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Testimoni di Geova

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Annuario dei Testimoni di Geova del 2017

 ASPETTI SALIENTI DELL’ANNO PASSATO

Sviluppi legali

Sviluppi legali

Di fronte a battaglie legali e in circostanze particolarmente difficili, i nostri fratelli e le nostre sorelle danno prova di lealtà a Geova Dio. Il loro esempio incoraggia tutti noi ad avere una forte fede, fiduciosi che “Geova certamente distinguerà il suo leale”, lo tratterà in modo speciale (Sal. 4:3).

ARGENTINA | Diritto di insegnare ai figli la propria religione

Ruth crebbe in una famiglia di testimoni di Geova, ma da ragazza diventò inattiva. In seguito, iniziò una relazione con un uomo, dal quale ebbe una figlia. Un giorno, a La Plata, Ruth notò dei testimoni di Geova che predicavano con un tavolo su cui erano esposte le pubblicazioni e si ricordò di quando era piccola. Provò il desiderio di tornare ad associarsi alla congregazione e iniziò a insegnare la Bibbia alla figlia piccola. Il padre della bambina, però, si oppose alle attività religiose di Ruth e le fece causa per impedirle di insegnare la Bibbia alla figlia e di portarla alle adunanze.

L’avvocato di Ruth affermò che entrambi i genitori avevano il diritto di insegnare alla figlia le loro convinzioni religiose e che il tribunale non poteva interferire con tale diritto, a meno che non ci fossero prove che gli insegnamenti religiosi nuocessero in qualche modo alla figlia. Il tribunale stabilì che i genitori dovevano rispettare il diritto della figlia di professare liberamente una religione. Ma all’epoca la bambina aveva solo quattro anni ed era troppo piccola per prendere una decisione, così Ruth presentò un appello per avere un chiarimento sulla sentenza. La corte d’appello stabilì che entrambi i genitori hanno uguali diritti nell’insegnare alla figlia la propria religione.

La figlia di Ruth legge la Bibbia tutte le sere e ora frequenta le adunanze con la madre. Inoltre, non vede l’ora di visitare la Betel di Buenos Aires.

 AZERBAIGIAN | Diritto di manifestare le proprie convinzioni religiose

L’apostolo Paolo disse che nella vera congregazione cristiana “se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con esso” (1 Cor. 12:26). Queste parole si sono dimostrate vere, infatti i testimoni di Geova di tutto il mondo hanno provato grande dispiacere per le difficoltà affrontate dalle sorelle Irina Zakarčenko e Valida Žabrajilova, dell’Azerbaigian. Nel febbraio del 2015, le autorità hanno accusato queste due sorelle di attività religiosa illegale. Il giudice le ha poste sotto custodia cautelare e, a motivo di una serie di rinvii, le sorelle hanno trascorso quasi un anno in prigione, dove hanno dovuto sopportare gravi maltrattamenti e privazioni.

Azerbaigian: Valida Žabrajilova e Irina Zakarčenko

Quando nel gennaio del 2016 si è finalmente tenuto il processo, il giudice le ha dichiarate colpevoli e ha imposto loro delle sanzioni, ma ha revocato l’applicazione della pena perché già scontata in custodia cautelare, rilasciando così le sorelle. Quando la Corte d’appello di Baku ha respinto i loro appelli contro le sentenze di condanna, le sorelle si sono rivolte alla più alta corte dell’Azerbaigian. Oltre a ciò, hanno presentato dei reclami presso il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU per i maltrattamenti subiti e per la violazione del diritto di manifestare le proprie convinzioni religiose.

 Le sorelle si stanno riprendendo dai maltrattamenti e hanno espresso profonda gratitudine per le molte preghiere e l’interessamento dei fratelli. La sorella Žabrajilova ha scritto al Corpo Direttivo: “Le vostre preghiere ci hanno aiutato a sopportare questa situazione difficile; ho davvero percepito il vostro sostegno. Non dimenticherò mai l’amore e la cura che ho ricevuto da voi, da Geova e dai miei fratelli di tutto il mondo”.

ERITREA | In prigione a motivo della loro fede

Al luglio del 2016 erano 55 i testimoni di Geova che il governo dell’Eritrea ha imprigionato a motivo della loro fede. Tre fratelli, Paulos Eyassu, Isaac Mogos e Negede Teklemariam, sono in prigione dal settembre del 1994, e altri nove sono detenuti da almeno 10 anni.

Nel gennaio del 2016 c’è stato uno sviluppo positivo quando un tribunale ha aperto un processo per i Testimoni che erano stati arrestati nell’aprile del 2014 mentre tenevano la Commemorazione ad Asmara. Questa è stata la prima volta in cui le autorità hanno formalmente accusato i Testimoni di un “reato” e dato loro l’opportunità di difendersi. Come previsto, la maggior parte dei fratelli e delle sorelle sono stati dichiarati colpevoli per aver partecipato a riunioni “illegali”, sono stati multati e poi rilasciati. Una delle sorelle accusate, Saron Gebru, si è rifiutata di pagare la sanzione e per questo è stata condannata a sei mesi di prigione. La sorella Gebru ha potuto ricevere visite una volta a settimana, e ha riferito che è stata trattata bene. Lei e gli altri 54 Testimoni in prigione apprezzano molto tutte le preghiere che facciamo per loro, mentre ricordiamo “quelli che sono in legami di prigionia come se [fossimo] legati con loro” (Ebr. 13:3).

GERMANIA | Libertà di religione: riconoscimento giuridico

Il 21 dicembre 2015 lo stato di Brema, nella Germania nord-occidentale, ha concesso un più ampio riconoscimento giuridico all’associazione religiosa dei Testimoni di Geova, mettendo fine a  una battaglia legale durata quattro anni. A seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo superiore di Berlino, quasi tutti i 16 stati federati della Germania avevano riconosciuto i Testimoni di Geova come corporazione di diritto pubblico. Le autorità dello stato di Brema, però, avevano deciso di non concedere questo riconoscimento ai Testimoni, negazione dovuta principalmente alle false accuse di alcuni oppositori.

Nel 2015 la Corte costituzionale federale della Germania ha stabilito che il rifiuto delle autorità di Brema di garantire quel riconoscimento violava i diritti costituzionali dei Testimoni. La sentenza ha confermato che le garanzie costituzionali relative alla libertà di religione tutelano le attività religiose dei Testimoni di Geova di Brema. Le congregazioni ora hanno diritto all’esenzione dalle tasse e godono di altri diritti concessi alle principali confessioni religiose della Germania.

KIRGHIZISTAN | Diritto di manifestare le proprie convinzioni religiose

Nel marzo del 2013 le autorità della città di Oš, in Kirghizistan, hanno costruito delle prove contro Oksana Korjakina e sua madre, Nadežda Sergienko. Il pubblico ministero ha accusato le Testimoni di truffare le persone mentre parlavano ad altri degli insegnamenti della Bibbia, e il giudice le ha condannate agli arresti domiciliari in attesa del processo. Nell’ottobre del 2014 il tribunale di prima istanza ha rilevato che erano state create delle prove false, che erano state violate delle procedure e che pertanto le sorelle non erano colpevoli. Nell’ottobre del 2015 la corte d’appello ha confermato quella decisione.

Ma il pubblico ministero della città di Oš ha presentato un nuovo appello, questa volta presso la più alta corte del Kirghizistan. La corte ha revocato l’assoluzione e ha fissato una nuova udienza. All’udienza, tenuta nell’aprile del 2016, gli avvocati delle sorelle hanno richiesto il proscioglimento dall’imputazione perché era decorso il termine di prescrizione. Il giudice non ha avuto altra scelta che chiudere il caso e ordinare l’archiviazione del procedimento penale.

 In quelle circostanze difficili, le sorelle hanno sempre mantenuto un atteggiamento positivo. La sorella Sergienko ha detto: “Le persone spesso si inaspriscono quando vengono trattate male, ma io ho sentito l’amore e la cura di Geova tramite i fratelli e le sorelle. Non siamo mai state sole”. Queste sorelle hanno visto in prima persona che Geova mantiene sempre la promessa riportata in Isaia 41:10: “Non aver timore. [...] Davvero ti sorreggerò fermamente con la mia destra di giustizia”.

KIRGHIZISTAN | Libertà di religione: riconoscimento giuridico

Il 9 agosto 2015, durante un’adunanza nella città di Oš, in Kirghizistan, 10 agenti di polizia hanno fatto irruzione ordinando di interrompere immediatamente l’adunanza “illegale” e minacciando perfino di sparare alle oltre 40 persone presenti. Dieci fratelli sono poi stati portati alla stazione di polizia. Nove di loro hanno subìto violenze e pestaggi per poi essere rilasciati. Due giorni dopo, la polizia ha arrestato uno dei fratelli che erano stati picchiati brutalmente, Nurlan Usupbaev, e lo ha accusato di attività religiosa illegale perché stava conducendo l’adunanza.

Quando il caso del fratello Usupbaev è stato presentato al tribunale della città di Oš, il giudice non ha trovato prove a suo carico e ha chiuso il caso. Il pubblico ministero ha fatto appello presso il tribunale regionale di Oš, che però ha respinto l’appello confermando che Usupbaev non poteva essere ritenuto colpevole di attività religiosa illegale perché i Testimoni di Geova sono una religione ufficialmente riconosciuta in Kirghizistan.

Non contento, il pubblico ministero si è appellato alla più alta corte del Kirghizistan. Con grande sollievo del fratello Usupbaev, la corte ha chiuso il caso nel marzo del 2016, confermando le sentenze del tribunale di prima istanza e della corte d’appello e ribadendo il concetto che i Testimoni di Geova hanno il diritto di tenere i loro raduni religiosi in Kirghizistan. Inoltre, i fratelli vittima di violenze hanno intentato una causa contro gli agenti di polizia di Oš, e la causa al momento è in attesa di giudizio.

 RUSSIA | Libertà di religione

Nonostante le forti obiezioni da parte di esperti russi di diritti umani, il governo russo continua imperterrito il suo attacco contro i Testimoni di Geova e le loro attività religiose. Stando agli ultimi dati, le autorità hanno dichiarato “estremiste” 88 pubblicazioni dei Testimoni e hanno vietato il loro sito ufficiale, jw.org. Nel 2015 la dogana ha negato l’importazione della Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, e un tribunale di Vyborg sta valutando se dichiarare “estremista” questa traduzione moderna della Bibbia. Nel marzo del 2016 l’Ufficio del procuratore generale ha intrapreso un’azione drastica contro i Testimoni di Geova minacciando di  far chiudere la loro sede nazionale a Solnečnoe, fuori San Pietroburgo, per presunte “attività estremiste”.

Nonostante questa campagna di persecuzione contro i Testimoni di Geova promossa dal governo, ci sono stati dei risvolti positivi. Nell’ottobre del 2015 un pubblico ministero ha presentato istanza per ottenere lo scioglimento dell’associazione religiosa locale dei Testimoni di Geova di Tjumen’, città situata a circa 2.000 chilometri a est di Mosca. Sebbene fosse evidente che la polizia aveva presentato prove false contro i Testimoni, il tribunale regionale di Tjumen’ ha dichiarato colpevole l’associazione religiosa locale. Comunque, il 15 aprile 2016 la Corte suprema della Federazione Russa ha ribaltato la decisione della corte di grado inferiore, stabilendo che “non c’erano le basi per lo scioglimento dell’associazione religiosa locale dei Testimoni di Geova di Tjumen’”. Quando il giudice ha letto il verdetto, i 60 fratelli e sorelle presenti in aula si sono alzati ed è scoppiato un fragoroso applauso.

I servitori di Geova in Russia sono decisi a continuare ad adorare Dio nonostante “qualsiasi arma formata contro di [loro]” (Isa. 54:17).

 RUANDA | Diritto all’istruzione senza discriminazioni religiose

In anni recenti, giovani Testimoni del Ruanda sono stati espulsi da scuola per essersi rifiutati di sostenere attività religiose o patriottiche. Per cercare di porre rimedio a questo problema, il 14 dicembre 2015 il governo ha emanato un’ordinanza che aveva l’obiettivo di eliminare la discriminazione religiosa nelle scuole. L’ordinanza stabiliva che le scuole devono rispettare la libertà di culto degli studenti.

Il 9 giugno 2016 nella sezione Sala stampa di jw.org è stato pubblicato l’articolo “Il Ruanda si oppone alla discriminazione religiosa nelle scuole”. Fatto interessante, l’articolo è stato pubblicato anche da un famoso giornale online del Ruanda. In poco tempo il sito del giornale ha ricevuto oltre 3.000 visite, e molti lettori hanno postato commenti positivi sul provvedimento preso dal governo. I Testimoni del Ruanda sono felici che grazie a questa ordinanza sia assicurato ai loro figli il diritto all’istruzione senza discriminazioni religiose.

Ruanda: sono ritornate a scuola

COREA DEL SUD | Libertà di coscienza: obiezione di coscienza al servizio militare

Da oltre 60 anni i Testimoni della Corea del Sud tra i 19 e i 35 anni affrontano la questione del servizio militare. Il governo sudcoreano non riconosce il loro diritto all’obiezione di coscienza e non offre alternative al servizio militare. In alcuni casi, per generazioni (nonni, padri e figli), i Testimoni non hanno avuto altra scelta che quella di essere imprigionati quando chiamati per il servizio militare.

Per due volte, la Corte costituzionale ha affermato la costituzionalità della legge sul servizio militare, ma tribunali di grado inferiore e persone condannate in base a questa legge hanno portato nuovamente la questione all’attenzione della Corte costituzionale. Perciò il 9 luglio 2015 la Corte ha dato udienza agli obiettori di coscienza. Il fratello Min-hwan Kim, che ha trascorso 18 mesi in  prigione perché la sua coscienza non gli permetteva di ricevere l’addestramento militare, spiega: “Io sono stato imprigionato e in seguito rilasciato, ma spero che molti altri obiettori di coscienza non saranno perseguiti legalmente. Se venisse permesso loro di svolgere il servizio alternativo, potrebbero essere un aiuto per la comunità”. La Corte costituzionale si esprimerà presto in merito.

TURKMENISTAN | Bahram Hemdemov

Il fratello Hemdemov, che ha 53 anni, è sposato ed è padre di quattro figli. È un uomo zelante e spirituale, rispettato nella comunità. Nel maggio del 2015, un tribunale lo ha condannato a quattro anni di duro lavoro in prigione per aver tenuto una riunione religiosa “illegale” a casa sua. È detenuto nel famigerato campo di lavoro di Seydi, dove ha subìto ripetuti interrogatori e brutali pestaggi per mano delle autorità. Tuttavia rimane integro a Geova Dio, come anche la sua famiglia. La moglie del fratello Hemdemov, Gulzira, riesce a visitarlo periodicamente per dargli incoraggiamento.

Quando vediamo servitori di Geova che si dimostrano leali davanti alle prove, continuiamo a pregare per loro. Il loro esempio ci spinge anche a rafforzare la nostra lealtà a Dio e a confidare nella promessa riportata in Salmo 37:28: “Geova [...] non lascerà i suoi leali”.