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Testimoni di Geova

Italiano

18 NOVEMBRE 2016
RUSSIA

PARTE 1 Supplemento

Interviste esclusive. L’opinione degli esperti: la Russia usa la legge contro l’estremismo come manovra per condannare i Testimoni di Geova

Interviste esclusive. L’opinione degli esperti: la Russia usa la legge contro l’estremismo come manovra per condannare i Testimoni di Geova

Questa è la prima parte di una serie in tre parti.

Le autorità russe stanno cercando di sciogliere l’ente giuridico nazionale dei Testimoni di Geova per presunte “attività estremiste”, cosa che di fatto metterebbe al bando i Testimoni in tutta la federazione. I Testimoni hanno fatto appello contro le accuse rivolte nei loro confronti e contro la legittimità della diffida notificata al loro Centro Amministrativo.

Su questo tema, e in generale sul tema delle modalità con cui la Russia sta combattendo “l’estremismo”, sono stati intervistati vari stimati studiosi di religione, politica e sociologia, nonché esperti di Russia sovietica e post-sovietica.

Pensa che sia giusto dichiarare “estremisti” gruppi religiosi non violenti, come i Testimoni di Geova, e metterli al bando in tutta la federazione?

  • Prof. William Bowring

    “No. Io penso che sia assurdo e incomprensibile considerare ‘estremisti’ i Testimoni di Geova”. Prof. William Bowring, docente di diritto e direttore di master (LLM/MA) in diritti umani presso la Birkbeck School of Law, University of London; barrister della Middle Temple e della Gray’s Inn (Regno Unito)

  • Dott. Ekaterina Elbakjan

    “Sulla base della mia esperienza personale ottenuta studiando la vita dei Testimoni di Geova in Russia, sono convinto che i Testimoni sono un’organizzazione assolutamente pacifica presente da molto tempo nella Federazione Russa (più di 100 anni). Questi fedeli non hanno niente a che fare con l’estremismo. Eppure, per ragioni incomprensibili, i tribunali li dichiarano estremisti, come se fossero terroristi, solo perché si riuniscono per le loro funzioni religiose, parlano della Bibbia e cantano inni di lode a Dio”. Dott. Ekaterina Elbakjan, docente di sociologia e di psicologia dei processi sociali presso l’Accademia del lavoro e delle relazioni sociali di Mosca; membro dell’Associazione europea per lo studio delle religioni; caporedattrice dell’edizione russa di Westminster Dictionary of Theological Terms, Study of Religion ed Encyclopedia of Religions (Russia)

  • Dott. Roman Lunkin

    “I procedimenti giudiziari contro i Testimoni hanno rivelato due caratteristiche principali della nuova politica religiosa affermatasi negli anni 2000: in primo luogo, il suo carattere xenofobo e volto a respingere l’influenza occidentale; in secondo luogo, le accuse contro i Testimoni si basano su stereotipi antireligiosi e argomentazioni prese a prestito dal passato sovietico. Le cause intentate contro i Testimoni sono caratterizzate da tutti questi difetti e da questo modo di rapportarsi con le comunità ‘non tradizionali’”. Dott. Roman Lunkin, direttore del Centro per gli studi sulla religione e sulla società presso l’Istituto europeo dell’Accademia russa delle scienze a Mosca; presidente del Consiglio degli esperti di religione e diritto (Russia)

  • Dott. Dmitrij Uzlaner

    “L’aspetto più problematico della politica religiosa russa è la graduale creazione di un apparato statale repressivo e antireligioso volto a regolare e limitare le attività dei fedeli. Non intendo solo nuove leggi contro l’estremismo e il proselitismo, ma anche l’abuso di potere a livello governativo e locale. Questo apparato viene usato spesso contro gruppi pacifici e rispettosi della legge”. Dott. Dmitrij Uzlaner, ricercatore presso la Moscow School of Social and Economic Sciences; caporedattore della rivista State, Religion and Church (Russia)

  • Dott. Ljudmyla Fylypovyč

    “Alle autorità non piacciono i Testimoni di Geova — e quindi li mettono al bando — solo perché i Testimoni ritengono che l’autorità suprema sia quella di Dio. La decisione riguardo ai Testimoni di Geova è già stata presa: non devono esistere in Russia. I tribunali stanno solo dando una parvenza di legalità a questa decisione”. Dott. Ljudmyla Fylypovyč, docente e preside del Dipartimento di storia delle religioni e di studi di teologia pratica presso l’Istituto di filosofia dell’Accademia nazionale delle scienze; vicepresidente dell’Associazione ucraina degli studiosi di religione (Ucraina)

  • Dott. Ringo Ringvee

    “Usare nei confronti di un movimento religioso non violento che non ha un passato violento e che è caratterizzato da ideali pacifici lo stesso approccio e gli stessi metodi usati nei confronti di gruppi che promuovono la violenza e l’odio religioso con finalità terroristiche non solo è estremistico ma non ha alcuna giustificazione razionale. Nel mondo i governi devono affrontare sfide molto più importanti che combattere gli apolitici Testimoni di Geova, che stanno aspettando in modo non violento l’arrivo del Regno di Dio”. Dott. Ringo Ringvee, consulente per gli affari religiosi presso il Ministero degli Interni estone; docente di religioni comparate presso l’Istituto di teologia della Chiesa evangelica luterana estone (Estonia)

  • Sir Andrew Wood

    “La Russia non è l’unico paese ad avere leggi contro l’estremismo, termine che per sua natura è vago e soggettivo. Non sono un avvocato, ma preferirei se in queste leggi fosse chiaro il collegamento tra estremismo e quello che nell’ordinamento del Regno Unito viene definito reato di incitamento alla violenza. All’atto pratico le leggi russe sono quasi delle leggi contro le opinioni che risultano sgradite, per una qualsiasi ragione, a chi è al potere in quel momento. La loro applicazione contro i Testimoni di Geova fa chiaramente parte di questa categoria. Non esiste testimonianza di cui io sia a conoscenza del fatto che i Testimoni di Geova incitino altri alla violenza. Tutt’altro”. Sir Andrew Wood, membro associato del programma su Russia ed Eurasia della Chatham House, Royal Institute of International Affairs; ex ambasciatore britannico in Russia (1995-2000) (Regno Unito)

  • Dott. James Christie

    “Niente di quello che so o che ho visto nella mia conoscenza personale di singoli Testimoni mi porterebbe e pensare che ci sia qualcosa di estremistico nelle loro tradizioni”. Dott. James Christie, docente di teologia del dialogo e direttore del Ridd Institute for Religion and Global Policy; presidente del Master of Divinity Programme, United Centre for Theological Studies, University of Winnipeg; presidente del Project Ploughshares, Conrad Grebel University College, University of Waterloo (Canada)

  • Dott. George Chryssides

    “Ci sono vari problemi con la legislazione che riguarda i Testimoni di Geova. Stiamo assistendo a una grave limitazione della libertà di religione, in violazione della Dichiarazione [Universale] dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, in particolare dell’articolo 18, che sancisce il diritto di manifestare la propria religione, sia in pubblico che in privato, isolatamente o in comune. La parola ‘estremista’ è vaga. Inizialmente indicava organizzazioni che commettevano atti di terrorismo e violenza. Questa descrizione non si adatta in alcun modo ai Testimoni di Geova, che si oppongono con decisione alla guerra e a ogni tipo di violenza. So che nella legislazione russa il termine ‘estremista’ in parte viene definito: ‘Che alimenta i conflitti razziali, etnici o religiosi’. E questa definizione ancora una volta non descrive accuratamente i Testimoni in nessun modo. Essi invece sono un’organizzazione internazionale e multirazziale che si rivolge a persone di tutte le etnie e le lingue”. Dott. George Chryssides, responsabile del corso di religione presso la University of Wolverhampton; ricercatore onorario di religione contemporanea presso la York St. John University e la University of Birmingham (Regno Unito)

  • Dott. Silvio Ferrari

    “Penso che le leggi russe contro l’estremismo e la loro applicazione nei confronti dei Testimoni di Geova e di altri gruppi religiosi siano il peggior esempio di processo di securizzazione della religione e della libertà religiosa, processo che, in misura più moderata, si può notare anche in altri paesi europei. Gli elementi più preoccupanti di queste leggi e della loro applicazione sono due: permettono una notevole ingerenza dello Stato nell’organizzazione interna e nelle dottrine delle comunità religiose e creano discriminazioni tra le comunità religiose stesse”. Dott. Silvio Ferrari, presidente onorario a vita dell’International Consortium for Law and Religion Studies, codirettore dell’Oxford Journal of Law and Religion, cofondatore dello European Consortium for Church and State Research, professore di diritto ecclesiastico e di diritto canonico presso l’Università di Milano (Italia)

  • Prof. Elizabeth Clark

    “L’uso di leggi contro l’estremismo per mettere al bando gruppi religiosi non violenti come i Testimoni di Geova è un abuso evidente di una legge non molto chiara. Tenendo conto dell’ampia definizione di ‘estremismo’ data dai procuratori e dai tribunali, ogni religione potrebbe essere perseguita legalmente. Data la mancanza della minaccia reale di un rischio imminente — nessuno ha infatti affermato che i Testimoni di Geova rappresentino una minaccia — metterli al bando costituisce una violazione della costituzione russa e delle leggi internazionali”. Prof. Elizabeth Clark, direttrice associata e consulente per l’Europa centrale e orientale dell’International Center for Law and Religious Studies, Brigham Young University (Stati Uniti)

  • Dott. Zoe Knox

    “Se si definisce in maniera molto vaga il termine ‘estremismo’ come ‘ciò che non è tradizionale o non è ortodosso’, la flessibilità del termine lo rende soggetto a varie applicazioni. Una definizione a così ampio raggio, tale da includere anche i Testimoni di Geova, sembra avere di mira ciò che non è tradizionale piuttosto che quello che costituisce realmente una minaccia. Esiste un livello significativo di continuità tra il trattamento riservato ai Testimoni di Geova nel periodo sovietico e in quello post-sovietico, dai messaggi dei media fino agli atteggiamenti politici”. Dott. Zoe Knox, docente associata di storia moderna della Russia presso la University of Leicester (Regno Unito)

  • Dott. Eric Patterson

    “Il problema di questa cosidetta legge contro l’estremismo è che è stata chiaramente ideata per attaccare le minoranze religiose, e non i terroristi”. Dott. Eric Patterson, docente e preside della Robertson School of Government, Regent University (Stati Uniti)

  • Prof. Frank Ravitch

    “A meno che non si definisca ‘estremista’ tutto ciò che è al di fuori della norma, è ridicolo etichettare i Testimoni di Geova come estremisti. Va contro tutto quello che so sulla teologia e l’ideologia dei Testimoni”. Prof. Frank Ravitch, docente di diritto e Walter H. Stowers Chair in diritto ecclesiastico, presso la Michigan State University (Stati Uniti)

  • Dott. Alar Kilp

    “Conflitti e crisi politiche tendono a ripercuotersi in campo religioso. In Russia le ragioni per una lotta ancora più intensa contro l’estremismo sono politiche, non religiose. Al momento i Testimoni di Geova della Russia sono diventati vittime pur non essendo colpevoli”. Dott. Alar Kilp, docente di politica comparata presso l’Istituto di Governo e Politica dell’Università di Tartu; coorganizzatore della serie di incontri dal tema “Religione e politica in Russia e nell’Europa orientale”, Centro per gli studi UE-Russia (Estonia)

  • Dott. Emily Baran

    “L’opposizione dello Stato contro i Testimoni di Geova in Russia ha una lunga storia che risale al periodo sovietico. I Testimoni di Geova sovietici si rifiutavano di votare, svolgere il servizio militare, comprare titoli di stato, unirsi al Partito comunista o abbracciare l’ideologia ufficiale. Anche se subirono incredibili pressioni per rinnegare la loro fede, i Testimoni continuarono a riunirsi in case private e a dichiarare la propria fede ad altri. Il loro rifiuto di appoggiare il regime sovietico portò a decenni di dura persecuzione, incluso l’esilio di massa in remote aree della Siberia. Il governo sovietico arrestò e imprigionò i Testimoni per decenni, arrivando al punto di privare i genitori dei loro figli. Inoltre il regime diffuse una propaganda sensazionalistica che dipingeva i Testimoni come criminali, traditori e devianti. Non c’è da sorprendersi che, pur essendo passati più di 20 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, gli effetti di questa prolungata ostilità e della persecuzione si sentano ancora oggi”. Dott. Emily Baran, ricercatrice di storia della Russia e dell’Europa orientale presso la Middle Tennessee State University (Stati Uniti)

  • Dott. Giampiero Leo

    “Sinceramente una decisione del genere mi sembra veramente ‘fuori misura’. Specie in un momento drammatico come questo, nel quale dovrebbe essere evidente chi e cosa sono i veri estremisti. Quello dei Testimoni di Geova è un movimento che produce pace; il loro pensiero e la loro realtà sono assolutamente non violenti”. Dott. Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato per i Diritti Umani del Consiglio Regionale del Piemonte (Italia)

  • Melissa Hooper

    “Sostanzialmente la legge è troppa ampia. La sua formulazione consente alle forze dell’ordine di arrestare o minacciare individui con convinzioni religiose impopolari o semplicemente sgradite al governo. Esempi comuni sono gli arresti di testimoni di Geova, di appartenenti ad altri gruppi minoritari e persino di atei. Fondamentalmente la legge è stata usata per proteggere i punti di vista ortodossi condivisi dal governo, e punire le idee percepite come alternative o minacciose per l’ortodossia”. Melissa Hooper, avvocata e direttrice dell’International Law Scholarship Project/Pillar Project, Human Rights First; ex direttrice di zona della Rule of Law Initiative (Mosca) dell’American Bar Association (Stati Uniti)

  • Dott. Basilius Groen

    “Sebbene i Testimoni di Geova siano una denominazione cristiana e basino i loro insegnamenti sulla Bibbia, molti russi li considerano ‘non cristiani’, ‘non patriottici’ (dato il loro rifiuto di svolgere il servizio militare), una ‘minaccia’ e simili. No, io credo che l’etichetta ‘estremisti’ non sia corretta”. Dott. Basilius Groen, titolare della cattedra UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) in dialogo interculturale e interreligioso per l’Europa sudorientale presso l’Università Karl-Franzens; professore di liturgia e teologia sacramentaria, direttore dell’Istituto per la liturgia, l’arte cristiana e l’innologia presso l’Università di Graz (Austria)

  • Eric Rassbach

    “I Testimoni di Geova dovrebbero essere liberi di professare la propria fede in Russia, così come fanno in altri paesi. La libertà di credere in una religione e di agire di conseguenza all’interno della sfera pubblica è un diritto fondamentale dell’uomo tutelato da molti trattati sui diritti umani e dalle leggi internazionali, come il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Costituzione russa. Ai Testimoni di Geova questo diritto dovrebbe essere pienamente riconosciuto”. Eric Rassbach, vice rappresentante legale del Becket Fund for Religious Liberty (Stati Uniti)

  • Dott. Shawn Peters

    “Sono sorpreso e sgomento nel sentire che i Testimoni di Geova sono stati definiti estremisti, cosa che sembra intenzionalmente volta a screditare i loro obiettivi sinceri. Il grande impegno dei Testimoni nel professare e diffondere la loro religione difficilmente può rappresentare una minaccia per la Russia, e metterli al bando, oltre al fatto che non contribuirebbe a migliorare la sicurezza e l’ordine pubblico in Russia, significherebbe inferire un duro colpo alla libertà religiosa e ai diritti umani”. Dott. Shawn Peters, docente di diritto ecclesiastico presso la University of Wisconsin (Stati Uniti)

  • Prof. Robert Blitt

    “La risposta è no. In primo luogo, una tale decisione si basa su una definizione molto ampia di estremismo che non identifica chiaramente fattori quali violenza o gravi forme d’odio come elementi necessari per l’esistenza del reato, e invece comprende potenzialmente tutte le forme di espressione. Secondo, mettere completamente al bando le organizzazioni è un segnale di incapacità da parte del governo di identificare altre potenziali misure per limitare le pratiche estremiste. Un’azione punitiva così drastica da parte del governo deve dare luogo a un controllo giurisdizionale indipendente che verifichi se tale azione sia proporzionata e necessaria a far fronte alla minaccia percepita. Sebbene nel caso di gruppi religiosi come i Testimoni di Geova la condanna di estremismo e la proscrizione non siano giustificabili, il quadro legislativo difettoso appena descritto permette che vengano intraprese questo genere di azioni”. Prof. Robert Blitt, docente di diritto presso la University of Tennessee; ex specialista di diritto internazionale della Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale (Stati Uniti)

  • “No, affatto! Penso sia un errore, e non si addice a una politica a favore della libertà di religione”. Prof. Pasquale Ferrara, professore associato, docente di diplomazia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università internazionale degli Studi Sociali Guido Carli (LUISS); docente di Relazioni internazionali e processi integrativi presso l’Istituto Universitario “Sophia”, Figline e Incisa Valdarno (Italia)

  • Dott. Javier Martínez-Torrón

    “Non condivido alcune delle cose in cui credono, ma penso sia inaccurato e sproporzionato definire i Testimoni di Geova ‘estremisti’ nel senso inteso dalle autorità russe”. Dott. Javier Martínez­Torrón, docente di diritto e direttore del Dipartimento di diritto ecclesiastico presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Complutense (Spagna)

  • Dott. Jim Beckford

    “Componenti della Chiesa Ortodossa Russa e governo si uniscono per promuovere i loro interessi e per eliminare tutto ciò che viene percepito come rivale”. Dott. Jim Beckford, membro della British Academy; professore emerito di sociologia presso la University of Warwick; ex presidente della Society for the Scientific Study of Religion (Stati Uniti), (Regno Unito)

  • Dott. Gerhard Besier

    “Un vero russo, se cristiano, fa parte della Chiesa Ortodossa Russa. I russi che appartengono alla confessione religiosa ‘sbagliata’ vengono isolati ed esclusi dalla società. Perciò i diritti civili dei Testimoni di Geova vengono sfacciatamente violati”. Dott. Gerhard Besier, professore emerito di studi europei presso il Politecnico di Dresda; docente presso la Stanford University; direttore dell’Istituto Sigmund Neumann per la ricerca sulla libertà e sulla democrazia (Germania)

  • Dott. Mark Elliott

    “Da quello che ho capito, l’ostilità contro i Testimoni di Geova è dovuta più al loro successo nel proselitismo che alle loro dottrine o alla loro versione delle Scritture. Paradossalmente il loro numero è cresciuto, in parte perché loro prosperano nella persecuzione. Inoltre sotto il regime sovietico le deportazioni ebbero un effetto opposto a quello sperato. Si stima che nel biennio 1951-1952 circa 7.000 Testimoni furono deportati in Asia centrale e in Siberia, cosa che servì solo a far diffondere maggiormente il loro messaggio. Così la loro presenza in tutto il paese fu dovuta più all’opera involontaria del Cremlino che all’attività di proselitismo dei Testimoni. Dato che nel passato sono sopravvissuti alla repressione sovietica, ci si aspetta che i Testimoni di Geova sopravvivano anche all’attuale proscrizione”. Dott. Mark Elliott, editore fondatore dell’East-West Church and Ministry Report, Asbury University, Kentucky (Stati Uniti)

  • Dott. Régis Dericquebourg

    “Per quanto ne sappia, non esiste una definizione sociologica di estremismo. L’estremismo è un concetto politico usato nelle democrazie in cui esistono il centro, la destra e la sinistra. Ma è difficile qualificare una religione come estremista. Ci sono gruppi religiosi che vivono più intensamente la loro religione (ad esempio richiedendo ai fedeli di pregare più di quanto facciano altri o di aderire a particolari usanze alimentari o digiuni) o che si attengono a norme morali più rigide rispetto ad altri. Le pratiche religiose dei Testimoni di Geova sono piuttosto impegnative; essi infatti si riuniscono più spesso dei membri delle grandi religioni, ma una simile frequenza si può riscontrare anche tra gli ebrei osservanti. I Testimoni si sentono spinti a diffondere la loro dottrina facendo proselitismo per le strade e di porta in porta. Hanno princìpi morali più rigidi dei tipici membri delle religioni maggioritarie, e sentono il dovere di essere onesti sul lavoro, onesti nelle loro relazioni con il prossimo, fedeli al coniuge, gentili con le persone; inoltre si impegnano a non fare del male agli altri. Rifiutano di prestare servizio militare per non dover uccidere un altro essere umano. Tutto ciò riflette una religiosità più intensa rispetto alle principali denominazioni protestanti, ma questo non presenta alcun pericolo per la società. I Testimoni di Geova non sono fondamentalisti, in quanto non vogliono prendere il potere e instaurare una teocrazia (per loro la teocrazia arriverà al tempo stabilito da Dio). Non vogliono fondare una società governata secondo i loro princìpi, come i fondamentalisti islamici. I Testimoni sono persone che semplicemente prendono la Bibbia alla lettera, vivendo secondo la loro interpretazione della Bibbia. Questa è la loro scelta. L’unico problema per la società è capire se sono pericolosi o no. La mia risposta è no. I Testimoni sono neutrali e non si immischiano nelle questioni politiche. Cosa più importante, non compiono atti violenti”. Dott. Régis Dericquebourg, sociologo, docente associato di nuovi movimenti religiosi presso la Facoltà per lo studio comparativo delle religioni di Anversa (Belgio)

  • Dott. Thomas Bremer

    “No, non penso proprio. Non sono un membro o un sostenitore dei Testimoni di Geova, e non sono d’accordo con alcuni punti della loro dottrina, ma non penso che siano estremisti (ovviamente dipende da cosa si intende per ‘estremismo’), e quindi sono profondamente convinto che debbano avere, come chiunque altro, il diritto di esprimere le loro convinzioni”. Dott. Thomas Bremer, ex ricercatore del Jordan Center for the Advanced Study of Russia presso la New York University; docente di teologia ecumenica, studi sulle chiese orientali e scienze per la pace presso l’Università di Münster (Germania)

  • Dott. Marco Ventura

    “L’applicazione delle leggi russe ai Testimoni di Geova comporta un’ingiustificata restrizione delle libertà fondamentali e quindi contraddice le leggi internazionali sui diritti umani che proteggono la libertà di religione e di credo dei singoli individui e della collettività, e che proibiscono la discriminazione religiosa. Questa affermazione si basa sulla metodologia consolidata nell’ambito delle leggi internazionali sui diritti umani, secondo cui le presunte violazioni della libertà di religione o di credo vanno accertate in base a due fattori: 1) se è stata imposta una restrizione alla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo, e 2) se tale restrizione è proporzionata e se ha una giustificazione legittima”. Dott. Marco Ventura, docente di diritto ecclesiastico presso l’Università di Siena, direttore del Centro per le Scienze religiose della Fondazione Bruno Kessler; ricercatore associato del centro Droit, religion, entreprise et societé dell’Università di Strasburgo (Francia), (Italia)

  • Dott. Mark Juergensmeyer

    “Limitare la libertà di religione nel nome della lotta contro l’estremismo è una deplorevole manovra. È preoccupante che nel XXI secolo la società sia ancora soggetta a questi tentativi di controllo del pensiero. Tutti ci meritiamo di meglio”. Dott. Mark Juergensmeyer, direttore dell’Orfalea Center for Global and International Studies; docente di sociologia e docente associato di scienze delle religioni presso la University of California, Santa Barbara (Stati Uniti)

Come descriverebbe il modo in cui la Russia si sta impegnando nella lotta, peraltro legittima, all’“estremismo”?

  • “Nella lotta contro l’estremismo, la Russia stessa sta utilizzando metodi estremisti. Sta agendo in maniera rigida, energica e radicale, imponendo divieti. Le azioni discriminatorie intraprese dalle autorità non possono essere spiegate, giustificate o comprese. Decisioni e azioni simili possono solo essere temute”. Dott. Ljudmyla Fylypovyč (Ucraina)

  • “Nessuno è contrario a qualsiasi forma di terrorismo e consapevole della necessità di garantire la sicurezza più di quanto lo sia io. Tuttavia, l’uso strumentale delle leggi sull’estremismo per colpire i Testimoni di Geova — una comunità religiosa che ha sempre rifiutato qualsiasi richiamo alla violenza — mostra il pericolo di erigere la sicurezza a metadiritto che sorpassa qualsiasi altro diritto, libertà di religione inclusa. Ecco perché credo che sia responsabilità di tutti, accademici inclusi, condannare chiaramente questi provvedimenti legali, e la loro applicazione, che minacciano così apertamente la libertà religiosa e l’uguaglianza”. Dott. Silvio Ferrari (Italia)

  • Dott. Derek Davis

    “Le forme di estremismo contro cui si dovrebbe lottare sono quelle che mettono in pericolo la vita delle persone. La lotta contro qualsiasi altra cosa è in sé stessa una forma di estremismo; pertanto l’aggressiva persecuzione da parte della Russia di un gruppo pacifico come i Testimoni di Geova è palesemente ‘estremista’”. Dott. Derek Davis, avvocato, ex direttore del J.M. Dawson Institute of Church-State Studies, Baylor University (Stati Uniti)

  • “Come ho menzionato in precedenza, il termine ‘estremista’ è vago e la sua applicazione può essere soggettiva. Posso dire con certezza che le misure adottate dalla Russia sono eccessive e inappropriate; secondo le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, le autorità russe si sono rese colpevoli di violazione della libertà di religione. I gruppi definiti estremisti, come l’ISIS, rappresentano senza dubbio una seria minaccia, e devono essere adottate delle misure per limitarne l’operato. Tuttavia in nessun modo i Testimoni di Geova costituiscono una minaccia simile, ed è inappropriato additare il pericolo rappresentato dalle organizzazioni terroristiche come giustificazione per limitare le attività dei Testimoni”. Dott. George Chryssides (Regno Unito)

  • “I recenti emendamenti apportati alla legge russa contro l’estremismo annunciano la chiusura del mercato religioso in Russia, e come ha dimostrato recentemente il caso dei Testimoni di Geova, questi emendamenti vengono usati per porre fine alle attività delle minoranze religiose. Da un punto di vista storico, le attuali restrizioni imposte all’opera religiosa missionaria ricordano quelle in vigore sotto il regime sovietico”. Dott. Ringo Ringvee (Estonia)

  • Dott. William Schmidt

    “Come ben sappiamo, le tendenze estremiste possono essere manifestate non solo da gruppi ma anche da singoli individui; l’estremismo è una forma di attività politica, non di attività religiosa vera e propria. Nella Federazione Russa, esistono restrizioni legali per attività di questo tipo compiute da organizzazioni religiose. Ovviamente se vengono comprovati degli episodi (di attività estremiste), il trasgressore dovrebbe essere soggetto a una pena; questa norma è coerente con la legge. C’è qualche pericolo nel criminalizzare la sfera religiosa per presunte attività estremiste? Sì, soprattutto a motivo dell’applicazione selettiva e dell’interpretazione arbitraria delle norme legali e dell’uso nella prassi giudiziaria di studi non professionali (falsi) di esperti”. Dott. William Schmidt, caporedattore di Eurasia: the spiritual traditions of the peoples; docente presso il Dipartimento per le relazioni nazionali e federali dell’Accademia presidenziale russa dell’economia nazionale e della pubblica amministrazione (RANEPA), (Russia)

  • “Utilizzare leggi contro l’estremismo, sicuramente opportune per combattere l’atteggiamento estremistico troppo spesso insensibile anche alla vita delle persone più inermi e innocenti, è accettabile quando non esce dal seminato. Invece, fare uso delle succitate norme legislative per conculcare e limitare la libertà di minoranze religiose sicuramente non violente — quali per esempio quella dei Testimoni di Geova — è assolutamente inaccettabile”. Dott. Giampiero Leo (Italia)

  • “A partire almeno dal 2012, abbiamo assistito a una svolta per lo più conservatrice, quasi reazionaria, nella politica statale russa. Le leggi sono sempre più severe, limitano il diritto ad avere posizioni politiche differenti e limitano persino i diritti civili. Al presente le leggi russe contro l’estremismo sono così ampie e vaghe che di fatto chiunque potrebbe essere accusato di estremismo; non è necessario pianificare un attentato terroristico per essere accusati di estremismo, è sufficiente criticare qualche burocrate locale nei social media o partecipare a raduni politici. La legislazione in ambito religioso è solo un esempio di questa tendenza generale”. Dott. Dmitrij Uzlaner (Russia)

  • “La regolamentazione della religione da parte della Russia (e dell’Azerbaigian) sembra essere piuttosto estrema, considerando che sono pochi i paesi europei che pubblicano liste di libri religiosi proibiti o che si occupano politicamente e legalmente della natura estremista dei testi religiosi”. Dott. Alar Kilp (Estonia)

  • “In seguito all’adozione della legge contro le attività estremiste, avvenuta nel 2002, cominciò gradualmente a prendere vita una lotta illegittima all’estremismo di natura religiosa. Da allora la politica anti-estremismo è diventata un’arma per contrastare le religioni ‘non tradizionali’. L’ampia valenza del termine ‘estremismo’ fornisce ai giudici una base per dichiarare estremiste pubblicazioni religiose con motivazioni che spesso contraddicono il buon senso. Dalla metà degli anni 2000, la legge contro le attività estremiste è stata applicata a non ortodossi e a non musulmani in Russia in maniera piuttosto tragicomica”. Dott. Roman Lunkin (Russia)

  • “La Russia vuole evitare che si diffondano idee o gruppi religiosi che non appartengono alle quattro religioni tradizionali ufficialmente accettate. Anche gruppi come i Testimoni di Geova e denominazioni protestanti evangeliche o dedite a fare proseliti sono oggetto di persecuzione”. Prof. William Bowring (Regno Unito)

  • “La lotta ingaggiata dalla Russia contro le minoranze come i Testimoni di Geova è soprattutto discriminatoria. Affonda le sue radici in una lunga tradizione di ostilità politica, sociale e religiosa contro le minoranze non ortodosse, che fanno da capri espiatori. Anche la Francia è in vetta alla classifica per quanto riguarda la ‘caccia alle sette’. La Francia voleva rovinare i Testimoni di Geova tassandoli, però i Testimoni portarono il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo e vinsero la causa. La Corte europea dei diritti dell’uomo condannò la Francia a versare un’ingente somma di denaro alla filiale dei Testimoni della Francia per il pagamento dei danni e degli interessi. Secondo la Corte, lo Stato francese aveva discriminato i Testimoni negando loro il riconoscimento giuridico quale ente religioso e di conseguenza l’esenzione dalle tasse sulle donazioni fatte dai loro membri”. Dott. Régis Dericquebourg (Belgio)

  • “La Russia dovrebbe lottare contro l’estremismo vero, quello che incita o ricorre alla violenza, ma le leggi in questione sono draconiane se applicate alla maggior parte dei gruppi religiosi. Ciò che le rende estremamente severe è l’entità della pena rispetto al reato. La seconda ragione per cui possiamo definirle draconiane riguarda il loro bersaglio. Per esempio una multa di 15.000 dollari potrebbe essere devastante per un piccolo gruppo religioso o per una piccola organizzazione non profit. Una delle leggi prevede che un’organizzazione sia registrata nel paese da 15 anni prima di poter far entrare in Russia una persona straniera in veste di leader religioso o missionario”. Dott. Eric Patterson (Stati Uniti)

  • “Le sfide della lotta contro il crimine — come il terrorismo o l’estremismo inteso come azioni antisociali e disumane — stanno diventando ogni giorno più rilevanti. Però una cosa è combattere il crimine vero, tutt’altra cosa è usare alcuni aspetti del codice penale per calpestare palesemente il diritto delle persone alla libertà di coscienza e alla libertà di culto. Molti esperti in Russia, studiosi e giuristi, considerano illegale e incostituzionale applicare il termine ‘estremista’ ad alcune minoranze religiose. Comunque, quando per varie ragioni i princìpi della legge sono soppiantati dalla corruzione, allora, come sappiamo, i diritti, compresi i diritti umani e le libertà, vengono calpestati”. Dott. Ekaterina Elbakjan (Russia)

  • Dott. Hocine Sadok

    “L’aspetto più opinabile della legge russa contro l’estremismo è il concetto stesso di estremismo. Questo non è un concetto giuridico ma politico. Per esempio, secondo la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, gli Stati possono imporre delle restrizioni alle libertà garantite dalla Convenzione, come la libertà di religione o di espressione, quando questo è necessario ‘alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui’. Perciò il diritto internazionale già concede agli Stati di porre un limite alle libertà pubbliche nel caso venga identificata una minaccia reale. Quindi non è necessario emanare leggi specifiche contro l’estremismo per raggiungere gli obiettivi considerati legittimi dalla Convenzione. La cosa particolarmente problematica della legislazione russa è la mancanza di una definizione chiara. Cosa significa ‘estremista’ secondo la legge russa? Di nuovo, è un concetto politico, che permette alle autorità di imporre restrizioni alle libertà di tutti coloro che non sono visti di buon occhio. In questa prospettiva è chiaro che la legislazione russa è contraria sia allo spirito che al testo della Convenzione”. Dott. Hocine Sadok, docente di diritto pubblico e direttore della Facoltà di scienze economiche, sociali e giuridiche presso l’Università dell’Alta Alsazia (Francia)

  • “Per riuscire a combattere l’estremismo è necessario trovare un complesso equilibrio tra interessi del governo e libertà individuali, piuttosto che sopprimere indiscriminatamente queste ultime. Ed è qui, nella ricerca di questo necessario equilibrio, che gli sforzi della Russia per combattere l’estremismo falliscono. Ma più di ogni altra cosa, il modo in cui il governo definisce e persegue l’estremismo serve a soddisfare i suoi meschini interessi. Anche se in parte protegge i cittadini russi da alcune minacce reali, la legislazione provvede al governo un mezzo per ostacolare o reprimere facilmente l’operato di singoli individui e gruppi che, per una ragione o per l’altra, sono sgraditi o considerati una minaccia ai valori spirituali tradizionali della Russia. Il fatto che la Russia riesca a mantenere e ampliare questa legislazione è dovuto almeno in parte all’interruzione di processi democratici significativi all’interno dello Stato, così come all’incapacità dei vari attori esterni, tra cui Stati e organismi internazionali, di identificare efficacemente questa realtà problematica e darle una risposta”. Prof. Robert Blitt (Stati Uniti)

  • “Triste a dirsi, sembra che nei confronti dei Testimoni di Geova la Russia stia per fare lo stesso errore che fecero gli Stati Uniti negli anni ’40. A quel tempo i Testimoni di Geova venivano erroneamente considerati estremisti da molti americani perché, per motivi religiosi, la coscienza impediva loro di recitare il giuramento di fedeltà. Inizialmente i funzionari del governo (tra cui perfino la Corte Suprema degli Stati Uniti) penalizzarono i Testimoni di Geova per il loro comportamento anticonformista. All’inizio questo provocò un’ondata di terribile violenza fisica nei confronti dei Testimoni di Geova, ma successivamente la questione della coscienza venne rivalutata. Alla fine la maggioranza degli americani e dei tribunali americani arrivò a riconoscere che la diversità religiosa — Testimoni di Geova compresi — è una cosa positiva per la società”. Eric Rassbach (Stati Uniti)

  • “L’affidamento che le fonti del diritto russe fanno su concetti ampi come ‘estremista/estremismo’, ‘attività estremista’, ‘parlare della propria fede’, ‘attività missionaria’, pretesa di ‘verità’ o di ‘superiorità’ di una religione o di un sistema di credenze fornisce la base per un ampio potere discrezionale. Dato che i documenti ufficiali non danno definizioni chiare e precise, e che le regole sulla presentazione e valutazione delle prove sono estremamente approssimative (al punto che l’estremismo in campo religioso viene definito tale anche in assenza di minacce o di uso della violenza), gli agenti di sicurezza, il personale amministrativo, i giudici e gli esperti hanno un ampio margine di discrezionalità. È significativo che le autorità russe abbiano ignorato le richieste del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (osservazioni conclusive del 28 aprile 2015) di chiarire la vaga e indeterminata definizione di ‘attività estremista’, assicurandosi che la definizione includa la presenza di elementi di violenza o di odio e stabilendo criteri precisi per giudicare un contenuto come estremista, di prendere ogni misura necessaria a prevenire l’uso arbitrario della legge, e di sottoporre a revisione l’elenco federale dei materiali estremisti”. Dott. Marco Ventura (Italia)

  • Catherine Cosman

    “La legge russa contro l’estremismo venne approvata nel 2002; successivamente, fino al 2007, fu ampliata arrivando a includere attività non violente e la propaganda di idee personali, anche di carattere religioso. Ricorrendo a misure punitive ad ampio raggio e generalizzate, i funzionari russi corrono il rischio di colpire anche persone pacifiche che vogliono solo conoscere idee religiose o di altro tipo non favorite dallo Stato. Per esempio, i musulmani che scelgono di professare il loro culto fuori dalle strutture approvate ufficialmente vengono molto spesso condannati dai tribunali russi per presunta infrazione della troppo ampia legge anti-estremismo russa. Con una sincera tolleranza da parte delle autorità e un nuovo approccio giudiziario si potrebbero applicare le leggi sulla religione riformata e sull’estremismo per incoraggiare lo sviluppo della straordinaria diversità religiosa ed etnica della Russia. La Russia dovrebbe lasciarsi alle spalle i metodi duri con cui cerca di intrappolare la diversità sotto una grigia coltre governativa di forzata conformità”. Catherine Cosman, analista politica (Europa e nazioni dell’ex Unione Sovietica); Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale (Stati Uniti)

  • “La maggioranza delle politiche religiose relative all’anti-estremismo affonda le sue radici nel desiderio di centralizzazione culturale perseguito dalla Chiesa Ortodossa Russa”. Dott. Gerhard Besier (Germania)

  • “Anche se è vero che la Russia ha dovuto fare i conti con episodi di violenza fomentati dall’estremismo religioso, ora sta usando sempre di più le misure anti-estremismo per limitare le attività non solo di gruppi noti per il loro comportamento violento ma anche di gruppi religiosi impopolari”. Prof. Elizabeth Clark (Stati Uniti)

  • “Il sistema legale russo presenta delle gravi lacune sotto due aspetti principali. La lunga Costituzione russa, che garantisce, tra le altre cose, la libertà di culto, è considerata suprema, e la Corte Costituzionale del paese ha la responsabilità di stabilire se determinate azioni o provvedimenti legali siano in accordo con la Legge suprema russa. In pratica, però, questi termini non vengono completamenti rispettati. Di fatto i tribunali russi sono sotto il controllo delle autorità federali o regionali, le quali in ultima analisi non sono tenute a rispondere davanti alla legge. In secondo luogo, le leggi russe sono aperte a varie interpretazioni. Le leggi russe sull’estremismo non contengono una spiegazione chiara di cosa si intenda per estremismo. Di conseguenza tali leggi possono essere interpretate, in una maniera o nell’altra, a seconda della volontà delle autorità esecutive ad ogni livello”. Sir Andrew Wood (Regno Unito)

  • “La Russia ha il diritto nonché il dovere nei confronti del suo popolo di combattere l’estremismo vero, ma etichettare come ‘estremisti’ gruppi religiosi impopolari che non mettono a repentaglio la sicurezza fisica degli altri è di per sé decisamente estremistico. Penso che l’attuale governo russo non si preoccupi molto dei veri estremisti finché riesce a controllarli. Credo che sia molto più spaventato da qualsiasi gruppo che sente di non poter controllare. Data la lealtà dei Testimoni di Geova prima di tutto a Dio, penso che il governo attuale stia usando l’etichetta ‘estremista’ per mettere i Testimoni fuori gioco. Credo anche che in qualche modo la Chiesa Ortodossa Russa stia facendo pressioni per emarginare le minoranze cristiane che fanno proselitismo”. Prof. Frank Ravitch (Stati Uniti)

  • “La legge russa e il modo di operare delle autorità calpestano molti diritti fondamentali delle persone e delle organizzazioni, come quello di esprimere la propria opinione. Anche se un’idea è oggettivamente sbagliata, una persona deve avere il diritto di esprimerla. Un divieto può essere giustificato solo nei rari casi in cui verrebbe messa a rischio la vita di altre persone o si recherebbe disturbo all’ordine sociale. Questo non è il caso dei Testimoni di Geova”. Dott. Thomas Bremer (Germania)

La legge russa stabilisce che i fedeli possono essere dichiarati “estremisti” se proclamano la veracità e la superiorità della propria religione. Secondo lei, questa può essere la base legale per un’accusa di estremismo?

  • “No. Questa è una cosa irrazionale e irragionevole che viola gli standard sui diritti umani che la Russia si è impegnata a rispettare, inclusi l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici”. Prof. William Bowring (Regno Unito)

  • Prof. Garrett Epps

    “No, non conosco nessun principio del diritto internazionale che consenta di dichiarare qualcuno estremista perché crede nella veracità della sua religione”. Prof. Garrett Epps, docente di diritto presso la University of Baltimore School of Law; corrispondente della Corte Suprema per The Atlantic (Stati Uniti)

  • “Per prima cosa l’idea è palesemente assurda. Se questa legge venisse applicata equamente, tutte le religioni in Russia dovrebbero essere messe al bando. Tutte le religioni asseriscono di avere la verità e tutti i fedeli sono convinti che la propria fede sia giusta. Altrimenti, che senso avrebbe la religione? Questa legge rappresenta un pretesto legale che legittima la discriminazione delle minoranze religiose, in particolare dei Testimoni di Geova, da parte dello Stato russo”. Dott. Emily Baran (Stati Uniti)

  • “Pensavo che tutti fossero convinti della superiorità della propria religione. Se così non fosse, la cambierebbero. Sicuramente i Testimoni di Geova credono di essere gli unici detentori della ‘verità’, ma anche altre denominazioni cristiane e altre religioni hanno avanzato simili pretese di unicità. Credere nella superiorità e nell’unicità della propria religione dovrebbe certamente essere considerato un’espressione della libertà di religione, come stabilito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. Dott. George Chryssides (Regno Unito)

  • “È scioccante constatare che esperti abbiano etichettato come ‘estremismo’ ciò che è l’essenza stessa dell’attività religiosa, la base della vita di qualsiasi comunità di fedeli che credono nella propria verità, verità che appartiene solo a loro. I membri di queste comunità hanno la propria interpretazione della verità e, di conseguenza, dei loro testi sacri. Naturalmente, quindi, sono ‘inconciliabili con altri gruppi religiosi’”. Dott. Roman Lunkin (Russia)

  • “Questa idea è veramente scandalosa. Le persone religiose vivono secondo i princìpi della religione che scelgono perché credono che questi siano veri e superiori ai princìpi di altre religioni. La posizione assunta dalla Russia si prende gioco di tutte le religioni”. Dott. Derek Davis (Stati Uniti)

  • “Salvo pochissime eccezioni, tutte le religioni sono convinte che ciò in cui credono su Dio sia vero. Nessuno dice: ‘Esiste un’altra religione migliore e più vera della nostra’”. Dott. Thomas Bremer (Germania)

  • Dott. Ajdar Sultanov

    “Immagino che questa domanda sia retorica, non c’è bisogno di rispondere. Chiaro, ogni fedele desidera che anche gli altri si salvino e smettano di vagare nelle tenebre di idee erronee; ed è per questa ragione che i credenti tendono a insistere sul fatto che la propria religione sia quella giusta”. Dott. Ajdar Sultanov, studioso di diritto russo e attivista per i diritti umani (Russia)

  • “Come ho detto, l’estremismo non è un concetto di sociologia religiosa. Per poter stimare il rischio potenziale che un gruppo religioso rappresenta per l’ordine pubblico o per la sicurezza del paese, bisogna prestare attenzione a quello che fa, non a quello in cui crede. Se non commette un reato, non può essere punito. Un gruppo religioso ha il diritto di dire quale pensa sia il punto di vista migliore. Tra l’altro, anche i politici sostengono di essere migliori degli altri e nessuno dice che sono estremisti. Non ho mai conosciuto un politico che ammette di aver mentito e che riconosce che il suo partito sia inferiore a quello di altri politici. Ogni gruppo religioso pensa di avere la miglior interpretazione degli scritti sacri. Quello di cui dovrebbero interessarsi i governi sono gli atti illeciti o violenti che i gruppi commettono o potrebbero commettere”. Dott. Régis Dericquebourg (Belgio)

  • “I recenti emendamenti che pongono restrizioni alla possibilità di parlare della propria fede sono chiaramente irragionevoli. Limitano gravemente la libertà di religione in quanto impediscono ai fedeli di credere e di dichiarare, in modo pacifico e rispettoso, che la propria religione è quella giusta”. Dott. Silvio Ferrari (Italia)

  • “Il semplice dichiarare che la propria religione sia vera o che sia superiore alle altre non può considerarsi di per sé una forma di estremismo. Il fondamento della maggioranza delle religioni consiste in un insieme di verità specifiche che spesso sono in diretto contrasto con quelle di altre religioni. Nonostante questo conflitto, tali verità possono essere affermate in modo pacifico senza che vengano calpestati i diritti e le libertà degli altri o minacciato l’ordine pubblico. Infatti, posto che tali punti di vista contrastanti vengano espressi senza minacce, senza incitamenti alla violenza e senza propagandare forme estreme di odio, essi costituiscono una componente fondamentale della vibrante società democratica. Anche se il Patto internazionale sui diritti civili e politici obbliga i governi a vietare ‘qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza’, tale appello deve raggiungere un livello di gravità molto elevato prima che il governo sia tenuto a intervenire. Inoltre anche quando il governo decide che esistono le circostanze per poter agire, devono comunque essere soddisfatti criteri di proporzionalità e necessità affinché la sua azione possa essere giustificata. Molte prove indicano che, nell’uso delle leggi anti-estremismo, il governo russo mostra ben poco interesse per i criteri di proporzionalità e necessità, e tanto meno cerca di capire le posizioni religiose considerate ‘estremiste’”. Prof. Robert Blitt (Stati Uniti)

  • “La questione in gioco non riguarda solo la libertà di religione ma anche la libertà di parola. Questa legge stabilisce in pratica che le sanzioni previste possono essere usate contro qualsiasi gruppo religioso poco gradito all’establishment politico oppure ad altri gruppi religiosi che influenzano chi prende le decisioni politiche per eliminare la competizione indesiderata in campo religioso”. Dott. Ringo Ringvee (Estonia)

  • “L’idea secondo cui proclamare la veracità o la superiorità di una religione sarebbe una prova di estremismo è un buon esempio della confusione che esiste nel cuore della legislazione russa contro l’estremismo. Almeno una delle religioni tradizionali approvate ufficialmente in Russia si basa proprio su questa asserzione”. Sir Andrew Wood (Regno Unito)

  • “Secondo la legge russa, anche solo sostenere una religione affermando che dice il vero è da considerarsi una forma d’odio o di discorso violento. Nell’ottica della sicurezza nazionale, il vero discrimine dovrebbe essere quando una persona o un gruppo religioso incita a far del male agli altri; in altre parole, quando le persone sostengono che per motivi religiosi devono uccidere chi appartiene a un’altra fede. Per i governi è una questione di sicurezza stabilire i limiti. Incitamento alla violenza: è come gridare ‘Al fuoco!’ in un cinema o come un omicidio ordinato da un’autorità religiosa. Ma i principali bersagli della legge russa non sembrano avere queste caratteristiche”. Dott. Eric Patterson (Stati Uniti)

  • “Includendo la difesa non violenta della superiorità di una religione tra le manifestazioni di estremismo, la legge russa viola una norma internazionale fondamentale che tutela la libertà di religione o di credo; questo fatto è tra le principali ragioni per cui la Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale considera tale legge una grave minaccia alla libertà di religione. Un articolo di questa legge che proibisce ‘l’incitamento alla discordia religiosa’ viene usato per proibire l’attività di proselitismo, in particolare quella svolta da gruppi religiosi non favoriti dallo Stato, come i Testimoni di Geova”. Catherine Cosman (Stati Uniti)

  • “Nel momento in cui la restrizione viene imposta alla possibilità di dichiarare superiore o vera una religione, ovvero alla coscienza individuale (forum internum) e alla libertà fondamentale di credere in qualcosa, tale restrizione non è in alcun modo giustificabile”. Dott. Marco Ventura (Italia)

  • Dott. Brian Grim

    “Tutti i gruppi religiosi affermano in qualche modo di essere gli unici ad avere la verità, il che di per sé non è pericoloso. Infatti tali affermazioni fanno parte della natura della maggioranza delle religioni”. Dott. Brian Grim, presidente della Religious Freedom & Business Foundation; visiting professor presso la St. Mary’s University di Londra; consulente della Tony Blair Faith Foundation; ricercatore associato del Religious Liberty Project, Georgetown University; ricercatore affiliato dell’Institute on Culture, Religion & World Affairs, Boston University (Stati Uniti)

  • “La libertà di religione include il diritto dei credenti di affermare che la loro religione è vera e che è la migliore o l’unica versione della verità. Questo potrebbe non piacere a qualcuno, ma finché non cercano di imporre le loro idee o di obbligare gli altri, i credenti hanno il diritto di affermare la veracità delle loro convinzioni”. Dott. Carolyn Evans, preside e Harrison Moore Chair in diritto presso la Melbourne Law School; coeditrice di Religion and International Law; coeditrice di Law and Religion in Historical and Theoretical Perspectives (Australia)

  • Dott. William Cavanaugh

    “Se affermare che una religione dice il vero fosse ‘estremistico’, allora la maggioranza dei fedeli sarebbe colpevole”. Dott. William Cavanaugh, docente di cattolicesimo, direttore del Center for World Catholicism and Intercultural Theology presso la DePaul University (Stati Uniti)

  • Dott. John Bernbaum

    “Sostenere la veracità delle proprie convinzioni non è indice di ‘estremismo religioso’, piuttosto di attaccamento ai propri valori fondamentali. Quando non sono caratterizzati da intolleranza verso altre credenze o religioni, questi valori dovrebbero essere difesi dalle autorità civili in quanto diritti umani fondamentali”. Dott. John Bernbaum, presidente del Russian-American Institute (Mosca), (Stati Uniti)

Secondo gli esperti e gli studiosi, che tipo di cittadini sono i Testimoni di Geova?

  • “Le mie ricerche sui Testimoni di Geova condotte in diversi paesi mi hanno portato a comprendere che i Testimoni sono cittadini pacifici, partecipi e rispettosi della legge, che esprimono grande consapevolezza e rispetto per l’identità religiosa della maggioranza e che allo stesso tempo si impegnano diligentemente per tutelare il loro stesso diritto di credere e manifestare le proprie convinzioni religiose liberamente. Tale impegno, profuso soprattutto ricorrendo alle vie legali, ha garantito una maggiore libertà di religione e di credo sia per i singoli individui che per molte altre comunità religiose, minoritarie e maggioritarie”. Dott. Effie Fokas, fondatrice e direttrice del Forum on Religion (2008-2012), ricercatrice associata presso l’Hellenic Observatory della London School of Economics, ex borsista Marie Curie presso l’Hellenic Foundation for European and Foreign Policy con un progetto dal titolo: “Pluralism and Religious Freedom in Orthodox Countries in Europe” (PLUREL), (Grecia)

  • “Conosco i Testimoni di Geova non solo grazie ai miei studi sulla loro storia, i loro insegnamenti e le loro usanze, ma anche per i contatti che ho con loro nella vita di ogni giorno. I Testimoni sono miei vicini, conoscenti e colleghi. Nel mio ambiente, hanno una reputazione piuttosto buona. I Testimoni sono rispettosi della legge e vanno d’accordo con gli altri, indipendentemente dal loro orientamento politico o religioso. Non prestano attenzione soltanto agli interessi o alle necessità della propria comunità religiosa. I Testimoni di Geova non partecipano alla vita politica del paese, sono riservati nell’esprimere commenti o giudizi sulle autorità, ma come cittadini non sono indifferenti a ciò che accade nel loro paese. Credo che, vivendo secondo i valori cristiani tradizionali e universali, i Testimoni contribuiscano in maniera significativa al progresso della società, ne aumentino il benessere e ne favoriscano la stabilità. Sono persone che hanno a cuore la famiglia, sono fedeli al proprio coniuge, amano i genitori e sono molto responsabili nel crescere i loro figli”. Dott. Ljudmyla Fylypovyč (Ucraina)

  • “I Testimoni di Geova che conosco in Gran Bretagna danno il loro contribuito alla società lavorando onestamente e pagando tutte le tasse. Considerano l’osservanza delle leggi come un obbligo religioso, tranne che nelle rare circostanze in cui ubbidire alle leggi sarebbe in conflitto con la loro interpretazione della legge di Dio”. Dott. George Chryssides (Regno Unito)

  • “Essendo una studiosa di religioni, so che i Testimoni di Geova non sono aggressivi. La loro è un’organizzazione religiosa pacifica, i cui membri per questioni di principio non parlano di politica né vi partecipano, e non interferiscono mai negli affari dello Stato. Questi fedeli, comunque, danno il loro contributo alla società lavorando onestamente per varie aziende e imprese, pagando scrupolosamente le tasse allo Stato e aiutando gli altri cittadini nei momenti di necessità, come nel caso di calamità naturali o sconvolgimenti sociali”. Dott. Ekaterina Elbakjan (Russia)

  • “Nel corso degli anni ho incontrato molti Testimoni, e uno dei migliori studenti del mio corso per il Master sui Diritti Umani era una giovane Testimone che scrisse una tesi eccellente sulla libertà di religione in Russia. In base alla mia esperienza, i Testimoni di Geova sono esempi di cortesia e di comportamento corretto, e non si offendono per il fatto che non concordo con le loro convinzioni”. Prof. William Bowring (Regno Unito)

  • Bruno Segre

    “Personalmente, avendo difeso nel corso di 60 anni di professione legale molti testimoni di Geova, posso dire che — pur non condividendo le loro opinioni sulla Bibbia — li ho sempre giudicati persone di altissimo livello morale, di fede rigorosa e di attivismo pacifista”. Bruno Segre, avvocato, giornalista, direttore de L’INCONTRO, presidente onorario della Consulta torinese per la laicità delle istituzioni e dell’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno” (Italia)

  • “Per diversi anni ho osservato i Testimoni nelle loro congregazioni per scrivere la mia tesi di dottorato su di loro, e in seguito per scrivere articoli su giornali scientifici. Posso dire che i Testimoni sono cittadini esemplari e onesti. Non si immischiano nelle questioni politiche del loro paese, ma pagano le tasse; a volte partecipano alla vita della comunità come pompieri volontari; aiutano persone che sono vittime di disastri, come nel caso delle alluvioni a Orange e Bollène, in Francia, senza cercare di fare nuovi discepoli tra le persone che hanno soccorso. Lo fanno solo per aiutare il prossimo. I Testimoni sostengono la ricerca sulle alternative alle trasfusioni di sangue, che va a vantaggio anche dei non Testimoni”. Dott. Régis Dericquebourg (Belgio)

  • I Testimoni di Geova hanno la reputazione di essere cittadini coscienziosi e rispettosi della legge”. Dott. Zoe Knox (Regno Unito)

  • “Ho un profondissimo rispetto per i Testimoni di Geova. Sono persone devote, pacifiche, che desiderano seriamente onorare Dio e che servono fedelmente gli altri. Conosco datori di lavoro che cercano testimoni di Geova come potenziali dipendenti a motivo della loro onestà e buona etica del lavoro”. Dott. Derek Davis (Stati Uniti)

  • “Quando penso alla situazione dei Testimoni di Geova in Estonia, è evidente come sia cambiata nel corso dei decenni l’opinione pubblica, in quanto sono scomparsi gli stereotipi negativi che esistevano in precedenza. In una società secolarizzata e multireligiosa, i Testimoni di Geova sono considerati una religione come tante”. Dott. Ringo Ringvee (Estonia)

  • “I Testimoni di Geova svolgono pacificamente le loro attività come parte della società”. Prof. Elizabeth Clark (Stati Uniti)

  • “Triste a dirsi, la persecuzione dei Testimoni di Geova si basa su una logica molto elementare: non piacciono a un particolare settore della società che spesso non conosce affatto gli insegnamenti e le pratiche dei Testimoni di Geova. Eppure, nonostante abbiano subìto perquisizioni e le loro riviste e i loro libri siano stati confiscati e dichiarati estremisti, i Testimoni di Geova in Russia continuano a rispettare la legge”. Dott. Roman Lunkin (Russia)

  • “Chi non ha avuto molti contatti con i Testimoni di Geova potrebbe conoscerli solo per la loro opera di evangelizzazione porta a porta, che a dire il vero a volte risulta un po’ fastidiosa. Detto questo, sono sempre pronta a ricordare alle persone che il diritto dei Testimoni di bussare alle loro porte fa parte del vivere in una società democratica. Dobbiamo essere grati ai Testimoni perché difendono i loro diritti di fronte ai tribunali; questo infatti ha garantito una maggiore tutela della libertà di parola”. Dott. Emily Baran (Stati Uniti)

  • “Conosco principalmente i Testimoni di Geova degli Stati Uniti, e posso dire che hanno fatto molto per la società, ad esempio hanno contribuito notevolmente alla comprensione del Primo Emendamento difendendo le libertà civili in casi famosi come il caso Barnette. Ironia della sorte, potrebbe essere proprio il loro impegno per promuovere le libertà civili a fare paura alla Russia”. Prof. Frank Ravitch (Stati Uniti)

  • “Grazie alle mie ricerche sulla storia del diritto americano ho potuto apprezzare il significativo contributo dato dai Testimoni di Geova per garantire la protezione costituzionale delle libertà civili. La determinazione che hanno dimostrato nel voler praticare liberamente la loro religione ha portato a una maggiore tutela dei diritti sanciti dal Primo Emendamento per tutti gli americani. I Testimoni hanno dato un importante contributo in questo campo anche in altre nazioni, favorendo non solo sé stessi ma anche i membri di moltissime altre religioni”. Dott. Shawn Peters (Stati Uniti)

  • Dott. Ain Riistan

    “Nel mio paese, l’Estonia, i Testimoni di Geova hanno la reputazione di essere buoni cittadini. Danno il loro contributo alla società e pagano le tasse. Appartengono a quella parte della società che si attiene alla legge. Non prestano servizio militare, ma se è previsto un servizio civile alternativo (in scuole, ospedali, ecc.) accettano di svolgerlo”. Dott. Ain Riistan, docente di studi neotestamentari presso la Facoltà di teologia e di scienze delle religioni dell’Università di Tartu; docente associato di teologia delle chiese libere e di storia delle religioni presso il Seminario teologico di Tartu (Estonia)

  • “Personalmente ho rapporti amichevoli con molti Testimoni greci. I miei ex vicini di casa a Tessalonica (dove vivevo) sono Testimoni. Ovunque mi trovi, protesto contro l’ingiusta persecuzione dei Testimoni, per questione di principio e perché di norma i Testimoni sono cristiani sinceri, grandi lavoratori e persone leali”. Dott. Basilius Groen (Austria)

  • “La mia limitata esperienza con i Testimoni, per lo più in Spagna, mi ha fatto capire che sono persone buone, devote, oneste e irremovibili nelle loro dottrine (cosa che non è necessariamente negativa, a patto che se ne parli in maniera razionale)”. Dott. Javier Martínez­Torrón (Spagna)

  • “Le persone di fede, come i Testimoni di Geova, sono cittadini produttivi dei paesi in cui vivono. Non c’è niente da temere da questa comunità religiosa. La discriminazione nei loro confronti è chiaramente ingiustificata”. Dott. John Bernbaum (Stati Uniti)

  • “Dei Testimoni di Geova ammiro la nonviolenza e il fatto che evitano pratiche idolatriche come il nazionalismo e il culto della bandiera”. Dott. William Cavanaugh (Stati Uniti)

  • “Per quello che ho visto in Germania, posso dire che ho sempre considerato i Testimoni come cittadini normali, leali e che non danno nell’occhio, proprio come la maggioranza degli altri cittadini”. Dott. Thomas Bremer (Germania)

  • “L’ingiustificata e sproporzionata interferenza nelle vite dei Testimoni di Geova in Russia è clamorosamente immotivata alla luce della reputazione di comunità pacifica che combatte per il bene comune che i Testimoni si sono guadagnati in Europa e in tutto il mondo. Come attestato da ricerche indipendenti di storia e scienze sociali, i Testimoni di Geova godono di un’ottima reputazione decisamente meritata, perché insegnano a essere cittadini rispettosi della legge, non violenti e leali, e perché contribuiscono in vari modi alla crescita, alla coesione e alla prosperità della società. La loro libertà è una risorsa preziosa nella lotta all’estremismo, in Russia e non solo”. Dott. Marco Ventura (Italia)

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