Vangelo secondo Luca 9:1-62

9  Gesù radunò quindi i Dodici e diede loro potenza e autorità su tutti i demòni+ e di guarire le malattie.+  Li mandò poi a predicare il Regno di Dio e a compiere guarigioni,  e disse loro: “Non portatevi nulla per il viaggio, né bastone né bisaccia né pane né denaro, e non prendete una tunica di ricambio.*+  Ma in qualunque casa entriate, rimanete là e di là partite.+  E dovunque non vi ricevano, uscendo da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi in testimonianza contro di loro”.+  Quindi partirono e attraversarono il territorio di villaggio in villaggio, dichiarando la buona notizia e compiendo guarigioni dappertutto.+  Venuto a sapere tutto quello che stava accadendo, Erode era molto perplesso, perché alcuni dicevano che Giovanni era stato risuscitato dai morti,+  mentre altri che era apparso Elìa, e altri ancora che era risorto uno degli antichi profeti.+  Erode disse: “Giovanni l’ho decapitato.+ Ma allora chi è costui del quale sento dire queste cose?” Perciò cercava di vederlo.+ 10  Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto.+ Quindi lui li prese con sé e insieme a loro si ritirò in una città chiamata Betsàida.+ 11  Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Lui le accolse benevolmente, cominciò a parlare loro del Regno di Dio e guarì quelli che avevano bisogno di cure.+ 12  Quando il giorno volgeva ormai al termine, i Dodici si avvicinarono e gli dissero: “Congeda le folle in modo che possano andare nei villaggi e nelle campagne dei dintorni a trovarsi alloggio e qualcosa da mangiare, perché qui siamo in un posto isolato”.+ 13  Ma lui disse: “Pensateci voi a dar loro qualcosa da mangiare”.+ Replicarono: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare del cibo per tutti loro”. 14  In effetti c’erano circa 5.000 uomini. Comunque lui disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere in gruppi di una cinquantina di persone ciascuno”. 15  Fecero dunque così, e tutti si misero a sedere. 16  Presi i cinque pani e i due pesci, Gesù alzò gli occhi al cielo e li benedisse; poi li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17  Tutti mangiarono a sazietà, dopodiché si raccolsero gli avanzi: 12 cesti.+ 18  In seguito, mentre pregava da solo, i discepoli lo raggiunsero,* e lui chiese loro: “Chi sono io secondo le folle?”+ 19  Risposero: “Giovanni Battista. Altri però dicono Elìa, e altri ancora sostengono che sia risorto uno degli antichi profeti”.+ 20  Poi domandò loro: “Secondo voi, invece, chi sono?” Pietro rispose: “Il Cristo di Dio”.+ 21  Quindi, parlando in tono severo, Gesù ordinò loro di non dirlo a nessuno,+ 22  e aggiunse: “Il Figlio dell’uomo deve subire molte sofferenze, essere respinto dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, essere ucciso+ e il terzo giorno essere risuscitato”.+ 23  E proseguì dicendo a tutti: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso,+ prenda di giorno in giorno il suo palo di tortura e mi segua di continuo.+ 24  Infatti chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la vita per amor mio la salverà.+ 25  In realtà, di che vantaggio è per un uomo guadagnare il mondo intero se poi perde sé stesso o si rovina?+ 26  Se infatti qualcuno si vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria e in quella del Padre e dei santi angeli.+ 27  Ma vi dico con piena certezza: alcuni di quelli che si trovano qui non moriranno* senza aver prima visto il Regno di Dio”.+ 28  E così, circa otto giorni dopo aver pronunciato queste parole, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì su un monte a pregare.+ 29  Mentre pregava, il suo volto cambiò aspetto e le sue vesti diventarono di un bianco* sfolgorante. 30  Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa. 31  Questi erano apparsi in maniera gloriosa e parlavano della dipartita di Gesù, che si doveva compiere a Gerusalemme.+ 32  Pietro e quelli con lui erano storditi dal sonno, ma quando furono completamente svegli videro la sua gloria+ e i due uomini che erano insieme a lui. 33  E mentre questi si separavano da Gesù, Pietro gli disse: “Maestro, è bello che stiamo qui. Tiriamo su tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elìa”. Non si rendeva conto di ciò che stava dicendo. 34  Ma mentre parlava si formò una nube che cominciò a coprirli con la sua ombra.+ Avvolti dalla nube, ebbero paura. 35  Poi dalla nube venne una voce+ che disse: “Questo è mio Figlio, l’Eletto.+ Ascoltatelo”.+ 36  E mentre si udiva ancora la voce, Gesù restò solo. Ma loro tacquero e in quei giorni non raccontarono a nessuno ciò che avevano visto.+ 37  Il giorno seguente, quando scesero dal monte, una gran folla andò incontro a Gesù.+ 38  Ed ecco che dalla folla un uomo gridò: “Maestro, ti supplico, vieni a vedere mio figlio! È il mio unico figlio.+ 39  Ed ecco, uno spirito se ne impadronisce, e lui improvvisamente si mette a gridare. Lo spirito gli provoca convulsioni e gli fa venire la schiuma alla bocca, e a stento lo lascia dopo averlo tormentato.+ 40  Ho implorato i tuoi discepoli di espellerlo, ma non ci sono riusciti”. 41  Gesù rispose: “Generazione priva di fede e perversa,*+ fino a quando devo rimanere con voi e sopportarvi? Porta qui tuo figlio”.+ 42  Ma proprio mentre il ragazzo si avvicinava, il demonio lo gettò a terra e gli fece venire le convulsioni. Gesù però rimproverò lo spirito impuro, guarì il ragazzo e lo diede a suo padre. 43  E tutti rimasero sbalorditi di fronte alla maestosa potenza di Dio.+ In mezzo allo stupore generale per tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: 44  “Ascoltate attentamente e ricordate queste parole: il Figlio dell’uomo sarà consegnato* nelle mani degli uomini”.+ 45  Ma loro non afferravano il significato di ciò che diceva. Era loro nascosto perché non lo capissero, e avevano timore di chiedergli cosa volessero dire quelle parole. 46  Poi si misero a discutere su chi di loro fosse il più grande.+ 47  Sapendo cosa pensavano nel loro cuore, Gesù prese un bambino, lo fece stare accanto a sé 48  e disse loro: “Chiunque accoglie questo bambino per amor mio* accoglie anche me, e chiunque accoglie me accoglie anche colui che mi ha mandato.+ Infatti chi si comporta fra tutti voi come il minore, quello è grande”.+ 49  Giovanni gli rispose: “Maestro, abbiamo visto un uomo che espelleva demòni usando il tuo nome e abbiamo cercato di impedirglielo, perché non ti segue* insieme a noi”.+ 50  Ma Gesù gli disse: “Non cercate di impedirglielo, perché chi non è contro di voi è per voi”. 51  Quando si avvicinava il tempo* della sua ascensione,+ Gesù decise fermamente* di andare a Gerusalemme.+ 52  Così mandò davanti a sé dei messaggeri. Questi partirono ed entrarono in un villaggio samaritano per fare i preparativi per il suo arrivo. 53  Gli abitanti, però, non lo accolsero amichevolmente,+ visto che intendeva andare a Gerusalemme. 54  Vedendo ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni+ chiesero: “Signore, vuoi che invochiamo un fuoco dal cielo che li annienti?”+ 55  Ma lui si voltò e li rimproverò. 56  E andarono in un altro villaggio. 57  Mentre erano in cammino, qualcuno gli disse: “Ti seguirò ovunque tu vada”.+ 58  Ma Gesù gli rispose: “Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo hanno nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare la testa”.+ 59  Poi disse a un altro: “Sii mio discepolo”. L’uomo rispose: “Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre”.+ 60  Ma lui gli disse: “Lascia che i morti+ seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia in lungo e in largo il Regno di Dio”.+ 61  E un altro ancora disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima permettimi di congedarmi da quelli della mia casa”.* 62  Gesù gli disse: “Nessuno che abbia messo mano all’aratro e guardi indietro+ è adatto per il Regno di Dio”.+

Note in calce

Lett. “due tuniche”.
O forse “si unirono a lui”, “erano con lui”.
Lett. “non gusteranno la morte”.
O “di uno splendore”.
O “corrotta”.
O “tradito”.
O “nel mio nome”.
O “non è un discepolo”.
Lett. “si compivano i giorni”.
Lett. “fissò la faccia”.
O “famiglia”.

Approfondimenti

sandali A quanto pare, qui si fa riferimento a un paio di sandali di ricambio. Gesù infatti disse: “Non portate [...] sandali”. Quando si faceva un lungo viaggio di solito si portavano con sé altri sandali oltre a quelli che si indossavano, dato che le suole potevano consumarsi e i lacci rompersi. Nel dare istruzioni simili in un’occasione precedente, Gesù ordinò ai suoi discepoli di “mettersi [o “calzare”]” i sandali che già possedevano (Mr 6:8, 9). Inoltre in Mt 10:9, 10 si legge che Gesù comandò loro: “Non procuratevi [...] sandali”, nel senso che i discepoli non avrebbero dovuto procurarsene altri oltre a quelli che già calzavano.

Non portatevi nulla per il viaggio Quando incaricò i suoi apostoli di partire per un giro di predicazione relativa al “Regno di Dio” (Lu 9:2), Gesù diede loro istruzioni su come svolgere quell’importantissima opera. Tali istruzioni si trovano in tutti e tre i Vangeli sinottici (Mt 10:8-10; Mr 6:8, 9; Lu 9:3). Benché ci siano delle differenze nella formulazione, in tutti e tre i casi le istruzioni sottolineano che gli apostoli non avrebbero dovuto distrarsi procurandosi cose in più per il viaggio, dal momento che Geova avrebbe provveduto per loro. Tutti e tre i sinottici affermano che gli apostoli non dovevano procurarsi o portare con sé una tunica di ricambio (lett. “due tuniche”) oltre a quella che avevano indosso. Nell’elenco delle cose da non portare con sé, Lu 9:3 specifica né bastone. Ma queste parole sembrano suggerire non che i discepoli dovessero andare senza ma che non dovessero procurarsene o portarne uno in più oltre a quello che già avevano. Infatti pare che per gli ebrei fosse comune viaggiare provvisti di bastone (Gen 32:10), e Mr 6:8 contiene l’esplicito ordine di “portarsi per il viaggio un bastone e nient’altro”. Perciò Gesù stava raccomandando ai suoi discepoli di viaggiare con il minimo indispensabile, senza bagagli extra che li sovraccaricassero, perché Geova avrebbe provveduto loro il necessario per il viaggio. (Vedi l’approfondimento a Lu 10:4, dove sono riportate istruzioni simili date da Gesù ai 70 discepoli in un’altra occasione.)

denaro Lett. “argento”, cioè argento usato come moneta di scambio.

rimanete là fino alla vostra partenza da quel luogo Gesù disse ai discepoli che, una volta giunti in un villaggio, dovevano rimanere nella casa in cui veniva loro offerta ospitalità, e non trasferirsi “da una casa all’altra” (Lu 10:1-7). Non cercando un posto in cui il padrone di casa avesse potuto offrire maggiori comodità, divertimenti o beni materiali, avrebbero dimostrato che quelle cose erano di secondaria importanza rispetto all’opera di predicazione che era stata loro affidata.

rimanete là Vedi approfondimento a Mr 6:10.

scuotete la polvere dai vostri piedi Gli ebrei devoti che attraversavano territori stranieri, prima di rientrare nella loro terra, avevano l’abitudine di scuotere i loro sandali per rimuovere la polvere che ritenevano impura. Ma evidentemente Gesù aveva in mente qualcosa di diverso quando diede queste istruzioni ai suoi discepoli. Il gesto descritto stava a indicare che i discepoli si toglievano di dosso ogni responsabilità per le conseguenze che quelle persone avrebbero subìto a seguito del giudizio di Dio. La stessa espressione si trova in Mt 10:14 e Mr 6:11. Marco aggiunge “come testimonianza per loro” e Luca in testimonianza contro di loro. Paolo e Barnaba seguirono queste istruzioni ad Antiochia di Pisidia (At 13:51). A Corinto Paolo fece qualcosa di simile quando si scosse le vesti e, per spiegarne il senso, disse queste parole: “Il vostro sangue ricada sulla vostra testa. Io ne sono puro” (At 18:6).

Erode Cioè Erode Antipa, figlio di Erode il Grande. (Vedi Glossario.)

che governava la Galilea Lett. “il tetrarca”. Il termine “tetrarca” significa “governante di un quarto”, cioè del quarto di una provincia. Designava il governatore di un territorio minore o un principe locale che ricopriva quella carica con il permesso delle autorità romane. La tetrarchia di Erode Antipa comprendeva Galilea e Perea. (Confronta approfondimento a Mr 6:14.)

Erode Lett. “Erode il tetrarca”. (Vedi approfondimenti a Mt 14:1.)

dar loro qualcosa da mangiare Questo è l’unico miracolo di Gesù descritto in tutti e quattro i Vangeli (Mt 14:15-21; Mr 6:35-44; Lu 9:10-17; Gv 6:1-13).

li spezzò Spesso a quei tempi si preparava pane basso e croccante. Era quindi normale spezzare il pane per mangiarlo (Mt 14:19; 15:36; 26:26; Mr 6:41; 8:6).

cesti È possibile che fossero piccoli cesti di vimini con un manico di corda che permetteva a chi viaggiava di trasportarli agevolmente. Si ritiene che avessero una capacità di circa 7,5 l. (Vedi approfondimenti a Mt 16:9, 10.)

mentre pregava Nel suo Vangelo Luca dà particolare risalto alla preghiera. Diverse preghiere fatte da Gesù vengono menzionate solo da lui. Ad esempio, qui Luca aggiunge il dettaglio che Gesù stava pregando quando si battezzò. A quanto pare alcune delle significative parole di quella preghiera furono successivamente messe per iscritto da Paolo (Eb 10:5-9). Altri casi in cui Luca è l’unico a menzionare Gesù nell’atto di pregare si trovano in Lu 5:16; 6:12; 9:18, 28; 11:1; 23:46.

mentre pregava da solo Questo episodio si verifica vicino a Cesarea di Filippo (Mt 16:13; Mr 8:27). Luca è l’unico a riferire che Gesù era solo e stava pregando. (Vedi approfondimento a Lu 3:21.)

Giovanni Equivalente italiano del nome ebraico Ieoanan (o Ioanan), che significa “Geova ha mostrato favore”, “Geova è stato benigno”.

Battista O “colui che immerge”, “colui che tuffa”. In Mr 1:4; 6:14, 24 viene chiamato “il Battezzatore”. Evidentemente Giovanni era chiamato con questi appellativi perché era conosciuto per il fatto che battezzava le persone immergendole in acqua. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla di “Giovanni soprannominato Battista” (Antichità giudaiche, XVIII, 116 [v, 2], a cura di L. Moraldi, UTET, Torino, 2006).

Elia Da un nome ebraico che significa “il mio Dio è Geova”.

Giovanni Battista Vedi approfondimenti a Mt 3:1.

Elia Vedi approfondimento a Mt 11:14.

Cristo Questo titolo deriva dal termine greco Christòs ed equivale a “Messia” (dall’ebraico mashìach); entrambi i titoli significano “Unto”. Nei tempi biblici i governanti venivano cerimonialmente unti con olio.

il Cristo Nell’originale greco il titolo “Cristo” è qui preceduto dall’articolo determinativo, costruzione evidentemente usata per mettere in risalto l’incarico di Gesù quale Messia.

Il Cristo di Dio Pietro definisce Gesù “il Cristo di Dio” (in greco ho christòs tou Theoù). “Cristo” equivale a “Messia” (dall’ebraico mashìach); entrambi i titoli significano “Unto”. Qui in greco “Cristo” è preceduto dall’articolo determinativo, costruzione evidentemente usata per mettere in risalto l’incarico o il ruolo di Gesù quale Messia. (Vedi approfondimenti a Mt 1:1; 2:4.)

capi sacerdoti Il termine greco usato nell’originale (in questo caso al plurale) si riferisce ai principali esponenti del sacerdozio, che includevano i sommi sacerdoti deposti e forse anche i capi delle 24 divisioni sacerdotali. Lo stesso termine è reso “sommo sacerdote” quando è al singolare e si riferisce al principale rappresentante del popolo davanti a Dio.

scribi In origine il termine si riferiva ai copisti delle Scritture, ma ai giorni di Gesù designava gli esperti e i maestri della Legge.

anziani Nella Bibbia il termine greco presbỳteros si riferisce principalmente a coloro che hanno una posizione di autorità e di responsabilità all’interno di una comunità o di una nazione. Anche se a volte denota l’età anagrafica (come in Lu 15:25 e At 2:17), presbỳteros non indica solo chi è avanti con gli anni. Qui si riferisce ai capi della nazione giudaica, spesso menzionati insieme a capi sacerdoti e scribi. Il Sinedrio era composto da una rappresentanza di questi tre gruppi (Lu 20:1; 22:52, 66; vedi Glossario).

capi sacerdoti Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.

scribi Vedi approfondimento a Mt 2:4 e Glossario.

rinneghi sé stesso O “rinunci a ogni diritto nei confronti di sé stesso”. Questo significa rinunciare volontariamente a essere proprietari di sé stessi in favore di Dio. Il testo greco potrebbe essere tradotto “dica di no a sé stesso”, espressione appropriata perché il senso sembra proprio quello di dire di no a desideri personali, aspirazioni o comodità (2Co 5:14, 15). Matteo usò lo stesso verbo greco nel riportare l’occasione in cui Pietro rinnegò Gesù (Mt 26:34, 35, 75).

palo di tortura O “palo per l’esecuzione”. Nel greco classico il termine stauròs indicava un’asta o un palo diritto. A volte è usato in senso figurato in riferimento alle sofferenze, alle umiliazioni, alle torture e persino alla morte che una persona poteva subire per il fatto che seguiva Gesù. (Vedi Glossario.)

rinneghi sé stesso O “rinunci a ogni diritto nei confronti di sé stesso”. Questo significa rinunciare volontariamente a essere proprietari di sé stessi in favore di Dio. Il testo greco potrebbe essere tradotto “dica di no a sé stesso”, espressione appropriata perché il senso sembra proprio quello di dire di no a desideri personali, aspirazioni o comodità (2Co 5:14, 15). Luca usò lo stesso verbo greco e uno affine nel riportare l’occasione in cui Pietro rinnegò Gesù (Lu 22:34, 57, 61; vedi approfondimento a Mt 16:24).

palo di tortura Vedi approfondimento a Mt 16:24.

vita O “anima”. (Vedi Glossario, “anima”.)

mondo Il termine greco kòsmos qui si riferisce all’umanità. In questo contesto, l’espressione venire nel mondo sembra riferirsi principalmente non alla nascita letterale di Gesù ma al momento in cui ‘venne’ fra gli uomini in occasione del battesimo. Una volta battezzato, Gesù svolse il ministero che gli era stato affidato portando luce nel mondo, all’umanità. (Confronta Gv 3:17, 19; 6:14; 9:39; 10:36; 11:27; 12:46; 1Gv 4:9.)

il mondo venne all’esistenza tramite lui Qui il termine greco kòsmos (“mondo”) si riferisce all’umanità, come si evince dal seguito del versetto: il mondo non l’ha riconosciuto. Questo termine era a volte utilizzato negli scritti secolari in relazione all’universo e al creato in generale; l’apostolo Paolo potrebbe averlo usato con questa accezione quando si rivolse a un uditorio di greci (At 17:24). Comunque, nelle Scritture Greche Cristiane il termine si riferisce generalmente all’umanità o a una sua parte. Anche se Gesù partecipò alla realizzazione di tutte le cose, inclusi i cieli, la terra e tutto ciò che si trova su di essa, questo versetto si concentra sul ruolo che ebbe nel portare all’esistenza l’umanità (Gen 1:26; Gv 1:3; Col 1:15-17).

mondo Nella letteratura greca e in particolare nella Bibbia la parola greca kòsmos è strettamente legata al genere umano. (Vedi approfondimento a Gv 1:10.) In questo contesto kòsmos si riferisce all’intera umanità degna di redenzione, che in Gv 1:29 è descritta come macchiata dal “peccato”, il peccato ereditato da Adamo.

venuto al mondo Qui Gesù usa l’esempio della nascita di un bambino per far capire come la sofferenza e il dolore si sarebbero trasformati “in gioia” (Gv 16:20). Una donna che partorisce ha dolori fortissimi, ma la gioia che poi prova per aver fatto venire al mondo una nuova vita supera il dolore e glielo fa dimenticare. In questo caso il termine “mondo” (in greco kòsmos) si riferisce alla società umana organizzata, il contesto in cui si svolge la vita umana, di cui il neonato entra a far parte. Nella Bibbia il termine “mondo” alcune volte è usato con questa accezione (1Co 14:10; 1Tm 6:7; vedi approfondimento a Lu 9:25).

il mondo intero Il termine greco kòsmos, il più delle volte tradotto “mondo”, porta in sé il significato fondamentale di “ordine” e dà l’idea di un qualcosa di organizzato. Nella letteratura greca sembra riferirsi al mondo degli uomini, all’umanità, ed è con questo senso che è usato spesso nelle Scritture Greche Cristiane. (Vedi approfondimenti a Gv 1:9, 10; 3:16.) Tuttavia kòsmos non è un semplice sinonimo di umanità. Per come è usato nella Bibbia, conserva il suo significato originale legato all’idea di ordine, dato che la società umana, essendo costituita da molteplici culture, tribù, nazioni e sistemi economici, riflette una certa struttura organizzata (1Gv 3:17; Ri 7:9; 14:6). Ed è questo il senso che il termine “mondo” ha qui e in altri contesti. Lungo il corso dei secoli, man mano che la popolazione è aumentata, è cresciuta per dimensioni e complessità anche la struttura della società umana. (Vedi approfondimento a Gv 16:21.)

circa otto giorni dopo aver pronunciato queste parole A differenza di Luca, in Matteo e Marco si legge “sei giorni dopo” (Mt 17:1; Mr 9:2). Nel precisare il numero di giorni, Luca usa un criterio diverso, perché probabilmente include sia il giorno in cui Gesù fece la promessa riportata in Lu 9:27 sia il giorno in cui ebbe luogo la trasfigurazione; Matteo e Marco invece calcolano solo i sei giorni completi intercorsi. Inoltre è significativo che Luca dica “circa otto giorni”, fornendo quindi un dato temporale approssimato.

a pregare Nel contesto della trasfigurazione di Gesù, solo Luca aggiunge questo dettaglio della preghiera, dettaglio che ritorna anche nel versetto successivo, dove si legge che Gesù stava pregando (Lu 9:29). Altri casi in cui Luca è l’unico a menzionare Gesù nell’atto di pregare si trovano in Lu 3:21; 5:16; 6:12; 9:18; 11:1; 23:46.

dipartita Il termine greco èxodos qui usato compare anche in 2Pt 1:15 (“partenza”) e in Eb 11:22 (“esodo”). La dipartita di Gesù riguardava evidentemente sia la sua morte che la sua successiva risurrezione alla vita spirituale.

dal cielo venne una voce Il primo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui si legge che degli esseri umani udirono Geova stesso parlare. (Vedi approfondimenti a Lu 9:35; Gv 12:28.)

una voce Il terzo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui Geova parla direttamente a degli esseri umani. La prima volta fu al battesimo di Gesù nel 29, come riportato in Mt 3:16, 17; Mr 1:11 e Lu 3:22. La seconda fu in occasione della trasfigurazione di Gesù nel 32, come riportato in Mt 17:5, Mr 9:7 e Lu 9:35. La terza, di cui si parla solo nel Vangelo di Giovanni, fu poco prima dell’ultima Pasqua di Gesù, nel 33. In questa circostanza Geova rispose alla richiesta di Gesù che il Padre glorificasse il proprio nome.

dalla nube venne una voce Il secondo dei tre casi riportati nei Vangeli in cui Geova parla direttamente a degli esseri umani. (Vedi approfondimenti a Lu 3:22; Gv 12:28.)

un figlio unigenito Il termine greco monogenès, di solito tradotto “unigenito”, potrebbe descrivere qualcuno unico nel suo genere, solo, senza pari. Nella Bibbia è usato per definire la relazione tra un figlio o una figlia e i genitori. (Vedi approfondimenti a Lu 7:12; 8:42; 9:38.) Negli scritti dell’apostolo Giovanni questo termine è utilizzato esclusivamente in riferimento a Gesù (Gv 3:16, 18; 1Gv 4:9), ma mai in relazione alla sua nascita o esistenza come essere umano. Giovanni usa il termine per descrivere l’esistenza preumana di Gesù in qualità di Logos, o Parola, colui che “era in principio con Dio”, anche “prima che il mondo esistesse” (Gv 1:1, 2; 17:5, 24). Gesù è “figlio unigenito” in quanto fu Primogenito di Geova e l’unico a essere creato direttamente da lui. Sebbene anche altri esseri spirituali siano chiamati “figli del vero Dio” o “figli di Dio” (Gen 6:2, 4; Gb 1:6; 2:1; 38:4-7), questi furono creati da Geova tramite il suo Figlio primogenito (Col 1:15, 16). In conclusione, il termine monogenès si riferisce sia alla natura di Gesù, in quanto essere unico e incomparabile, sia al fatto che è l’unico generato direttamente ed esclusivamente da Dio (1Gv 5:18).

Figlio unigenito Il termine greco monogenès, di solito tradotto “unigenito”, potrebbe descrivere qualcuno unico nel suo genere, solo, senza pari. Negli scritti dell’apostolo Giovanni questo termine è utilizzato esclusivamente in riferimento a Gesù (Gv 1:14; 3:18; 1Gv 4:9; vedi approfondimento a Gv 1:14). Sebbene le altre creature spirituali prodotte da Dio siano chiamate “figli”, solo Gesù è chiamato “Figlio unigenito” (Gen 6:2, 4; Gb 1:6; 2:1; 38:4-7). Gesù, il Figlio primogenito, è la sola creazione diretta del Padre, per questo è unico, diverso da tutti gli altri figli di Dio. Questi ultimi furono creati, o generati, da Geova tramite quel Figlio primogenito. Il termine greco monogenès è usato in modo simile quando Paolo dice che Isacco era l’“unigenito figlio” di Abraamo (Eb 11:17, nt.). Anche se Abraamo ebbe Ismaele da Agar e diversi altri figli da Chetura (Gen 16:15; 25:1, 2; 1Cr 1:28, 32), Isacco era “unigenito” per un motivo speciale: era l’unico figlio di Abraamo nato a seguito di una promessa divina ed era l’unico figlio partorito da Sara (Gen 17:16-19).

unico Il termine greco monogenès, di solito tradotto “unigenito”, potrebbe descrivere qualcuno unico nel suo genere, solo, senza pari, il solo all’interno di una categoria. Si usa per definire la relazione tra un figlio o una figlia e i genitori. In questo contesto è usato in riferimento a un figlio unico. Lo stesso termine greco ricorre a proposito del figlio “unico” di una vedova di Nain e della figlia “unica” di Iairo (Lu 7:12; 8:41, 42). Nella Settanta, monogenès è utilizzato a proposito della figlia di Iefte, della quale è scritto: “Era la sua unica figlia: oltre a lei, Iefte non aveva nessun altro figlio o figlia” (Gdc 11:34). Negli scritti di Giovanni monogenès ricorre cinque volte in riferimento a Gesù. (Per il significato del termine riferito a Gesù, vedi approfondimenti a Gv 1:14; 3:16.)

maestosa potenza di Dio O “grandezza (magnificenza) di Dio”. Quando compiva guarigioni, Gesù non richiamava l’attenzione su di sé, ma attribuiva quei miracoli alla potenza di Dio.

della sua ascensione Il termine greco anàlempsis ricorre solo qui nelle Scritture Greche Cristiane, dove è solitamente inteso come un riferimento all’ascensione di Gesù al cielo. Il verbo affine ricorre in At 1:2, 11, 22, passi in cui è stato reso una volta con il sostantivo “ascensione” e due volte con l’espressione “è stato portato in cielo”.

intendeva andare a Lett. “la sua faccia era diretta verso”. (Confronta Lu 9:51; nt.) Nelle Scritture Ebraiche si trovano espressioni simili che trasmettono il senso di prefiggersi un obiettivo, prendere una decisione o avere un desiderio (1Re 2:15, nt.; 2Re 12:17, nt.) e l’idea di una forte determinazione (2Cr 20:3, nt.; Da 11:17, nt.).

non ha dove posare la testa Nel senso che non aveva una casa propria.

non ha dove posare la testa Vedi approfondimento a Mt 8:20.

Signore Anche se in questo punto in alcuni manoscritti non compare l’appellativo “Signore”, la sua presenza è attestata in diversi manoscritti antichi e autorevoli.

seppellire mio padre Molto probabilmente l’uomo non aveva appena perso suo padre e non stava chiedendo soltanto di poter organizzare il funerale. Se fosse stata questa la situazione, difficilmente si sarebbe trovato lì a parlare con Gesù. In Medio Oriente la morte di una persona era seguita immediatamente dal funerale, che in genere si teneva lo stesso giorno. Il padre dell’uomo poteva quindi essere anziano o malato, ma non morto. Inoltre Gesù non avrebbe mai invitato l’uomo ad abbandonare il genitore malato che aveva bisogno di assistenza; quindi dovevano esserci altri familiari che erano nella condizione di occuparsi di questa importante situazione (Mr 7:9-13). L’uomo in altre parole stava dicendo: “Ti seguirò, ma non fino a quando mio padre è in vita. Aspetta che muoia e che lo abbia seppellito”. Dal punto di vista di Gesù, però, quell’uomo stava perdendo un’opportunità per mettere gli interessi del Regno di Dio al primo posto nella vita (Lu 9:60, 62).

seppellire mio padre Molto probabilmente l’uomo non aveva appena perso suo padre e non stava chiedendo soltanto di poter organizzare il funerale. Se fosse stata questa la situazione, difficilmente si sarebbe trovato lì a parlare con Gesù. In Medio Oriente la morte di una persona era seguita immediatamente dal funerale, che in genere si teneva lo stesso giorno. Il padre dell’uomo poteva quindi essere anziano o malato, ma non morto. Inoltre Gesù non avrebbe mai invitato l’uomo ad abbandonare il genitore malato che aveva bisogno di assistenza; quindi dovevano esserci altri familiari che erano nella condizione di occuparsi di questa importante situazione (Mr 7:9-13). L’uomo in altre parole stava dicendo: “Ti seguirò, ma non fino a quando mio padre è in vita. Aspetta che muoia e che lo abbia seppellito”. Dal punto di vista di Gesù, però, quell’uomo stava perdendo un’opportunità per mettere gli interessi del Regno di Dio al primo posto nella vita (Lu 9:60, 62).

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti Come spiega l’approfondimento a Lu 9:59, molto probabilmente il padre dell’uomo che stava parlando con Gesù era anziano o malato, ma non morto. Quindi Gesù stava evidentemente dicendo: “Lascia che quelli che sono spiritualmente morti seppelliscano i loro morti”; l’uomo non doveva rimandare la decisione di seguire Gesù, dato che a quanto pare c’erano altri familiari che potevano prendersi cura del padre fino alla sua morte. Seguendo Gesù, l’uomo avrebbe imboccato la strada che porta alla vita eterna e non sarebbe stato tra quelli che sono spiritualmente morti dal punto di vista di Dio. Con la sua risposta Gesù fa capire che mettere al primo posto nella propria vita il Regno di Dio e annunciarlo in lungo e in largo è essenziale per rimanere spiritualmente vivi.

che abbia messo mano all’aratro e guardi indietro Per sottolineare l’importanza di essere discepoli con tutto sé stessi, qui Gesù usa la metafora dell’aratura. Fa questa metafora dopo che un uomo gli ha espresso il desiderio di essere suo discepolo, ma a una condizione: poter prima andare a salutare i propri familiari (Lu 9:61). Se un contadino che sta arando si distraesse, traccerebbe solchi storti; se si fermasse per guardare indietro, rallenterebbe il lavoro. Allo stesso modo, se qualcuno invitato a essere discepolo di Cristo si distraesse o si lasciasse distogliere dall’assolvere le sue responsabilità, non sarebbe adatto per il Regno di Dio.

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Bastone e bisaccia
Bastone e bisaccia

Per gli antichi ebrei, bastoni e verghe erano oggetti comuni. Erano usati come sostegno (Eso 12:11; Zac 8:4; Eb 11:21), come oggetto di difesa o protezione (2Sa 23:21), per la battitura di semi (Isa 28:27) e per la bacchiatura delle olive (De 24:20; Isa 24:13), volendo citare solo alcuni degli utilizzi. La bisaccia era una borsa, solitamente di pelle, portata sulla spalla da viaggiatori, pastori, agricoltori e altri. Serviva per portare viveri, indumenti e oggetti vari. Quando incaricò i suoi apostoli di partire per un giro di predicazione, Gesù diede loro istruzioni che riguardavano anche bastoni e bisacce: dovevano pensare solo a mettersi in cammino e non si dovevano preoccupare di procurarsi nulla; sarebbe stato Geova a provvedere alle loro necessità. (Per una trattazione dettagliata su come dovessero essere intese le istruzioni date da Gesù, vedi approfondimenti a Lu 9:3; 10:4.)

Moneta coniata da Erode Antipa
Moneta coniata da Erode Antipa

In queste foto si possono vedere entrambe le facce di una moneta in lega di rame che risale più o meno all’epoca del ministero di Gesù. La moneta fu commissionata da Erode Antipa, tetrarca della Galilea e della Perea. Gesù probabilmente stava attraversando la Perea alla volta di Gerusalemme quando i farisei gli dissero che Erode voleva ucciderlo. Nella sua risposta Gesù chiamò Erode “quella volpe”. (Vedi approfondimento a Lu 13:32.) Dal momento che i sudditi di Erode erano per la maggior parte ebrei, le monete da lui coniate riproducevano simboli come (1) un ramo di palma e (2) una ghirlanda, ovvero immagini che non li avrebbero offesi.

Cesti
Cesti

La Bibbia usa parole diverse che indicano vari tipi di cesti. Ad esempio, dopo che Gesù ebbe sfamato miracolosamente circa 5.000 uomini, si legge che gli avanzi furono raccolti in 12 recipienti; il termine greco usato in riferimento a questi recipienti suggerisce l’idea di un cesto di vimini relativamente piccolo che si poteva portare a mano. Il testo greco riporta invece un termine diverso in riferimento ai sette cesti in cui vennero messi gli avanzi dopo che Gesù ebbe sfamato circa 4.000 uomini (Mr 8:8, 9). Questo termine designa un cesto di grandi dimensioni, ed è lo stesso usato per descrivere il tipo di cesta in cui Paolo fu calato attraverso un’apertura nelle mura di Damasco (At 9:25).

Monte Ermon
Monte Ermon

L’Ermon, nei cui pressi sorgeva Cesarea di Filippo, con i suoi 2.814 m è la più alta montagna nei dintorni di Israele. Le sue cime innevate favoriscono la condensazione dell’umidità, producendo un’abbondante rugiada che permette alla vegetazione di sopravvivere nella lunga stagione asciutta (Sl 133:3). Le sue nevi, sciogliendosi, costituiscono la fonte principale delle acque del Giordano. Una delle ipotesi avanzate è che fu sul monte Ermon che avvenne la trasfigurazione di Gesù (Mt 17:2).

Vista dell’Ermon dalla riserva naturale della Valle di Hula
Vista dell’Ermon dalla riserva naturale della Valle di Hula

L’Ermon segnava il confine settentrionale della Terra Promessa. È formato da diverse vette, la più alta delle quali raggiunge un’altitudine di 2.814 m sul livello del mare. Queste vette costituiscono la parte meridionale della catena montuosa dell’Antilibano. Probabilmente fu sul monte Ermon che avvenne la trasfigurazione di Gesù.

Tane di volpi e nidi di uccelli
Tane di volpi e nidi di uccelli

Gesù mise in contrasto sé stesso, che non aveva una dimora fissa, con le volpi e gli uccelli, che hanno tane e nidi. Le volpi della foto (Vulpes vulpes) si trovano non solo in Medio Oriente ma anche in Africa, Asia, Europa e Nordamerica, e sono state introdotte anche in Australia. Quando non sfruttano una fessura naturale oppure una tana abbandonata o sottratta a un altro animale, le volpi di solito scavano una buca nel terreno. L’uccellino della foto accanto è un usignolo di fiume (Cettia cetti), una delle 470 varietà stimate che si possono trovare in Israele nel corso dell’anno. Anche i nidi di uccelli sono di varia natura e possono trovarsi su alberi, in tronchi cavi o tra le rupi; i materiali adoperati per realizzarli possono essere ramoscelli, foglie, alghe, lana, paglia, muschio e piume. Quest’area geografica risulta essere l’habitat ideale sia per uccelli stanziali che per uccelli migratori, visto che la topografia del territorio è talmente varia da spaziare da fredde cime montuose ad afose vallate, da aridi deserti a miti pianure costiere, il tutto concentrato nelle vicinanze dell’estremità sud-orientale del Mediterraneo.

Aratura
Aratura

Spesso l’aratura si svolgeva in autunno, quando la pioggia ammorbidiva il terreno arso dal sole durante i caldi mesi estivi. (Vedi App. B15.) Alcuni aratri consistevano di un semplice pezzo di legno appuntito, forse con un’estremità di metallo, attaccato a una stanga e tirato da uno o più animali. Dopo l’aratura, si seminava. Nel linguaggio figurato delle Scritture Ebraiche l’aratura ritorna più volte, essendo questa un’attività comune (Gdc 14:18; Isa 2:4; Ger 4:3; Mic 4:3). Gesù parlava spesso dei lavori agricoli per trasmettere importanti insegnamenti. Ad esempio fece riferimento all’aratura per sottolineare l’importanza di essere discepoli del tutto dediti all’opera (Lu 9:62). Se un aratore si fosse distratto mentre svolgeva il suo lavoro, avrebbe tracciato solchi storti. Similmente, se un discepolo di Cristo si distraesse o si lasciasse distogliere dall’assolvere le sue responsabilità, non sarebbe più adatto per il Regno di Dio.