Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha condannato il governo kazaco per aver imprigionato Tejmur Achmedov e ha ordinato di rilasciarlo immediatamente. * Nell’opinione pubblicata il 2 ottobre 2017, il Gruppo di lavoro è arrivato alla conclusione che il Kazakistan stia detenendo in modo arbitrario Achmedov, in prigione dal 18 gennaio 2017 per aver parlato ad altri delle proprie convinzioni religiose.

Conclusioni del Gruppo di lavoro

Nell’opinione il Gruppo di lavoro ha affermato che la carcerazione di Achmedov può definirsi detenzione arbitraria. Ha inoltre osservato che il governo gli aveva impedito di esercitare liberamente il suo diritto fondamentale alla libertà di religione e di espressione, gli aveva negato un processo regolare e lo aveva reso oggetto di discriminazione unicamente per le sue attività religiose come testimone di Geova.

Il Gruppo di lavoro ha poi denunciato il Kazakistan per aver ingiustamente arrestato e perseguito Achmedov. Ha fatto riferimento a una precedente opinione del Comitato per i Diritti Umani che criticava “la definizione generica del concetto di ‘estremismo’ [adottata dal Kazakistan] e il ricorso a una tale legge sull’estremismo per limitare indebitamente la libertà di religione, espressione, riunione e associazione”. Il Gruppo di lavoro ha osservato che questa legge “rappresenta una seria minaccia al pieno godimento del diritto alla libertà di religione in Kazakistan” e che “il caso di Achmedov è una prova tangibile della realtà di questa minaccia”.

D’altra parte il Gruppo di lavoro ha descritto numerose volte l’attività religiosa di Achmedov come “assolutamente pacifica” e ha affermato che le conversazioni avute con altri non costituivano incitamento alla violenza o all’odio religioso. Il Gruppo di lavoro ha sottolineato che il governo “non ha fornito un esempio di un singolo atto di violenza o di incitamento alla violenza compiuto da Achmedov [e] non ha spiegato in che modo semplici riunioni e tranquille conversazioni religiose potessero costituire un tale reato”. Inoltre ha sostenuto che “per il Gruppo di lavoro è chiaro che Achmedov non ha fatto altro che esercitare il suo diritto alla libertà di religione garantito dall’articolo 18 del Patto”. *

Oltre a questo, il Gruppo di lavoro ha messo in relazione il trattamento che il governo ha riservato ad Achmedov con altre prove di intolleranza religiosa da parte delle autorità kazache contro i Testimoni di Geova. Questa relazione è stata confermata dal fatto che nello stesso giorno dell’arresto di Achmedov le autorità avevano fatto irruzione in un luogo di adunanza dei Testimoni e avevano confiscato pubblicazioni religiose.

“Per il Gruppo di lavoro è chiaro che Achmedov non ha fatto altro che esercitare il suo diritto alla libertà di religione garantito dall’articolo 18 del Patto” (Opinione, paragrafo 39)

Le autorità kazache devono agire

Il Gruppo di lavoro chiede che il Kazakistan “adotti le misure necessarie per porre immediato rimedio alla situazione di Achmedov”. La soluzione appropriata “sarebbe rilasciare immediatamente Achmedov e accordargli il diritto a un risarcimento e ad altre riparazioni”. Il Gruppo di lavoro chiede anche che il Kazakistan cambi le sue leggi e le sue prassi per assolvere i propri obblighi internazionali, evitando così di ripetere gli errori commessi nel caso di Achmedov.

Il 13 ottobre 2017 gli avvocati di Achmedov hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema del Kazakistan chiedendo che si tenga conto dell’opinione del Gruppo di lavoro e che Achmedov sia prosciolto dalle accuse e rilasciato immediatamente.

I Testimoni di Geova di tutto il mondo sono contenti che il caso di Tejmur Achmedov sia stato riconosciuto a livello internazionale come un’ingiustizia e che sia emersa la necessità di un maggior rispetto della libertà religiosa in Kazakistan. Si aspettano perciò che il governo kazaco si allinei all’opinione del Gruppo di lavoro e rilasci immediatamente Achmedov.