Ehab Samir ha 52 anni, è originario dell’Egitto ed è testimone di Geova. Il governo egiziano ha imposto grossi vincoli alle attività religiose dei Testimoni di Geova, tanto che le autorità hanno trattato la maggior parte di loro “alla stregua di criminali”, afferma Samir. Quindi è stato rincuorante per lui leggere un articolo Web che descriveva realisticamente tale situazione.

L’articolo, intitolato “La dott.ssa Riham Atef scrive: Testimoni di Geova”, è stato pubblicato il 19 agosto 2016 da Shbab Misr, un portale egiziano di notizie online. La dottoressa Atef, che è giornalista, nonché ricercatrice all’Università del Cairo, ha deciso di sfidare il clima di disinformazione che regna in Egitto in merito ai Testimoni. Conosce di persona alcuni testimoni di Geova, e avendo compiuto molte ricerche su di loro ha affermato: “Ho constatato che sono brave persone e rispettano le credenze altrui”.

“Promuovono l’amore e la pace”

La dottoressa Atef spiegava che il suo articolo era rivolto “a chi non sa nulla dei Testimoni di Geova e a chi è arrivato a odiarli a causa di informazioni inesatte”. L’articolo elencava alcune principali dottrine dei Testimoni e diceva che “il loro sito, www.jw.org, contiene molte altre informazioni” che li riguardano.

Dopo aver effettuato una valutazione obiettiva, la dottoressa Atef ha rilevato un netto contrasto tra la realtà dei fatti e il modo in cui i Testimoni di Geova vengono generalmente considerati in Egitto. Ha quindi osservato: “Le loro attività sono proscritte, e non ne capisco il motivo. [I Testimoni] sono politicamente neutrali. [...] Promuovono l’amore e la pace”. Ragionando con i suoi lettori, la dottoressa Atef chiedeva: “Sono motivi validi per proibire le loro attività? Oppure queste sono state proscritte perché i loro insegnamenti basati sulla Bibbia differiscono dalle dottrine della chiesa?”

‘Attendo con ansia che la proscrizione venga revocata’

L’articolo sui Testimoni è piaciuto molto a Ehab Samir, tanto che questi non ha potuto fare a meno di scrivere una lettera di apprezzamento al curatore della piattaforma online. Ecco le sue parole: “Ho letto molti articoli sui Testimoni di Geova [in Egitto], ma pochi li presentavano in una luce positiva. Perciò mi sento di lodare la dott.ssa Riham Atef per il coraggio e l’onestà che ha dimostrato”. La piattaforma di notizie online ha pubblicato la lettera di Samir l’11 dicembre 2016.

Samir ha espresso disappunto per il maltrattamento ingiustificato subìto dai Testimoni, e ne ha identificato le cause nelle false storie diffuse dal clero. Ha anche affermato che tale propaganda diffamatoria è alla base dei maltrattamenti che lui stesso si è trovato a subire, osservando poi: “Il miglior modo per conoscere qualcuno è parlargli di persona. Quindi vorrei ringraziare la dott.ssa Riham Atef per ciò che ha scritto”.

Samir concludeva la sua lettera con un accorato augurio: “Attendo con ansia che l’ingiusta proscrizione di noi Testimoni di Geova venga revocata, così da permetterci di professare liberamente la nostra fede in questo paese”.

Le prospettive di ottenere la libertà di culto

Decenni fa, in Egitto i Testimoni di Geova godevano della libertà di culto ed erano legalmente riconosciuti quale religione. Tuttavia, nel 1960 furono privati di tale riconoscimento giuridico e si videro negati molti dei diritti religiosi e umani concessi in Egitto ad altre confessioni cristiane.

Da allora i Testimoni di Geova dell’Egitto hanno continuato a dar prova di essere componenti ben integrati della società, persone che “promuovono amore e pace” in ogni circostanza, come ha constatato la dottoressa Atef. Molti altri si associano a Ehab Samir nella speranza che ai Testimoni siano concessi i loro diritti fondamentali e possano beneficiare nuovamente della libertà di culto in Egitto.