Vai direttamente al contenuto

Vai direttamente al menu secondario

Testimoni di Geova

Italiano

21 AGOSTO 2015
SRĪ LANKA

Segnali positivi dalle autorità dello Srī Lanka in difesa della libertà di religione

In Srī Lanka tribunali di alto grado hanno accolto il riesame di diversi casi di violenza perpetrata da estremisti religiosi ai danni di testimoni di Geova. Dal 2013, dietro istigazione di monaci buddisti estremisti, si sono verificati numerosi episodi di aggressioni, minacce e violenza verbale contro i Testimoni. Il mancato intervento della polizia per proteggere i Testimoni o altre minoranze religiose ha generato un clima di impunità e intolleranza religiosa, incoraggiando di fatto l’estremismo religioso.

Casi presentati alla corte suprema

Il 1° marzo 2014, a Talawa (Uturumeda), due donne testimoni di Geova stavano parlando ad altri delle proprie credenze religiose, attività che in Srī Lanka è autorizzata dalla legge. Due monaci buddisti e due agenti di polizia hanno falsamente accusato le donne di fare “conversione forzata”. La polizia le ha arrestate e portate alla centrale, dove sia gli agenti che i monaci hanno continuato a insultarle per ore. La polizia non ha imputato alle donne alcun reato ma le ha comunque trattenute tutta la notte.

In un altro episodio verificatosi il 29 ottobre 2014 a Walasmulla (Dakunu), la polizia ha arrestato quattro donne (vedi immagine) e le ha tenute tutta la notte in prigione insieme ai criminali. Sebbene non abbiano subìto maltrattamenti fisici, le donne sono state oggetto di violenza verbale per ore.

In entrambi i casi i Testimoni hanno sporto denuncia contro gli agenti e hanno presentato un’istanza di tutela dei diritti fondamentali presso la più alta corte dello Srī Lanka. La corte ha ritenuto fondate le accuse ed è stata favorevole a esaminare i casi. Le donne coinvolte nell’episodio verificatosi a Talawa si sono così espresse: “Siamo felici che la corte voglia prendere in esame questo caso. Abbiamo riacquistato fiducia nel sistema giudiziario dello Srī Lanka”. Durante l’udienza preliminare, che si è tenuta il 29 maggio 2015, il giudice Sisira de Abrew ha affermato che i Testimoni “sono persone per bene” e che le pubblicazioni religiose che distribuiscono “non sono contro il buddismo”. Nei prossimi mesi si terranno entrambe le udienze.

Una corte d’appello esamina i casi di mancato intervento della polizia

A Colombo i Testimoni di Geova hanno presentato ricorso presso una corte d’appello in riferimento a 11 episodi in cui la polizia non è intervenuta per proteggerli. In uno di quegli episodi un monaco buddista ha picchiato brutalmente Niroshan Silva, poi lo ha portato con la forza alla stazione di polizia e ha presentato un’accusa contro di lui. Anziché essere difeso, però, Niroshan Silva ha subìto maltrattamenti fisici anche dalla polizia.

Silva ha affermato: “Non chiediamo un trattamento di favore qui in Srī Lanka, chiediamo solo che la giustizia garantisca a tutti il diritto fondamentale alla libertà di religione”. La corte è stata favorevole a prendere in esame il suo caso.

Si fanno passi avanti

Lo Srī Lanka ha preso atto del problema dell’intolleranza religiosa e ha promesso di “intensificare l’impegno volto a tutelare la libertà di religione”. I Testimoni di Geova ritengono che questo sia un passo avanti.

J. C. Weliamuna, un avvocato esperto in materia di diritti fondamentali che ha assistito i Testimoni, ha commentato: “Lo Srī Lanka ospita da decenni diverse religioni, e queste fino a poco tempo fa sono coesistite pacificamente. Alcuni, però, hanno minato questa condizione commettendo atti di intimidazione e di violenza contro i Testimoni di Geova e altre minoranze religiose, violando così i loro diritti costituzionali. Le autorità non dovrebbero dare credito a false accuse, ma dovrebbero piuttosto investigare accuratamente i fatti”.

I Testimoni si augurano che i tribunali tutelino il loro diritto fondamentale di praticare pacificamente la loro religione. Adesso sperano che il governo prenda dei provvedimenti affinché venga applicata la legge e siano rispettate le libertà fondamentali garantite dalla costituzione.

Congresso di zona del 2014 a Colombo