Vangelo secondo Matteo 26:1-75

26  Quando ebbe finito di dire tutte queste cose, Gesù si rivolse ai suoi discepoli dicendo:  “Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua,+ e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere messo al palo”.+  Quindi i capi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel cortile del sommo sacerdote, che si chiamava Caiàfa,+  e cospirarono+ per catturare Gesù con l’inganno* e ucciderlo.  Comunque dicevano: “Non alla festa, perché non ci sia una rivolta fra il popolo”.  Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso+  quando gli si avvicinò una donna con una boccetta di alabastro che conteneva costoso olio profumato. Mentre lui era a tavola,* glielo versò sulla testa.  Vedendo ciò, i discepoli si indignarono e dissero: “Perché questo spreco?  Lo si poteva vendere per molto denaro e si poteva dare il ricavato ai poveri”. 10  Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché date fastidio a questa donna? Ha fatto un’opera buona nei miei confronti. 11  I poveri infatti li avete sempre con voi,+ ma non avrete sempre me.+ 12  Quando questa donna ha versato l’olio profumato sul mio corpo, l’ha fatto per prepararmi alla sepoltura.+ 13  In verità vi dico: dovunque sarà predicata questa buona notizia, in tutto il mondo, anche ciò che questa donna ha fatto sarà menzionato in memoria di lei”.+ 14  Allora uno dei Dodici, quello chiamato Giuda Iscariota,+ andò dai capi sacerdoti+ 15  e disse: “Che cosa mi darete perché ve lo consegni?”+ Stabilirono di dargli 30 monete d’argento.+ 16  E da allora si mise a cercare l’occasione buona per tradirlo. 17  Il primo giorno dei Pani Azzimi*+ i discepoli andarono da Gesù a chiedergli: “Dove vuoi che prepariamo la Pasqua, così che tu possa mangiarla?”+ 18  Lui rispose: “Andate in città dal tal dei tali e ditegli: ‘Il Maestro dice: “La mia ora è vicina; celebrerò la Pasqua con i miei discepoli in casa tua”’”. 19  I discepoli seguirono quindi le istruzioni di Gesù e prepararono la Pasqua. 20  Venuta la sera,+ Gesù era a tavola* con i 12 discepoli.+ 21  Mentre mangiavano, disse: “In verità vi dico: uno di voi mi tradirà”.+ 22  Profondamente rattristati, cominciarono a chiedergli uno dopo l’altro: “Signore, non sono io, vero?” 23  Lui rispose: “Colui che mette la mano con me nella scodella è quello che mi tradirà.+ 24  È vero che il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai+ a quell’uomo per mezzo del quale il Figlio dell’uomo viene tradito!+ Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato”.+ 25  Giuda, che stava per tradirlo, replicò: “Non sono io, vero, Rabbi?” Gesù gli disse: “Tu stesso l’hai detto”. 26  Mentre continuavano a mangiare, Gesù prese un pane e, dopo aver pronunciato una preghiera, lo spezzò+ e, dandolo ai suoi discepoli, disse: “Prendete, mangiate. Questo rappresenta il mio corpo”.+ 27  E, preso un calice, rese grazie a Dio e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,+ 28  perché questo rappresenta il mio ‘sangue+ del patto’,+ che dev’essere versato a favore di molti+ per il perdono dei peccati.+ 29  Ma io vi dico che non berrò più di questo prodotto della vite fino al giorno in cui berrò vino nuovo con voi nel Regno del Padre mio”.+ 30  Infine, dopo aver cantato lodi, uscirono verso il Monte degli Ulivi.+ 31  Quindi Gesù disse loro: “Questa notte la fede di tutti voi vacillerà* a motivo di quello che mi succederà, perché è scritto: ‘Colpirò il pastore, e le pecore del gregge si disperderanno’.+ 32  Ma dopo che sarò stato risuscitato, vi precederò in Galilea”.+ 33  Pietro però gli rispose: “Anche se la fede di tutti gli altri vacillerà* a motivo di quello che ti succederà, la mia non vacillerà mai!”*+ 34  Gesù gli disse: “In verità ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.+ 35  Pietro gli rispose: “Non ti rinnegherò affatto, nemmeno se dovessi morire con te”.+ E tutti gli altri discepoli dissero la stessa cosa. 36  Quindi Gesù arrivò con loro nel luogo chiamato Getsèmani+ e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”.+ 37  E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo,+ cominciò ad addolorarsi e a essere molto angosciato.+ 38  Quindi disse loro: “Sono profondamente addolorato, tanto da morire. Restate qui e vigilate con me”.+ 39  E andando un po’ più avanti si inginocchiò con il viso a terra e pregò:+ “Padre mio, se è possibile, si allontani da me questo calice.+ In ogni caso, non come voglio io, ma come vuoi tu”.+ 40  Tornò poi dai discepoli e li trovò addormentati, e disse a Pietro: “Non siete riusciti a vigilare con me nemmeno per un’ora?+ 41  Vigilate+ e pregate di continuo+ per non cadere in tentazione.+ Certo, lo spirito è volenteroso,* ma la carne è debole”.+ 42  Di nuovo, una seconda volta, andò a pregare e disse: “Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani senza che io lo beva, si compia la tua volontà”.+ 43  E ritornò e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti. 44  Allora li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta dicendo ancora la stessa cosa. 45  Poi tornò dai discepoli e disse loro: “In un momento come questo voi dormite e vi riposate? Ecco, si è avvicinata l’ora in cui il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. 46  Alzatevi, andiamo. Il mio traditore si è avvicinato”. 47  Stava ancora parlando, quand’ecco che arrivò Giuda, uno dei Dodici, accompagnato da una grande folla con spade e bastoni mandata dai capi sacerdoti e dagli anziani del popolo.+ 48  Il suo traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo”. 49  Andando dritto verso Gesù, disse: “Salve, Rabbi!”, e gli diede un tenero bacio. 50  Ma Gesù gli disse: “Amico, cosa sei venuto a fare?”+ Quindi si avvicinarono, afferrarono Gesù e lo arrestarono. 51  Ma uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la sfoderò e colpì lo schiavo del sommo sacerdote, staccandogli l’orecchio.+ 52  Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada al suo posto,+ perché tutti quelli che prendono la spada moriranno di spada.+ 53  Pensi forse che non possa implorare il Padre mio perché mi provveda in questo momento più di 12 legioni di angeli?+ 54  Ma se lo facessi, come si adempirebbero le Scritture, secondo le quali deve accadere così?” 55  Poi Gesù disse alla folla: “Siete venuti ad arrestarmi con spade e bastoni come se fossi un ladro? Ogni giorno ero seduto nel tempio a insegnare,+ eppure non mi avete arrestato.+ 56  Ma tutto questo è accaduto perché si adempissero gli scritti dei profeti”.+ Quindi tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.+ 57  Quelli che arrestarono Gesù lo condussero da Caiàfa,+ il sommo sacerdote, dov’erano riuniti gli scribi e gli anziani.+ 58  Ma Pietro lo seguì da lontano, fino al cortile del sommo sacerdote, e, una volta entrato, si mise a sedere con i servitori della casa per vedere come sarebbe andata a finire.+ 59  I capi sacerdoti e l’intero Sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù per metterlo a morte,+ 60  ma non ne trovarono nessuna, nonostante si fossero presentati molti falsi testimoni.+ Poi se ne presentarono due 61  che dichiararono: “Quest’uomo ha detto: ‘Io posso abbattere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni’”.+ 62  Allora il sommo sacerdote si alzò e gli disse: “Non rispondi nulla? Non senti quello che questi uomini testimoniano contro di te?”+ 63  Ma Gesù rimase in silenzio.+ Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti impongo di dirci, giurando sull’Iddio vivente, se sei il Cristo, il Figlio di Dio!”+ 64  Gesù gli rispose: “Tu stesso l’hai detto. Ma io vi dico che d’ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo+ seduto alla destra della potenza+ e venire sulle nubi del cielo”.+ 65  Allora il sommo sacerdote si strappò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato!+ Che bisogno abbiamo di altri testimoni? Ecco, avete appena sentito la sua bestemmia! 66  Qual è il vostro parere?” Risposero: “Merita di morire”.+ 67  Allora gli sputarono in faccia+ e lo presero a pugni.+ Altri lo schiaffeggiarono,+ 68  dicendo: “Profetizzaci, Cristo. Chi ti ha colpito?” 69  Pietro intanto era seduto fuori nel cortile, e una serva gli si avvicinò e gli disse: “Anche tu eri con Gesù il galileo!”+ 70  Ma lui negò davanti a tutti, dicendo: “Non so di cosa stai parlando”. 71  Quando uscì verso l’atrio, un’altra serva lo notò e disse a quelli che erano là: “Quest’uomo era con Gesù il Nazareno”.+ 72  Lui negò di nuovo, giurando: “Non conosco quell’uomo!” 73  Dopo un po’ quelli che erano lì intorno si avvicinarono e dissero a Pietro: “Di sicuro anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce”. 74  Allora lui cominciò a invocare la maledizione su di sé e a giurare: “Non conosco quell’uomo!” In quell’istante un gallo cantò. 75  E Pietro si ricordò di quello che Gesù aveva detto, cioè: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.+ Allora uscì e pianse amaramente.

Note in calce

O “astuzia”.
O “disteso per il pasto”.
O “non fermentati”, “senza lievito”.
O “disteso per il pasto”.
O “inciamperete tutti”.
O “anche se tutti gli altri inciamperanno”.
O “io non inciamperò mai”.
O “desideroso”.

Approfondimenti

Gesù si trovava a Betania I fatti descritti in Mt 26:6-13 ebbero evidentemente luogo dopo il tramonto che segnava l’inizio del 9 nisan. Questa collocazione temporale è suggerita dal racconto parallelo di Giovanni, dove si legge che Gesù arrivò a Betania “sei giorni prima della Pasqua” (Gv 12:1). Gesù dev’essere arrivato verso il tramonto che segnava l’inizio del Sabato 8 nisan, giorno precedente a quello in cui cenò a casa di Simone (Gv 12:2-11; vedi App. A7 e B12).

Quando Ciò che viene narrato in Mt 26:1-5 avvenne il 12 nisan. Lo deduciamo dal fatto che il v. 2 dice: “Fra due giorni è la Pasqua”; e la Pasqua cadeva il 14 nisan. (Vedi App. A7, B12, e approfondimento a Mt 26:6.)

Figlio dell’uomo O “Figlio di un essere umano”. Questa espressione ricorre un’ottantina di volte nei Vangeli. Gesù la usò in riferimento a sé stesso. Evidentemente voleva sottolineare il fatto che era davvero un essere umano, nato da una donna, e che era il giusto equivalente di Adamo, nella condizione quindi di riscattare l’umanità dal peccato e dalla morte (Ro 5:12, 14, 15). L’espressione indicava inoltre che Gesù era il Messia, o il Cristo (Da 7:13, 14; vedi Glossario).

messo al palo Questa è la prima delle oltre 40 occorrenze del verbo greco stauròo nelle Scritture Greche Cristiane. Il verbo è affine al sostantivo stauròs, reso “palo di tortura”. (Vedi approfondimenti a Mt 10:38; 16:24; 27:32 e Glossario, “palo”; “palo di tortura”.) Il verbo stauròo è usato nella Settanta in Est 7:9, dove è riportato l’ordine di appendere Aman a un palo alto oltre 20 m. Nel greco classico significava “piantare pali”, “proteggere con palizzate”.

Pasqua Questa festa (in greco pàscha, dall’ebraico pèsach, che deriva dal verbo pasàch, “passare oltre”) venne istituita la sera prima dell’esodo degli israeliti dall’Egitto. Commemorava la loro liberazione dall’Egitto e il fatto che Geova “passò oltre” i loro primogeniti quando sterminò i primogeniti dell’Egitto (Eso 12:14, 24-47; vedi Glossario).

Figlio dell’uomo Vedi approfondimento a Mt 8:20.

messo al palo Vedi approfondimento a Mt 20:19 e Glossario, “palo”; “palo di tortura”.

capi sacerdoti Il termine greco usato nell’originale (in questo caso al plurale) si riferisce ai principali esponenti del sacerdozio, che includevano i sommi sacerdoti deposti e forse anche i capi delle 24 divisioni sacerdotali. Lo stesso termine è reso “sommo sacerdote” quando è al singolare e si riferisce al principale rappresentante del popolo davanti a Dio.

anziani Nella Bibbia il termine greco presbỳteros si riferisce principalmente a coloro che hanno una posizione di autorità e di responsabilità all’interno di una comunità o di una nazione. Anche se a volte denota l’età anagrafica (come in Lu 15:25 e At 2:17), presbỳteros non indica solo chi è avanti con gli anni. Qui si riferisce ai capi della nazione giudaica, spesso menzionati insieme a capi sacerdoti e scribi. Il Sinedrio era composto da una rappresentanza di questi tre gruppi (Mt 21:23; 26:3, 47, 57; 27:1, 41; 28:12; vedi Glossario).

capi sacerdoti Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.

anziani Vedi approfondimento a Mt 16:21.

sommo sacerdote Fintantoché Israele fu una nazione indipendente, quella di sommo sacerdote era una carica a vita (Nu 35:25). Ma sotto l’occupazione romana i governanti scelti da Roma avevano l’autorità di nominare o destituire il sommo sacerdote. (Vedi Glossario.)

Caiafa O “Caifa”. Questo sommo sacerdote, che era stato nominato dai romani, conservò l’incarico più a lungo di tutti gli immediati predecessori grazie alla sua abile diplomazia. Fu nominato intorno al 18 E.V. e rimase in carica fino al 36 circa. (Per la possibile ubicazione della casa di Caiafa, vedi App. B12.)

lebbroso Persona che soffriva di una grave malattia della pelle. Nella Bibbia il termine “lebbra” non indica soltanto la malattia che oggi porta questo nome. Una persona a cui era stata diagnosticata la lebbra veniva emarginata dalla società fino a quando non guariva (Le 13:2, nt., 45, 46; vedi Glossario, “lebbra”).

Gesù si trovava a Betania I fatti descritti in Mt 26:6-13 ebbero evidentemente luogo dopo il tramonto che segnava l’inizio del 9 nisan. Questa collocazione temporale è suggerita dal racconto parallelo di Giovanni, dove si legge che Gesù arrivò a Betania “sei giorni prima della Pasqua” (Gv 12:1). Gesù dev’essere arrivato verso il tramonto che segnava l’inizio del Sabato 8 nisan, giorno precedente a quello in cui cenò a casa di Simone (Gv 12:2-11; vedi App. A7 e B12).

Simone il lebbroso Questo Simone è menzionato solo qui e nel passo parallelo di Mr 14:3. È possibile che fosse un ex lebbroso che Gesù aveva guarito. (Vedi approfondimento a Mt 8:2 e Glossario, “lebbra”.)

ha versato l’olio profumato sul mio corpo La donna (vedi approfondimento a Mt 26:7) compì questo gesto generoso spinta dall’amore e dalla gratitudine nei confronti di Gesù. Gesù spiegò che la donna stava inconsapevolmente preparando il suo corpo alla sepoltura, dato che oli profumati e unguenti come quello erano spesso applicati sul corpo dei defunti (2Cr 16:14).

una donna In base a quanto si legge in Gv 12:3, si tratta di Maria, sorella di Marta e Lazzaro.

boccetta di alabastro Vedi Glossario, “alabastro”.

costoso olio profumato I Vangeli di Marco e Giovanni specificano che si trattava di una libbra di “nardo puro” che valeva 300 denari. Questa somma corrispondeva più o meno al salario annuo di un comune lavoratore (Mr 14:3-5; Gv 12:3-5). In genere si ritiene che quest’olio profumato venisse estratto da una pianta aromatica (Nardostachys jatamansi) diffusa nella regione himalayana. Spesso il nardo veniva adulterato, se non addirittura contraffatto, ma in questo caso sia Marco sia Giovanni specificano che era “puro”.

glielo versò sulla testa Secondo Matteo e Marco, la donna versò l’olio sulla testa di Gesù (Mr 14:3). Giovanni, che scrisse anni dopo, aggiunse che glielo versò sui piedi (Gv 12:3). Gesù spiegò che questo premuroso gesto serviva simbolicamente a prepararlo alla sepoltura. (Vedi approfondimento a Mt 26:12.)

i discepoli Solo nel Vangelo di Giovanni viene detto espressamente che fu Giuda Iscariota a obiettare all’uso che Maria fece di quell’olio costoso (Gv 12:4-7). Evidentemente gli altri apostoli si limitarono ad assentire a quella che sembrava un’obiezione valida.

300 denari Matteo dice semplicemente “molto denaro” (Mt 26:9), mentre Marco e Giovanni sono più specifici. (Vedi approfondimento a Mr 14:3 e Glossario, “denaro”, e App. B14.)

molto denaro Vedi approfondimento a Mr 14:5.

una donna In base a quanto si legge in Gv 12:3, si tratta di Maria, sorella di Marta e Lazzaro.

ha versato l’olio profumato sul mio corpo La donna (vedi approfondimento a Mt 26:7) compì questo gesto generoso spinta dall’amore e dalla gratitudine nei confronti di Gesù. Gesù spiegò che la donna stava inconsapevolmente preparando il suo corpo alla sepoltura, dato che oli profumati e unguenti come quello erano spesso applicati sul corpo dei defunti (2Cr 16:14).

In verità In greco amèn, traslitterazione dell’ebraico ʼamèn, che significa “così sia” o “di sicuro”. Gesù usa spesso il termine per introdurre un’affermazione, una promessa o una profezia, sottolineandone così la veracità e l’attendibilità. Pare che questo uso di “in verità” (o amen) da parte di Gesù sia unico nella letteratura sacra. Quando il termine è ripetuto in successione (amèn amèn), come avviene nel Vangelo di Giovanni, l’espressione usata da Gesù è resa “in verità, sì, in verità”. (Vedi approfondimento a Gv 1:51.)

in tutta la terra abitata [...] a tutte le nazioni Entrambe le espressioni sottolineano la portata che avrebbe avuto l’opera di predicazione. Qui il termine greco per “terra abitata” (oikoumène) è usato in senso ampio e si riferisce alla terra in quanto dimora degli esseri umani (Lu 4:5; At 17:31; Ro 10:18; Ri 12:9; 16:14). Nel I secolo questo termine era usato anche in riferimento al vasto impero romano, all’interno del quale gli ebrei erano dispersi (Lu 2:1; At 24:5). Il termine greco per “nazione” (èthnos) si riferisce in senso generale a un gruppo di persone che hanno per lo più origine e lingua comuni. Un gruppo nazionale o etnico occupa spesso una determinata regione geografica.

In verità Vedi approfondimento a Mt 5:18.

sarà predicata [...] in tutto il mondo Come aveva fatto nella profezia riportata in Mt 24:14, qui Gesù predisse che la buona notizia sarebbe stata predicata in tutto il mondo e che questa avrebbe incluso il gesto di devozione compiuto dalla donna. Dio ispirò tre evangelisti a menzionare quello che lei fece (Mr 14:8, 9; Gv 12:7; vedi approfondimento a Mt 24:14).

Quando Ciò che viene narrato in Mt 26:1-5 avvenne il 12 nisan. Lo deduciamo dal fatto che il v. 2 dice: “Fra due giorni è la Pasqua”; e la Pasqua cadeva il 14 nisan. (Vedi App. A7, B12, e approfondimento a Mt 26:6.)

Gesù si trovava a Betania I fatti descritti in Mt 26:6-13 ebbero evidentemente luogo dopo il tramonto che segnava l’inizio del 9 nisan. Questa collocazione temporale è suggerita dal racconto parallelo di Giovanni, dove si legge che Gesù arrivò a Betania “sei giorni prima della Pasqua” (Gv 12:1). Gesù dev’essere arrivato verso il tramonto che segnava l’inizio del Sabato 8 nisan, giorno precedente a quello in cui cenò a casa di Simone (Gv 12:2-11; vedi App. A7 e B12).

Iscariota Forse significa “uomo di Cheriot”. Anche il padre di Giuda, Simone, è chiamato “Iscariota” (Gv 6:71). In genere si pensa che questo termine indichi che Simone e Giuda provenivano dal villaggio di Cheriot-Ezron, in Giudea (Gsè 15:25). In tal caso Giuda sarebbe stato l’unico giudeo dei 12 apostoli, in quanto gli altri erano tutti galilei.

Allora Cioè il 12 nisan, lo stesso giorno in cui avvennero i fatti menzionati in Mt 26:1-5. (Vedi App. A7, B12, e approfondimenti a Mt 26:1, 6.)

Giuda Iscariota Vedi approfondimento a Mt 10:4.

30 monete d’argento Matteo è l’unico evangelista a menzionare la somma per cui Gesù fu tradito. È possibile che si trattasse di 30 sicli d’argento coniati a Tiro. Questa somma sembra rivelare il disprezzo dei capi sacerdoti per Gesù; infatti sotto la Legge questo era il prezzo di uno schiavo (Eso 21:32). In modo simile, quando Zaccaria chiese agli israeliti infedeli un compenso per la sua attività di profeta in mezzo al popolo di Dio, quelli gli diedero “30 pezzi d’argento”, come se per loro non valesse più di uno schiavo (Zac 11:12, 13).

Il primo giorno dei Pani Azzimi La Festa dei Pani Azzimi iniziava il 15 nisan, il giorno dopo la Pasqua (14 nisan), e durava sette giorni. (Vedi App. B15.) Ai tempi di Gesù, comunque, la Pasqua e la Festa dei Pani Azzimi erano ormai così strettamente collegate che tutti gli otto giorni, incluso il 14 nisan, venivano a volte definiti “la Festa dei Pani Azzimi” (Lu 22:1). In questo contesto l’espressione “il primo giorno dei Pani Azzimi” potrebbe essere resa “il giorno prima dei Pani Azzimi”. (Confronta Gv 1:15, 30, dove in una costruzione simile il termine greco per “primo” [pròtos] è reso “prima” nell’espressione “esisteva prima [pròtos] di me”.) Quindi sulla base dell’originale greco e della consuetudine ebraica si potrebbe concludere che i discepoli fecero la domanda il 13 nisan. Durante le ore diurne del 13 nisan i discepoli fecero i preparativi per la Pasqua, che fu celebrata una volta “venuta la sera”, all’inizio del 14 nisan (Mr 14:16, 17).

Venuta la sera Cioè la sera che segnava l’inizio del 14 nisan. (Vedi App. A7 e B12.)

mette la mano con me A quei tempi era consuetudine mangiare con le mani o usare un pezzo di pane a mo’ di cucchiaio. Le parole del versetto potrebbero anche essere un’espressione idiomatica che significa “condividere un pasto”. Mangiare con qualcuno era sinonimo di intima vicinanza con quella persona. Agire contro un amico così stretto era considerata la forma più meschina di tradimento (Sl 41:9; Gv 13:18).

scodella Il termine greco indica una ciotola relativamente profonda in cui si metteva il cibo.

Tu stesso l’hai detto Espressione idiomatica comune fra gli ebrei usata per sostenere la veracità di una dichiarazione. In questo caso, era come se Giuda avesse chiesto: “Per caso sono io, Rabbi?”, e Gesù avesse risposto: “Tu hai detto così, e quello che dici è vero”. Questa risposta evidentemente sottolineava che con le sue stesse parole Giuda stava ammettendo di essere responsabile del tradimento di Gesù. Come si nota confrontando questo passo con Gv 13:21-30, Giuda deve essere uscito dalla stanza in un momento successivo a questo dialogo, prima che Gesù istituisse l’osservanza della Cena del Signore. Qui in Matteo la successiva menzione di Giuda viene fatta in Mt 26:47, quando è insieme alla folla nel giardino di Getsemani.

spezzò i pani Spesso a quei tempi si preparava pane basso e croccante. Era quindi normale spezzare il pane per mangiarlo (Mt 15:36; 26:26; Mr 6:41; 8:6; Lu 9:16).

prese un pane [...] lo spezzò Anticamente in Medio Oriente il pane di solito era sottile e, se privo di lievito, croccante. Il gesto di Gesù di spezzare il pane non aveva un significato spirituale; era il modo comune di dividere quel tipo di pane. (Vedi approfondimento a Mt 14:19.)

dopo aver pronunciato una preghiera Lett. “avendo benedetto”. Il verbo originale si riferisce evidentemente a una preghiera fatta per lodare e ringraziare Dio.

rappresenta La parola greca estìn (che letteralmente significa “è”) qui ha il senso di “rappresenta”, “significa”, “simboleggia”. Questo significato era chiaro agli apostoli, dato che in quella circostanza davanti a loro c’erano sia Gesù con il suo corpo perfetto sia il pane azzimo che stavano per mangiare. Quindi quel pane non poteva essere il suo corpo letterale. È degno di nota che la stessa parola greca è presente in Mt 12:7, dove è resa “significa” in molte traduzioni bibliche.

sangue del patto Il nuovo patto, patto tra Geova e i cristiani unti, fu reso operativo dal sacrificio di Gesù (Eb 8:10). Qui Gesù usa la stessa espressione che Mosè usò quando, in qualità di mediatore, inaugurò il patto della Legge con Israele presso il monte Sinai (Eso 24:8; Eb 9:19-21). Proprio come il patto della Legge tra Dio e la nazione d’Israele era stato convalidato con il sangue di tori e di capri, il nuovo patto tra Geova e l’Israele spirituale sarebbe stato convalidato dal sangue di Gesù. Questo patto entrò in vigore alla Pentecoste del 33 (Eb 9:14, 15).

berrò vino nuovo Nelle Scritture il vino a volte è usato come simbolo di gioia (Sl 104:15; Ec 10:19).

dopo aver cantato lodi O “dopo aver cantato inni (salmi)”. Secondo una tradizione giudaica, i primi Salmi dell’Hallel (113, 114) venivano cantati, o recitati, durante la cena pasquale, mentre gli ultimi quattro (115-118) alla conclusione della cena. Questi ultimi contengono alcune delle profezie che si applicano al Messia. Il Sl 118 inizia e finisce con le parole: “Rendete grazie a Geova, perché è buono; il suo amore leale dura per sempre” (Sl 118:1, 29). È molto probabile che queste siano state le ultime parole di lode che Gesù cantò insieme ai suoi apostoli fedeli la notte prima di morire.

prima che il gallo canti Tutti e quattro i Vangeli menzionano questa affermazione, ma solo Marco aggiunge il dettaglio che il gallo avrebbe cantato due volte (Mt 26:74, 75; Mr 14:30, 72; Lu 22:34, 60, 61; Gv 13:38; 18:27). La Mishnàh indica che ai tempi di Gesù a Gerusalemme c’era chi allevava galli, il che avvalora la narrazione biblica. Probabilmente era molto presto quando la mattina si sentì il canto del gallo.

Getsemani Questo giardino era evidentemente sul Monte degli Ulivi, che si trovava a E di Gerusalemme, dall’altro lato della Valle del Chidron. Probabilmente vi si trovava un frantoio, dato che il suo nome deriva da un’espressione ebraica o aramaica (gath shemanèh) che significa “frantoio per l’olio”. Anche se non se ne può stabilire con esattezza l’ubicazione, esiste una tradizione che identifica il Getsemani con un giardino che si trova ai piedi del Monte degli Ulivi, al bivio di una strada sul suo pendio occidentale. (Vedi App. B12.)

i due figli di Zebedeo Cioè gli apostoli Giacomo e Giovanni (Mt 4:21; 10:2).

Vigilate Il termine greco qui usato ha il significato fondamentale di “essere svegli”, “non dormire”, ma in molti contesti significa “stare in guardia”, “vegliare”. Matteo usa questo termine anche in Mt 24:43; 25:13; 26:38, 40, 41. In Mt 24:44 questo concetto è associato alla necessità di tenersi “pronti”. (Vedi approfondimento a Mt 26:38.)

Vigilate Lett. “siate svegli”. Questa esortazione a rimanere spiritualmente svegli è il messaggio principale della parabola delle 10 vergini. (Vedi approfondimenti a Mt 24:42; 26:38.)

Sono O “la mia anima è”. Con il termine greco psychè, tradizionalmente reso “anima”, qui ci si riferisce alla persona nella sua totalità. Quindi l’espressione “la mia anima” può essere resa “tutto me stesso”, “io”, oppure diventare un soggetto sottinteso. (Vedi Glossario, “anima”.)

vigilate Lett. “siate svegli”. Gesù aveva sottolineato che i suoi discepoli dovevano rimanere spiritualmente svegli dato che non sapevano il giorno e l’ora della sua venuta. (Vedi approfondimenti a Mt 24:42; 25:13.) Ripete questa esortazione qui e in Mt 26:41, dove collega lo stare spiritualmente svegli all’essere costanti nella preghiera. Esortazioni simili si trovano in vari punti delle Scritture Greche Cristiane, il che dimostra che per i veri cristiani è fondamentale mantenersi svegli dal punto di vista spirituale (1Co 16:13; Col 4:2; 1Ts 5:6; 1Pt 5:8; Ri 16:15).

bere il calice Nella Bibbia la parola “calice” spesso è usata metaforicamente per indicare la volontà di Dio per una persona, ovvero la porzione o la parte da lui riservata a quella persona (Sl 11:6; 16:5; 23:5). Qui “bere il calice” vuol dire sottomettersi alla volontà di Dio. Nel caso di Gesù “il calice” incluse sia le sofferenze e la morte a seguito della falsa accusa di bestemmia sia la sua risurrezione alla vita immortale in cielo.

si inginocchiò con il viso a terra Lett. “cadde sulla sua faccia”. O “si gettò con il viso a terra”, forse appoggiandosi sulle mani o sui gomiti. Nella Bibbia vengono menzionate varie posizioni in cui le persone pregavano, ad esempio in piedi o in ginocchio. Comunque, una persona che pregava con fervore poteva letteralmente stendersi con la faccia a terra.

si allontani da me questo calice Nella Bibbia la parola “calice” spesso è usata metaforicamente per indicare la volontà di Dio per una persona, ovvero la porzione o la parte da lui riservata a quella persona. (Vedi approfondimento a Mt 20:22.) Senza dubbio Gesù soffriva all’idea che la sua condanna a morte per bestemmia e sedizione potesse recare disonore a Dio, e questo lo spinse a pregare che quel “calice” si allontanasse da lui.

spirito Qui per “spirito” si intende la forza che scaturisce dal cuore simbolico e spinge a dire e a fare le cose in un certo modo. (Vedi Glossario.)

carne Nella Bibbia il termine è spesso usato in riferimento all’uomo nella sua condizione imperfetta e peccaminosa.

ecco Il termine greco idoù, qui reso “ecco”, è spesso usato per attirare l’attenzione del lettore su quello che segue, perché immagini la scena o colga un particolare della narrazione. È anche utilizzato per dare enfasi o per introdurre qualcosa di nuovo o sorprendente. Nelle Scritture Greche Cristiane il termine ricorre con una particolare frequenza nei Vangeli di Matteo e Luca e nel libro di Rivelazione. Spesso nelle Scritture Ebraiche è usato un termine corrispondente.

gli diede un tenero bacio Il verbo greco reso “dare un tenero bacio” è un composto con valore intensivo del verbo reso “baciare” in Mt 26:48. Salutando Gesù in modo così affettuoso e amichevole, Giuda dimostrò quanto fosse falso e ipocrita.

colpì lo schiavo del sommo sacerdote Questo episodio è presente in tutti e quattro i Vangeli, che nel riportarlo sono tra loro complementari (Mt 26:51; Mr 14:47; Lu 22:50). Solo Luca, “l’amato medico” (Col 4:14), menziona che Gesù “toccò l’orecchio dello schiavo e lo guarì” (Lu 22:51). E Giovanni è l’unico a specificare che fu Simon Pietro a sguainare la spada e che Malco era il nome dello schiavo a cui fu staccato l’orecchio. Evidentemente era Giovanni il discepolo “noto al sommo sacerdote” e a quelli della sua casa (Gv 18:15, 16); quindi è naturale che nel suo Vangelo menzioni per nome l’uomo ferito. Il fatto che Giovanni conoscesse quelli della casa del sommo sacerdote è confermato dal v. 26, dove Giovanni spiega che lo schiavo che accusò Pietro di essere un discepolo di Gesù era “un parente dell’uomo a cui Pietro aveva staccato l’orecchio”.

colpì lo schiavo del sommo sacerdote Questo episodio è presente in tutti e quattro i Vangeli, che nel riportarlo sono tra loro complementari (Mt 26:51; Mr 14:47; Lu 22:50). Solo Luca, “l’amato medico” (Col 4:14), menziona che Gesù “toccò l’orecchio dello schiavo e lo guarì” (Lu 22:51). E Giovanni è l’unico a specificare che fu Simon Pietro a sguainare la spada e che Malco era il nome dello schiavo a cui fu staccato l’orecchio. Evidentemente era Giovanni il discepolo “noto al sommo sacerdote” e a quelli della sua casa (Gv 18:15, 16); quindi è naturale che nel suo Vangelo menzioni per nome l’uomo ferito. Il fatto che Giovanni conoscesse quelli della casa del sommo sacerdote è confermato dal v. 26, dove Giovanni spiega che lo schiavo che accusò Pietro di essere un discepolo di Gesù era “un parente dell’uomo a cui Pietro aveva staccato l’orecchio”.

uno di quelli che erano con Gesù Come si comprende dal passo parallelo di Gv 18:10, l’uomo che impugnò la spada e la sfoderò era Simon Pietro e il nome dello schiavo del sommo sacerdote era Malco. Lu 22:50 e Gv 18:10 aggiungono il dettaglio che allo schiavo venne staccato “l’orecchio destro”. (Vedi approfondimento a Gv 18:10.)

colpì lo schiavo del sommo sacerdote Vedi approfondimento a Gv 18:10.

legioni La legione era l’unità principale dell’esercito romano. Nel I secolo una legione era composta di solito da circa 6.000 soldati. A quanto pare, qui “12 legioni” indica un numero molto grande e indefinito. Gesù stava dicendo che gli bastava chiedere e suo Padre avrebbe mandato una quantità di angeli più che sufficiente a proteggerlo.

le Scritture Questa espressione è spesso usata in riferimento agli ispirati scritti ebraici nel loro insieme.

perché si adempisse ciò che Geova aveva detto tramite il suo profeta Nel suo Vangelo, Matteo usa molte volte questa espressione e altre simili, evidentemente per rendere chiaro al suo pubblico composto da ebrei che Gesù era il Messia promesso (Mt 2:15, 23; 4:14; 8:17; 12:17; 13:35; 21:4; 26:56; 27:9).

perché si adempissero gli scritti dei profeti Vedi approfondimento a Mt 1:22.

sommo sacerdote Fintantoché Israele fu una nazione indipendente, quella di sommo sacerdote era una carica a vita (Nu 35:25). Ma sotto l’occupazione romana i governanti scelti da Roma avevano l’autorità di nominare o destituire il sommo sacerdote. (Vedi Glossario.)

Caiafa O “Caifa”. Questo sommo sacerdote, che era stato nominato dai romani, conservò l’incarico più a lungo di tutti gli immediati predecessori grazie alla sua abile diplomazia. Fu nominato intorno al 18 E.V. e rimase in carica fino al 36 circa. (Per la possibile ubicazione della casa di Caiafa, vedi App. B12.)

Caiafa, il sommo sacerdote Vedi approfondimenti a Mt 26:3.

capi sacerdoti Il termine greco usato nell’originale (in questo caso al plurale) si riferisce ai principali esponenti del sacerdozio, che includevano i sommi sacerdoti deposti e forse anche i capi delle 24 divisioni sacerdotali. Lo stesso termine è reso “sommo sacerdote” quando è al singolare e si riferisce al principale rappresentante del popolo davanti a Dio.

Tribunale Supremo L’intero Sinedrio, l’organo giudiziario con sede a Gerusalemme composto dal sommo sacerdote e da 70 scribi e anziani. Gli ebrei consideravano inderogabili le sentenze di questo tribunale. (Vedi Glossario, “Sinedrio”.)

capi sacerdoti In riferimento ai principali esponenti del sacerdozio. (Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.)

Sinedrio Corte suprema giudaica che si trovava a Gerusalemme. Il termine greco synèdrion (reso “Sinedrio”) deriva da una parola che significa “con”, “insieme”, e una che significa “seggio”. Anche se era un termine generico usato per indicare un’assemblea o una riunione, in Israele poteva designare un organo giudiziario, un tribunale religioso. (Vedi approfondimento a Mt 5:22 e Glossario; per la possibile ubicazione della sala del Sinedrio, vedi App. B12.)

del Cristo Nell’originale greco il titolo “Cristo”, che significa “Unto”, è qui preceduto dall’articolo determinativo, costruzione usata per indicare che Gesù era il Messia promesso, colui che aveva ricevuto un’unzione dal significato speciale. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1; 2:4.)

il Cristo Vedi approfondimento a Mt 11:2.

Tu stesso l’hai detto Espressione idiomatica comune fra gli ebrei usata per sostenere la veracità di una dichiarazione. In questo caso, era come se Giuda avesse chiesto: “Per caso sono io, Rabbi?”, e Gesù avesse risposto: “Tu hai detto così, e quello che dici è vero”. Questa risposta evidentemente sottolineava che con le sue stesse parole Giuda stava ammettendo di essere responsabile del tradimento di Gesù. Come si nota confrontando questo passo con Gv 13:21-30, Giuda deve essere uscito dalla stanza in un momento successivo a questo dialogo, prima che Gesù istituisse l’osservanza della Cena del Signore. Qui in Matteo la successiva menzione di Giuda viene fatta in Mt 26:47, quando è insieme alla folla nel giardino di Getsemani.

Tu stesso lo dici Questa risposta è evidentemente usata da Gesù per sostenere la veracità della dichiarazione di Pilato. (Confronta approfondimenti a Mt 26:25, 64.) Gesù conferma di essere re, ma non nel senso che ha in mente Pilato: il Regno di Gesù “non fa parte di questo mondo” e non costituisce una minaccia per Roma (Gv 18:33-37).

Tu stesso l’hai detto Gesù non stava cercando di eludere la richiesta di Caiafa; riconosceva infatti l’autorità del sommo sacerdote di porlo sotto giuramento perché dichiarasse i fatti (Mt 26:63). Le parole di Gesù ricalcano un’espressione idiomatica ebraica usata per sostenere la veracità di una dichiarazione. Questo è confermato dal racconto parallelo di Marco, dove si legge che Gesù rispose: “Lo sono” (Mr 14:62; vedi approfondimenti a Mt 26:25; 27:11).

il Figlio dell’uomo [...] venire sulle nubi del cielo Qui Gesù allude alla profezia messianica di Da 7:13, 14, affermando così di essere colui che sarebbe stato ammesso al cospetto di Dio e al quale sarebbe stato dato il dominio in cielo. (Vedi Glossario, “Figlio dell’uomo”.)

alla destra della potenza Essere alla destra di un governante significava essergli secondo in ordine d’importanza (Sl 110:1; At 7:55, 56). In questo contesto la parola greca per “potenza” potrebbe riferirsi a Dio stesso, e potrebbe quindi essere resa “la Potenza” o “il Potente”. L’espressione greca resa “alla destra della potenza” compare anche nel passo parallelo di Lu 22:69, dove però figura insieme al termine per “Dio” ed è quindi tradotta “alla potente destra di Dio”. L’espressione “alla destra della potenza” potrebbe anche implicare che Gesù riceva potenza, o autorità, per il fatto che si trova alla destra del Potente, Dio.

si strappò le vesti Gesto che qui esprime indignazione. Probabilmente Caiafa si strappò la parte della veste che copriva il petto per mostrare con un gesto di grande effetto il suo sdegno ipocrita per le parole di Gesù.

Profetizzaci [...] Chi ti ha colpito? Qui “profetizzare” non ha il senso di predire il futuro ma di identificare qualcuno (in questo caso la persona che lo aveva colpito) per rivelazione divina. I passi paralleli di Mr 14:65 e Lu 22:64 indicano che i persecutori di Gesù gli avevano coperto la faccia, il che spiega perché lo beffeggiavano chiedendogli di identificare chi lo aveva colpito.

atrio Lett. “portone”. Nel suo racconto, Marco usa un termine che può significare “androne” o “vestibolo”, indicando che non si trattava di un semplice portone (Mr 14:68). Evidentemente era una struttura architettonica, forse un corridoio o un ingresso, che portava dal cortile alle porte che davano sulla strada.

il tuo accento O “il tuo dialetto”, “il modo in cui parli”. L’accento o il dialetto di Pietro facevano capire che veniva dalla Galilea, forse perché il lessico o la pronuncia differivano da quelli dell’ebraico parlato in Giudea. Alcuni ipotizzano che il caratteristico accento o lessico galileo fosse dovuto a qualche influsso straniero.

un gallo cantò Tutti e quattro i Vangeli menzionano questo fatto, ma solo Marco aggiunge il dettaglio che il gallo cantò una seconda volta (Mt 26:34, 74, 75; Mr 14:30; Lu 22:34, 60, 61; Gv 13:38; 18:27). La Mishnàh indica che ai tempi di Gesù a Gerusalemme c’era chi allevava galli, il che avvalora la narrazione biblica. Probabilmente il gallo cantò prima dell’alba. (Vedi approfondimento a Mr 13:35.)

a invocare la maledizione su di sé e a giurare Impaurito, Pietro stava cercando di convincere chi gli stava intorno che non conosceva affatto Gesù. Era come se giurasse che le sue parole erano vere e invocasse su di sé una disgrazia nel caso in cui fosse stato sbugiardato.

un gallo cantò Vedi approfondimento a Mr 14:72.

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Boccetta di alabastro
Boccetta di alabastro

Per realizzare boccette per profumi in origine si utilizzava una pietra proveniente dalla zona di Alabastron, in Egitto. Questa pietra, un tipo di carbonato di calcio, era pure chiamata alabastro. La boccetta qui nell’immagine è stata rinvenuta in Egitto e risale orientativamente a un periodo che va dal 150 a.E.V. al 100 E.V. A volte per fare recipienti simili si usavano materiali meno pregiati, come il gesso idrato; anche quelli erano chiamati alabastri, semplicemente per l’uso che ne veniva fatto. Tuttavia si utilizzavano vasetti di vero alabastro per gli unguenti e i profumi più costosi, come quelli con cui fu unto Gesù in due occasioni: una volta in Galilea in casa di un fariseo e un’altra a Betania in casa di Simone il lebbroso.

Cena pasquale
Cena pasquale

Durante la cena pasquale non potevano mancare: (1) l’agnello arrostito (all’animale non si doveva rompere nessun osso), (2) pane senza lievito e (3) erbe amare (Eso 12:5, 8; Nu 9:11). Le erbe amare — che secondo la Mishnàh potevano essere lattuga, cicoria, lepidio, indivia e tarassaco — ricordavano agli israeliti quanto fosse stata amara la schiavitù in Egitto. Gesù usò il pane senza lievito come simbolo del suo corpo umano perfetto (Mt 26:26). Inoltre l’apostolo Paolo definì Gesù “il nostro agnello pasquale” (1Co 5:7). Nel I secolo durante la cena pasquale veniva servito anche il vino (4). Gesù utilizzò il vino come simbolo del suo sangue, che sarebbe stato versato in sacrificio (Mt 26:27, 28).