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Gioielli alati del mondo degli insetti

Gioielli alati del mondo degli insetti

 Gioielli alati del mondo degli insetti

DALLA SPAGNA

LE CHIOME più alte della foresta pluviale tropicale nascondono migliaia di gemme viventi. Alcune luccicano come l’oro e l’argento, altre brillano come fossero smeraldi, rubini e zaffiri. Questi gioielli della foresta, in gran parte nascosti alla vista dell’uomo, altro non sono che i coleotteri.

Cosa vi viene in mente quando pensate ai coleotteri? Insetti scuri dalla forma strana che si muovono velocemente sul terreno? In realtà i coleotteri sono fra le creature più colorate che esistano sulla terra e anche fra le più numerose. Secondo il libro The Guinness Book of Animal Records, le circa 400.000 specie identificate dell’ordine dei Coleotteri costituiscono quasi un terzo di tutte le specie animali conosciute. Se un giorno avrete voglia di scoprire una nuova specie, potreste provare a cercarla fra i coleotteri: secondo l’entomologo Terry Erwin potrebbero esserci milioni di specie di coleotteri ancora sconosciute. Sorprendentemente solo su 19 grossi alberi tropicali Erwin ha trovato circa 1.200 specie diverse.

Una varietà incredibile

Se si considera il numero delle specie, non sorprende che esistano coleotteri di varie forme e dimensioni. Alcuni sono “tanto grandi che, per catturarli in volo, i primi collezionisti dovevano sparare con fucili caricati a sabbia”, dice la rivista National Geographic. Altri, fa notare la stessa rivista, sono “così piccini da fare  l’autostop per volare a bordo delle appendici boccali delle api. Altri ancora s’intrufolano persino nei musei, per divorare collezioni di propri simili”. — Marzo 1998, p. 118.

Le collezioni di coleotteri possono valere un sacco di soldi. Il pregio di questi insetti è determinato dal colore e dalla rarità. Il colore degli scarabei, ad esempio, abbraccia gamme di verde e di rosso oltre all’argento e all’oro. Un esemplare rosso acceso, ad esempio, può costare 170 euro, mentre uno color oro può valere più di due volte tanto.

Alcuni Cerambicidi, detti anche longicorni per le loro lunghissime antenne, vantano stupende livree dai colori vivaci. Altri coleotteri brillano come piccoli mosaici iridescenti. I loro colori verde e blu luccicanti non hanno nulla da invidiare a quelli dei colibrì. Non è, però, solo la colorazione a renderli preziosi. Riciclando il materiale vegetale e lo sterco, essi sono vitali per gli ecosistemi.

Insetti come gioielli

I collezionisti non sono gli unici ad apprezzare questi gioielli alati. Nelle Americhe alcune donne fanno collane infilando le elitre sgargianti dei coleotteri. In alcune parti del Messico ci sono i Buprestidi, conosciuti anche come “coleotteri gioiello”, un nome davvero azzeccato: incollando sul loro dorso pezzetti di vetro colorato e perline, questi coleotteri vengono trasformati in spille viventi da appuntare sui vestiti con una catenella.

Sia che preferiate ammirare i coleotteri da lontano o esaminarli da vicino, questi gioielli alati sono una chiara dimostrazione dell’affascinante bellezza e della complessità delle creature della terra.

[Riquadro/Immagine a pagina 16]

I Crisomelidi

Alcuni coleotteri, nonostante la loro bellezza, possono essere nocivi. I Crisomelidi, per esempio, divorano le foglie, gli steli e le radici di molte piante e coltivazioni.

Ci sono circa 25.000 specie di Crisomelidi, ma molti contadini ricordano solo una specie: la dorifora della patata, coleottero originario del Colorado. Nel 1859 i coloni dell’America Settentrionale furono i primi a capire che questo parassita era una minaccia per le coltivazioni di patate. All’inizio del XX secolo la dorifora aveva invaso l’Europa, e ora si è diffusa in tutto il continente europeo ed è penetrata in Asia.

Poiché ha la capacità di sviluppare resistenza agli insetticidi, la dorifora è stata un nemico formidabile. Oggi questi insetti voraci vengono tenuti a bada grazie a una combinazione di strategie agricole, biologiche e chimiche.

[Immagine]

Dorifora della patata, USA

[Fonte]

Scott Bauer/Agricultural Research Service, USDA

[Riquadro/Immagini a pagina 17]

Coleotteri da guinness

▪ Nel mondo degli insetti i coleotteri detengono il primato della longevità. Mentre la maggioranza degli insetti vivono meno di un anno, alcuni Buprestidi vivono più di 30 anni, e si ha notizia di un esemplare che è vissuto fino alla veneranda età di 47 anni. I Buprestidi “depongono le uova sotto la corteccia degli alberi”, spiega il libro The Guinness Book of Animal Records. “Se gli alberi vengono abbattuti, non è insolito che alcune larve sopravvivano nel legname e siano quindi portate in giro per il mondo; poiché alcune specie raggiungono la maturità dopo molti anni, gli esemplari adulti possono infine emergere dai mobili”.

▪ Fra gli insetti i campioni dei pesi massimi sono gli scarabei Golia dell’Africa tropicale. Alcuni maschi possono pesare anche 100 grammi, tre volte il peso di un topolino domestico.

▪ Nel mondo animale, ovviamente in proporzione alle dimensioni, il primo premio per il sollevamento pesi va allo scarabeo rinoceronte, della sottofamiglia dei Dinastini. Questo insetto robusto può sostenere pesi 850 volte superiori al proprio peso corporeo.

[Immagine]

“Goliathus meleagris”, Repubblica Democratica del Congo

[Fonte]

Faunia, Madrid

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“Augosama centaurus”, Guinea Equatoriale

[Immagine a pagina 16]

“Chrysina macropus”, Messico

[Immagine a pagina 16]

“Chrysina aurigans”, Honduras

[Immagine a pagina 16]

“Chrysina resplendens”, Costa Rica

[Immagine a pagina 17]

“Arrhenotus rafaelae”, Indonesia

[Immagine a pagina 17]

“Cetonia flammea”, Thailandia

[Immagine a pagina 17]

“Chrysochroa rajah”, Thailandia

[Immagine a pagina 17]

“Anthaxia hungarica”, Ungheria

[Immagine a pagina 17]

“Chrysina strasseni”, Honduras

[Fonti delle immagini a pagina 16]

In alto a sinistra e al centro: © David Hawks; a destra: © Barbara Strnadova/Photo Researchers, Inc.

[Fonti delle immagini a pagina 17]

In alto da sinistra: i primi tre: Faunia, Madrid; il quarto: Gyorgy Csoka, Hungary Forest Research Institute, www.insectimages.org; il quinto: © Barbara Strnadova/Photo Researchers, Inc.