MATTEO 22:1-14

  • LA PARABOLA DELLA FESTA DI NOZZE

Mentre la fine del suo ministero si avvicina, Gesù si sta servendo di varie parabole per smascherare i suoi nemici. Di conseguenza gli scribi e i capi sacerdoti vogliono ucciderlo (Luca 20:19). Ma Gesù non ha ancora finito di accusarli e infatti racconta un’altra parabola:

“Il Regno dei cieli può essere paragonato a un re che preparò una festa di nozze per suo figlio. E mandò i suoi schiavi a chiamare gli invitati alla festa di nozze, ma questi non volevano venire” (Matteo 22:2, 3). Dato che Gesù comincia la parabola menzionando “il Regno dei cieli”, è chiaro che il “re” rappresenta Geova Dio. Chi sono invece il “figlio” del re e gli “invitati” alla festa di nozze? Anche in questo caso non è difficile identificarli: il primo è proprio chi sta narrando la parabola, il Figlio di Geova, mentre gli invitati sono coloro che saranno con lui nel Regno dei cieli.

Chi sono stati i primi a ricevere l’invito? Per rispondere basta pensare a chi sono state le prime persone a cui Gesù e gli apostoli hanno parlato del Regno, cioè i giudei (Matteo 10:6, 7; 15:24). I componenti della nazione di Israele hanno accettato il patto della Legge nel 1513 a.E.V., diventando così i primi ad avere la prospettiva di far parte di “un regno di sacerdoti” (Esodo 19:5-8). Ma quando hanno ricevuto effettivamente l’invito alla “festa di nozze”? È logico concludere che sia stato nel 29, quando Gesù ha cominciato a predicare il Regno dei cieli.

Nel complesso come hanno risposto all’invito gli israeliti? Come ha appena detto Gesù, “non volevano venire”. La maggioranza dei capi religiosi e dei giudei non ha accettato Gesù quale Messia e Re scelto da Dio.

Gesù però indica che ai giudei verrà concessa un’altra possibilità dicendo: “[Il re] mandò di nuovo altri schiavi, ordinando loro: ‘Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo, e i miei tori e gli animali ingrassati sono stati scannati. È tutto pronto. Venite alla festa di nozze”’. Ma questi, indifferenti, se ne andarono, qualcuno al suo campo,  qualcuno ai suoi affari; mentre altri, presi gli schiavi, li maltrattarono e li uccisero” (Matteo 22:4-6). Queste parole si riferiscono a ciò che accadrà quando verrà formata la congregazione cristiana. In quel tempo i giudei avranno ancora la possibilità di entrare nel Regno, ma in generale rifiuteranno questo invito, arrivando al punto di trattare con crudeltà gli schiavi del re (Atti 4:13-18; 7:54, 58).

Quali saranno le conseguenze per la nazione? Gesù spiega: “Il re si infuriò e mandò i suoi eserciti a uccidere quegli assassini e a bruciare la loro città” (Matteo 22:7). I giudei vedranno avverarsi queste parole nel 70, quando i romani distruggeranno “la loro città”, Gerusalemme.

Dopo il loro rifiuto, cosa farà il re? Stando al racconto, inviterà qualcun altro. Gesù prosegue: “Poi [il re] disse ai suoi schiavi: ‘La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non ne erano degni. Perciò andate lungo le strade che portano fuori dalla città e invitate alla festa di nozze chiunque troviate’. Quegli schiavi allora uscirono lungo le strade e radunarono tutti quelli che trovarono, sia malvagi che buoni; e la sala delle nozze fu piena di persone che banchettavano” (Matteo 22:8-10).

Queste parole inizieranno ad adempiersi quando l’apostolo Pietro aiuterà a diventare cristiani i gentili, cioè coloro che non sono giudei per nascita o che non si sono convertiti al giudaismo. Nel 36 il centurione Cornelio e la sua famiglia riceveranno lo spirito di Dio e così avranno la prospettiva di entrare nel Regno dei cieli di cui parla Gesù (Atti 10:1, 34-48).

Comunque non tutti quelli che andranno alla festa saranno alla fine approvati dal “re”. Gesù spiega: “Quando entrò per osservare gli ospiti, il re vide un uomo che non indossava un abito da matrimonio. E gli disse: ‘Amico, cosa ci fai qui senza abito da matrimonio?’ Quello non rispose nulla. Allora il re ordinò ai suoi servitori: ‘Legategli mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre. Là piangerà e digrignerà i denti’. Molti infatti sono invitati, ma pochi eletti” (Matteo 22:11-14).

I capi religiosi presenti forse non capiscono il significato o le implicazioni di tutto quello che dice Gesù. Ad ogni modo sono arrabbiati e più determinati che mai a eliminare colui che li sta mettendo tanto in imbarazzo.