Vangelo secondo Matteo 16:1-28
Note in calce
Approfondimenti
disse loro Alcuni importanti manoscritti antichi omettono il resto del v. 2 e l’intero v. 3. Anche se esiste qualche incertezza sull’autenticità di queste parole, molte fonti autorevoli propendono per la loro inclusione nel testo, dato che sono presenti in molti dei manoscritti più antichi e in molti dei successivi.
adultera O “infedele”. In senso spirituale, l’adulterio denota infedeltà a Dio da parte di chi è unito a lui da un patto. Seguendo le pratiche della falsa religione, l’Israele naturale aveva violato il patto della Legge, rendendosi colpevole di adulterio spirituale (Ger 3:8, 9; 5:7, 8; 9:2; 13:27; 23:10; Os 7:4). Per ragioni simili Gesù denunciò la generazione adultera degli ebrei dei suoi giorni (Mt 12:39; 16:4). Se i cristiani che sono sotto il nuovo patto si contaminassero con l’attuale sistema di cose, commetterebbero adulterio spirituale. In linea di principio, questo si applica a chiunque è dedicato a Geova (Gc 4:4).
il segno del profeta Giona Giona associò la sua liberazione dal ventre del pesce, avvenuta dopo circa tre giorni, alla liberazione dalla Tomba (Gna 1:17–2:2). La risurrezione di Gesù dalla tomba letterale sarebbe stata reale quanto la liberazione di Giona dal ventre del pesce. Comunque, anche quando Gesù fu risuscitato dopo che era rimasto per parte di tre giorni nella tomba, i suoi ostinati oppositori non esercitarono fede in lui.
adultera In riferimento all’adulterio spirituale, o infedeltà a Dio. (Vedi approfondimento a Mr 8:38.)
il segno di Giona Vedi approfondimento a Mt 12:39.
altra riva Cioè l’altro lato del Mar di Galilea, evidentemente verso Betsaida, sulla riva nord-orientale del lago.
lievito Si tratta di lievito madre, ovvero una piccola porzione di pasta acida che, conservata da un precedente impasto, viene aggiunta a un nuovo impasto per farlo crescere. Gesù qui si riferiva al normale procedimento con cui si faceva il pane. Anche se nella Bibbia è spesso usato come simbolo di peccato e corruzione (vedi approfondimento a Mt 16:6), il lievito non ha sempre una connotazione negativa (Le 7:11-15). Qui evidentemente il processo di fermentazione rappresenta la diffusione di qualcosa di buono.
lievito Nella Bibbia il lievito è spesso usato come simbolo di corruzione e peccato. Qui si riferisce a insegnamenti corrotti (Mt 16:12; 1Co 5:6-8; confronta approfondimento a Mt 13:33).
cesti È possibile che fossero piccoli cesti di vimini con un manico di corda che permetteva a chi viaggiava di trasportarli agevolmente. Si ritiene che avessero una capacità di circa 7,5 l. (Vedi approfondimenti a Mt 16:9, 10.)
grandi cesti O “cesti da provviste”. Sembra che il termine greco qui usato, sfyrìs, denoti un tipo di cesto più grande del tipo usato in una precedente occasione, quando Gesù aveva sfamato circa 5.000 uomini. (Vedi approfondimento a Mt 14:20.) Lo stesso termine greco designa la “cesta” che i discepoli usarono per calare Paolo attraverso un’apertura nelle mura di Damasco. (Vedi approfondimento ad At 9:25.)
grandi cesti O “cesti da provviste”. (Vedi approfondimenti a Mt 15:37; 16:9.)
cesti Quando riportano le due occasioni in cui Gesù sfamò miracolosamente le folle (vedi approfondimenti a Mt 14:20; 15:37; 16:10 e i brani paralleli di Mr 6:43; 8:8, 19, 20), i Vangeli sono coerenti nel fare la distinzione tra i due tipi di cesti usati per raccogliere gli avanzi. Nell’occasione in cui Gesù sfamò circa 5.000 uomini, è usato il termine greco kòfinos (“cesto”); nell’occasione in cui ne sfamò 4.000, è usato il termine greco sfyrìs (“grande cesto”). Questo indica che gli scrittori avevano assistito di persona ai fatti o ne erano venuti a conoscenza grazie a testimoni oculari affidabili.
grandi cesti O “cesti da provviste”. Sembra che il termine greco qui usato, sfyrìs, denoti un tipo di cesto più grande del tipo usato in una precedente occasione, quando Gesù aveva sfamato circa 5.000 uomini. (Vedi approfondimento a Mt 14:20.) Lo stesso termine greco designa la “cesta” che i discepoli usarono per calare Paolo attraverso un’apertura nelle mura di Damasco. (Vedi approfondimento ad At 9:25.)
cesti Quando riportano le due occasioni in cui Gesù sfamò miracolosamente le folle (vedi approfondimenti a Mt 14:20; 15:37; 16:10 e i brani paralleli di Mr 6:43; 8:8, 19, 20), i Vangeli sono coerenti nel fare la distinzione tra i due tipi di cesti usati per raccogliere gli avanzi. Nell’occasione in cui Gesù sfamò circa 5.000 uomini, è usato il termine greco kòfinos (“cesto”); nell’occasione in cui ne sfamò 4.000, è usato il termine greco sfyrìs (“grande cesto”). Questo indica che gli scrittori avevano assistito di persona ai fatti o ne erano venuti a conoscenza grazie a testimoni oculari affidabili.
grandi cesti O “cesti da provviste”. (Vedi approfondimenti a Mt 15:37; 16:9.)
Figlio dell’uomo O “Figlio di un essere umano”. Questa espressione ricorre un’ottantina di volte nei Vangeli. Gesù la usò in riferimento a sé stesso. Evidentemente voleva sottolineare il fatto che era davvero un essere umano, nato da una donna, e che era il giusto equivalente di Adamo, nella condizione quindi di riscattare l’umanità dal peccato e dalla morte (Ro 5:12, 14, 15). L’espressione indicava inoltre che Gesù era il Messia, o il Cristo (Da 7:13, 14; vedi Glossario).
Cesarea di Filippo Cittadina situata presso le sorgenti del Giordano, a un’altitudine di 350 m sul livello del mare. Si trova circa 40 km a N del Mar di Galilea, nei pressi delle pendici sud-occidentali del monte Ermon. Fu chiamata Cesarea dal tetrarca Filippo, figlio di Erode il Grande, in onore dell’imperatore romano. L’aggiunta “di Filippo” servì a distinguerla dall’omonima città portuale. (Vedi App. B10.)
Figlio dell’uomo Vedi approfondimento a Mt 8:20.
Giovanni Equivalente italiano del nome ebraico Ieoanan (o Ioanan), che significa “Geova ha mostrato favore”, “Geova è stato benigno”.
Battista O “colui che immerge”, “colui che tuffa”. In Mr 1:4; 6:14, 24 viene chiamato “il Battezzatore”. Evidentemente Giovanni era chiamato con questi appellativi perché era conosciuto per il fatto che battezzava le persone immergendole in acqua. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla di “Giovanni soprannominato Battista” (Antichità giudaiche, XVIII, 116 [v, 2], a cura di L. Moraldi, UTET, Torino, 2006).
Elia Da un nome ebraico che significa “il mio Dio è Geova”.
Giovanni Battista Vedi approfondimenti a Mt 3:1.
Elia Vedi approfondimento a Mt 11:14.
Simone, quello chiamato Pietro Nelle Scritture Pietro è chiamato in cinque modi diversi: (1) “Simeone”, dalla forma greca Symeòn che rispecchia da vicino quella ebraica dello stesso nome; (2) “Simone”, nome greco (sia Simeone che Simone derivano da un verbo ebraico che significa “udire”, “ascoltare”); (3) “Pietro”, nome greco che significa “frammento di roccia” e che nessun altro ha nelle Scritture; (4) “Cefa”, equivalente semitico di Pietro (forse affine all’ebraico kefìm [“rocce”] usato in Gb 30:6; Ger 4:29); (5) “Simon Pietro” (At 15:14; Gv 1:42; Mt 16:16).
Cristo Questo titolo deriva dal termine greco Christòs ed equivale a “Messia” (dall’ebraico mashìach); entrambi i titoli significano “Unto”. Nei tempi biblici i governanti venivano cerimonialmente unti con olio.
il Cristo Nell’originale greco il titolo “Cristo” è qui preceduto dall’articolo determinativo, costruzione evidentemente usata per mettere in risalto l’incarico di Gesù quale Messia.
Simon Pietro Vedi approfondimento a Mt 10:2.
il Cristo Pietro definisce Gesù “il Cristo” (in greco ho Christòs), che equivale a “il Messia” (dall’ebraico mashìach); entrambi i titoli significano “Unto”. Qui in greco “Cristo” è preceduto dall’articolo determinativo, costruzione evidentemente usata per mettere in risalto l’incarico di Gesù quale Messia. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1; 2:4.)
Iddio vivente Espressione usata per sottolineare che Geova è un Dio vivo e dinamico, in contrasto con gli dèi senza vita delle nazioni (At 14:15), come gli dèi adorati dalle parti di Cesarea di Filippo (Mt 16:13). Questa espressione è presente anche nelle Scritture Ebraiche (De 5:26; Ger 10:10).
figlio di Giona O “Bar-Giona”. Molti nomi ebraici includevano il termine ebraico ben o l’aramaico bar, cioè “figlio”, seguito dal nome del padre. La presenza del prestito aramaico bar in vari nomi propri, come Bartolomeo, Bartimeo, Barnaba e Bar-Gesù, testimonia l’influenza dell’aramaico sull’ebraico parlato ai giorni di Gesù.
la carne e il sangue O “un essere umano”. Nel contesto, questa comune espressione ebraica si riferisce evidentemente ai pensieri di un essere umano fatto di carne (Gal 1:16, nt.).
tu sei Pietro, e su questa roccia Il termine maschile pètros, che significa “frammento di roccia”, “pietra”, è qui usato come nome proprio (Pietro), equivalente greco del nome che Gesù diede a Simone (Gv 1:42). Il termine femminile pètra è reso “roccia” e potrebbe indicare un fondamento roccioso, una rupe o un masso di roccia. Questa parola greca ricorre anche in Mt 7:24, 25; 27:60; Lu 6:48; 8:6; Ro 9:33; 1Co 10:4; 1Pt 2:8. Evidentemente Pietro non si considerava la roccia su cui Gesù avrebbe edificato la sua congregazione, visto che in 1Pt 2:4-8 scrisse che Gesù era la “pietra angolare” scelta da Dio e predetta molto tempo prima. In modo simile l’apostolo Paolo si riferì a Gesù con le espressioni “fondamento” e “roccia spirituale” (1Co 3:11; 10:4). In pratica, con un gioco di parole Gesù stava dicendo: “Tu, che io ho chiamato Pietro (pètros), hai compreso la vera identità di ‘questa roccia’ (pètra), il Cristo, che sarà il fondamento della congregazione cristiana”.
congregazione Questa è la prima occorrenza del termine greco ekklesìa, che è composto da ek (“fuori”) e kalèo (“chiamare”). Si riferisce a un gruppo di persone chiamate a raccolta o convocate per un particolare scopo o attività. (Vedi Glossario.) In questo contesto, Gesù predice la formazione della congregazione cristiana, composta da cristiani unti, i quali, “come pietre viventi”, vengono “edificati formando una casa spirituale” (1Pt 2:4, 5). Il termine greco ekklesìa compare spesso nella Settanta come traducente del termine ebraico per “congregazione”, il quale spesso si riferisce all’intera nazione del popolo di Dio (De 23:3; 31:30). In At 7:38 il termine “congregazione” viene usato in riferimento agli israeliti che erano stati chiamati fuori dall’Egitto. Analogamente, a comporre la “congregazione di Dio” sono i cristiani “[chiamati fuori] dalle tenebre” e “scelti dal mondo” (1Co 1:2; 1Pt 2:9; Gv 15:19).
Tomba O “Ades”, cioè il luogo simbolico in cui si trovano i morti. (Vedi Glossario.) La Bibbia parla dei morti come di coloro che hanno varcato le “porte della morte” (Sl 107:18) e le “porte della Tomba” (Isa 38:10), nel senso che si trovano sotto il dominio della morte. Gesù promette la vittoria sulla Tomba: “le porte” della Tomba verranno aperte e i morti verranno liberati grazie alla risurrezione. La sua stessa risurrezione è una garanzia del fatto che questa promessa si adempirà (Mt 16:21). La Tomba non può limitare in maniera permanente la congregazione, né avere la meglio su di essa, proprio perché la congregazione è edificata su Gesù, colui che ne può liberare i componenti dalla morte (At 2:31; Ri 1:18; 20:13, 14).
tutte le cose che legherete [...] che scioglierete Evidentemente in questo contesto “legare” significa “dichiarare colpevole”, “condannare”, mentre “sciogliere” significa “dichiarare innocente”, “assolvere”. Qui le voci verbali sono al plurale, a indicare che Pietro non sarebbe stato l’unico a prendere questo tipo di decisioni. (Confronta approfondimento a Mt 16:19.)
saranno già state legate [...] saranno già state sciolte L’insolita costruzione presente in greco (futuro del verbo “essere” unito al participio perfetto passivo di “legare” e “sciogliere”) indica che qualunque decisione presa dai discepoli (“tutte le cose che legherete”, “tutte le cose che scioglierete”) sarebbe venuta dopo la relativa decisione presa in cielo. Qualunque decisione presa dai discepoli avrebbe seguito quella presa in cielo, e non viceversa. I discepoli avrebbero deciso sulla base di princìpi già stabiliti in cielo. Il testo originale non indica che in cielo sarebbero state appoggiate o convalidate delle decisioni precedentemente prese sulla terra. Indica piuttosto che i discepoli avrebbero ricevuto guida dal cielo, guida indispensabile perché le decisioni prese sulla terra fossero in armonia con ciò che era già stato deciso in cielo. (Confronta approfondimento a Mt 16:19.)
chiavi del Regno dei cieli Nella Bibbia quelli che ricevevano delle chiavi, in senso letterale o metaforico, venivano investiti di un certo grado di autorità (1Cr 9:26, 27; Isa 22:20-22). Il termine “chiave” è diventato quindi simbolo di autorità o di un incarico di responsabilità. Pietro usò le “chiavi” che gli furono affidate per estendere a ebrei (At 2:22-41), samaritani (At 8:14-17) e non ebrei, o gentili (At 10:34-38), la possibilità di ricevere lo spirito di Dio con la prospettiva di entrare nel Regno celeste.
legherai [...] scioglierai Evidentemente in riferimento a decisioni con cui si dichiarano proibite o lecite determinate cose. (Confronta approfondimento a Mt 18:18.)
sarà già stata legata [...] sarà già stata sciolta L’insolita costruzione presente in greco (futuro del verbo “essere” unito al participio perfetto passivo di “legare” e “sciogliere”) indica che qualunque decisione presa da Pietro (“qualunque cosa legherai”, “qualunque cosa scioglierai”) sarebbe venuta dopo la relativa decisione presa in cielo, e non viceversa. (Confronta approfondimento a Mt 18:18.)
il Cristo Pietro definisce Gesù “il Cristo” (in greco ho Christòs), che equivale a “il Messia” (dall’ebraico mashìach); entrambi i titoli significano “Unto”. Qui in greco “Cristo” è preceduto dall’articolo determinativo, costruzione evidentemente usata per mettere in risalto l’incarico di Gesù quale Messia. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1; 2:4.)
il Cristo Vedi approfondimento a Mt 16:16.
capi sacerdoti Il termine greco usato nell’originale (in questo caso al plurale) si riferisce ai principali esponenti del sacerdozio, che includevano i sommi sacerdoti deposti e forse anche i capi delle 24 divisioni sacerdotali. Lo stesso termine è reso “sommo sacerdote” quando è al singolare e si riferisce al principale rappresentante del popolo davanti a Dio.
scribi In origine il termine si riferiva ai copisti delle Scritture, ma ai giorni di Gesù designava gli esperti e i maestri della Legge.
Gesù Alcuni antichi manoscritti contengono la lezione “Gesù Cristo”.
anziani Nella Bibbia il termine greco presbỳteros si riferisce principalmente a coloro che hanno una posizione di autorità e di responsabilità all’interno di una comunità o di una nazione. Anche se a volte denota l’età anagrafica (come in Lu 15:25 e At 2:17), presbỳteros non indica solo chi è avanti con gli anni. Qui si riferisce ai capi della nazione giudaica, spesso menzionati insieme a capi sacerdoti e scribi. Il Sinedrio era composto da una rappresentanza di questi tre gruppi (Mt 21:23; 26:3, 47, 57; 27:1, 41; 28:12; vedi Glossario).
capi sacerdoti Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.
scribi Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.
ostacoli che portano a peccare O “pietre d’inciampo”. Sembra che in origine il termine greco skàndalon, in questo versetto reso “ostacolo che porta a peccare” o semplicemente “ostacolo”, si riferisse a una trappola; alcuni sostengono che indicava il legnetto della trappola a cui si attaccava l’esca. Per estensione, ha finito per indicare un ostacolo che farebbe inciampare o cadere qualcuno. In senso figurato si riferisce a un’azione o una circostanza che induce una persona a scandalizzarsi, ad avere una condotta sbagliata, a cadere dal punto di vista morale o a peccare. In Mt 18:8, 9 il verbo affine (skandalìzo) è tradotto “portare a peccare” e potrebbe essere anche reso “diventare una trappola (laccio)”.
Va’ dietro a me Qui Gesù “rimproverò” severamente Pietro (Mr 8:33). Non lasciò che niente gli impedisse di adempiere la volontà del Padre. In alcuni lessici l’espressione originale è resa “togliti dalla mia vista”, e in alcune versioni bibliche “vattene via da me”. Le parole di Gesù potrebbero aver ricordato a Pietro che il suo ruolo era quello di seguire e sostenere fedelmente il Maestro. Pietro non doveva essere una pietra d’inciampo, cioè non doveva intralciare il cammino di Gesù.
Satana Qui Gesù non intendeva identificare Pietro con Satana il Diavolo; lo chiamò Satana nel senso di “uno che oppone resistenza” (dal significato del termine ebraico satàn). Forse Gesù stava alludendo al fatto che in quell’occasione Pietro si era lasciato influenzare da Satana.
pietra d’inciampo Vedi approfondimento a Mt 18:7.
rinneghi sé stesso O “rinunci a ogni diritto nei confronti di sé stesso”. Questo significa rinunciare volontariamente a essere proprietari di sé stessi in favore di Dio. Il testo greco potrebbe essere tradotto “dica di no a sé stesso”, espressione appropriata perché il senso sembra proprio quello di dire di no a desideri personali, aspirazioni o comodità (2Co 5:14, 15). Matteo usò lo stesso verbo greco nel riportare l’occasione in cui Pietro rinnegò Gesù (Mt 26:34, 35, 75).
palo di tortura O “palo per l’esecuzione”. Nel greco classico il termine stauròs indicava un’asta o un palo diritto. A volte è usato in senso figurato in riferimento alle sofferenze, alle umiliazioni, alle torture e persino alla morte che una persona poteva subire per il fatto che seguiva Gesù. (Vedi Glossario.)
vita O “anima”. (Vedi Glossario, “anima”.)
vita O “anima”. (Vedi Glossario, “anima”.)
vita Vedi approfondimento a Mt 16:25 e Glossario, “anima”.
In verità In greco amèn, traslitterazione dell’ebraico ʼamèn, che significa “così sia” o “di sicuro”. Gesù usa spesso il termine per introdurre un’affermazione, una promessa o una profezia, sottolineandone così la veracità e l’attendibilità. Pare che questo uso di “in verità” (o amen) da parte di Gesù sia unico nella letteratura sacra. Quando il termine è ripetuto in successione (amèn amèn), come avviene nel Vangelo di Giovanni, l’espressione usata da Gesù è resa “in verità, sì, in verità”. (Vedi approfondimento a Gv 1:51.)
In verità Vedi approfondimento a Mt 5:18.
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La Bibbia usa parole diverse che indicano vari tipi di cesti. Ad esempio, dopo che Gesù ebbe sfamato miracolosamente circa 5.000 uomini, si legge che gli avanzi furono raccolti in 12 recipienti; il termine greco usato in riferimento a questi recipienti suggerisce l’idea di un cesto di vimini relativamente piccolo che si poteva portare a mano. Il testo greco riporta invece un termine diverso in riferimento ai sette cesti in cui vennero messi gli avanzi dopo che Gesù ebbe sfamato circa 4.000 uomini (Mr 8:8, 9). Questo termine designa un cesto di grandi dimensioni, ed è lo stesso usato per descrivere il tipo di cesta in cui Paolo fu calato attraverso un’apertura nelle mura di Damasco (At 9:25).

Gesù e i suoi discepoli si spostarono in barca da Magadan a Betsaida, ubicata sulla riva settentrionale del Mar di Galilea (Mr 8:22). Da lì si misero in cammino verso Cesarea di Filippo. Probabilmente impiegarono diversi giorni per percorrere i 40 km di distanza, oltretutto in salita, se si pensa che il Mar di Galilea si trova a circa 210 m sotto il livello del mare, mentre Cesarea di Filippo era ubicata a 350 m sul livello del mare. (Per consultare una cartina più dettagliata relativa al ministero di Gesù, vedi App. A7-E.)