GIOVANNI 4:3-43

  • IN SAMARIA GESÙ INSEGNA A UNA DONNA E AD ALTRI ABITANTI DEL POSTO

  • L’ADORAZIONE CHE DIO APPROVA

Durante il tragitto verso nord che li porta dalla Giudea alla Galilea, Gesù e i suoi discepoli attraversano la Samaria. Stanchi dal viaggio, verso mezzogiorno si fermano nei pressi di Sichar. Decidono di riposarsi vicino al pozzo che Giacobbe aveva scavato o fatto scavare molti secoli prima. Questo pozzo esiste ancora oggi e si trova vicino all’odierna Nablus.

Mentre Gesù si riposa nelle vicinanze del pozzo, i suoi discepoli vanno in città per comprare qualcosa da mangiare. Nel frattempo una samaritana viene ad attingere acqua, e Gesù le dice: “Dammi da bere” (Giovanni 4:7).

A motivo di pregiudizi fortemente radicati, giudei e samaritani in genere non trattano tra di loro. Per questo la donna è molto sorpresa e chiede: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono samaritana?” Gesù risponde: “Se tu avessi conosciuto il gratuito dono di Dio e avessi saputo chi è che ti dice: ‘Dammi da bere’, gliene avresti chiesto tu, e lui ti avrebbe dato acqua viva”. “Signore”, replica la donna, “non hai nemmeno un secchio per attingere l’acqua, e il pozzo è profondo. Dove prendi quest’acqua viva? Sei forse più grande del nostro antenato Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve l’acqua con i suoi figli e il suo bestiame?” (Giovanni 4:9-12).

“Chi beve quest’acqua avrà di nuovo sete”, risponde Gesù, e aggiunge: “Chi beve l’acqua che io gli darò non avrà mai più sete. Anzi, l’acqua che gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua zampillante che dà vita eterna” (Giovanni 4:13, 14). Nonostante sia stanco, Gesù è pronto a trasmettere alla samaritana verità di vitale importanza.

La donna ora fa una richiesta a Gesù: “Signore, dammi quest’acqua, così non avrò più sete e non dovrò continuare a venire qui ad attingerne”. A questo punto sembra che Gesù cambi argomento. Infatti le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e torna qui”. Lei risponde: “Non ho marito”. Chissà quanto rimane sbalordita sentendo le successive parole di Gesù: “Fai bene a dire di non avere marito, perché ne hai avuti cinque, e l’uomo che hai adesso non è tuo marito” (Giovanni 4:15-18).

Da questa affermazione la donna capisce chiaramente che Gesù non è un uomo come tutti gli altri. Esprimendo tutto il suo stupore, riconosce: “Signore, vedo che sei un profeta”. Poi rivela il suo interesse per le cose spirituali. In che modo? Parlando dei samaritani dice: “I nostri antenati hanno adorato su questo monte”, il vicino monte Gherizim. Al contrario, riferendosi ai giudei, osserva: “Voi invece dite che il luogo dove si deve adorare è a Gerusalemme” (Giovanni 4:19, 20).

Gesù però le spiega che il luogo in cui si adora Dio non è rilevante. Infatti replica: “Verrà il tempo in cui non adorerete il Padre né su questo monte né a Gerusalemme”. Poi aggiunge: “Viene il tempo, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre con spirito e verità: il Padre infatti cerca adoratori di questo tipo” (Giovanni 4:21, 23, 24).

Il Padre non considera importante il luogo in cui le persone scelgono di adorarlo ma il modo  in cui lo adorano. La donna è colpita dalle parole di Gesù. “So che verrà il Messia, che è chiamato Cristo”, dice. “Quando arriverà, lui ci annuncerà ogni cosa” (Giovanni 4:25).

È a questo punto che Gesù svela alla samaritana: “Sono io, quello con cui stai parlando” (Giovanni 4:26). Pensate: Gesù ha di fronte a sé una donna che è venuta ad attingere acqua a mezzogiorno, eppure le concede un privilegio meraviglioso. Le rivela una verità che a quanto pare non ha ancora detto apertamente a nessun altro: il Messia è proprio lui!

MOLTI SAMARITANI CREDONO

Quando ritornano da Sichar con il cibo, i discepoli trovano Gesù vicino al pozzo di Giacobbe, dove lo hanno lasciato; ora però sta conversando con una samaritana. Al loro arrivo, la donna lascia lì la sua anfora e si dirige verso la città.

Giunta a Sichar, la donna riferisce alle persone ciò che le ha detto Gesù. Con convinzione, rivolge loro l’invito: “Venite a vedere! C’è un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Poi, forse per destare la loro curiosità, chiede: “E se fosse lui il Cristo?” (Giovanni 4:29). Questa domanda tocca un tema di vitale importanza, che è al centro dell’attenzione di tutti fin dai giorni di Mosè (Deuteronomio 18:18). Perciò gli abitanti della città decidono di andare di persona da Gesù.

Nel frattempo i discepoli offrono a Gesù il cibo che hanno portato, ma lui risponde: “Ho un cibo da mangiare che voi non conoscete”. I discepoli sono perplessi e si chiedono: “Nessuno gli ha portato da mangiare, vero?” Con gentilezza, Gesù fornisce loro una spiegazione che risulta significativa per tutti i suoi discepoli: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e portare a termine la sua opera” (Giovanni 4:32-34).

Tra circa quattro mesi ci sarà la mietitura dei cereali, ma non è questa l’opera a cui si riferisce Gesù. Al contrario, parlando di una mietitura spirituale,  Gesù prosegue dicendo: “Alzate gli occhi e guardate i campi: sono pronti per la mietitura. Il mietitore già riceve la paga e miete un raccolto per la vita eterna, così che il seminatore e il mietitore possano gioire insieme” (Giovanni 4:35, 36).

Forse Gesù immagina già l’effetto della sua conversazione con la samaritana. Molti abitanti di Sichar cominciano a riporre fede in lui grazie alla testimonianza della donna, che continua a dire alle persone: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto” (Giovanni 4:39). Quindi, una volta arrivati al pozzo, gli abitanti di Sichar chiedono a Gesù di restare e spiegare loro altre cose. Gesù accetta l’invito e rimane in Samaria per due giorni.

Mentre ascoltano le parole di Gesù, molti altri samaritani iniziano a credere in lui, e dicono alla donna: “Non crediamo più solo sulla base di quello che ci hai raccontato tu: lo abbiamo sentito noi stessi, e sappiamo che quest’uomo è davvero il salvatore del mondo” (Giovanni 4:42). Senza dubbio, quello usato dalla samaritana è un ottimo metodo per parlare ad altri di Cristo: suscitare l’interesse delle persone in modo che desiderino approfondire l’argomento.

Come abbiamo visto, mancano circa quattro mesi alla mietitura. A quanto pare si tratta della mietitura dell’orzo, che ha luogo in primavera. Probabilmente quindi ci troviamo verso novembre o dicembre. Questo significa che dopo la Pasqua del 30 Gesù e i discepoli hanno trascorso circa otto mesi in Giudea, insegnando e battezzando. Ora si dirigono a nord e tornano in Galilea. Cosa li attende nel loro paese?