito dal Padre mio”. Quanto è prezioso questo legame! Permette loro di essere amici intimi di Gesù e di conoscere quello che gli ha detto il Padre. Ma per rimanere suoi amici i discepoli devono “continuare a portare frutto”. Se lo faranno, vedranno adempiersi le parole di Gesù: “Qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome lui ve la [darà]” (Giovanni 15:15, 16).

L’amore che questi “tralci” mostreranno l’uno verso l’altro li aiuterà a resistere a ciò che li aspetta.  Gesù li avverte che la maggioranza delle persone li odierà, ma allo stesso tempo rivolge loro queste parole incoraggianti: “Se il mondo vi odia, sapete che prima di odiare voi ha odiato me. Se faceste parte del mondo, il mondo amerebbe ciò che gli appartiene. Voi però non fate parte del mondo, [...] ed è per questo che il mondo vi odia” (Giovanni 15:18, 19).

Continuando a spiegare perché il mondo odierà i discepoli, Gesù aggiunge: “Faranno tutte queste cose contro di voi a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”. Per indicare che i suoi miracoli condannano coloro che lo odiano, Gesù dice: “Se non avessi fatto fra loro le opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero alcun peccato, ma ora hanno visto me e hanno odiato sia me che il Padre mio”. In realtà, questo sentimento di odio era stato profetizzato nelle Scritture (Giovanni 15:21, 24, 25; Salmo 35:19; 69:4).

Ancora una volta Gesù promette di mandare il soccorritore, lo spirito santo. Questa potente forza sarà a disposizione di tutti i suoi discepoli e li aiuterà a portare frutto, a “[rendere] testimonianza” (Giovanni 15:27).